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mercoledì 30 novembre 2011

Signore di Corso Trapani.

Non so se qualcuno di voi ricorda questo signore. Qualche volta mi arriva qualche mail chiedendomi che fine abbia fatto, altre volte me lo chiedono gli amici e parenti addirittura :)

Con un po' di malinconia, rispondo sempre che non lo so. Era un signore anziano ma con uno sguardo celeste fuori dal tempo che, con la sua camicia a quadri, il berretto di lana, il bastone e una sigaretta bianca sempre spenta, se ne stava tutte le mattine davanti a un portone di Corso Trapani, qui a Torino.

Lo incontravo quasi tutti i giorni, fino al punto che si era creata, forse solo nella mia mente, una delicata consuetudine, come se anche lui mi riconoscesse e mi salutasse con un cenno. Per me era rassicurante, come il primo caffè bevuto ancora con gli occhi socchiusi.

Lavoravo in un ufficio ed ero sempre di corsa. Poi è scaduto il contratto e come molti di voi avranno sperimentato, ho preferito non passare più da quelle parti, perché mi dispiaceva.

Da un po' avevo smesso di pensare a lui (e a quel lavoro, e a un sacco di altre cose, perché funziona anche un po' così la vita) fino a ieri. Quando, in stato confusionale, mi recavo dal dentista. Non mi trovavo in Corso Trapani, eppure: rieccolo! Stesso bastone, cappello nuovo di stoffa color amaranto, stessi occhi - diversi da tutti gli occhi che abbia mai visto. Né giovani né vecchi, neutri, sapienti di una sapienza non-umana (ma forse tutti gli occhi suggeriscono indizi ultraterreni e non ci avevo mai fatto caso?).

Ovviamente non mi ha riconosciuta, e, come nel più classico film americano lacrimevole, quando mi sono voltata per controllare una seconda volta che fosse realmente lui, non c'era più. Puff. Sparito. (hemm era solo entrato nello studio medico u.u niente di tanto romantico).

La coincidenza vuole tra parentesi che abbia appena iniziato un libro in cui succede qualcosa di simile in un mondo molto suggestivo, ma vi racconterò sicuramente in futuro.

Comunque questo episodio mi ha ricordato ancora che personalmente mi trovo nel mezzo della mia maratona alla ricerca di un senso, un posto, una saggezza e di un'identità. Mi chiedo ora se per fare ciò sia necessario il contributo degli altri: il Signore di Corso Trapani o voi che leggete, ad esempio, oppure se è una corsa che bisogna correre da soli, con la sola compagnia di un orologino di plastica per segnare il tempo e il paesaggio circostante. La risposta è: entrambi. Un interlocutore forte, che ti guarda negli occhi e ti dice cosa pensa, e poi tu, con le tue sole gambe infreddolite a correre nella nebbia.

Qualche altra volta cerco un destino nei libri: e così oggi magari trascorrerò un pomeriggio in biblioteca sola con loro.

E se voi volete per caso leggere i post sul Signore di Corso Trapani, li trovate tutti qui.

Buon ultimo giorno di novembre :)

c\_/

venerdì 28 gennaio 2011

Signore di Corso Trapani.

Lui. Fermo immobile. Gli occhi celesti di chi dice: no sense, but... e poi niente, non fornisce la risposta né tanto meno io formulo mai la domanda.

Avanti, sentendo il cemento scricchiolare sotto le suole, con il sacchetto bianco di carta del croissant, con le mani gelate, la sciarpa sul mento, il grigio sopra e sotto e intorno, gli alberi fasciati e spogli, i lavori in corso, bar che tintinnano e forbici di parrucchieri che tagliano continuamente.

Cammino avanti avanti con la borsa a tracolla, la bottiglietta d'acqua, non so bene perché, per dove e come. Cosa c'è domani, cosa c'era ieri. C'è quell'attimo, di mattina, in cui non esiste nulla fuori dalle gambe che scavalcano i marciapiedi, i portoni che sfilano, i semafori che scattano, i citofoni, i cani e lui.

Senza cappello oggi, senza giacca. Solo la camicia a quadri, quella marrone. Come per voler sfidare sempre l'inverno, come se quel profumo strano di pioggia calda dell'aria significasse qualcosa per tutti. Il futuro. La gente è tutta strana, come commossa, ma non è commossa, è solo viva. Indaffarata malgrado se stessa. Tutti comunque sono incerti, sentono il venerdì, compreso lui, il Signore di Corso Trapani, che guarda avanti e io, che cammino e cammino ogni giorno e ci incrociamo sempre in rette perpendicolari.



mercoledì 19 gennaio 2011

Signore di Corso Trapani.

Camminavo stamattina a testa bassa, riflettendo sulla carta bianca e rosa di un Bubble Gum lasciata sul marciapiede, pensando a quante devo averne masticate nella vita di quelle gomme giganti, farinose e poi lisce e dolci. Quando alzo la testa: e lo vedo. Erano giorni che mancava. Al suo posto, di fronte al portone, sono transitati solo: un camioncino di mattoni, un tizio simile a lui ma più giovane, due donne, bambini addormentati, cani, qualche piccione, gente veloce che va al lavoro con un croissant tra le dita congelate. E invece oggi finalmente anche lui.

Cappellino da baseball, quello blu con la sigla bianca, pantofole-mocassini, camicia a quadri, pantaloni verdi, barba un po' lunga, bastone e sigaretta. Il solito outfit. E una faccia interrogativa come se chiedesse: ma cos'è questo caldo e questo sole a gennaio? E ancora: ma com'è che ogni mattina mi sveglio e sono ancora vivo?

Così anche io ho capito. Ogni mattina, tutti noi che stiamo scrivendo e leggendo in questo istante, ci siamo svegliati e siamo ancora vivi. Che culo. Seriamente: è una cosa bella, felice e incredibilmente vera. Siamo qui. Ci beviamo anche un caffè. C'è luce fuori dalla finestra.


:)

martedì 21 dicembre 2010

Signore di Corso Trapani.

Oggi è il primo giorno d'inverno, qui il cielo è grigio antracite alle nove del mattino, fa un freddo boia, ma lui non ha problemi a uscire con la solita camiciola a scacchi di lana cotta. Pantalone verde, pantofole strategiche, cappellino da baseball, sigaretta spenta. Lo incrocio nell'attimo in cui esce dal portone e se lo chiude alle spalle. Incomincia la sua giornata, insieme alla mia e a quella di tutti. Non mi ha guardata con gli occhi storti come l'altra volta. Forse vuol dire che c'è un tempo per tutto. Che le cose vanno anche un po' come le fai andare. E oggi vanno abbastanza bene.

:)

giovedì 11 novembre 2010

Signore di Corso Trapani.

Di nuovo. Ancora. Lo vedo da lontano, in rilievo sfumato come le oasi nel deserto, come una cariatide o un simpatico gargoyle. Portone, portone, bar, moto, Signore di Corso Trapani, panetteria, semaforo. Comunque è un grande. Pensavo a come si è ripreso mesi fa dal suo intervento. E alla sua tenacia. Lui e la pianta di fronte, stessa consistenza. Finalmente si è coperto con un giacchettino smanicato. Va bene fare gli eroi, ma fa freddo per tutti. Io un po' mi aggrappo a lui al mattino, alla sua presenza, questo è proprio vero. Il contrasto tra lo sguardo-più-innocente-del-mondo, più sperduto, e la sigaretta, e l'incrollabilità della sua posa, e il bastone, e il fatto che sta lì a presidiare la fortezza sotto ogni avversità, mi colpisce, mi convince a credere in lui. Nel senso della sua vita. A questo punto spero che quel "buongiorno" detto tempo fa e ricambiato dal suo cenno della fronte, rimanga davvero l'unica parola tra noi. Meglio il silenzio. Per me il silenzio è parte fondamentale di tutto, lo conosco, l'ho addomesticato, lo utilizzo per il mio equilibrio, il mio new balance. Signore silenzioso di Corso Trapani, thank you, thank you silence.

martedì 9 novembre 2010

Signore di Corso Trapani.

Quando si dice, tempismo perfetto. Lui usciva dal portone, verso le nove, io passavo, puntuale senza ombrello ma con quella pioggia-vapore che imperla la giacca e i capelli. Lui con la sigaretta, io con il croissant. Lui lento, io veloce. Ah. Non se l'aspettava. L'altra volta mi aveva guardata male. Come per dire "cambia strada", ma, certo, in senso metaforico, perché in realtà non ci siamo scambiati che una parola in tutto questo tempo. O meglio io gli ho detto solo una parola in ormai più di due anni, cioè buongiorno, e basta. Aveva il cappello infeltrito da baseball oggi, ma era in camicia: con questo freddo, lui si accontenta della camicia a quadrettoni bianchi e grigi. E poi i mocassini. Che ho scoperto essere un mix tra scarpe e pantofole, le ciabatte-mocassino (!). E cosa c'era da guardare oggi? Niente. Un cane che tirava al guinzaglio, una tata peruviana con il passeggino, gente che correva al lavoro distrattamente, calcando il cemento rivestito di foglie. Lui ancora e sempre lì, a presidiare il portone. Continuo a pensare che questo signore sia diverso da tutti gli altri. Ha una luce negli occhi, sulla pelle, che lo rende simile a un elemento della natura, mi fa l'effetto di un fiume o di una pianta di arance.

martedì 26 ottobre 2010

Signore di Corso Trapani.

Camicia a quadri, mocassini, pantalone verde, bastone. Capelli un po' più cotonati di quel che ricordassi. Pulito, riposato, debolmente solido. Occhi celesti, sguardo sperduto, aperto su tutto e su niente, sulle scocche delle auto, sulle foglie che cadono, sul'acqua che scivola sul cemento. Eccolo, è sempre lui, dopo quattro mesi, il Signore di Corso Trapani. Nella pioggia fredda di ieri, nel grigio delle nove del mattino, ho intravisto da lontano la sua sagoma configurarsi come un rilievo del solito portone. Incurante del primo gelo, senza giacca né ombrello, stava lì in piedi con la sua sigaretta appena accesa.

Questa volta però ho come avuto l'impressione che mi riconoscesse davvero e indulgesse a lungo a una specie di faccia-da-rimprovero. Non rimprovero, più uno stupore secco e addirittura benevolo. Come se volesse dirmi: "cosa ci fai di nuovo qui?!" E poi ancora (ma è ovviamente tutto nella mia testa): "questo, credo, non è più il posto per te, cambia strada". Quindi la tenerezza del rivederlo si è confusa come in un alone di luce gialla-azzurra e rossa del semaforo con il pungolo, il dubbio, la complessità del suo sguardo, della mia surreale/ordinaria/sospesa/multiforme/ esistenza. Camminavo in effetti verso un lavoro che ho rincorso per quattro mesi come un segugio, per un contratto che si è rivelato più breve dell'attesa stessa (sic.). E non ne sono neanche rimasta delusa, perché "è meglio di niente" e la verità è invece che non sono mai stata capace di chiedere di più da me e dalla vita fino a ora e così questo è solo il culmine di tanti anni in cui le mie facoltà erano come rallentate e sabotate da altre grosse incombenze mentali, come un'auto che deve trasportare un carico pesante, inevitabilmente va piano, si inceppa. Ma adesso.

Ci sono cose che bisogna imparare a lasciarsi alle spalle. Pensavo che ho davvero voglia di cambiare e di consegnare per lo meno questo desiderio a questo piccolo spazio di blog.

Forse è il momento giusto, lo spero, il Signore di Corso Trapani ne è praticamente sicuro. Vorrei guardare le cose con i suoi occhi, capirci di più, avere ragione e incidere ed essere a little bit more rilevante e smettere di pensare che tanto io posso/devo rinunciare alle opportunità belle e importanti di default e votarmi all'abnegazione, all'evaporazione obbligatoria delle mie stesse capacità. Ecco. Ora che l'ho scritto, dovrò invece tenere fede a questo difficile proposito. E cercare in questi giorni che mi ri-separano dalla scadenza del nuovo contratto di vivere in un altro modo, di cercare qualcosa di davvero nuovo. Non sarà per niente facile, ma i blog alla fine servono anche a questo.

:)

mercoledì 21 aprile 2010

Signore di Corso Trapani.

Solo per dirvi che lui oggi c'era. Ed era guarito. Tempo fa avevo notato la sua assenza. E poi segni di una recente operazione. Questi segni li aveva portati addosso per un po'. E poi stamattina, guarito. Davvero guarito. Cappello a quadri grigio da baseball. Sigaretta. Bastone. Sguardo perso nell'oltrenulla. E via per la sua nuova giornata di contemplatore della città, custode taciturno del traffico di Corso Trapani. Occhi azzurri, cielo azzurro. Mi sento di quel colore anche io oggi. Grazie, caro SdCT.

giovedì 8 aprile 2010

Signore di Corso Trapani.

Oggi c'era, senza cappello, senza giacca. Con bastone, sigaretta, pantofole e camicia a quadri grigi. Capelli sparatissimi. E il suo sguardo smarrito-sicuro-ironico-tenero-liquido-serio-interrogativo.

A un certo punto, senza una ragione, come a volte accadono le cose più decisive della vita, si è formulata nella mia mente la seguente frase: "lo saluto?!".

E così ho fatto. Con un filo di voce, mettendomi, non so perché, una mano sulla gola, ho detto:
"Buongiorno". Molto cordialmente, come si fa nei paesi dove si saluta anche chi si conosce poco. Accompagnando la parola con un sorriso appena accennato. Lui proprio non se l'aspettava. Ha risposto, o non risposto, non è stato facile per me capirlo. Ho subito girato gli occhi nel bianco del cielo torinese, punteggiato di germogli, umido di pioggia, quieto, profumato di macchine, caffè e di cemento.

giovedì 1 aprile 2010

Signore di Corso Trapani.

C'è. Non molla mai. Ammetto di sentirne la nostalgia, nei giorni in cui manca. E quando c'è, come oggi, mi sento invece al sicuro. Guarda con aria di sfida-smarrimento-domanda-risposta-tenerezza. Si può dire che è un concentrato di vita, di passato (parecchio eh) e di presente. Il futuro lo lascia in mano ai giovani. Ne è fiero. Ciononostante e giustamente non rinuncia alla sua uscita. Si piazza lì. Davanti al suo bel portone. Con la sua sigaretta (però Signore, dopo l'operazione no, non si dovrebbe), la sua camiciola a quadri, il suo bastone. E niente berretto. Via con la pettinatura primaverile sparata in su verso l'infinito!

martedì 23 marzo 2010

Signore di Corso Trapani.

Ehilà, eccolo lì in grande spolvero. Spunta come un fungo di Primavera. Non esistono? Lui è l'eccezione.

lunedì 8 marzo 2010

Signore di Corso Trapani.

Ed eccolo di nuovo lì davanti al suo portone. Ero in pensiero. Era sparito. Noto che ha sopportato di recente un intervento chirurgico. Il motivo evidente della sua assenza. Ciononostante. L'ho rivisto questa mattina. Camiciona a quadri bianca e blu. Cappello viola. Jeans (!). Sigaretta e accendino tra le dita. Mi ha guardata negli occhi. Ovviamente non immagina nulla. Ma mi ha davvero sorpresa. Quando tutto sembra perduto: di nuovo rispunta un germoglio. Ritornano le forze. Bene bene. Mi preparo una tazzina-di-caffè con la mia Mini-Bialetti. E bentornato Signore di Corso Trapani!

martedì 23 febbraio 2010

Signore di Corso Trapani.

Caro Signore di Corso Trapani. Che fine ha fatto? Passo dalle sue parti, getto un occhio. Ma di Lei nessuna traccia. Forse teme il freddo è si è rintanato in casa.

giovedì 14 gennaio 2010

Signore di Corso Trapani.

Da qualche tempo non vedo più questo dolce signore. Non per sue mancanze. Sono certa infatti che lui è sempre lì, di fronte al suo portoncino, con il suo cappellaccio, il suo completo verde, il suo bastone, le sue pantofole, la sua sigaretta tutta bianca, i suoi occhi celesti, il suo sguardo vivo, acuminato, implorante, buono, sofferente. Lui è lì, io lo so. La colpevole c'est moi. Da qualche tempo non passo più da quelle parti. Prometto pubblicamente di tornarci solo per incontrarlo un secondo di orologio. Per abbeverarmi ancora una volta alla fonte inesauribile del suo mistero.

mercoledì 16 dicembre 2009

Signore di Corso Trapani.

Povero Signore di Corso Trapani. Questa mattina alle nove se l'è vista brutta. Lui era lì tranquillo. Con il suo cappello viola, il bastone appoggiato al muro, la giacca a vento verde, i pantaloni verdi e i mocassini. Fumava la sua solita sigaretta tutta bianca. Guardava il palazzone di fronte, il traffico scorreva infreddolito. Quando di colpo un pastore tedesco di grossa taglia, trascinando la sua padrona gracile, gli si è scagliato contro abbaiando forte. Il Signore di Corso Trapani si è così spaventato che, senza neanche finire la sigaretta, tutto tremolante, ha infilato svelto la chiave nel portone e se ne è ritornato a casa. Come si suol dire, oggi "non era destino" che uscisse.

martedì 17 novembre 2009

Signore di Corso Trapani.

Eccolo oggi tutto vestito di verde con un cappellino da baseball di lana color grigio topo. Sigaretta bianca appena iniziata. Mocassini. L'ho visto alle nove. E poi di nuovo a mezzogiorno. Sempre nella stessa posizione. Con la stessa sigaretta. E ho notato una cosa che mi era sfuggita: la fede nuziale. Questo malinconico signore sperduto che fissa i palazzoni di Corso Trapani e le foglie che cadono velocissime dalle piante è sposato. Adesso mi è venuta la curiosità di scoprire chi è la moglie. Di osservarla. Di immaginare le loro conversazioni. Le loro lunghe ore silenziose. Le loro passeggiate.

lunedì 2 novembre 2009

Signore di Corso Trapani.

Questa mattina la città sembrava deserta. Un deserto di nebbia e di ghiaccio e di acqua sospesa nell'aria grigia. Mi sentivo sola, ero sola in Corso Trapani. Per un attimo ho pensato a un incantesimo: non c'era davvero nessuno oltre me. Neanche una macchina o un motorino. E poi è spuntato lui dal suo portone. Cappello di lana bordeaux a punta come il grande puffo, giaccone verde, bastone, pantofole, pantaloni del pigiama, niente sigaretta. Avrei voluto dirgli: ho saputo che in Cina la gente esce tranquillamente in pigiama, proprio come Lei, e gira per le città senza vergognarsi! Ma poi ho lasciato perdere, e sono andata avanti per la mia strada.

giovedì 15 ottobre 2009

Signore di Corso Trapani.

Esiste davvero o la vedo solo io? Ma comunque, oggi ho trovato appropriato il suo giacchetto blu di mezza stagione. Sigaretta e fazzoletto per proteggersi dalle emissioni nocive dei lavori in corso. Osservava tutto senza perdersi un movimento della ruspa! Il Suo cappello da baseball mi ha messo allegria. Ne avevo bisogno. Ne ho bisogno tutti i giorni.

lunedì 12 ottobre 2009

Signore di Corso Trapani.

Buongiorno, signore di Corso Trapani. Calzini, cappello, sigaretta, bretelle: tutto al suo posto. Grazie di essere lì quasi ogni mattina. Ci sono certi giorni in cui mi sento così fragile e vulnerabile, il mondo mi appare troppo grande e freddo come una foresta di notte. La sua presenza invece riporta un raggio di luce sicura nel mio risveglio lento mentre cammino. Lei è così anziano e così costante che assomiglia a una pianta. Che anche in autunno senza foglie rimane lì solidamente ad aspettare gli eventi!

venerdì 18 settembre 2009

Signore di Corso Trapani.

Buongiorno, garbato signore di Corso Trapani. Oggi sfoggiava il Suo berretto primaverile, quello blu! E va bene. Fumava la Sua sigaretta, e va bene, alla Sua età (con rispetto parlando) non potrà certo nuocerLe. Ma un dettaglio mi tormenta, laddove Lei sa che "Dio è nei dettagli" come diceva qualcuno. E il dettaglio è: i calzini gialli, (ma non è questo il punto), portati con i sandali estivi: secondo me no. Mi appello alla Sua eleganza, quella che esprime nel Suo sguardo discreto. La maggioranza degli uomini imprigiona la violenza negli occhi, l'oscenità nello sguardo che invece in Lei è assente. Lei rivela nell'azzurro dei Suoi iridi la gentilezza d'animo che oggi difetta in troppi miei coetanei. Ma adesso che ci penso: chissenefrega del calzino, Lei è speciale così com'è.