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lunedì 5 dicembre 2016

Scoprire Carlos Ruiz Zafón.


L'uscita dell'ultima parte della tetralogia del cimitero dei libri dimenticati - Il labirinto degli spiriti - creata da Carlos Ruiz Zafón - il conseguente suo arrivo in Italia per raccontare e promuovere il libro - è stata anche l'occasione per un incontro tra l'autore e alcuni blogger e giornalisti.

Ringrazio la casa editrice Mondadori per l'invito che ha reso possibile il mio piccolo viaggio dalla nebbiosa terra sabauda fino alla nebbiosa terra milanese dove si è svolto l'evento.  

Come certi treni della vita, l'opera di questo autore mi era passata di fianco negli anni senza che vi salissi sopra o, più opportunamente nel caso dei libri, ci cascassi dentro. Così quella di ieri è stata prorpio un'occasione inaspettata di conoscenza e di scoperta.

Ho cominciato un mesetto fa prendendo in biblioteca Il gioco dell'angelo (che non è il primo, ma l'unico che avevano nella biblioteca disponibile) e mi sta piacendo molto. Ho cominciato anche la lettura del "labirinto" ma non ho ancora finito. 

Quello che mi ha colpita dai primi assaggi di queste opere è una scrittura corposa e insieme minuziosa (come è spesso rilevabile nelle lunghe narrazioni) e autentica, diretta, non artefatta. Scopro che i personaggi di questi romanzi sono spesso scrittori e che Zafón sembra proprio aver creato uno di quei mondi grandi, grandemente popolati, dove ho notato che le persone amano viaggiare, esplorare, abitare e crescervi. 

Ho ascoltato le domande degli altri partecipanti con interesse e ho formulato la mia che era per forza di cose semplice e poco addentro alla storia. Più una curiosità, in punta di piedi. 

Rilevo a latere che dalle situazioni più all'apparenza neutre, dove ci si pone in una condizione di rispettosi spettatori e in totale ascolto, sono poi quelle da cui si apprende di più. Tanto è vero che alla semplice domanda: "ha intenzione di scrivere altri libri per bambini?" ha fatto seguito qualcosa di più di una semplice risposta di circostanza, è stata piuttosto una piccola lezione sulla scrittura e sull'essere scrittori. Ed eccola qui, rielaborata un pochino:

"Quando scrivevo libri per ragazzi sentivo che c'era qualcosa che non andava, non ero completamente sincero, sentivo di essere fake. Notavo che la condizione di molti scrittori e dunque anche la mia era quella di essere come appesi a una corda che si sta pian piano erodendo e il rischio era, per tutti, di cascare nel dirupo e scomparire. Il timore di tutti gli scrittori (e il mio) era: essere dimenticato e dunque non poter più fare l'unica cosa che sai fare, ovvero appunto lo scrittore. 

In quel momento ho capito qual era il problema. Prima, scrivevo pensando a cosa sarebbe potuto essere notevole per gli altri. Cosa fa vendere, cosa piace. Ma non funzionava affatto. In seguito ho deciso di scrivere solo quello che volevo io, che piaceva a me, così è nata la quadrilogia. Sostanzialmente si scrivono storie per vivere meglio, per vivere di più".

A me le indicazioni sull'autenticità colpiscono sempre molto e valgono per tutti. Questa risposta mi ha regalato molti spunti di riflessione e me la sono portata a casa custodendola gelosamente. Anche le altre risposte sono state degne di nota. Si spaziava dall'ambientazione a Barcellona, alle influenze letterarie, da temi politici a quelli storici. 

Mi ha colpita una risposta sulla comicità di un suo personaggio, in riferimento al quale ci ha ricordato che "il comico è l'unico che può dire la verità, perché nessuno lo prende sul serio. Se dici la verità - e non sei un comico - ti uccidono". 

Ho trovato infine molto toccante la risposta sul personaggio Mauricio Valls - il cattivo per eccellenza. Zafón ci ha tenuto a sottolineare quanto questo tipo di personaggi, nel mondo, siano numerosi. "Personaggi potenti che rubano le vite degli altri o ci passano sopra lasciando dietro di sé strisce di miseria, che calpestano senza porsi alcun tipo di problema pur di prevaricare e la cosa più sorprendente è che ricevono molti consensi, sono applauditi da parecchie persone". 

Dico un'ultima cosa sulle saghe (sulle serie, su tutto ciò che è a puntate): in questo momento della mia vita di lettrice le considero un lusso. Un lusso psicologico che è difficile concedersi, quasi un premio. Mi piace l'idea di poter scegliere quella saga lì, proprio quella e non altre, e accodare al suo autore così tanta fiducia da dedicargli tanto tempo, tanta affezione, tanta attenzione. Per me, è molto, davvero molto difficile farlo ora. Sento la fretta di leggere tutto, diversificare, e cadere di conseguenza nella frettolosità e nella confusione. Un buon proposito per l'anno nuovo, che sembra lontano ma è lì dietro che ci aspetta, potrebbe essere avventurarmi in una di queste lunghe, lente, appassionanti avventure di gente che ne passa di tutti i colori, cresce, afferra una qualche forma di senso, di valore in questa vita o anche solo in quella fatta di parole e immaginazione. Potrei cominciare con Zafón, come hanno fatto negli anni milioni di persone che ne leggono ogni riga con grande passione. 


martedì 8 novembre 2016

Post del cuore: quando un libro è più di un libro ma la realizzazione di un sogno

Katia Bernardi, Funne - le ragazze che sognavano il mare, Mondadori

Questo è senz'altro più di un libro e mi fa piacere dunque raccontarvelo in questa rubrica che ho chiamato "post del cuore". Mi preme infatti l'obiettivo di restituire ad alcune parole il loro senso più autentico (modesto no come proposito?). Ovvero: il cuore, un po' come i sogni, si è trasformato nel tempo, favorito dall'Internet forse o dal cinismo imperante, chi lo sa, in un concetto astratto, mentale e dunque all'apparenza stucchevole. Invece per quanto mi riguarda ho scoperto che tutto sommato il cuore è anche un criterio, oltre a un muscolo, che con i suoi movimenti guida le scelte, in definitiva tutta la vita. 

Questo libro l'ho scoperto da un amico e ringrazio l'editore che me lo ha inviato. Ma forse presto o tardi l'avrei incontrato per vie traverse, per conto mio e mi ci sarei immersa dentro, come in un'onda marina benevola. 

 Dicevo che è più di un libro perché Funne è anche un documentario, anzi nasce proprio come progetto audiovisivo. Vi inserisco qui il teaser del documentario che, completo, è stato presentato ufficialmente il 22 ottobre alla Festa del Cinema di Roma. 

L'autrice di entrambi i progetti si chiama Katia Bernardi, di lei sappiamo che è di origine trentina e che per far avverare i sogni indossa un berretto giallo (che si vede nella sua foto in quarta di copertina).

Insomma tutta questa storia è talmente bella e delicata e tenera, ma anche seria e professionale, che a me ha smosso e toccato il cuore e la fantasia.

A partire dalla dedica che, tra le altre cose, dice:

A tutte le Funne di Daone, perché i sogni non hanno età e, davvero, non è mai troppo tardi. 

Ma chi sono le Funne? E qual è il loro piccolo sogno che diventa così grande da avverarsi?

Le funne (che vuol dire "donne") sono alcune signore tutte sull'ottantina, abitanti di Daone, un paesello sperduto tra le montagne del Trentino, 588 anime contate e poche, molto poche cose da fare. Per questo, la gran parte della vita sociale delle anziane del paese confluisce nel Rododendro, un circolo per pensionati che più normale non si può immaginare. Tombole, briscole, balli lisci e mini gite fuori porta: poco spazio per fantasticare. 

Tutto tranquillo, peccato che la crisi economica colpisca spesso dove fa più male, e così anche le casse del  Rododendro piangono: tocca inventarsi qualcosa per finanziarne le già scarne attività. 

Da quel momento in avanti succede qualcosa che mi piace sempre trovare nelle storie che funzionano, e che secondo me dà senso a tutto quanto (cioè le nostre vite): la crisi diventa l'occasione per far lavorare l'immaginazione, accende gli animi e più le cose si fanno difficili più energie tocca mettere in azione. Di lavoro dunque si tratta, quindi niente scorciatoie, però è bello, è una fatica bella. E così nascono le idee. 

Come siano poi arrivate a desiderare di vedere il mare, loro che non lo avevano mai visto, è la trama stessa del libro e del documentario, che lascio al gusto di chi leggerà e guarderà. 

"Al mare" sussurrò con una vocina flebile la dolce Irma.
"Al mare" ripetè poi con un tono poco più forte.
Calò il silenzio nella sala del Rododendro quel mercoledì mattina. La parola 'mare' tolse a tutte il fiato. Davvero. Per un lungo istante non si udì alcun rumore. Solo, in lontananza, il rumore del mare.

Ora, sul finire di questo post, pensate a un posto. Concentratevi, magari a occhi chiusi per qualche secondo. Quel è il vostro posto del cuore? Potrebbe essere anche un tempo o qualcosa che ancora non sapete di volere o che nemmeno esista per voi. Qual è il vostro mare?

Pensateci, sognatelo e magari seguite l'esempio di Katia e del suo berretto giallo per avverarlo, leggendo come ha fatto lei e come hanno fatto loro. 


martedì 6 settembre 2016

Chicchi di caffè

Italo Calvino, Il barone rampante, Mondadori - Roald Dahl, Boy, Salani

Le vacanze sono un lontano ricordo ma - e credo possiate condividere questo sentire con me - c'è voglia di spensieratezza e leggerezza (naturalmente di tipo calviniano).

Ed ecco perché, per la mia rubrica sugli accostamenti letterari e le comparazioni libresche, ho scelto due romanzi (o per meglio dire un romanzo e un'autobiografia) assai leggiadri.

Il barone rampante di Italo Calvino è uno delle più autentiche e straordinarie avventure per ragazzi (e non solo, come si usa dire in questi casi) mai scritte da mano umana. Si basa su un'idea semplice e archetipica: la ribellione di un ragazzino di dodici anni di nome Cosimo Piovasco di Rondò che, dopo una litigata con il padre, decide di vivere per il resto della sua vita sugli alberi, riuscendoci. Cosimo, con la sua scelta, mette una definitiva distanza tra sé e gli altri, o forse solo tra l'infanzia e l'età adulta, costruendosi e al contempo esplorando un mondo a propria misura. Il barone rampante fa parte della trilogia "i nostri antenati" insieme al Visconte dimezzato e al Cavaliere inesistente, tre storie fantastiche, storiche e allegoriche che costituiscono una delle massime espressioni dell'arte di Calvino e della letteratura in generale.

Ma tornando a Cosimo:

Che Cosimo fosse matto, a Ombrosa, s'era detto sempre, fin da quando a dodici anni era salito sugli alberi, rifiutandosi di scendere. Ma in seguito, come succede, questa sua follia era stata accettata da tutti, e non parlo solo della fissazione di vivere lassù, ma delle varie stranezze del suo carattere, e nessuno lo considerava altrimenti che un originale.

La storia di questo ragazzino è la storia di tutti quelli che si sentono, o sono in effetti talvolta nemmeno senza averlo proprio scelto, originali, diversi. Spesse volte sono artisti, ma non necessariamente. Si tratta di persone che qualche volta fanno a pugni con se stesse per domare quella parte lì, ma alla fine vince lei, la "sana follia" che detta le regole delle loro vite. 

E di una di queste vite si parla dunque anche in Boy, l'autobiografia di Roald Dahl.

Il 13 settembre ricorre il centenario della sua nascita, e anche io qui allora voglio celebrare questo autore così importante per la letteratura mondiale per ragazzi, e non solo (come si usa dire in tali circostanze).

Anche qui c'è lui, un vivace e giocoso ragazzino che si ritrova in una famiglia numerosa e ricca di idee, drammi volti in opportunità e amore. Questa mia edizione Salani è bellissima, con illustrazioni di Quentin Blake e tante foto. La narrazione percorre tutta la sua infanzia tra fratellini e le magiche immagini che avrebbero poi composto i suoi racconti più celebri, in futuro. Veramente un bel libro da gustare. Ed ecco cosa dice il buon Roald, una volta diventato adulto:

Dopo due ore passate a scrivere, il romanziere si sente completamente svuotato. Durante quelle due ore si è trovato mille miglia lontano, in un altro luogo, in compagnia di gente totalmente diversa, e lo sforzo che deve fare per tornare indietro a nuoto, nel presente, è assai grande. E' quasi un trauma. Lo scrittore esce dal suo studio mezzo inebetito. [...] Bisogna essere pazzi per fare gli scrittori.  La loro sola compensazione è l'assoluta libertà. Il loro unico padrone è la loro anima ed è per questo che hanno fatto quella scelta, ne sono certo.

In una parola: che siate scrittori o meno. Che siate romanzieri o meno. Che siate ragazzini dispettosi di dodici anni o meno, auguro a voi e a me stessa quell'unico tipo di follia che rende liberi.

venerdì 1 aprile 2016

Blog tour Mondadori - Volevamo essere Jo - Emilia Marasco

Anche io sono Jo March. Sono passati alcuni anni, anzi secoli, ma sono sempre qua. Ho fatto tutto quel che c'era da fare: ho venduta cara la pelle per seguire i miei sogni. Mi impegno molto, vivo da sola, faccio fatica, ho le lacrime in tasca, vengo fraintesa, mi arrabbio, mi pento, sono umana, sono quella che ero a sedici anni ma mi sto facendo crescere i capelli, scrivo dei romanzi, li mando alle case editrici e poi mi metto a pregare che vada tutto per il meglio, combatto e inciampo nei miei sbagli più di quel che sarebbe giusto. Mi prodigo per gli altri senza rendermene conto. Casco. Mi rialzo sempre. Ho le spalle larghe e tanta pazienza. Non sono più una ragazzina, ma ho ancora le stesse speranze di quando ero piccola.

"Essere indipendente finaziariamente, meritare le lodi delle persone che amava, questo era ciò che desiderava con tutto il cuore e il felice esordio di quel giorno le appariva di ottimo auspicio". 

(Louisa May Alcott, Piccole Donne)



Ho ricevuto, come altri blog, da Mondadori il pdf in anteprima di questo romanzo: Volevamo essere Jo di Emilia Marasco.

Conosco Emilia Marasco come fondatrice di Officina Letteraria e ho deciso di leggere il suo libro. 

Mi ha riportata indietro nel tempo, e in contattato con le prime emozioni letterarie di una ragazzina che è ancora in me, come in tutti, nascosta da qualche parte. 
Da questo romanzo si sente bene l'influenza del teatro, per il quale scrive l'autrice. In breve, fa rivivere a quattro amiche, nella Genova di metà anni Settanta, la storia del romanzo ottocentesco più letto e amato dalle piccole donne di svariate generazioni. 

Cosa ho imparato? A tornare in profondità a quelle sensazioni. A cos'è davvero che ha acceso alle origini, mie, vostre, di tutti quelli che scrivono e leggono per mestiere, la miccia dell'immaginazione. 

E così è stato che sono andata anche a ricomprarmi Piccole Donne e l'ho riletto da adulta. E mi è piaciuto di più.


Louisa May Alcott, Piccole Donne, Bur

sabato 28 febbraio 2015

Il Cerchio di Dave Eggers (e altre riflessioni).

Il Cerchio, Dave Eggers, Mondadori
 
Il rischio di essere una persona di facili entusiasmi è quello poi di essere di facili tristezze e di facili paure. Però devo dire, come mi aspetttavo, che Il Cerchio è un romanzo entusiasmante, triste, bellissimo e che fa paura. 

Da alcuni commenti di amici sapevo che avrebbe potuto creare scompensi relativi all'approccio che ognuno di noi ha con la rete e confermo: è proprio così.

Leggo Dave Eggers dall'inizio, quando in Italia uscì L'opera struggente di un formidabile genio. Ricordo di averlo anche visto lui, in un viaggio, tanti anni fa, al Festival del New Yorker e di averne ricavato una strana impressione. Buona nel complesso. 

Per i pochi che non lo conoscessero, Dave Eggers è colui che ha fondato questa casa editrice-rivista-mondo meravigliosa, che ha fatto storia, alla fine degli anni Novanta, se guardate il link trovate tutti i progetti collaterali, tra cui la scuola di scrittura per bambini e ragazzi 826 Valencia.

E per dare giusto tre righe di note biografiche e gossip, Eggers è nato a Boston nel 1970, ha raccontato la sua vicenda autobiografica nel suo primo romanzo (2000) e ora è sposato con la bella Vendela Vida, leggete qua per saperne di più.

Messe da parte tutte queste premesse, immaginavo che Il Cerchio, suggestionabile come sono, mi avrebbe terrorizzata e disgustata a proposito dell'uso della rete e delle tecnologie che oggi facciamo massicciamente in molti. Il Cerchio è infatti un'azienda ultra potente, i cui dipendenti, assai numerosi, guadagnano cifre elevate, godono di tutti i comfort e alla fin fine ruotano in cerchio come criceti: le "cerchie" a me richiamano Google+, ad esempio. Senza contare che Facebook, Twitter etc. finiscono per assomigliarci parecchio.

La storia è quella della giovane Mae, all'inizio timida ma desiderosa di lavorare e impegnarsi e guadagnare, alla fine simbolo dell'azienda, della condivisione totale all'insegna del motto:

"i segreti sono bugie".

Ho letto questo libro senza filtri, assecondando la cara vecchia "identificazione" con il personaggio, che per me è scattata subito, dalle prime righe. Mi sono sentita Mae alle prese con i miei limiti, i bisogni e la timidezza. Ho sentito quel disagio di farcela, di dimostrare chissà che cosa, quella fascinazione del dire sempre tutto, raccontare per forza, mostrare le proprie cose, le proprie immagini, la propria vita, "il dovere" spasmodico di farlo. Ho provato vergogna, risentimento e pentimento. Ho sentito la nostalgia del silenzio, e della solitudine. Del segreto e del mistero della semplice esistenza di ognuno di noi. Mi sono ricordata che il mio valore non dipende dallo sguardo, dal giudizio, dal denaro, dalle opinioni degli altri. Il mio valore è indipendente da tutto questo.

Ma, considerato ciò, in seguito ho realizzato che non aveva senso sottrarsi alla riflessione, cercando altri libri che avevo sugli scaffali per compensare questo scompenso. Qualcosa non in contrapposizione, ma di complementare a questo romanzo, e in effetti ho trovato una risposta alla mia domanda di rassicurazione. Quella di Eggers è una distopia allarmante eppure utile, che porto nel cuore, come le migliori storie lette in questi anni. Ma bisogna pur vivere.

Quindi ho trovato questo: Facciamoci avanti, di Sheryl Sandberg, direttore operativo di Facebook. Un saggio che invita e sprona le donne a "farsi avanti" sul lavoro, con esempi, dati e rivelazioni.

"Ancora oggi conto le ore in cui sono lontana dai miei figli e mi dispiace perdere una cena o una notte con loro. Dovevo proprio fare quel viaggio? Questa riunione era di vitale importanza per Facebook? Questo incontro era assolutamente necessario?"

Dalla narrativa alla realtà.

Al di là di tutte le dietrologie, tutte le ansie e le preoccupazioni, questo altro libro mi ha riportata con i piedi per terra, in una sintesi abbastanza rasserenante del panorama. Eggers mi ha fatto vedere cosa può accadere, in forma d'arte. Il saggio sulle donne e il lavoro mi ha spronata a ricordare il mondo vero: osservarlo attraverso uno sguardo privilegiato, quello di una donna ai vertici di una delle società più ricche e influenti del mondo, ma che dà proprio per questo una visione altra rispetto alla mia, piccola e parziale, credo affine a quella di molte donne: un saggio che aiuta a smuovere quel senso di impotenza che a volte rischia di paralizzarci, non per diventare come l'autrice, è impossibile e forse non poi così desiderabile, ma per cambiare prospettiva in un'epoca storica, e in un Paese, dove il primo istinto svegliandosi e leggendo i giornali è quello di lamentarsi o, nella migliore delle ipotesi, di fuggire a gambe levate.

In conclusione, da questi due libri ho capito che se voglio staccare la spina e respirare, in definitiva, basta un click e nessuno me lo vieta. 

E sì, è proprio così facile come sembra!

Ringrazio l'editore per avermi donato entrambi i volumi.










































sabato 8 giugno 2013

#Anteprime13 - Giorno #1.




Mi trovo in quello che si suole definire comunemente "un angolo di Paradiso".

Al festival mondadoriano Anteprime - ti racconto il mio prossimo libro. In queste location fantastiche a PIETRASANTA in Toscana gli autori raccontano al pubblico il loro prossimo lavoro, in uscita in autunno o a Natale. Se cercate il tag qui sul mio blog trovate le cronache della scorsa edizione. Questa è la quarta. Ribadisco un concetto: questo festival è simpatico, suggestivo, e geniale. Perché ti permette di buttare l'occhio nel futuro per fartene un'idea: quindi è un gesto è generoso, di grande fantasia, perché questo privilegio nella vita non lo abbiamo. Conoscere il futuro, intendo.

Ah, sono qui in qualità di fashion book blogger.

Questa mattina facevo colazione ripensando alla giornata di ieri. Virginia Woolf, che ultimamente rileggo volentieri, diceva che a un scrittrice, o una donna in generale, servirebbero una rendita e una stanza tutta per sé... Qesto argomento oggi mi tocca da vicino, come sempre, come tutti. Non vi dico niente di nuovo senz'altro. Però dunque. Sono qui da sola, in questa stanza molto bella. In questo posto rassicurante, gradevole, pieno di beni di conforto. Ne ho bisogno, come tutti. Che mi sia concesso questo, per tre giorni, per poter scrivere, per raccontare quello che accade, è una cosa che piacerebbe a Virginia. L'arte (intendo i lavori di questi autori che ascoltiamo parlare) andrebbe sempre protetta in questo modo. Valorizzata. L'arte e non solo, la vita umana. Mi toccano questi tre giorni di grazia e di fortuna. Lo dico seriamente: lo auguro a tutti. Aver aperto questo blog ha avuto senso, per avere una stanza tutta per me.

Dunque, la serata di ieri ha avuto inizio. Questa è la porta di ingresso di PIETRASANTA!

La vita qualche volta è gentile.

Waiting for.

Tra blogger e tutti quanti, qui siamo già stanchi alle 17, dopo lunghi e svariati spostamenti. Ma non ci si può sedere mai, ceneremo alle 23 suonate se va bene: a meno che non sia su un vaso di fiori.

La vita a volte ti dà una mano.

E anche un piede.

Si vocifera che dentro quel grazioso furgoncino ci sia DAN BROWN...

Infatti eccolo, scattante come una gazzella in primavera. Del suo intervento ho twittato tutto. Farà un libro sulla trasposizione cinemarografica dei suoi libri. "Scrivere un libro è straordinario, ma fare un film è miracoloso". Ha detto. Poi ha raccontato la sua infanzia. Santo cielo. Si capisce tutto, TUTTO, dall'infanzia della gente. E ha detto svariate altre cose che mi hanno colpita molto. "Il tempo del romanziere è glacialmente lento. Il romanziere non guarda mai l'orologio". Infatti ha parlato un sacco, a una folla immensa e adorante. Non sono fan di Dan Brown. A dirla tutta non ho mai letto un suo libro. Ma è stata un'esperienza incredibile ascoltarlo. Inferno, il suo ultimo, però lo leggerò a questo punto. Mai avere preconcetti su niente e su nessuno. Ecco cosa si impara in anteprima.
Da quel punto in poi su di me si abbattuta la vendetta di Montezuma, e non mi è funzinato più niente, il wi fi né la chiavetta. Quindi tutti gli amici che mi stavano leggendo su twitter (all'account @tazzinadi) sono rimasti senza mie notizie. Eppure, come vedete nell'immagine qui sopra (by Rocco Rossitto @roccorossitto), mi sono data un sacco da fare. Dopo Dan Brown ho ascoltato Francesco Piccolo. Il suo prossimo libro sarà strepitoso, ne ha letti alcuni brani che facevano molto ridere. Però ci saranno alcune cose diverse dal solito, se ho ben capito. Il personaggio della moglie, ad esempio, mi ha commossa.Come anche alcuni discorsi sul tema della purezza e dell'integrità.   
L'appuntamento successivo era con Sergio Luzzatto. Lui ha scritto un libro controverso, si intitola Partigia, che è il modo in cui i piemontesi usavano chiamare i partigiani. Questa è stata un'eccezione alla regola, perché il libro è già uscito. Ha ottenuto un'accoglienza severa dalla critica, e non poche polemiche. L'incontro è stato denso e serrato, difficile riassumerlo in poche righe. In sostanza, il saggio riguarda un frangente specifico della vita di Primo Levi, cui l'autore è devoto. Una memoria, forse residuale, come è stata definita, ma pure consistente dell'autore, un dettaglio della sua vita e un segreto "brutto" che afferisce al dolore più puro. Non è per fare suspance su questo tipo di temi, tutt'altro, è per pudore che mi fermo perché la questione è molto delicata, rimando a voi la lettura del libro, senza aggiungere altro.

 
Poi con i miei (im)potenti mezzi ho fotografato i Wu Ming! (Il 2 e il 4). Che fatalmente non si vedono in queste immagini di repertorio. Loro hanno presentato un libro fantastico. Sulla Rivoluzione Francese, ma aspettatevi una storia complessissima e affascinante alla loro maniera. Vi dico solo che si parlerà di "mesmerismo", di magnetismo animale e altre meravigliose amenità. Questo lo leggo di sicuro!

Abbiamo cenato alla fine in un posto dove piovevano Ferrari.

Mi sento sospesa nell'aria. Come la sedia di fiori, non mi pare di avere punti di riferimento. Ah, no, sì, li ho eccome.

Memorie shabby chic.

E oggi si ricomincia. Vi anticipo che andrò ad ascoltare tra gli altri Orhan Pamuk! Mi raccomando, fate del mesmerismo in mio favore affinché mi funzioni la chiavetta per twittare! A domani!