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venerdì 24 marzo 2017

Poetry cafè.

Rupi Kaur, milk and honey, Tre60 - Tea


Milk and honey di Rupi Kaur è un libro di poesie illustrate dall'autrice stessa, che firma anche la copertina, ed è molto bello. 

Intendo: un bellissimo oggetto letterario che, nella cultura dell'immagine odierna, basterebbe ad acquisire valore in sé. 

Questo libro però ha diversi aspetti in più da considerare, oltre alla pura bellezza. E ringrazio la casa editrice per avermelo inviato in lettura perché è stata un'esperienza interessante.

Uno di questi aspetti è la storia particolare dell'autrice. Si tratta di una ragazza indiana naturalizzata in Canada, dove ha compiuto studi universitari.

Fino a qui, niente da rilevare. Dopodiché, Rupi Kaur, appassionata di arte e scrittura, ha cominciato a postare i suoi lavori sui social, in particolare su Instagram dove in poco tempo ha conquistato un milione di follower.

E fin qui, niente da rilevare. No scherzo, il particolare è proprio questo. Si tratta di un cosiddetto caso editoriale nato dal web e arrivato ovunque. A quanto si legge dal risvolto di copertina, questo suo primo libro - inizialmente auto-pubblicato - è rimasto per nove mesi ai vertici della classifica del New York Times. Ed è in corso di pubblicazione in tutto il mondo. 

Ma com'è il libro? E cosa c'è dentro? 

Ci sono tante poesie lunghe o corte la maggior parte corredate da una bella e incisiva illustrazione in bianco e nero. Le opere letterarie, tradotte da Alessandro Storti, sono suddivise in sezioni: il ferire, l'amare, lo spezzare, il guarire.

Il ferire è la sezione più dura: le poesie parlano di violenza sulle donne e fanno molto male, sono lucide, vere. 

A me è piaciuta un po' di più l'ultima parte, ma non faccio testo: a scuola ero di quelli che preferivano il Paradiso all'Inferno (e pure adesso, lo ammetto).


il mondo 
ti dà
tanto dolore
ed ecco che tu
ne fai oro

- non c'è cosa più pura


Questa piccola poesia appartiene alla mia sezione preferita, l'ultima, quella delle poesie più luminose, fiduciose e naif, quella che alla fine mi ha colpita, per la tenerezza e il coraggio. 

In generale, sono poesie dirette, potenti, semplici. Volendo essere cinici: ingenue. 

Personalmente, non so giudicare e men che meno capire se un lavoro artistico o letterario sia buono perché di successo o viceversa, insomma, non ho preconcetti. Alcune poesie le ho trovate stupende e sapienti altre stucchevoli. Il libro in generale mi ha colpita e intrattenuta: non so se resterà nella storia della letteratura mondiale o in quella del web. Ovvero non so se il numero dei follower e dei compratori decreti per davvero il successo di un libro. C'è chi lo sostiene. Non mi annovero tra questi.

Ho conosciuto molti autori e spesso quelli che vendevano tanto lo meritavano (secondo il mio gusto) altrettanto spesso no. 

Quello che davvero ho apprezzato in questo libro è l'audacia e la voglia di scrivere tutto, tanto, amorevolmente. L'autrice è un'artista pura, secondo me, e lo è in modo fresco e spontaneo. Sono quelle le creature con cui, letterariamente, di più mi sento affine.

Spero la lettura vi coinvolgerà come ha fatto con me!


la tua arte
non sta nella quantità di gente che
apprezza la tua opera
la tua arte
sta nel fatto
che il tuo cuore apprezzi la tua opera
che la tua anima apprezzi la tua opera
sta nella tua onestà
verso te stesso
e non
devi mai
barattare l'onestà
con l'immedesimazione

- a tutti voi giovani poeti



lunedì 6 febbraio 2017

Poetry Cafè



Torna una delle rubriche nuove e al tempo stesso vintage di questo blog. Una poesia per cominciare bene la giornata (anche se è già mezzogiorno!). Questo lunedì ho ripreso dalla mia libreria questa poetessa americana di inizio Novecento (nata l'8 febbraio 1911). 

Una poesia sulla "buona creanza" o per meglio dire uno spiraglio sui valori "di una volta" espressi dai ricordi di una bambina legati al nonno. 



La buona creanza

Per una bambina del 1918

Il nonno mi disse,
seduti a cassetta:
"Non ti scordare mai di salutare
chiunque incontri, dammi retta".

Incontrammo uno sconosciuto a piedi.
Il nonno si tocco il cappello col frustino.
"Buongiorno, signore. Buongiorno. Bella giornata".
L'ho detto e ho fatto un inchino.

Poi raggiungemmo un giovane del posto
con la sua cornacchia addomesticata sulla spalla.
"Offri sempre un passaggio a tutti;
non dimenticarlo quando sarai grande"

disse il nonno. E così Willy
salì con noi, ma la cornacchia
volò via con un gran "Gra!". Mi preoccupai.
Come faceva a sapere dove andare?

Ma volava un pezzetto alla volta
da un palo all'altro della staccionata:
e a ogni fischio di Willy rispondeva.
"Bell'uccello" disse il nonno

"e ben addestrato. Vedi, risponde
a tono quando gli si parla.
Il che è buona creanza, uomo o bestia.
Badate bene di farlo anche voi due".

Quando passavano le automobili,
la polvere nascondeva il volto della gente,
ma noi a gridare:"Buongiorno! Buongiorno!
Bella giornata!" con voce squillante.

Una volta arrivati sotto Hustler Hill.
il nonno disse che la cavalla era stanca,
così scendemmo tutti, proseguendo a piedi,
come esigeva la buona creanza.


mercoledì 22 giugno 2016

Terrazzino di cafffè!


Mercoledì, tempo di taccuino. Purtroppo anche questa settimana sono riuscita a connettermi poco, ho letto poco e scritto poco. In compenso, ho montato parecchi mobili e mobiletti Ikea.

Ma questa sera riesco a stare un po' nel mio terrazzino, e a preparare una cena estiva. 

E quindi riesco anche a condividere con voi le tre consuete notizie settimanali che appunto solitamente su questo taccuino virtuale.  

1) Moresco. Escluso dalla cinquina dei finalisti al Premio Strega, Antonio Moresco ha scritto un articolo su La Repubblica (che poi ha implementato su Il primo amore) del 17 giugno che, lì per lì, a me come a molti, per farla assai breve è parso uno sfogo assimilabile al "rosicare". Un illuminante commento della scrittrice Rosella Postorino, sulla propria bacheca Facebook, a me ha concesso però di vedere il fenomeno sotto nuova luce, pur nella complessità del caso Read more...

2) Poesia & C.! Domani sera (giovedì) alla libreria Therese di Torino si festeggia, e molto. Intanto, la vetrina sarà inondata di bianco, il colore della collana di poesia storica dell'Einaudi, e poi si celebrerà il nono compleanno della libreria, nonché il cinquantasettesimo di Marco Zapparoli, editore di Marcos Y Marcos. Ci saranno sorpese e molte parole belle da ascoltare. Purtroppo io non ci sarò, perché domani c'è l'ultima puntata della stagione della mia trasmissione radio (insieme a Erica Tramontini), Pillole Concezionali su Radio Banda Larga - a proposito, ascoltateci se potete qui, che vi racconteremo le nostre cose preferite. Per chi vuol partecipare invece alla festa, le info qui! Accorrete numerosi!
3) Animal Instinct. Un po' di animali qui e là. A proposito di Pillole Concezionali, mi aggancio perché per tutta la stagione Erica ha tenuto una rubrica dedicata agli animali; quanto a me, scrivo da un po' piccoli racconti di animali e vita cittadina che si chiama Acqua Naturale, spero lo leggerete... Uno dei più intreressanti romanzi candidati al Premio Strega ha come protagonista un animale, un cinghiale. Il tema di Torino Spiritualità sarà "D'istinti animali", e ne sono molto curiosa. Gli animali insomma ci interessano (dico, a noi umani). Ogni tanto mi chiedo se anche noi interessiamo altrettanto a loro. Nella mia nuova casa, dalla quale vedo da vicinissimo l'antenna della tv del condominio, noto che sopra ci vivono due piccioni bianchi. Non riesco a capire se mi "percepiscono", ma forse sì. E me lo chiedo anche di tutte le coccinelle, ragni, zanzare e moscerini che popolano il mio appartamento di città in un quartiere che è quasi campagna. Insomma, un tema antico come l'uomo, che vorrei approfondire. Per i curiosi, un articolo su Bambi (in francese) qui


mercoledì 23 marzo 2016

Taccuino di caffè!

Mi sento un po' come Cyrano de Bergerac che ogni sabato andava a trovare la sua amata Rossana in convento (se non l'avete ancora letto, vi consiglio di correre ai ripari!) e le raccontava i fatti della settimana. 

Ho navigato poco in rete in questi ultimi giorni, ma quel poco mi è bastato per appuntarmi sul mio taccuino virtuale tre cose che spero saranno interessanti anche per chi legge:

1) Corso Regina 68  Al di là del fatto che, personalmente, sono affezionata a questo corso torinese, ho recentemente scoperto che Corso Regina 68 è anche il titolo di un romanzo, o addirittura qualcosa di più: un vero esperimento letterario. Ho conosciuto l'autrice, Camilla Bonetti, durante un corso di scrittura tenuto da Marco Magnone durante il quale sono stata chiamata a raccontare la mia esperienza. Ho bellissimi ricordi di quell'incontro, e mi fa piacere scoprire che dal corso sono nati autori interessanti. Il romanzo ha una peculiarità: è nato grazie a un percorso di crowdfundig sulla piattaforma Bookabook. Read more... 

2) I libri meglio tradotti Tradurre è senza dubbio uno dei mestieri (editoriali) più difficili. Vi dico di me (essendo sul mio blog): ho tradotto dall'inglese alcuni articoli e un romanzo, nella mia vita. Quando mi sono accorta che potevo e dovevo migliorare, allora ho partecipato qualche anno fa anche a un seminario di traduzione all'università di Urbino. Mi piacerebbe tornare a tradurre (dall'inglese) e faccio un appello agli eventuali editori all'ascolto :)! Detto ciò, i traduttori secondo me sono come le ballerine: categorie umane tra le più rigorose e precise che io abbia mai conosciuto. Non ho mai conosciuto chirurghi, ma immagino siano della stessa pasta. Naturalmente quelli bravi nel loro lavoro. Peccato che, almeno in Italia, c'è la polemica sul fatto che i traduttori sono trascurati e sotto pagati, non sono i soli ma tant'è, è proprio vero, e tradurre, come vivere, bene a pancia vuota è molto, molto difficile. Oggi però ho scoperto che esiste un premio proprio dedicato ai romanzi meglio tradotti. Molto interessante, dà fiducia, guardate qui (in inglese).
3) Poem of the week Sul Guardian, per restare in area anglofona, c'è una rubrica settimanale in cui appare una poesia. Siccome questa è la settimana della Giornata Mondiale della Poesia, nonché quella in cui inizia la primavera e che precede la Pasqua che quest'anno è molto presto (per questioni lunari), ecco che vi consiglio, sempre in inglese, di leggere questa poesia qui, che parla di resurrezione. 


Canzone del taccuino di oggi, visto che si parlava del "cadetto di Guascogna", che non si rassegna a essere cattivo!


lunedì 14 dicembre 2015

#Blogtour - Feltrinelli Zoom - elogio della poesia!




Ho seguito le vicende di Feltrinelli Zoom fin dai primi momenti, e adesso il marchio digitale di Feltrinelli compie quattro anni!

C'ero al glorioso e natalizio hangout del primo anno, voglio esserci anche adesso come una brava cugina che festeggia amorevolmente l'ampliarsi dei confini di questo ambizioso progetto.

E proprio dai confini possiamo partire:


Confini

Quand'ero piccina
e volevo comprendere qualcosa
mi avvicinavo con lo sguardo
stretto sui dettagli
fino a poggiarci il naso
Ho passato molto mondo
nel mio occhio miscroscopico
Persino i confini
visti da vicino
sono solo un insieme di puntini


Ecco una poesia contenuta nella raccolta che ho il piacere di ospitare per questo #blogtour proposto dagli amici di Feltrinelli Zoom. 

Personalmente, il tema del confine mi è caro. Un po' come i numeri, i confini sono cose complicate, affascinanti e decisive per la qualità della vita. Conoscere i numeri e i confini è già avere in tasca alcuni tra i più importanti segreti, se si vuol stare al mondo. 

Questa raccolta a mio parere è anche importante in quanto rappresentativa del potenziale che oggi sempre di più possiede il mezzo digitale per quanto concerne il campo degli autori emergenti e della forma breve (racconti e poesie) che ormai da molto tempo sostengo essere perfetta per la lettura in ebook, insieme alla saggistica (senza nulla togliere ai romanzi). 
L'autrice è Alessandra Battaglia, classe 1980 che, per campanilismo definirei un'ottima annata. Sono contenta di poter parlare della sua silloge, Oltranima, e della collana stessa che l'editore dedica alla poesia. 

Dicono che la poesia non è la favorita dal mercato editoriale, e considero questo un fatto grave, che ho la sensazione finirà per cambiare, così io mi auguro per lo meno. Compriamo tutti più poesia, regaliamola a Natale.

La poesia è il cigno della letteratura, e oggi attorno a me sto osservando un fiorire molto interessante di voci nuove e intonate. Tutti dovrebbero leggere le poesie. La poesia è cugina della musica, per restare in tema di cuginanza. C'è un comune sangue che scorre nelle vede di queste due forme d'arte.
Alessandra Battaglia, che ho scoperto proprio grazie a questa raccolta, utilizza un linguaggio che si introduce bene in uno stile tradizionale classico e pulito, che a me piace e convince. 

I suoi lavori hanno un respiro emotivo e per questo universale e questo doppio canale si sente bene nel titolo, che io ho interpretato proprio come: andare all'anima e oltre, oppure esplorare un altrove a partire dall'anima, ma chissà se ho indovinato!

In ogni caso, potete trovare il suo libro qui. 

Buona lettura e buon compleanno Feltrinelli Zoom!





mercoledì 13 novembre 2013

I giovani, la lettura, la sacralità, il calcetto, il romanticismo, Eliot, il caffè etc. etc.


Ieri, al Collegio Universitario Renato Einaudi di Torino. 

Per la rassegna Ti presento un autore, a raccontare del Metodo della bomba atomica, e di altre amenità.
Guglielmo Zanchetta è un giovane di belle speranze che ha condotto una delle presentazioni più belle della mia vita. Laureato in Scienze strategiche (eh? Ah, i giovani d'oggi che robe strane), pareva un letterato ormai consumato e raffinatissimo e ha colto del mio romanzo aspetti oscuri a me per prima. Ha inoltre tirato fuori una citazione di Eliot calzante e bellissima sui "tre nomi del gatto". Che riporto a vostro beneficio e che lui ha ravveduto adatta a proposito delle molteplici identità dei miei personaggi, e di me come "autore", poiché la rassegna prevedeva di conoscere non solo i libri, ma anche chi li ha scritti. Eccola: "Quando vedete un gatto in profonda meditazione, la ragione, credetemi è sempre la stessa: ha la mente perduta in rapimento e in contemplazione del pensiero, del pensiero, del pensiero, del pensiero del suo nome: del suo ineffabile effabile effineffabile profondo e inscrutabile unico NOME". Grazie Guglielmo! Gli ho chiesto di regalarmi il foglio su cui aveva appuntato questa intervista, per ricordo, perché mi ha colpita molto. W i giovani. (Nel'immagine, una caffettiera del collegio, lasciata lì per caso).

E fu così che fui trasportata, prima dell'incontro, da Guglielmo stesso in veste di Cicerone, in una appassionante e a tratti allucinante visita guidata al Collegio Universitario. (Grazie ancora di cuore a Francesca Cerutti per avermi invitata!). Oh, guardate che romanticoni, i giovani. Disegnano cuori sui muri. Ottimo spunto per la mia nuova casa, pensavo, mentre fotografavo tutto, sperando in questo modo di confondermi tra di loro, in quanto persona profondamente digitale, fotografa e 2.0.

Ciao mamma, sono su una bacheca dell'Università, insieme al cartello VIETATO FUMARE!! Yea.

Dopodiché, ho visitato una vera "stanza di studenti". Buia e oscura come una tana del lupo, piena zeppa di giovani in pantofole. Dopo i primi convenevoli, mi sono intrattenuta a chiacchierare un po' con la pregiata squadra di calcetto "Gli evirati arabi" (nome provvisorio). Ma quando mi hanno offerto goliardicamente una birretta, ho capito che forse era il momento di salutare, e tornare nelle mie vere vesti di autrice seria e professionale.

Per questo gesto di maturità, ho guadagnato un piccolo florilegio di regali. Tra cui una maglietta! 

Il rituale di firmare la locandina mi è piaciuto molto.

Quando ho visto questo assetto, ho pensato: troppo serio per essere vero. Ora mi toccherà davvero "avvicinare i giovani alla lettura". Nessun problema, sentivo in effetti di potercela fare. Il bello è stato poi notare che il pubblico presente, non molto numeroso ma di qualità, era composto per lo più da agguerritissimi anziani, tra cui un vero... ermeneuta (sic.), che ho senz'altro avvicinato alla lettura, tuonandoli di parole! Però quei pochi meravigliosi giovani che c'erano, mi hanno spezzato il cuore per la loro attenzione, competenza, rispettosità e forza d'animo nell'organizzare questo tipo di incontri e nell'ascoltare. Sono veramente la forza del nostro Paese, e lo dico fuori di retorica. Tra loro, poi, c'era un giovane ingegnere che - al temutissimo momento delle "domande dal pubblico" - ha rilevato alcune analogie tra il mio stile di scrittura e quello di John Steinbeck. Sul serio. Questo mi ha commossa ed è stato il miglior modo, se non di avvicinare loro alla lettura, senz'altro di riconciliare me con l'Universo e con il desiderio di continuare a scrivere, di più e meglio.

Mi hanno offerto un buon caffè, su un vassoio vintage (cioè dei miei tempi) del Mulino Bianco in pieno stile-collegio. Momento che ho semplicemente adorato. 

E poi questi due giovanissimi ragazzi hanno letto brani del libro: mi fa sempre un certo effetto, e non finivo di ringraziarli. 



Considerazioni a margine. Il mondo dei libri è il più grande mistero - dopo l'amore e il funzionamento dei termosifoni di casa mia - che io conosca. 

Giusepe Culicchia, nel suo ultimo libro, scrive che il fatturato dell'intera editoria italiana è pari a un singolo prodotto della Ferrero, prevedibilmente la Nutella! Capirete bene quanto sia arduo avvicinare, non solo i giovani, ma chiunque alla lettura, considerando che non si può spalmare su nessun tipo di panino.

Perché leggere è difficile. Bello, magnifico, ma faticoso. Come amare. Fa sanguinare i polsi, diceva qualcuno. Fa morire di stanchezza. Ti uccide un po'. Leggere, come scrivere. Come amare. 

Ci sono scelte - come amare, o restare da soli, o leggere, o scrivere - che non sono scelte, sono cose sacre. 

E le cosa sacre e sublimi è complicato spiegarle. Accadono semplicemente. Ti attraggono, ti chiamano. Si avvicinano i giovani a questo nelle maniere più impensate. Forse con l'esempio. Si diventa responsabili. Non so onestamente se ci sono riuscita ieri. Se ci riesco con questo blog, o nel mio proselitismo quotidiano, nei bar, sui treni, negli uffici che frequento. Boh. Ai posteri l'ardua sentenza. Ma devo ammettere che non mi importa molto. Mi importa piuttosto di aver dato un senso a quelle ore lì, ieri sera. Di aver portato a compimento qualcosa. Di aver scelto di amare, di stare sola, di leggere e di scrivere. Di non aver scelto, anzi, ma di aver notato la sacralità di tutto questo, e di raccontarla a chi ha voglia di ascoltare. 

Buona lettura allora e a presto con altre fantastiche avventure!!

sabato 19 maggio 2012

Un poeta alla radio!



Foto di Umberto Schirosi.

Buondì! Oggi a Flash Papers su Radio Flash 97.6 dalle 18 alle 19.30 avremo ospite UN POETA. Sorpresa, non vi dico chi è, ma insomma, è un fantastico poeta e siamo tutti contenti. Compreso Mike, il microfono numero 4 della radio che qui sotto ha voluto raccontare proprio di quella volta che in radio è arrivato un poeta...


Mike #6

E quindi eccoci qui. Nella radio dove vivo, da dove vi racconto queste vicende radiofoniche. Dopo l’inventore di fiori per bambini, il fisarmonicista Abramo, e tutti gli altri, pensavo oggi di dirvi di quella volta che di qui è passato un poeta.

Durante la scaletta mi era preso il panico. Gli speaker si esaltavano con questa cosa del poeta. Il problema mio era che, in quanto microfono, mai avevo sentito nominare prima una simile parola. Poeta, mi sembrava il nome di una pianta (tipo petunia) o di un insetto (non so perché, mi faceva pensare al bombo, quell’animaletto verde smeraldo brillante che vola d’estate) o di un edificio instabile, come una palafitta. Mah. Spero che vorrete perdonare le mie fantasie da microfono, come sapete, non sono altro che un dispositivo di trasmissione del suono, in certe cose non ci arrivo proprio.

Comunque la fortuna è dalla mia parte, sempre, in qualsiasi circostanza, l’avrete capito.

E anche quella volta la dea bendata, che voleva chiaramente aiutarmi a scoprire cos’era un poeta, mi aveva fatto capitare sotto il naso (cioè sotto la graticola argentata, questa qui, da cui sento le cose diciamo e da cui passa l’aria) un pc portatile, sulla pagina di Wikipedia alla voce poeta

(A quanto pare non ero il solo a non sapere di chi o che cosa si trattasse).

Disambiguazione - Se stai cercando altri usi della parola Poeta, vedi Poeta.

E ho pensato. Ah, ok. Cominciamo bene, anzi male, malissimo.

In senso stretto un poeta è uno scrittore di poesie. Il sostantivo deriva dal verbo greco ποιεω (traslit. poieo), il cui significato letterale è "fare".

Quindi? Come dire che un “giornalista è uno scrittore di giornali”. Boh. Allora poetare vuol dire fare. Vabè.

Ne sapevo meno di prima, e il poeta, il tizio, il fattore, facente o che dir si voglia, stava per arrivare in radio. Era questione di minuti. Non che alla fin fine mi importasse sul serio eh, però la curiosità, non so, mi stava logorando l’anima. Tanto per farvi capire.

Quindi ho continuato a leggere, con la vista annebbiata dalla tensione:

 I primi poeti declamavano le loro opere oralmente, accompagnandosi con la musica, come già Omero, il poeta più famoso dell'antichità. Nel mondo greco e romano sono comunque molti i poeti degni di nota.

Quindi sto poeta è come gli speaker amici miei che parlano e poi mettono la musica. Infine è come un tale Omero e generalmente opera in Grecia e a Roma. Quindi qui a Torino com’è la situazione-poeti? Niente?

Seguiva, su Wikipedia, una sterminata “lista di poeti della Grecia antica e moderna”.

Niente, la Grecia ritornava un po’ troppo sovente in questa descrizione. Da cui ho capito che il posto dove è nata questa cosa della poesia oggi sta colando a picco, mi domandavo se ci fossero correlazioni ma ho lasciato stare.

Insomma, poi lui, egli, è entrato nella stanza. Il poeta. La cosa divertente è che era un tizio normalissimo, vestito più o meno decente, credo, e si è messo qui vicino a me.

Mah. Era uno veramente indecifrabile. La sua faccia attonita non aggiungeva nulla alla definizione di Wikipedia. Chi sei esattamente? Avrei voluto chiedergli. Ma me ne sono stato zitto.

Poi, finalmente, si è messo a dire le sue cose, queste cosiddette poesie.

E vedevo che la gente intorno cominciava a ridere, qualcuno a piangere, altri a corrugare la fronte in un pensiero che prendeva vita sulla pelle, sulle rughe, sulle ciglia.

E fu così che ho capito cos’era un poeta

Un poeta era come una pistola caricata a parole anziché proiettili che suscitava sentimenti nelle facce degli altri e che, anziché uccidere, li teneva tutti in vita.


giovedì 2 febbraio 2012

Wislawa Szymborska.


Vista con fiocco di neve.


"Nulla due volte accade
né accadrà. Per tal ragione
nasciamo senza esperienza,
moriamo senza assuefazione".

(Wislawa Szymborska da Nulla due volte - Vista con granello di sabbia -  Adelphi)

Un piccolo saluto alla grande scrittrice, premio Nobel, illustre, inarrivabile esperta e mai assuefatta di parole che cambiano la vita e di poesia.


domenica 17 luglio 2011

Miracolo a colazione.















(...)

Alle sette un uomo uscì sul balcone.

Si trattenne un minuto sul balcone
guardando sopra le nostre teste, verso il fiume.
Un domestico gli passò gli strumenti di un miracolo:
un'unica tazzina di caffè
e un panino, che sminuzzò briciola a briciola,
la testa, se vogliamo, tra le nuvole - col sole.

(...)



Elizabeth Bishop, Miracolo a colazione, Adelphi.


Dalla raccolta Nord & Sud del 1946, la poesia Miracolo a colazione è più ampia di così, questo è solo un piccolo estratto. Però che bella. Una storia da scoprire leggendo, che riguarda briciole, miracoli, non-miracoli e caffè.

Buona domenica!



p.s. qui sotto, per chi fosse interessato, c'è il "vascello fantasma" questa mattina dal mio balcone.




giovedì 9 dicembre 2010

Poetry Café.

Buon giovedì-che-sembra-lunedì a tutti :)
Tra i blog che leggo da qualche tempo c'è questo grazioso Coffee and Literature di una ragazza che si chiama Kristy Sherrod. Come potete immaginare, è un blog che si occupa di libri, in modo secondo me fresco e appassionato. Anche lei ha partecipato a "nanowrimo" ma, a differenza mia, è riuscita a scrivere 50.000 parole in tempo, e ha vinto. Come non stimarla?

In tutto questo, Kristy ha una rubrica che si chiama Poetry Café, la scrive il mercoledì, e ci mette una poesia che per qualche ragione l'ha colpita. Vorrei allora esplicitamente copiare questa idea (grazie Kristy!) e proporvi una poesia. Che è anche una scusa per citare l'Antologia di Spoon River, di Edgar Lee Masters (la storica edizione Einaudi è a cura di Fernanda Pivano).

Che aggiungere? Nulla, solo ricordare che questa raccolta - semplice, perfetta, ironica - è una pietra miliare da consultare e cui chiedere una mano quando ci si sente un po' sperduti. Oggi l'ho fatto e il risultato è questo piccolo ritratto di Serepta Mason (per quei pochi che non lo sapessero, Spoon River è un paesino della provincia americana e le poesie della raccolta sono piccoli epitaffi di tutti i defunti del cimitero: una cosa di per sé straziante, ma quando leggete più che la morte è la vita intera che vi appare sotto gli occhi, come un minuzioso affresco di particolari all'apparenza insignificanti e di insegnamenti e di, per tornare a noi, pura inequivocabile poesia).

Sono capitata allora sulle parole di questa:

Serepta Mason

Il fior della mia vita avrebbe potuto sbocciare da ogni lato
se un vento crudele non avesse intristito i miei petali
dal lato di me che potevate vedere nel villaggio.
Dalla polvere io innalzo una voce di protesta:
Voi che vivete, siete davvero degli sciocchi,
voi che non conoscete le vie del vento
né le forze invisibili
che governano i processi della vita.


Oh, non so che altro dire. Non si può certo commentare una cosa del genere. Penso solo che questa (come molte altre nell'Antologia) micro storia mi fa venire in mente tutte quelle cose inespresse che non arrivano mai alla luce. Allora, visto che fino a prova contraria noi che leggiamo e scriviamo qui e ora siamo decisamente vivi, prendiamo spunto per non dover poi dire queste parole un giorno: cioè diamoci da fare, non perdiamo le opportunità di vedere come stanno le cose. Sarà questo il messaggio di Serepta? Per me sì. Per voi?

Dai dai che il week end è dietro l'angolo!


p.s. grazie per le bellissime tazzine (a destra sotto il logo Indie Riviera) che stanno arrivando. ci pensavo ieri prima di dormire, davvero, è una cosa che mi emoziona un po', non l'avrei detto. rigrazie.




giovedì 26 agosto 2010

Grazie, google.

Carissimi lettori occasionali di tazzinadicaffè, queste sono le vostre ricerche su google di oggi:

luce tazzina caffè

scrivere sul muro con luce

tazzina di caffè

tazzina sospensione.


No, dico. Questa è poesia.

:)

martedì 22 giugno 2010

Bright Star.

"Cercò per me dolci radici e miele
e rugiada di manna;
nel suo ignoto linguaggio ella mi disse:
'amo te solo'.

Bright Star, di Jane Campion.
Già qui, non so se ricordate, avevo accennato al libro di Elido Fazi su John Keats. E adesso questo film. A me non sembra vero. Sono andata anche a riprendere il mio vecchio libro di sue poesie. Non ci credo che stia succedendo tutto questo. Mi verrebbe da viaggiare nel tempo, tornare da Keats e dirgli ehi John su col morale che un giorno non solo finirai in una canzone degli Smiths (Cemetry Gates), ma addirittura in un libro di Fazi (!) e adesso anche in questo splendido film di Jane Campion, fulgida stella del cinema inglese.
Il film è davvero bellissimo, gli attori perfetti e la fotografia sognante, lucida, viva. E poi l'amore. La poesia. L'amore e la poesia, la poesia e l'amore. Occhio agli svenimenti (per chi è soggetto a sincopi, come me), alle lacrime calde, al languore, alla malinconia, alla bellezza che vi esploderà negli occhi, pur comodamente seduti in poltrona. Cinque stelline, da vedere.

mercoledì 3 marzo 2010

Bright Star.

Più che il libro in sé, per quanto molto interessante, ciò che trovo bello è che un editore famoso e glamour come Fazi, proprio lui in persona, Elido (bel nome), si sia dedicato alla stesura di una appassionata biografia di John Keats. Trovo il fatto di averci pensato una scelta già romantica in senso stretto e senso lato. Un gesto d'amore "autentico", in sintonia con il sottotitolo del libro: La vita autentica di J.K. Curiosa è anche la necessità di raccontare la vita proprio autentica di uno scrittore, non la sola vita, la mera vita, la vita e basta. Lo trovo giusto, oltre che curioso. Il povero Keats morì prestissimo e da quanto si può immaginare anche impregnato di una certa solitudine intellettuale. Credo sia per le persone come Fazi che sono nati poeti come Keats. Anche a distanza di secoli, le loro sensibilità si sono incontrate e capite. Appena riesco mi compro il libro. E spero che mi piaccia quanto l'idea stessa. Qualche info qui.

martedì 2 marzo 2010

Vai a stendere! Go to spread!

Sapete cos'è un Albatros? Non penso alla meravigliosa poesia di Baudelaire. E neppure al volatile in carne e piume.






Spesso, per divertirsi, gli uomini d'equipaggio
Catturano degli albatri, grandi uccelli dei mari, Che seguono, indolenti compagni di vïaggio, Il vascello che va sopra gli abissi amari.
E li hanno appena posti sul ponte della nave Che, inetti e vergognosi, questi re dell'azzurro Pietosamente calano le grandi ali bianche, Come dei remi inerti, accanto ai loro fianchi. Com'è goffo e maldestro, l'alato viaggiatore!
Lui, prima così bello, com'è comico e brutto! Qualcuno, con la pipa, gli solletica il becco, L'altro, arrancando, mima l'infermo che volava! Il Poeta assomiglia al principe dei nembi Che abita la tempesta e ride dell'arciere;

Ma esule sulla terra, al centro degli scherni, Per le ali di gigante non riesce a camminare.


L'albatros al quale mi riferisco è il comodo stendibiancheria Foppapedretti. Allordunque, miei cari allievi di Economia Domestica. Prendete il quaderno, apritelo e scrivete. Tema: Come si stende? Svolgimento: Innanzitutto: si stende. Questo dovete saperlo. Non si possono lasciare i panni dentro la lavatrice, né dentro la bacinella, né dentro il cesto dei panni sporchi, né tantomeno indosso per troppe settimane di seguito. Essi bisogna stenderli quanto prima e con solerzia. Ora. Nessuno possiede lo stendibiancheria Albatros. Sicché vi dovete accontentare di un normale stendibiancheria di ferro, tutto snodato, scordato come una vecchia chitarra, incastrato sul balcone come la fava nella Focaccia della Befana. Starà a voi, dopo aver frequentato un corso di contorsonismo (vedi figura), applicarvi al massimo per raggiungere ogni suo spazio libero. Sì, perché si DEVE riempire tutto. Completamente tutto di panni. Non lasciate buchi. Osate fare lavatrici abbondanti e generose, per evitare di sprecare troppo detersivo (ovviamente biologico, mi raccomando).


Quindi ecco come si fa:
1) indossate guanti di gomma, poiché la sensazione di panno umidiccio sulle mani, specie di inverno, può irritare la pelle e l'anima del kidult, nato intorno al 1980. 2) considerate questo esercizio simile a quello del Mandala. 3) mettete bene i vestiti, allungateli a dismisura. Saranno già "mezzi stirati". 4) assaporate l'aria frizzantina e osservate i vicini intenti nella vostra stessa situazione, vi farà sentire meno soli! 5) beatevi della vostra abilità di stenditori!!! 6) occhio ai giorni di vento. A me è volato via una volta un enorme accappatoio. E i tizi sul cui balcone era planato si trovavano dall'altra parte dell'Italia. Un'altra volta mi è volato un telo-mare. Esso staziona ancora sulla ringhiera della casa di una simpatica vecchina che sostiene il telo sia di sua proprietà e non mia. E a nulla valgono le argomentazioni. Suo figlio e il suo gatto sono d'accordo con lei.


lunedì 2 novembre 2009

Pianto dei poeti.

Ruba a qualcuno la tua forsennata stanchezza
o gemma che trapassi il suono
col tuo respiro l'ombra che sta ferma
di fronte ad un porto di paura
quel trascendere il mito
come se fosse forzatamente azzurro
o chi senza abbandono
che non sanno che il pianto dei poeti
è solo canto.
Canto rubato al vecchio del portone
rubato al remo del rematore
alla ruota dell'ultimo carro
o pianto di ginestra
dove fioriva l'amatore immoto
dalle turbe angosciose di declino
io sono l'acqua che si genuflette
davanti alla montagna del tuo amore.

Alda Merini

lunedì 3 agosto 2009

Positivo/Negativo.

"C'è una camera oscura,
il ventre chiuso e abbuiato
dove il negativo diventa positivo.
Un'altra camera oscura,
la tomba cieca e sprangata,
dove il positivo cambia in negativo.
Non possiamo né disfare l'uno, né sfuggire
l'altro, noi
che abbiamo nascita e morte avvolte nelle ossa,
niente noi possiamo fare
che lenisca il vero rimpianto,
di iniziare, e finire, tra i lamenti".

(Cecil Day-Lewis, From Feathers to Iron, Hogarth Press, 1931)

lunedì 15 giugno 2009

Dormivo.

Dormivo.
Ho capito che dormivo
mentre il mondo era sveglio.
Il mondo dei grilli.

Il mio sonno era leggero.
Appeso a una nuvola
disperso nel cielo.
Ma dormivo.

Intontita come chi riceve
un sasso sulla testa.

Il mio cervello stesso era un sasso
pesante levigato.
Era una palla di cemento e non potevo camminare.
E poi il mio cranio di marmo era un masso
e non potevo vigilare.

mercoledì 4 febbraio 2009

Torino: Poesia.

Vorrei segnalare questo sito:

http://www.torinopoesia.org/

su cui si trovano tutte le informazioni, le molte iniziative e il manifesto di

Torino Poesia

E' raro e prezioso trovare qualcuno che con tanta passione coltiva, promuove e ama la poesia come i poeti di Torino Poesia e in particolare Tiziano Fratus.

p.s. venerdì alle ore 16 alla libreria Linea 451, convegno Cosa scrivere in versi/ Come scrivere in versi.

Bello!

venerdì 1 agosto 2008

Marianne Moore.


[...] stanchi e pieni di speranza -

non essendo speranza la speranza

finché non sia svanito ogni motivo

di speranza; e indulgenti, pronti a considerare

l'errore del proprio simile

col cuore di una madre -

donna o gatta. [...]