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venerdì 21 novembre 2008

Mammamail.

Amici ho le lacrime agli occhi oggi dopo quasi due anni ho ricevuto una mail da parte di mia mamma. Dice solo "ciao". Ma vale molto più di un saluto per me. Al lavoro è stata ripristinata la sua vecchia casella postale. Vedere il suo nome comparire sulla schermata di Libero mi ha fatto venire i brividi. Ricordo ancora un giorno in cui mi ero chiesta cosa ne avrei fatto di tutte le sue piccole lettere elettroniche - tenerle o cancellarle - quando pensavo che non si sarebbe più risvegliata, che non avrebbe più parlato né scritto né camminato. Allora è chiaro che i miracoli esistono.

mercoledì 12 novembre 2008

Caregiver.

Il caregiver è una persona che si prende cura di un'altra persona che non sta bene. Per esempio io sono la caregiver di mia mamma. Il caregiver chi è? Cosa fa tutto il giorno? Avete presente quando gli occhi non riescono a inquadrare un punto preciso e sembra di essere "in trance" guardando tutto e niente contemporaneamente? Ecco il mio stato d'animo di caregiver è quello. Un vuoto di pensieri e al tempo stesso un sovraffollamento di pensieri stessi. Un caregiver è oggetto di tutto l'amore e di tutto l'odio della persona cara di cui si prende cura. Quando un caregiver è un figlio, le cose si aggrovigliano ulteriormente. Se mi riposo, mia mamma si agita, vorrebbe vedermi sempre attiva. Ma io sono stanca morta e sento la pigrizia appiccicarsi addosso come vinavil. Se invece faccio tante cose, mia mamma si agita. Vorrebbe vedermi tranquilla, accanto a lei a capire e tamponare tutti gli strani sintomi che accompagnano le patologie principali. Le responsabilità di qualsiasi cosa accada sono mie. Tutta per me è la recriminazione per qualsiasi cosa. Tutte per me sono le attenzioni, i progetti per il futuro che all'improvviso ritornano nei nostri discorsi con la dolcezza e la scintilla di una stella cadente, e tutte mie le parole gentili. Tutta mia la riconoscenza, gli sguardi sperduti di quando non ha capito cosa gli altri le hanno detto. Tutto mio il momento inspiegabile in cui le mie parole le sono chiare, mentre quelle degli altri sono un mistero. Tutta mia quella compressione buia e bianca insieme di quando un sintomo sembra più pericoloso di altri, quando arriva un'ondata di dolore suo che non so come interpretare e non glielo posso dire e siamo sole e ho un'altra cosa da fare e ho finito i soldi nel telefono e non capisco se è ancora il caso di chiamare l'ambulanza o di aspettare un momento. Tutta mia l'interpretazione del colore della sua pelle. Se è troppo bianca ho paura ma se si riempie di macchie rosse: cosa devo fare? Tutto mio il dovere di svegliarla se dorme troppo e di farla uscire anche se non ne ha voglia. Tutte mie le scatolette di sardine da aprire, i maglioni da strizzare, l'indifferenza da ostentare per non sembrarle apprensiva. Tutte mie le corse in ospedale in pullman e in taxi quando è urgente. Tutti miei i miei sogni la notte, i miei risvegli confusi, le mie speranze sfumate come la vista così miope che mi tiene così distante dai lucidi particolari. Tutti miei i suoi sospiri di male fisico, di nervoso, di malinconia. Io possiedo tutte queste cose e molte altre ancora. Ma non ci stanno tutte dentro di me. La mia testa è un alveare.

martedì 23 settembre 2008

Elementi di Afasia applicata/1.

La mia mamma, in seguito a un'ischemia cerebrale, è diventata afasica. L'afasia è, in parole povere, la sopraggiunta difficoltà a pronunciare, scrivere, leggere o comprendere le parole a causa di una lesione al cervello dovuta ad esempio a un incidente o a un ictus, come nel suo caso. Può colpire in forma più o meno grave. Spesso, quasi sempre, le persone afasiche conservano per lo più intatte le altre capacità. Alcune volte possono riportare insensibilità alla parte destra del corpo.
Non esiste una vera e propria cura ma con la logopedia e il passare del tempo si possono riscontrare miglioramenti anche inaspettati. La mia mamma all'inizio non capiva più nessuna parola e usava un unico verbo per intendere qualsiasi cosa (prima "cercare" poi è diventato "scrivere", successivamente "schiacciare"). E non si rendeva conto di nulla, cioè era convinta di parlare come prima. Oggi invece sa pronunciare abbastanza bene qualsiasi frase di circostanza e capisce quando sbaglia. Solo capita che confonda il significato o le lettere di alcune parole o voglia intendere l'opposto di ciò che dice (può succedere che risponda "no" anziché "si"...). Questo capita sempre implacabilmente ogni giorno, come dimostrazione che il cervello è davvero un "dispositivo umano" misterioso, indipendente e pervasivo, cosa di cui prima io non avevo proprio la consapevolezza.
L'altro giorno, ad esempio, mi ha detto:

- Mangerei volentieri un test.

Attitudinale? Di gravidanza?

giovedì 24 luglio 2008

Avrò cura di te.

Chiunque decida di occuparsi degli ammalati, per me è una brava persona. Come in tutte le cose, ci sono le dovute tragiche eccezioni, e sono più del dovuto in realtà. Però, tralasciando le paludi della cronaca nera e la malasanità, restando nel ruscello incontaminato delle nostre (intendo mia) banali vite quotidiane, riscontro il valore e riconosco il merito di molti infermieri, dottori, terapisti, logopedisti, fisioterapisti, farmacisti etc. Di chiunque scelga di occuparsi degli ammalati. O delle donne che vivono una gravidanza, che è l'unica circostanza in cui un persona si ritrova molto spesso a contatto con questa categoria di lavoratori, pur godendo nella maggior parte dei casi di ottima salute. Tutte queste persone, almeno gran parte di quelle che conosco io, sono da ricordare. Sono persone che tendono alla trasparenza, all'invisibilità. Moltissimi di quelli che ho incontrato sono super tranquilli e non conoscono il significato della parola retorica. Vagano nei loro posti di lavoro con calma e normalità. E più è grave il paziente che hanno sotto il naso, più la loro calma cresce. Di una crescita esponenziale. Hanno volti su cui è disegnata un'espressione quieta, concentrata. Non manifestano segni di cedimento. Con il movimento degli occhi possono cambiare la giornata, anzi la vita di una persona. Eppure in molti sembrano non percepire questo potere, altrettanti lo percepiscono ma non ne abusano. Capita spesso loro che in occasioni che esulano dalle ore di lavoro gli amici e conoscenti se ne approfittino, tempestandoli di domande e di consulenze di ogni tipo. Quelli che conosco io spesso rispondono, si sentono in dovere di farlo. Sono persone che captano il dolore, che lo studiano a fondo e lo imparano a memoria. Sono persone che ci sopportano quando siamo disperati, quando abbiamo il terrore della morte. Ci sono loro a curarci, a tentare di estirpare come possono il male che si annida dentro di noi.