Visualizzazione post con etichetta Librinnovando. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Librinnovando. Mostra tutti i post

domenica 18 novembre 2012

Librinnovando!


Librinnovando a Milano venerdì (e poi sabato Bookcity) per me è stato inebriante. 

Inebriante.

Inebriante.

Inebriante.

Un angolo di terra per me. Giusto, perfetto, dolce, gentile. Molto dolce. Molto gentile. 

Bello.

Con tanti amici (sotto questa bandiera quante cose interessanti c'erano da dire, più che altro da ascoltare).

Scintille.

Incantesimi.

Persone uniche al mondo.

E molto altro ancora. Però. Però, come diceva il piccolo video qui sotto nell'altro post, io devo, voglio, ho bisogno, sono costretta a stare con i piedi per terra. Stare al mio posto. Che è.







Ecco, giusto. Qual è il mio posto? Qual è il posto di questi fantomatici bookblogger allora? Perché in effetti ora parlo proprio come "blogger", in questo momento domenicale, perché è qui che sto scrivendo. Su un blog, il mio.

Quindi il mio posto è qui, ora. Avevo preparato un discorso vero, strutturato, in relazione alle mie slide, sul tema del bookblogging e l'etica e il rapporto con le aziende e la professione e la passione etc. etc.. E poi volevo dire molte cose a proposito proprio delle ragioni che hanno dato origine alla nascita dell'esigenza di diventare "bookblogger", almeno le mie. Non è un argomento semplice. Questa è una questione di una discreta complessità. Avevo qualche aneddoto, qualche domanda da fare anche ai presenti a proposito dell'essere blogger e del nostro destino. Un animale strano, involontario, in via di distinzione.

Niente a che vedere, per carità, con quelle di Jennifer Egan in Il tempo è un bastardo, (chi l'ha letto sa cosa dico, agli altri lo consiglio!), ma insomma ho fatto del mio meglio con queste slide che poi per ragioni tecniche che non saprei spiegare sono sparite e infine miracolosamente riapparse a metà,  insomma una situazione rocambolesca, stranissima. Specie per chi, come me, continua a non abituarsi del tutto a queste situazioni di convegni che, anziché ordinarie, mi appaiono così belle. E dunque per raccogliere le idee e tutto il resto passo molto tempo da sola e in silenzio nella vita. 

Ritrovarmi in questi momenti scintillanti, importanti e pieni di imprevisti e magnifiche sensazioni è ancora una cosa da capire, da metabolizzare, un luna park, ma anche una realtà che sento come un'enorme responsabilità.

Comunque ho spedito oggi a tutti gli interessati queste fantasmagoriche slide, e per chiunque le volesse leggere e guardare, sono a disposizione anche qui. [Considerate che sono solo spunti, suggestioni intorno a cui costruire magari un discorso. Vorrei più tempo, più vita, più sguardi, più mani che girano lo zucchero nel caffè (anche se io lo bevo sempre amaro)]. 

Come sono qui anche io, al momento, con le percezioni di ieri ancora intatte e vive, e palpitanti nella mia mente. Avrei molte cose da raccontare, da circoscrivere, ma magari lo farò un po' alla volta. Oggi volevo solo dare un segno di vita. Un seme da mettere nella terra sperando che esploda lentamente come un albero (cit.).

Perché in fondo è una domenica, uno strano giorno, sospeso nel nulla. 

Ci tengo però moltissimo a ringraziare tutte le persone che mi hanno dimostrato tanta stima e affetto, sia lì a Milano, dal vivo, con parole indimenticabili, sul serio e sia su twitter. Grazie!


mercoledì 14 novembre 2012

Librinnovando - Ora che questa avventura.






Sta diventando una storia vera.

E quindi venerdì 16 novembre sarò a Librinnovando e il mio intervento, nella sessione Social in editoria: utenti, preservation e utilizzo commerciale, moderata da Sara Bauducco, si chiamerà: 

Social media e bookblog: tra passione, professione ed etica. 

Anche l'anno scorso ho partecipato a questo bel convegno. E qui ci sono le prove. Era stata un'esperienza incredibile. Una forte emozione, per me. Ne ho accennato anche in questo post nel bel blog di Arturo Robertazzi, Scrittore Computazionale. 

Avevo raccontato, in particolare, il mio ruolo nella stesura di un piccolo libro sulla lettura digitale e il web, ma soprattutto era stato interessante ascoltare cosa gli altri avevano da dire, imparando un sacco.

Ripensavo oggi. Tra le altre cose, poi, avevo citato in alcune circostanze in quel periodo anche Alessandro Baricco, e avevo citato Bruno Munari! Ma davvero. Proprio con quella dolce incoscienza dei folli veri, quelli conclamati. Una volta tornata a casa, ricordo, mi sono detta: certo che ho rischiato grosso. Ho parlato in quel modo, davanti a tutta quella gente. 

Passa un anno, e cosa penso di fare? Cosa penso bene di fare? 

Indovinato: citerò un'altra volta Baricco e, forse, anche Munari. Così, senza aver imparato la importante lezione della prudenza. E dire che ho un anno di più. Ma, c'è una novità: lo confesso, assicuro che questa volta mi tremano le ginocchia.

Comunque ci tengo a ribadirlo: citerò fin dall'inizio, di sicuro, perché ormai ho consegnato le slide, Alessandro Baricco. Per un milione di buoni motivi. In questo blog non ho mai fatto segreto di aver letto tutti i suoi libri (sì, anche le mucche del Wisconsin, in un'edizione antelucana, non capendoci niente!) tranne uno, che però ho letto questa notte e che sapevo di dovermi tenere per ultimo, perché è uscito in un momento un po' strano e non era il caso di infierire con una lettura così bella e decisiva; ma vi racconterò con calma, un bel giorno, davanti a una tazzina di caffè doppio, mi sa.

Insomma, ho deciso, questa volta senza alcuna spensieratezza, e con profonda paura di sbagliare, direi terrore, di citarlo esplicitamente, pervicacemente proprio. 

(Comunque adesso ho un po' paura, ora che questa avventura. Argh.).

La seconda ragione è che ho voluto andare alle fonti delle cose (sia riguardo al macro tema: "il preoccupante avvento dei bookblogger nel mondo editoriale" che, per ovvie ragioni, mi sta un tantino a cuore; poiché ritengo che nei Barbari - come anche in altri autorevoli testi di altri autorevoli autori, beninteso - sia stato detto molto e bene sulla contemporaneità, ma certo si può sempre aggiungere un pezzetto. Sia proprio alle fonti della mia vita, le fonti delle mie sensazioni e dei miei primi piccoli saperi o non-saperi di adolescente, le prime parole che si staccavano come frutti acerbi dall'albero della famiglia, della scuola, il primo mondo che mi si è schiuso davanti agli occhi appena dopo l'infanzia è quello dei suoi libri, e chi lo ha letto a 13/14 anni e/o chi c'era eventualmente a quella minuta presentazione della Holden in piazza Cln a Torino sa di cosa parlo; ma lo sanno anche gli altri che per varie ragioni lo hanno intercettato nella vita, credo. Insieme al mondo di Kieslowski per il cinema e l'Idiota e Moby Dick e i Malavoglia per i classici, certo, quindi quella è la mia fonte. E come tornano le fonti, quando ne hai più bisogno, è una scoperta nuova e sorprendente, per me, oggi.

Perché lo scrivo?: non lo so, ma siete sul mio blog, mi sembra giusto presentarmi meglio sempre un pochino a ogni post. Quindi ormai sapete, se siete arrivati fino a qui a leggere, che i miei  neuroni si sono formati dunque lì, e lì vado a cercare, come in questo caso del convegno, se devo pensare a qualcosa di importante. Con una notevole ottusità anche: "ah, devo parlare di caccia e pesca? Bene: che ha detto Baricco in proposito?!". Non proprio così, ma quasi. 

La terza ragione è che su questa annosa questione del rapporto bookblogger-aziende si sono scritti in rete fiumi di inchiostro, fiumi proprio, e ho preferito evitare di infliggervi le solite cose. Importantissime, serissime, ma che conoscete già a memoria, se siete un po' pratici della rete. Ad esempio, non citerò il consueto, prestigioso, elenco di blog letterari famosi, che hanno fatto la Storia del bookblogging. Non sta a me farlo, ma soprattutto li conoscete già, li leggete già tutti i giorni, sapete già tutto. E rischierei di farvi perdere tempo prezioso. Mi piaceva invece citare qualcuno che con la rete avesse un rapporto di conoscenza scientifica per così dire, ma anche di misterioso distacco; ovvero è molto difficile trovare citazioni di Baricco a proposito dei bookblogger nello specifico, per questo ho scelto lui, almeno ho avuto agio di interpretare e rielaborare alcuni piccoli concetti riadattandoli alla categoria in questione. Uddio, credo in verità che ci ritenga dei pazzi furiosi, ma in fondo non è forse un po' anche vero?

La quarta ragione per cui le mie slide vi appariranno un po' strane, asettiche magari, è che ho voluto, come si diceva prima, andare un po' al cuore della questione, ma con sintesi e semplicità, sperando di non sconfinare, come è facile, invece nella banalità. Perché penso che in fatto di blog, bookblog & co. ci sia stata nel recente passato una sorta di ubriacatura. Un'ebbrezza. E dopo ogni bella bevuta, ci vuole un caffè forte, basico, senza zucchero, per tornare svelti coi piedi per terra.

Il tutto mi è apparso per meglio spiegare come un'immensa bolla di sapone, molto graziosa. Così, con questo lavoro per il convegno, ho pensato di prendere un ago e andarla a bucare, per vedere cosa restasse di significativo. Quali molecole? Oppure il nulla (ma non credo a questa ipotesi). Sempre tenendo conto della mia esperienza. Perché questa, credo, è la vera ragione per cui sono stata chiamata a intervenire a un convegno così strutturato e competente sull'editoria: ho un po' di esperienza sul campo di questo argomento. Mi sporco le mani tutti i giorni e so che questo è il criterio di "reclutamento" degli organizzatori: gente con le mani in pasta nella rete e che capisce un po' di editoria, amando i libri.

Non saprei teorizzare nulla, però, non sono una redazione (anche se ogni tanto ricevo mail buffe: "gentile staff di tazzina di caffè" WOW), ho i miei motivi per essere qui in questo mondo insensato a parlare di libri, sono anche io laureata con votoni etc. etc. con master, borse di studio e amenità varie, ma in definitiva, per varie ragioni (di cui un po' vi dirò magari venerdì) non appartengo proprio a nulla, nessun ordine e grado di alcunché, non ho nemmeno un lavoro fisso!

Sono solo una signorina che un bel giorno ha deciso di togliere un po' di polvere da tutti quei libri che aveva piano piano accumulato in casa, da Baricco in avanti, e di farli rivivere, prima nella mente poi nella rete, di prendersene cura perché stavano soffrendo di inedia e solitudine, sperando che qualcuno se ne accorgesse, prima o poi. 

Tutto qui. Poi, si è aperto un universo. Ma la base è solo quella. Un po' di amore. Un po' di voglia di vivere esplosa di colpo e senza preavviso. Una normale passione per le parole. Che è anche il primo punto dell'intervento. Una passione che non voleva spegnersi mai. Credo sia, per altro, un tipo di percorso simile a molti altri blogger, quindi anche su questo so che qualcuno là fuori mi ascolta e mi capisce.

E infine, come prosegue già  la canzone di Battisti?

Spero tanto tu sia sincera. 

Ecco: un'altra cosa che farò venerdì, spero, sarà di essere sincera. Sarà di riportare a una visione il più possibile lucida, lineare, al grado zero e molto serena di questa altrimenti confusa, fantasmagorica istanza del (book)blog, fotografandola con rispetto, e per quel che è. Senza enfasi e senza giudizi verso niente e nessuno. Vediamo solo un po' insieme cosa si fa oggi in concreto e vediamo, se c'è, che futuro mai avrà tutto ciò. Ma su questo anticipo che non ho risposte, solo domande: chissà che sarà di noi. Lo scopriremo solo vivendo!

Allora spero di vedervi in tanti venerdì. 

Chi non potrà essere presente, ma ha tempo di guardarci e ascoltarci, saremo in streaming sul sito Rai Letteratura. 

Grazie!





lunedì 30 aprile 2012

Librinnovando - non c'ero ma non dormivo :)




A Roma per Librinnovando questa volta non c'ero, e se c'ero, però, non dormivo :)

A differenza dell'edizione di novembre a Milano, qui, questa volta non sono stata presente fisicamente, ma ho seguito la maggior parte degli interventi, su twitter e in streaming qui. E soprattutto sto leggendo gli storify molto accurati di Marta Traverso, ad esempio: qui. 

A essere sincera, è stato davvero quasi come esserci. E questo è il mio primo pensiero: le invenzioni tecnologiche sono preziose. Lo dicevano in molti su twitter: "che bello seguire l'evento da casa"!

Si è parlato moltissimo (e a tinte fortissime) di nuove tecnologie legate alla lettura e all'editoria. Direi che è proprio il tema del momento; i tempi sono già più maturi di qualche mese addietro. E dopo questa esperienza di "spettatrice a distanza" non posso che essere ancora più amica di tutto ciò che può favorire il sapere, che può ampliare l'esperienza. Senza questi aggeggi, una banale bronchite mi avrebbe precluso qualcosa. E qualcosa, secondo me, di importante.

Dunque seppure dal Piemonte, ho potuto ascoltare e conoscere in tempo reale gli argomenti trattati in Lazio. Certo, per entrare nel vivo, mi sono mancate percezioni di alcuni dei cinque sensi come i profumi (s'è citata ad esempio l'"alienazione del formaggio": ahhh, cosa mi sono persa??!!), i rumori di sottofondo, l'emozione dell'attesa e poi la festa, la convivialità, il reading, le facce stanche, e quell'atmosfera corroborante e frizzantina simile all'effetto di un buon caffè mattutino che accompagna convegni e cose varie a proposito di ciò che ti piace, e soprattutto ROMA. 

Sì, questo è mancato davvero. Un po' come all'ebook manca il famigerato odore della carta e l'impatto immediato della copertina (criterio secondo cui moltissime persone scelgono di acquistare un libro in libreria).

Però la mia opinione non ha fatto altro che rafforzarsi ascoltando il convegno: l'ebook, il libro "elettronico" è una ricchezza in più, non in meno. Tra il non andare a Roma, e l'esserci solo in parte, meglio comunque la seconda. E non c'è polemica, non c'è scontro per quanto mi riguarda. Se nella vita personale o nel lavoro bisogna fare delle scelte continuamente, non così è nella lettura: c'è la libertà, la fortuna di non dover per forza scegliere tra carta o ereader. E quella voglia stucchevole delle fazioni, del nemico, delle faide stile "mortadella-prosciutto crudo" qui decade, non è richiesta, non ha senso, è una paranoia che ci creiamo di fronte alla atavica paura delle novità. 

Se solo gli scettici scoprissero che non si è costretti ad abbandonare come un animale domestico sul ciglio della strada il caro vecchio cartaceo in favore dell'elettricità spavalda e futurista, saremmo già in un mondo più sereno. In fondo, nulla si crea e nulla si distrugge, giusto? Dunque anche tutti i timori (talvolta declinati in insofferenza) degli editori, andranno un pochino ridimensionati! Calma, tutto andrà bene, we can work it out. 

La mia esperienza recente ad esempio a #libroincorso, qui a Torino, mi ha confermato oltretutto l'idea e la quasi-certezza che addirittura, una volta scoperto l'ebook, la quantità di libri comprati, pagati al giusto prezzo e letti aumenta e non decresce affatto. 

Altra questione controversa è stata poi quella del self-publishing. Questo sconosciuto. Cos'è, cosa non è? Perché fa paura agli editori? Ho avvertito un mix esplosivo di terrore e insieme di disprezzo (ma chi disprezza compra?) per questa ancora un po' misteriosa congerie di ambiguità che sembra essere, appunto, il self-publishing oggigiorno.

 Il primo aspetto che si è cercato di chiarire dunque è la sua natura: consiste forse in piattaforme promosse dagli stessi editori? E come ha fatto Amazon? E perché? Questa cosa è filantropica o a scopi di lucro? Twittare o avere un blog è self-publishing? I blogger sono degli sfigati?

Eccola là. L'eterno problema di questi nostri tempi editoriali.

Provo a dire la mia. 

Premessa: a me piace scrivere, mi piace tanto e da sempre, ho questo blog, ma negli anni e nei mesi passati ho pubblicato i miei racconti anche su riviste cartacee. Vorrei pubblicare un romanzo, una raccolta di racconti, o entrambi, ho tante storie da raccontare e tante parole in mente, ma non ho intenzione, al momento, di praticare il self-publishing. 

Detto questo, però, mi dichiaro favorevole al suo utilizzo.

Tutti sanno, e se non lo sanno è perché non sono del mestiere, che le ragioni per le quali uno scrittore riesce  infatti a ottenere un contratto editoriale per pubblicare il suo libro sono molteplici. Complesse. Credo che sia giusto affermare che chi è veramente bravo prima o poi ce la farà (cit.), ma non è vero il contrario, ovvero che chi ce la fa è sempre realmente bravo. Mi pare cosa risaputa il fatto che il mercato editoriale sia saturo di scrittori (tra cui si annoverano i raccomandati, le cricche, i ricchi, gli appartenenti a classi sociali-culturali elevate, i vip della televisione, del cinema o dello sport, quelli che hanno un carattere forte, molto forte e tenace, molto tenace, quelli che si sanno promuovere - vabè, è chiaro, categorie applicabili in vero a qualsiasi settore). 

Ora, il self-publishing potrebbe aprire una porta a tutti gli altri, nel legittimo dubbio che tra essi ci sia un bravo vero. Anche qui: è una cosa in più, non una in meno. Mi spiego: tutte le altre categorie rimarranno sempre (chi in tutta onestà ha ancora trovato un rimedio?) ma se ne potrebbero scoprire, creare di nuove. Che tra questi altri nuovi sia pieno comunque di sfigati (cit.) è sicuro. Ma di nuovo non è vero il contrario, cioè che siano sfigati tutti quelli che non sono riusciti a pubblicare ancora con un editore tradizionale e su carta. Ci sono tante, tante, tantissime variabili nella vita delle persone e degli scrittori. Non sempre, anche se sovente, è una questione di merito. A volte è una questione di personalità, di opportunità, di buona stella. 

Con ciò non voglio affermare che, con certezza, le tecnologie elettroniche e il self-publishing scoveranno i nuovi Carver o i nuovi Kafka nel Mar dei Sargassi della sfiga, ma per lo meno saranno utili a rimescolare le carte del gioco. Poi, restiamo pur sempre tutti individui, soggetti a cose umane, troppo umane. 

(Lo dico: la giocosa curiosità di sapere che percorso avrebbe intrapreso Kafka se pubblicato in vita, che effetto avrebbero fatto i suoi lavori a un vasto pubblico di contemporanei, quella, lo ammetto, un po' ce l'ho... :P Ma si fa per scherzare, e per assurdo, naturalmente). 

Una cosa è certa, un convegno come Librinnovando è un'occasione che si sta rendendo imprescindibile per discutere di questi temi - ci sono state domande provocatorie ai relatori, interventi ricchi di informazioni, altri molto suggestivi. Se volete leggerne di più, vi rimando a tutti i link che ho messo sopra per approfondimenti. Nel frattempo, sono sempre più impaziente di sapere come cambieranno le regole del mondo editoriale, quali saranno le novità dei prossimi anni e come si evolveranno la scrittura e la lettura day by day.

c\_/ 







sabato 28 aprile 2012

Lucy in the sky with diamonds.


Lucy ha sei anni, è cinese, ed è accovacciata sul bagnasciuga. In cerca di sassi di vetro colorato. Ne trova uno, bianco, un po' più grande degli altri, brillante. Lo guarda, lo sciacqua nel mare, lo stringe nella piccola mano.

Ancora non immagina quanto dovrà sgobbare nel ristorante del nonno. Quanto impiegherà a togliere le rotelline dalla bici, quante volte si sbuccerà le ginocchia, sanguinando, quanto le bruceranno gli occhi in primavera. Non sa quanto amerà il suo ragazzo. Non immagina quanto tremendi saranno i dolori del parto, e quelli del tradimento. 

Quanto amerà la musica, quanto odierà la danza. Su quanti involtini primavera dovrà soffiare per raffreddarli e darli da mangiare ai figli. Non sa quanto sarà difficile la scuola, ostili i quaderni, e quanto avere un'amica per tutta la vita. Non sospetta la difficoltà di sentirsi adulta, di esserlo davvero e per sempre.

Neanche immagina la sensazione quasi da sortilegio che le daranno i libri, letti di nascosto, e il sushi, assaporato con dolore, in segreto, sentendosi in colpa per entrambi. Non sa quanto piangerà, quanto sorriderà dei difetti degli altri, sghignazzando, vergognandosi, quanto sarà violento un cliente del ristorante, un pomeriggio d'estate, e quanto le batterà il cuore al saggio di musica della sua prima bambina. Non si immagina il male sulla guancia dello schiaffo di suo fratello. Quanto la farà sentire bene l'odore del fiume. Quel viaggio da sola in treno. E nemmeno osa supporre quanto insospettabilmente dolce sarà invece la vecchiaia. Quanto sarà buono un tè alla pesca, la soddisfazione di coltivare un albero di limoni, e quanto sarà bello e spavaldo suo nipote.

L'unica cosa che Lucy conosce davvero, al momento, è il sassolino bianco in riva al mare. "Questo è mio". Pensa. E se lo porterà dietro in tutte le tasche e le borse della sua esistenza. "Questo è proprio mio". Annuisce.


Racconto liberamente ispirato dall'intervento dell'editore Barabba oggi al convegno Librinnovando, in cui citava questo film qui sotto (uno di quelli che da bambina ho guardato di più, forse nell'ordine delle centinaia di volte :) a proposito dell'editoria e altre amenità. L'intervento si potrà presto leggere sul sito dell'editore.



domenica 4 marzo 2012

#leditaGE.


La lettura digitale e il web :) 


Catturare una giornata come sabato al BerioCafè della Biblioteca Berio di Genova è un'impresa da cento punti: spero che queste immagini, nonostante la maldestra mano della fotografa, possano aiutarvi a respirare un po' di quella atmosfera.

Era una di quelle giornate liguri in cui il cielo è al suo meglio, si riempie di nuvole rapide, grandi e poi si schiarisce ed esplode di luce e l'aria è un fiume di profumi continui e ogni angolo è una sorpresa, come ho capito essere la vera natura di questa città: un programmatico mondo di cose inaspettate.

[Ok, lo dico: uno dei miei sogni della vita è quello della (improbabile ahimè) unificazione della Liguria con il Piemonte: che diventerebbe al secolo: Limonte, per mia somma e infinita gioia*!]  

E dunque faccio parte con grande piacere di questo gruppo di persone: Ledita: ed eravamo lì, una delegazione di noi, a presentare il libro La lettura digitale e il web che forse i più affezionati di voi avranno iniziato a conoscere dopo il Librinnovando milanese dello scorso novembre: per chi capitasse da queste parti per la prima volta, vi consiglio di cliccare sui vari link per farvi un'idea!

C'era un'aria frizzante, una pronta attenzione di un pubblico eterogeneo che a me è parso anche numeroso (un po' d'ansia quando ho visto anche gente in piedi mi è venuta o.u) e un'accoglienza affettuosa: tutto questo grazie alla super-organizzazione di Marta Traverso che ha chiamato a raccolta una bella squadra di blogger e amici genovesi. Qui  le sue impressioni a caldo.

C'era Arturo Robertazzi che è apparso via Skype, come anche Margherita Caramatti: è stato  divertente ascoltarli in viva voce dalle loro rispettive città. Eravamo in streaming! E infine, è arrivato un twitwall fantastico, che a me è parso un palchetto in una sala da ballo e ogni tweet era come una coppia di danzatori: metafora che ho utilizzato per cercare di spiegare la faccenda a un curioso signore in prima fila, inquieto per una tecnologia che gli pareva strana (chissà se poi ha apprezzato l'esempio?!). 

E c'erano gli adorabili avvocati  Silvia Surano, qui il suo racconto, e Marco Giacomello che qui ha descritto l'esperienza ed eFFe in splendida forma :)

Sì, poi c'era anche un simpaticissimo criceto: ma questa è un'altra storia: una storia da non crederci: su cui vi dirò di più in futuro, una specie protetta ecco, che ha a che fare con il Limonte ma saprete tutto a tempo debito, promesso :P

Gli argomenti trattati: sembra impossibile ma, nonostante il libro sia sempre lo stesso hehe, le cose di cui parlare e le domande che ci vengono fatte cambiano e si trasformano tutte le volte. Le basi sono quelle più di attualità: come si sta evolvendo negli ultimi mesi il formato ebook, il rapporto con la carta (interessante l'intervento di un illustratore dal pubblico: ha dato il via a un bel discorso sulle copertine dei libri), i social network letterari e la centralità del lettore (ho detto la mia sull'avvincente fenomeno degli youtubers), la credibilità del blogger, l'emotività e il digitale, come le emozioni passano attraverso blog e dispositivi di lettura elettronica, blog-case editrici: quale connessione possibile?, la questione dei diritti e molto altro ancora (qualcuno ci ha seguiti su #leditaGE e con quell'hashtag su twitter passavano in rassegna tutti i temi).

Applausi generali (noi al pubblico anche!). E poi al ristorante Genovese di Roberto Panizza: una cena organizzata interamente su twitter! W twitter.
  

* E finalmente ho trovato un'alleata per questo importante progetto geopolitico u.u

Alla presentazione.


A colazione!


Il cielo di Genova #1

Il cielo di Genova #2

Il cielo di Genova: la mia foto preferita.


Infine. Piccolo elenco di cose che mi hanno colpita:

1) Un signore con barba e capelli bianchi (scusate la banalità: mi ricordava un po' Paolo Villaggio) che prende la parola a proposito degli ereader e dice: "non aprivo più un libro da anni: ho problemi di vista. Da quando ho questo aggeggio ho ricominciato a leggere". La sua espressione non la posso dimenticare.

2) La focaccia è una droga.

3) La mostra Van Gogh e il viaggio di Gauguin a Palazzo Ducale, con un lieve sonno arretrato ma bellissima: se vi capita, passate a visitarla.

4) Melina Riccio. Una donna che, come mi ha spiegato Marta, ha mollato tutto e ha iniziato a fare la vagabonda: scrivendo sui muri frasi tutte in rima - parla in rima - e forse pensa anche in rima.  

:)



Scorci #1

Scorci #2

Scorci #3

Scorci #4

Palazzi altissimi genovesi.

Dalla nostra casa: il Duomo!

Dalla finestra.

Un vascello fantasma (usato per un film di Polanski).

La colazione dei campioni :D

Melina Riccio.

Altro? Sì: la prima tappa di #libroincorso giovedì sera a Torino è andata bene: c'erano editori, amici, appassionati tutti in libreria. E c'era il twitwall U.U. Ci rivediamo il 13 marzo alla Libreria Linea451! 


Eccomi: classica foto allo specchio.

giovedì 22 dicembre 2011

From Bologna :)








Un tardo pomeriggio in biblioteca. A Bologna. All'Urban Center della Sala Borsa: una biblioteca grande, anzi spaziosa, elegante, ben organizzata, piena di progetti e di particolari degni di nota. Una biblioteca colorata e silenziosa - come è normale - ma che all'occorrenza si trasforma in qualcosa d'altro.

Rifugio forse inconsapevole di persone che non hanno un tetto sotto cui ripararsi e specialmente d'inverno fanno fatica e lì (ho saputo) si scaldano un po' l'anima per quel che è possibile.

Spazio aperto per bambini, ragazzi e addirittura bebè (c'è un'area bebè!). E apertissimo agli anziani che, a quell'ora di martedì 20, si enumeravano in grandi quantità seduti disciplinatamente a leggere il giornale (di carta) seduti ai tavoli insieme agli studenti imbacuccati col cappello di lana (gli studenti).

E spazio aperto a un gruppetto di persone provenienti da tutta Italia (e Berlino) lì riunite con un'aria un po' sperduta, incredula ma vispa, vivace, indescrivibile.

Eh, bè, sì ci giro un po' intorno, ma il fatto è che mi trovavo nella biblioteca presentare un libro insieme agli altri autori-bookblogger. Forse ne avete già sentito parlare (da me! hehe): si tratta di La lettura digitale e il web. 

Di questa prima presentazione ufficiale (wow) ne hanno raccontato già i bravissimi @ArtNite qui e poi qui e @martatraverso qui. Per il momento. Perché eravamo in tanti e c'erano anche @abcdeeFFe (un po' febbricitante ma al solito lucido e geniale), @SilviaSurano (super bella e brava etc.), @mgiacomello (che per il merito di avermi ospitata a dormire ha ricevuto in cambio una bella bottiglia di birra "spumantizzata"), @SimonelliSav (che ci ha onorati del suo lavoro, con la telecamera e la sua gentilezza) e @QwertyValentine e @MatteoBianx che ci hanno fatto immensamente contenti con la loro presenza (graaaazie). E chiuso il paragrafo per il mondo di twitter. 

Quel che mi viene in mente così di colpo mentre ci penso è che non ci credo. Credetemi, non ci credo proprio. Non ci credo di aver preso parte a un progetto così imperscrutabile e divertente. Non ci credo che quegli stessi vecchietti che alla mia domanda tremante e lieve (lievissimo) accento torinese: "conoscete gli ebook?" mi hanno risposto "NO" tuonando e tornando alle loro ben più importanti occupazioni ---> sono poi saliti su piano piano pochi minuti dopo alla presentazione per ascoltarci e alla fine ci hanno riempiti di domande e curiosità e uno si è fregato pure il mio cioccolatino.

E non ci credo di aver parlato, insieme agli altri, di come stanno cambiando le abitudini di lettura degli scrittori (ma pure le mie), così, con una specie di (finta) tranquillità, come se quello fosse davvero il mio posto. Per me è una gran cosa. Senza contare che Bologna è struggente, malinconica, soffice, in trasformazione, piena di luci e di oscurità. Che sotto Natale poi è graziosissima e fa sognare. 

Infatti poi in stato già un po' ebbro ma ancora umano ci siamo spostati tutti alla Vineria Zammù. Lì per l'occasione mi sono trasformata in un Bot. Per la precisione il bot dell'account di @Librinnovando su twitter, dal quale ho cercato di raccontare - uhm tra un chupito e un... argh non ricordo più - cosa stava succedendo in quel locale. 

E succedeva che i bookblogger si sono messi in questo mini-palco bohemien (non) fumoso e stracolmo di gente bolognese (e non) a fare un reading. Un reading da un kindle. Un reading da un kindle di eFFe. Un reading emozionante. Qualcuno ha letto 1984, ed è stata una strana vertigine. Altri hanno letto altri romanzi bellissimi e più contemporanei. Si alternavano, utilizzando però tutti lo stesso supporto digitale. Una cosa davvero curiosa. Quanto a me, non ho letto nulla perché non capivo più niente il mio ruolo di Bot dovevo onorarlo fino alla fine, e così ho solo raccontato poi al volo qualcosa sulla poesia, sulla mitica Francesca Genti e il suo lavoro con la casa editrice Quintadicopertina. Uddio: comunque, lo ribadisco, non ci credo ancora. Questo è un sogno per me.

Comunque vi dico anche che sono nati, intorno a questi temi, alcuni nuovi-nuovissimi appuntamenti, nuove idee, nuove possibilità per saperne di più. Vi aggiornerò su tutto. Ma siccome manca qualche giorno a Natale, tra poco vado alla Libreria Coop qui di Torino a fare pacchetti di libri per Casa Oz. Conoscete le loro attività? 

Allora grazie per aver letto! 

Special thanks to @lesmotslibres :)

E un super caffè colorato e prenatalizio.


:)






martedì 29 novembre 2011

Pubblicità - La lettura digitale e il web :)


Ancora sull'onda di Librinnovando :)

Domanda a chi c'era: come state? Tutti bene? Domanda a chi non c'era: che ne pensate? Verrete il prossimo anno?

Comunque vi annuncio allora questa bella novità: dalla somma degli interventi dei bookblogger presenti, ovvero:

Silvia Surano (con Gloria M. Ghioni e Laura Ingallinella)

-------> e da un'idea di Marco Giacomello per la cura di eFFe, e introduzione di Luca Conti, è nato un libro (sia ebook che cartaceo) che si intitola La lettura digitale e il web - casa editrice Ledizioni, e si può acquistare qui.

Se poi volete il 10% di sconto e siete miei amici/lettori, potete inserire, quando vi verrà richiesto nella procedura, il codice ECCOMIMI e sarete accontentati :)

Che altro aggiungere: che bello! Spero vi interesserà. Mi fate sapere?

c\_/

sabato 26 novembre 2011

Superare il limite (Librinnovando).




Rieccomi tornata nel mio habitat naturale: vestiti da casa, tazzina di caffè, lo schermo luminoso del computer, il silenzio e i libri, di carta oppure quelli dentro milk* (per entrare nel vivo :) che mi guardano come quieti animali domestici veri e contenti di rivedermi.

Tolgo la moka dal fuoco, e sento ancora l'ansia estrema dell'attesa (giuro che non pensavo di farcela sul serio, avevo il cuore fuori controllo).

Faccio un po' di spesa: "due petti di pollo, grazie" e nel mezzo sento ancora il caldo forte dell'aula dello ied, con i suoi lampadari bianchi, gli schermi vibranti di tweet e parole e commenti e opinioni (dall'istante in cui ho formulato il pensiero "cosa diranno di me" ho rischiato la fuga).

Preparo una lavatrice e riascolto le voci dei miei amici che parlano prima e dopo di me. Gli sguardi gentili e i sorrisi di chi era lì per ascoltarci: una cosa così bella, così straordinaria che mi confonde, mi destabilizza. Sono felice, felicissima, ma al momento la cosa va davvero oltre e ho quasi le vertigini: so che ci sono persone abituate a questo, ma non è il mio caso, per me è stato un giro al luna park.

Vi scrivo di Librinnovando a caldo: le prime impressioni del ritorno, quasi dal treno. Sono felice dicevo, super concentrata e infinitamente distratta allo stesso tempo (uno stato d'animo che non immaginavo possibile). Guardo la tazzina della foto e penso che quello è il caffè che ho bevuto ieri a pranzo, poche ore prima del mio "turno", seduta tra Valentina e Giulia che in un mondo molto vitale, sregolato e parallelo si chiamano @SignorinaLave e @trustinart. E nel ricordarlo, non riesco ancora a crederci.

Come vi dicevo nel post precedente, per me era la prima volta quanto a parlare in pubblico. E a un pubblico così vasto (guardate la foto sotto, e c'era anche gente in piedi, un po' ovunque) e competente nel mondo dell'editoria, ancora peggio, qualcosa che non potevo prevedere neanche in sogno. Tutti i presenti, coltissimi, preparatissimi, dunque sapevano tutto di tutto. Difficile dire loro qualcosa di nuovo, o anche solo sperarlo.

Questa è una gioia antica che esplode come un firework. L'editoria! Cartacea, digitale, di qualsiasi tipo, è il mondo che mi piacerebbe abitare da sempre.

Il mondo dell'editoria una volta era per me come un asserragliamento in lontananza che ti guarda storto, solo per chiederti: e tu chi sei?

Oggi mi pare che il ruolo del cosiddetto bookblogger sia un po' la risposta a quella domanda.
E tu chi sei?

Qualcuno che tenta di colmare quel vuoto che si crea nella stragrande maggioranza delle vite delle persone "normali": un vuoto di libri e di letture (ecco perché l'editoria è in crisi perenne, mi pare fisiologico) causato dal fatto che gli impegni si sovrappongono, le ore di sonno si riducono, il lavoro (o il non lavoro) toglie tutti gli spazi di concentrazione e se la scrittura non è diventata per tua fortuna o bravura o miracolo il tuo mestiere o la tua passione, i libri si riducono all'osso e per lo più arrivano solo a soddisfare esigenze di rarissimo svago molto extra, relax vacanziero (quando capita), distensione dei nervi prima di dormire.

Il bookblogger allora è colui che si rivolge anche a queste persone (e sono tante) con una bella notizia: hei guarda che i libri ci sono ancora, in giro ne trovi: intanto io te li racconto senza tante elucubrazioni inutili, e ti dico che sono oggetti leggeri, parlano di argomenti o emozioni interessanti, magari a volte complesse, ma sempre avvincenti. In una parola: hei c'è una possibilità anche per te (e per me). Forse qualche esperto del settore storcerebbe il naso di fronte a tutto questo, definendolo magari un ragionamento "infantile" o semplicistico. Quanto a me, lo definirei soltanto aderente al vero. Molti di noi cercano una rassicurazione, una chiave per aprire un mondo accessibile, sicuro, comprensibile, sano, chiaro, pieno di cose da conoscere, di nuove opportunità.

E sembra che per la prima volta nella storia quel mondo lontano sia quantomeno pronto ad ascoltare. L'editoria, almeno da quel che mi è parso ieri, ha oggi occhi e orecchie e ha voglia di capire cosa sta succedendo, cosa leggiamo noi, cosa ci piacerebbe sapere, quanto a volte ci siamo sentiti soli, indietro, con l'acqua alla gola rispetto ai libri ed è per questo che magari non li abbiamo comprati.

Allora ------> "Superare il limite" è una frase di Bruno Munari che a un certo punto ci tenevo tantissimo a dire durante l'intervento e l'ho fatto.

Per me Librinnovando ha rappresentato proprio questo. Superare miliardi di limiti miei personali (non ve li elenco tutti, per non spezzarvi troppo il cuore hehe). Ma anche Superare Il Limite del libro come oggetto, per essere più in tema, che può avere molte forme e non per questo in guerra tra loro (sì, penso proprio a digitale vs. cartaceo), oppure anche il limite di twitter; un universo grazioso, amabile, desiderabile che però ci ospita solo nei limiti, appunto, di 140 caratteri scritti, mentre ieri eravamo tutti anche in carne e ossa, con le nostre facce, le nostre età, i nostri cappotti, le sciarpe, la nostra pelle, la stanchezza, la paura, il nervoso, la serenità, la grazia, la bellezza o la bruttezza (a seconda di chi guarda), i nostri vestiti, i nostri occhi, la nostra voce. O ancora il limite dei rigidi confini lettore-scrittore-editore. Il limite del tempo: ne avevamo poco, è vero, ma qualcosa siamo riusciti a dire. Il limite dello spazio: le stanze straripavano. Il limite dell'emotività, il limite della timidezza che si scompone in agitazioni superflue. Il limite della geografia: vedersi per così poco, ripartire con treni e aerei per tutta Italia.

O in ultimo superare il limite dei mojito e dei cuba libre all'aperitivo post convegno: ooooops: non avete idea (chi c'era purtroppo sì: ciao amici, vi lovvo!) di quante cazzate sono in grado di sparare al terzo (?) cocktail dopo una giornata del genere. Per me d'altronde è stato un fatto così straordinario che lo sapevo che qualcosa al di sopra le righe sarebbe successo: ho perso (e ritrovato) il cellulare - con tutta la mia vita dentro - ho perso (e ritrovato) la valigia (grazie al mio amico Arturo di cui vi ho detto nel post precedente che da vero gentiluomo mi ha accompagnata fino al Bed&Breakfast deviando dal suo tragitto credo per verificare che tutto sommato non finissi in un "fosso senza un rene" (cit.) l'indomani: many many thanks @ArtNite). Ma poi la fortuna ha girato e ho trovato un posto così accogliente dove dormire (si chiama Cesena5) e dove fare colazione che se avessi 5 anni vi direi che mi sono sentita una vera principessa!

Nelle foto sotto comunque trovate testimonianze varie dei mojito, della vista dal B&B, del libro di Munari, del folto pubblico di Librinnovando.

Poi, che altro aggiungere? Ci sarebbero altre infinite cose da dire, da raccontare. Magari nei giorni prossimi raccolgo le idee. Ora mi sento strana. Felice, sì, ma anche malinconica. Sento l'esigenza di far sedimentare tutto quanto, di fare luce su ciò che è accaduto, su cosa potevo migliorare, su cosa posso fare per il mio futuro, su come posso contribuire, su che direzione potrebbe prendere il mio lavoro. Vorrei consolidare la sostanza della mia vita ed esperienze come quella di Librinnovando mettono in discussione, in gioco, a nudo, di fronte ai miei limiti e sono sicura che aiuteranno. E soprattutto vorrei regalare qualcosa a voi per ricambiare la vostra attenzione sincera.

Inizio da questo link: date un'occhiata, se potete, perché non finisce qui: Ledita :)

E restate collegati che Librinnovando ha in serbo altre sorprese per noi!

c\_/


* hem il nome del mio bianco ereader.




giovedì 24 novembre 2011

Domani :)




Hei ci siamo :) domani è il grande giorno di




Eccovi intanto il sito con tutte le informazioni e il countdown agli sgoccioli!
Dopo questa lunga attesa, venerdì mattina all'alba si parte.

(vi racconterò tutto al mio ritorno: ma se volete potete seguire l'evento con l'hashtag #librinnovando su twitter).

Dire che sono agitata è piuttosto riduttivo. Sono nel panico.

Questa è la prima volta che mi capita di parlare di qualsivoglia cosa in un convegno. (sì: ho detto due robe alla discussione della laurea ma sono passati * anni ed è anche cambiato il governo, nel frattempo u.u).

Comunque all'inizio contavo di ripetere a memoria: modello poesia di Pascoli alla recita delle elementari in piedi sulla sediolina. Ma poi l'ansia, il terrore, il bruxismo e le allucinazioni uditive e visive mi hanno convinta che non ce l'avrei mai fatta a memorizzare alcunché, a partire dal mio nome e cognome (per quanto buffo) fino al... boh, non mi ricordo già più :(

E quindi, su consiglio del mio medico di base ("eh no signorina, questa volta non le prescriverò l'antibiotico, la sua è definitivamente ansia: le consiglierei, anziché togliere lo spazio agli anziani che devono fare il vaccino per l'influenza n.d.r., di tornare a casa sua a prepararsi due slide"), ho preparato in effetti alcune slide per alleggerire l'intervento. Che a questo punto, spero, vi risulterà rapido e indolore.

L'altra consapevolezza è che parlerò nel tardo pomeriggio, quando saranno tutti addormentati e il mio contributo costituirà per essi un valido sostituto al pisolino postprandiale.

Russate, gente russate!

Fatte queste doverose premesse e prima di congelarmi in un'ebete espressione di attesa fissando il muro fino a domani (sarà poi compito del mio fidanzato svegliarmi con una secchiata di acqua gelida e invitarmi gentilmente a non perdere il treno per Milano, oltre che cucinare una frugale cena questa sera), volevo consigliarvi una lettura.

Si tratta di Zagreb, romanzo del mio amico Arturo Robertazzi che ringrazio pubblicamente per avermi aiutata in tutto questo periodo di Librinnovando (ci sarà anche lui e avrà da raccontare cose interessanti!) con precisione e generosità. Se frequentate la rete e siete attenti lettori, lo conoscerete già, comunque questo è il suo blog e questa è Aìsara, la casa editrice.

Zagreb è un romanzo che molti hanno definito "un pugno nello stomaco": non sarò io a dire che non è vero, perché è proprio così. Infatti ho aspettato oggi a scriverne qualcosa, ma il libro l'ho letto a giugno, dopo la sua presentazione al Salone del Libro qui a Torino.

Però poi è come se l'autore si fermasse anche a guardare cos'è successo dopo il pugno, per spiegarti che aveva un senso colpirti a quel modo.

Il libro parla di guerra, questo è chiaro fin dall'incipit, molto bello. Ma l'idea ambiziosa di Arturo è stata quella di non fornire riferimenti reali né all'ambientazione, né al tempo: per quanto capiamo che si possa trattare dei conflitti dell'ex-Jugoslavia negli anni Novanta.

Ad agire qui ci sono solo persone, spogliate di tutto, immerse esclusivamente nella guerra, nell'eterno "noi e loro" che scandisce e informa ogni gesto, ogni svolta, ogni decisione. C'è anche però uno sguardo compassionevole che osserva la Base come si potrebbe osservare un luogo violento della memoria. La storia si compone proprio intorno a continui flash back, un po' come in effetti funziona la nostra mente, e si avvita sull'amicizia, sulla perdita di senso e sulla paura.

Questo è un libro classico di guerra e di valori, senza dubbio e senza alternative. La scrittura è asciutta ma al tempo stesso emotiva, però mai lirica. Resta sempre aderente alle cose.

Da quasi coetanea dell'autore, mi tormentava, leggendo, la domanda: perché? Perché ha fatto questo? Perché è andato a guardare proprio lì, in quell'orrore, in quelle visioni. Poi ho letto un'intervista in rete dove Arturo con semplicità rispondeva più o meno a questo stesso quesito: perché durante l'adolescenza siamo stati travolti da quei conflitti: in tv, sui giornali: era un continuo computo di vittime, di disastri, per quanto mi riguarda anche di "temi" sui banchi di scuola. C'è chi poi da queste cose si protegge, cambia canale, non sopporta, dimentica e c'è chi invece vuole saperne tutto, e ci scrive un bellissimo romanzo. Quindi grazie Arturo, per aver traghettato una che si proteggeva verso un atteggiamento completamente diverso.

E a domani :)