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venerdì 9 ottobre 2015

#LaterPost: spunti di lettura dal senso del ridicolo, sul ridere, del ridere.




Dal precedente post è passato qualche giorno, ma non riesco a dimenticare l'atmosfera del festival Il senso del ridicolo, cui ho partecipato come blogger e che ho raccontato sui miei canali social (Twitter e Instagram). 

Anzi, non l'atmosfera, perché le atmosfere dei festival sono più o meno tutte uguali: gente che corre di qua e di là cercando di dissimulare, senza riuscirci, il proprio mal di piedi...

Piuttosto il senso. Al di là del gioco di parole con il nome del festival stesso, non riesco a staccarmi da qualcosa che conta molto per me in questo periodo: ovvero cercare il lato ridicolo delle cose. Non è che passi le mie giornata a sbellicarmi dalle risate o a cimentarmi in barzellette di dubbia qualità, niente di tutto questo. Sto solamente riflettendo sul potere del gesto del ridere sulle nostre vite. 

Lo faccio da qualche anno ormai, ovvero ragionare su questi temi. Ho conosciuto alcuni comici e letto alcuni libri sulla materia. 

Cosa serve per fare ridere? Beh questo non l'ho ancora capito. Non sono ancora riuscita a carpire il segreto, né forse è quello che voglio, perché in effetti si perderebbe la magia. Certo, però, ci sono degli ingredienti che ho notato e credo validi:

1) L'intelligenza. Eh quella se non c'è è un problema. Ma non parlo di un'intelligenza qualsiasi, che abbiamo in molti. Si tratta di un tipo di intelligenza settoriale e molto seria, non sempre adattiva ma spiccata. Non so chi altri abbia lo stesso sguardo severo sulla realtà al pari dei comici... gli entomologi, forse?

2) La malinconia, no. Questo è un falso mito. Ho notato che i comici non sono affatto persone tristi. Sono persone normalissime, alle prese con l'INPS e le spese condominiali come tutti noi; chi si aspetta drammaticità, resterà deluso.

3) Cultura. I comici sono un po' come chi scrive narrativa: devono sapere quasi tutto di molte cose.

Ci sarebbero mille altri punti, ma per ora mi fermo. Questa introduzione era solo per dire che ho deciso di creare almeno un altro post sul tema del festival. Un piccolo spunto letterario. Avrei voluto raccogliere e citare tutti i libri di cui si è parlato durante le giornate di Livorno, ma non è possibile al momento, alcuni libri sono introvabili e dovrei lasciar passare troppo tempo prima di reperirli. Altri non mi interessa molto leggerli, sicché la somma si è ridotta a due soli titoli. 

Entrambi gli autori sono stati citati (e letti) da Gioele Dix (di cui, se tutto va bene, sentirete ancora parlare su questo blog, state collegati...).

Il primo l'ho già consigliato più volte, ad esempio qui.
Ma questa raccolta di storie, pubblicata per la prima volta nel 1965 da Italo Calvino, meriterebbe tante riletture.

Penso che questi racconti continuino il discorso dei miei romanzi fantastici, ma non solo di quelli. Anche stavolta mi sono accorto che mi vengono bene specialmente le storie dove c'è il non-essere contrapposto a quel che c'è, il vuoto o il rarefatto contrapposti al pieno o al denso, il rovescio contrapposto al dritto.

Dice Calvino stesso in un'intervista che precede il testo. E coglie in poche righe il senso stesso della comicità: contrapporre il rovescio al dritto. La comicità delle Cosmicomiche è ricercata e insieme semplice, e ci rende disarmati rispetto alle fragilità che ci avvicinano tutti quanti. Solo Calvino sa unire la tenerezza di un personaggio come Qfwfq alle più alte questioni filosofiche dell'uomo. 

Come ad esempio l'immortalità dell'anima: e qui mi aggancio ad Achille Campanile. Gioele Dix ha letto in realtà un racconto di Manuale di conversazione, ma io ho scelto di consigliarvi questo perché è un libro che tengo sul mio comodino da un bel po' di tempo. Piccoli racconti italiani, scritti in uno stile pulito e impeccabile, divertenti e non si sa come persistenti nella memoria. Pubblicata nel 1974, questa antologia di storie colpisce per essenzialità e profondo acume sulle increspature della nostra società, senza tralasciare narrazioni dell'assurdo che possono anche lasciare basiti.

In una parola: consiglio di nutrirvi di tanto in tanto delle storie brevi della nostra letteratura, un po' come si fa con i cibi sani della tradizione nostrana. Fanno bene alla salute e all'umore.

Buona lettura a tutti!  

Ah, la piccola tazza blu che compare nel video è opera di Marina Gili che potete trovare qui.

venerdì 25 settembre 2015

Il senso del ridicolo.

Il senso del ridicolo

Umorismo, comicità, satira: sentite come suona bene? Ecco, da oggi a domenica a Livorno non si parlerà d'altro che di questo. E lo si farà molto seriamente, con ospiti di tutto rispetto. Il direttore artistico è Stefano Bartezzaghi, basterebbe questo per capire. Ma poi ci saranno Francesco Piccolo, Alessandro Bergonzoni, Altan, il mitico Maccio Capatonda e molti altri.

Questo tema mi sta molto a cuore. Per un anno intero ho frequentato anche una scuola di recitazione e scrittura comica, questa. 

E addirittura mi sono trasformata nel piccolo clown Angolina per un po'... Ma questa è un'altra storia. 

Comunque tutto ciò è per dire che ho la fortuna di seguire questo evento e lo racconterò qui e sui miei canali social, in particolare su Instagram e su twitter dove sono sempre @tazzinadi 

Siate ridicoli e rideteci sopra.

mercoledì 31 dicembre 2014

Due letture per il 2015.



Due consigli di lettura al 31/12 per iniziare l'anno nuovo tra le pagine dei libri. Premesse: Funny Girl di Nick Horby mi è stato regalato dall'editore Guanda, che ringrazio. Mentre Osnangeles di Francesco Mandelli, l'ho comprato io.

Inoltre: il primo l'ho quasi finito, il secondo appena cominciato. In una sorta di vasi comunicanti letterari alla ricerca del perfetto equilibrio - in fatto di pagine lette - che mi permette di consigliarli entrambi per lo meno per quanto ho letto io e fino a qui.

Il primo è una storia di quelle in cui ti ritrovi dentro a tifare per questo strano personaggio di nome Sophie Straw, attrice inglese degli anni Sessanta dotata di fisico prorompente ma dalla mente ancor più promettente, perché intenzionata ad andare oltre i limiti, seppur fortunati, del suo corpo da diva e diventare un'attrice comica. 

Seguire le sue vicende è insieme rilassante e uno spasso puro. Questo è un romanzo che parla di cose comiche senza far per forza spanciare dalle risate, ma semplicemente portando il lettore dentro un'atmosfera specifica, esplorando stati d'animo, debolezze e virtù umane e costruendo un mondo nuovo nel mondo reale, con l'ironia che da sempre contraddistingue i romanzi di Hornby. Una lettura che personalmente ho scelto dal momento che questo tema - la comicità e le professioni a lei legate - mi interessa molto. Ho trovato, diciamo così, pane per i miei denti.

L'altro romanzo, Osnangeles, lo consiglio - anche qui - per ragioni private: ovvero un mio interesse specifico per i comici, il loro lavoro, e, in questo caso, i libri che scrivono. Ho talmente tanto materiale da leggere e vedere che non so proprio da dove cominciare. Ma questo libro di Francesco Mandelli è capitato sotto i miei occhi e ha scelto lui di farsi leggere, come spesso capita con i romanzi. 

Mandelli è un attore famoso, da MTV al cinema, con I soliti idioti, ma non solo, è una figura rilevante nel panorama della comicità contemporanea. A me incuriosisce come professionista e ne seguo le vicende da un po', perché, come spesso ho raccontato su questo blog, sto in questo periodo studiando la complessità di questi strani esseri che di mestiere fanno ridere la gente, e Mandelli è una figura emblematica al riguardo. Per inciso: ho già capito che ci metterò tutta la vita a comprendere questo mondo, che è molto più vasto di quel che sembra.

In tutto questo, tra le due storie ci sono anche delle analogie.

"Sono andato a Londra qualche anno fa, in cerca di qualcosa che non trovavo qui. Sono andato lì per fare esperienza. Mi serviva esperienza. Avevo speranze per qualcosa? Probabilmente sì".

Questo l'incipit di Osnangeles (che ho apprezzato già per il gioco di parole del titolo, che allude alla cittadina brianzola di Osnago in combo con la forse più nota Los Angeles...). Caso vuole che anche Sophie di Funny Girl si trasferisca a Londra in cerca di fortuna, come la prima voce narrante (ce ne saranno altre) della storia di Mandelli. E via così.

La fortuna, i viaggi, la ricerca di qualcosa, la leggerezza, il ridere.

Mi sembrano buoni propositi o auspici universali per l'anno che verrà!

(Gli anni scorsi, scrivevo qui sul blog i miei buoni propositi personali mentre questa volta, quelli più articolati e intimi ho cominciato a scriverli in un quaderno privato, visibile solo a me. Questa è una considerazione a latere: mi pare sia preferibile conservare e creare nuovi spazi di privacy dopo la sbornia internettiana: la rete è meravigliosa, come definisce lo stesso Facebook il nostro anno passato in sua compagnia, ma è un posto in continua evoluzione, come la terra stessa, e mi pare il momento di considerare nuovi o antichi valori, come il silenzio, il segreto, il mistero delle cose che non si possono raccontare perché sono solo nostre, abbinati però alle avveniristiche possibilità che offre il mezzo. E insomma, adesso che ho detto la mia):

Auguri a tutti - di vero cuore - e buone letture.

mercoledì 19 novembre 2014

David Grossman.

David Grossman, Applausi a scena vuota, Mondadori

Ho incontrato David Grossman. Oltre a me, c'erano Critica Letteraria, Sul Romanzo e Finzioni.

David Grossman con la brava interprete.

Il romanzo. E le bozze, a destra.

David Grossman, a Milano per presentare il suo ultimo libro, Applausi a scena vuota, è arrivato a passo svelto in una sala incontri dell'Hotel Cavour, qualche giorno fa per rispondere alle domande dei blogger letterari italiani.

Per quanto abbia scelto, come blogger, di spostarmi il meno possibile e di selezionare di più, per ragioni di tempo, i post da scrivere, l'occasione di incontrare un autore così importante e di valore mi pareva seriamente imperdibile. E così è stato. 

Applausi a scena vuota è un romanzo strutturato come un monologo di stand up comedy. Il tema della comicità mi interessa moltissimo, in particolare in questi ultimi anni. Sto studiando i comici e ci sto proprio lavorando da un po' perché ho questa idea che l'ironia possa salvare gli animi dalle cose orribili del mondo. 

Ricevere la conferma di questa teoria da uno scrittore come David Grossman è stato piuttosto bello. 

Ci ha raccontato ad esempio che lui da ragazzino faceva l'attore radiofonico. A vederlo, timido e riservato, pareva strano, ma così è la vita. E ci ha spiegato che sentiva il forte desiderio, da sempre, di raccontare la solitudine di un bambino che può sentire anche all'interno della famiglia, del mondo degli adulti per i quali soltanto, a quell'età, paiono capitare le cose che contano, "the real thing". 

Sono nato nove anni dopo la Shoah. Questo, come pochi altri cenni, è stato l'unico riferimento alla sua vita. Nessuno alla sua storia recente. E in una simile scelta ci ho letto un segno di dignità, una lezione di vita.

Da sempre lui voleva raccontare la storia di un bambino che va a un funerale. To tell in a new way an intimate story. E inserirla in una situazione anomala. Coltivava questa idea da venticinque anni.

Venticinque anni di incubazione per una storia che personalmente come lettrice ho amato molto. Quella di questo comico strano, che si chiama Dova'le e che chiama al telefono un suo vecchio amico di infanzia, ora giudice in pensione e lo invita al suo spettacolo affinché...

Non sappiamo fino all'ultimo perché lo voglia lì. Sappiamo però che - inframmezzata da atti di comicità pura e disperatissima - gli racconta, racconta a tutto il pubblico la sua storia vera. 

Attraverso un comico, si legge una storia "veramente intima", ci spiegava. E spiegava del dolore che nasce da speranze idealistiche. Ecco un altro cenno alla Storia e alla realtà: le speranze idealistiche di Israele. E poi ha continuato a raccontarci, rispondendo alle domande, del valore dell'arte. Un valore che riguarda la speranza. There is something hopeful in art in general. Qualcosa di costruttivo nel riscrivere la realtà, ad esempio. Ci diceva che i libri "hanno letto" sempre qualcosa in lui, oltre a essere letti. Così succede con il suo. Attraverso questa strana storia ad alta voce, si legge qualcosa di interiore. Insomma: tutti dovremmo avere un testimone amorevole nella vita.

Qualcuno che ci capisca davvero, come sanno fare i libri qualche volta. Tutta questa storia è una storia di seconde possibilità, infine. Ne ha una il comico, come il suo amico giudice. Come il lettore. Anche nella Cabala, ci dice, c'è un concetto ben preciso che riguarda le seconde possibilità

Il silenzio raccolto accompagnava ogni sua frase. E siamo passati a parlare del riso. 

Dell'umorismo, della comicità e del cinismo. Il cinismo è lo strumento dei disperati. Mentre l'ironia e l'umorismo ci possono salvare. Il cinismo ferma la speranza. In effetti, ci raccontava, da quando ha scritto questo libro moltissime persone hanno cominciato a spedirgli "jokes", battute o che dir si voglia per quasta parola un po' intraducibile. Si sono messi d'impegno per scrivergli qualcosa di divertente. L'ironia ha riacceso la speranza. Ed è nato qui un altro piccolo cenno alla situazione in Israele, perché la speranza sta morendo, dopo un'estate durissima. 

Ma certe cose resistono, come le storie e la letteratura. Si è sempre chiesto perché questa, in particolare, di questo comico sgangherato, insistesse così tanto e per così tanto tempo per essere raccontata. Gli ho chiesto come è nata l'idea del comico, che fosse un comico a raccontarla. 

Ha risposto: suddenly. All'improvviso. 

E alla fine ci ha svelato di quale personaggio letterario è innamorato (con il consenso di sua moglie, che "corre insieme a lui" nella vita da tantissimi anni), e ci ha spiegato il senso del raccontare: creare un mondo che sia vero, che funzioni come il corpo umano. 

Che funzioni. Costruire qualcosa che funzioni. 

Mi sono resa conto di quanto sia raro nella vita incontrare persone di così grande coraggio, valore, contegno e sobrietà. Lo dico per chi non c'era: esistono. David Grossman ne è un esempio irraggiungibile, eppure, in un certo qual modo, percorribile, volendo, da tutti.

sabato 20 ottobre 2012

Qualcosa di molto idiota.




Come si va avanti dopo un momento così incantato e magico come l'intervista a Stefano Benni e una notizia così incredibile e bella come il fatto, oddio, che tra qualche mese realmente pubblicherò il mio primo romanzo con questa bellissima casa editrice? 

(Ed è tutto vero, ed è così strano che adesso che l'ho scritto sul blog mi sembra una cosa surreale e sognante e bella, ma insomma di questo vi dirò di più e meglio al momento giusto).

Come uscirne dunque, e tornare alla normalità?

Con qualcosa di idiota. Come è nella mia natura. Molto idiota. Ma in senso dostoevskijano eh. 

Comunque qualcosa di idiota vero. Perché se un po' conoscete me o questo blog, sapete forse del mio interesse per la comicità. Curiosità, fascinazione e atavica passione per tutto ciò che fa ridere. Per me è un mistero, qualcosa cui penso da sempre. Da ragazzina scrivevo lettere a Rocco Tanica di Elio e Le Storie Tese (proprio al limite dello stalking, poi ho smesso, lo giuro!) e tutti i programmi TV comici erano un appuntamento fisso. Zelig, Mai dire Gol, tutti quanti, anche  quelli tipo La TV delle ragazze (ero bambina), Avanzi, tutti i Guzzanti etc. etc. L'elenco è veramente infinito.

Ma questo amore risale ancora prima, alle gag di Stanlio e Ollio e soprattutto a Chaplin, di cui ho poi letto la struggente e bellissima autobiografia (la consiglio). E poi Fantozzi e il dramma di mia madre che mi ha portata dalla pediatra in allarme: "Questa bambina parla come Fantozzi, sempre, continuamente. Che cosa devo fare?". "Passerà, signora. Tutto passa". 

Ah, come è umana lei. E non è passato. Ha solo cambiato forma. E dunque Tognazzi, Gassman, poi Verdone, per certi versi anche Nanni Moretti e tutti gli italiani che hanno fatto la storia della comicità e gli stranieri, Andy Kaufman, il più adorabile, e molti molti altri. Fino a oggi che sto centellinando un libro bellissimo che consiglio ed è L'autobiografia dei Monty Python, che trovate qui. Pieno di foto e testimonianze. 

I Soliti Idioti. Ci sono arrivata perché ricordavano Little Britain, una serie televisiva che mi piaceva, cui un po' si ispirano. Ma all'inizio non li capivo molto. Poi ho capito che la cosa aveva un senso. E insomma mi capitano spesso da un po' di tempo accese e devastanti discussioni per difendere questa cosa, ma se bisogna essere guerrieri va bene, se è per una giusta causa u.u

Qui però vi ho accennato ai molti motivi per cui li guardo in TV e andrò al cinema a vedere il secondo film. Per questi due comici la faccenda è ancora diversa. Perché sono circa miei coetanei. C'è un fatto anche generazionale. Posso dire di averli visti "nascere", li ho guardati nelle prime apparizioni in TV, quando ancora non erano proprio comici al cento per cento. Non mettevano ancora le maschere, erano ragazzi in cerca di una propria identità creativa, che adesso è all'apice, forse, o forse ancora faranno qualcosa di nuovo. Quindi comunque mi è parso di veder nascere un comico. Anzi due. 

Questa cosa mi colpisce molto. 

Cosa succede nella mente di una persona quando si accorge di avere quel dono, quel talento? Cosa cambia? E perché succede? Cosa si prova a mettersi dei costumi, dei vestiti e dei materiali in faccia che aumentano la capacità di far ridere. E cosa succede dopo, quando si tolgono. Magari assolutamente niente, magari non è vera quella diceria che i comici sono tristi e malinconici, anzi, magari è gente tranquilla e serena. Non lo so, sono sinceramente curiosa di tutto questo. 

A ben pensarci Stefano Benni, che sta qui sotto nel post precedente, ha scritto un libro che si chiama Comici spaventati guerrieri. Ed è quello che in effetti ho sempre visto nei comici: anche persone spaventate (come tutti) però guerriere, perché combattono contro qualcosa. C'è una rabbia nel comico che io avverto, la rabbia di voler lottare contro il degrado, contro l'entropia, contro la noia. Come se: finché riesci a far ridere non può succedere niente di brutto. Sarà così?

Se ci penso ancora di più, comunque, tutti i momenti belli, le cose belle della mia vita riguardano qualcosa che faceva ridere. Penso sia un'esperienza comune.   

Ed è per questo che per me la comicità è come l'ossigeno. A volte mi sembra che mi manchi l'aria. Ho letto tantissimi romanzi non comici, tanti ne leggerò. Quella mia prima prova di cui vi parlavo all'inizio non è comica, ho letto e scritto tanti racconti cupi, freddi, che ricercavano altre emozioni.  Non molto divertenti. Ma per me è vitale alternare quelle letture (e scritture) ad altre che c'entrano con il ridere. Non vorrei citare addirittura Pirandello o Freud o Aristofane per carità, ma è quello che ci hanno detto, in parole povere: la comicità è parte di noi, qualche volta ci salva la vita. 

Ed è il mio caso, senza dubbio.

Dunque dunque dunque, ho ospitato con grandissimo onore qualche tempo fa niente meno che Dacia Maraini per la collana XS - Extra d'Autore di Mondadori, interamente dedicata agli ebook. Sono perciò contenta oggi di presentare sul mio blog una piccolissima anteprima del libro dei Soliti Idioti, che sono Fabrizio Biggio, Francesco Mandelli e Martino Ferro il quale, vi ricordo, è un romanziere molto bravo. 

Il libro esce il 23 ottobre, e loro saranno alla Fnac di Via Torino a Milano alle 18. 

Per chi ancora non conoscesse i due personaggi forse più famosi, Ruggero e Gianluca. Quel padre ingombrante, che sa tutto lui, cattivissimo e torturatore, e quel figlio tongolone, super fan dei puffi, trentenne, innamorato cotto della "bellissima" Fabiana (soprannominata, non è chiaro il motivo, da Ruggero "cesso a pedali", che è anche una mia cara amica e di cui vi allego la fotografia qui sotto proprio allo scopo di smentire gli ingiusti pregiudizi sul suo aspetto fisico; gentilmente concessa per tazzina-di-caffè dall'editore, che ringrazio). 


Mi presento. So’ Ruggero de Ceglie, imprenditore. So’ venuto da Roma a Milano ner ’74 e dar nulla ho creato un impero, l’Impero der Würstel. Mi moje non la vedo da sei mesi, sta sempre in Jamaica con le amiche sue a ciuccià sordi. Quando so’ sordi. C’ho pure un fijo che se chiama Gianluca ed è un po’ stronzo. Anche a lui je piace solo de spende’ i sordi der papà e sta sempre su Facebruk a preme’ i bottoni e pensa solo ai bruchi tutto il giorno. Io invece ho vissuto una vita da vero omo, ho frequentato la Bardot, la Loren, la Pampanini... mentre Gianluca se sta per sposare con quer cesso a pedali de Fabiana, che solo a pensacce me vie’ ’na sincope, mortacci sua e di su’ madre quanno l’ho messa incinta. Eppure vorrei tanto daje ’na sveija a ’sto fijo mio... Ogni tanto lo guardo e penso: “Che te devo fare, fijo mio? Perché sei così rincojonito, che a trent’anni vivi ancora a casa cor papà e la mamma? Fai quarcosa, esci, divertiti, vai a puttane, qualunque cosa! DÀI CAZZO, GIANLUCA!!!”.



Fabiana.







La tazzina di Fabiana. 

lunedì 24 settembre 2012

#DoraToFest terzo e ultimo giorno.


I 4 libri del BookRing di ieri sera al #DoraToFest.

Les Italiens di Enrico Pandiani, Instar Libri.

Il film in cui nuoto è una febbre, AA.VV., Caratteri Mobili. 

Poesie antirughe di Alessandra Racca, Neo Edizioni 

Atti impuri.






Non so se è perché mi si è aperto un qualche chakra a mia insaputa (dal momento che non so bene cosa sia un chakra...), ma ieri sera ero particolarmente sensibile e commossa.

L'idea degli organizzatori del #DoraToFest, di presentare tutti questi libri insieme, si è rivelata un mare di sensazioni, un fiume di pensieri da connettere tra loro. Perché cosa hanno in comune un noir perfettamente congegnato e ambientato a Parigi, un libro sui giovani registi di talento (tra cui l'adorabile Gondry), una rivista letteraria e una raccolta di poesie antirughe?

Tutto. Mi verrebbe da rispondere. Ed è stato bello osservare tutti questi autori, in tutte queste tre serate, disposti a concedere qualche riflessione a un pubblico di curiosi.

Oggi inizia la Social Media Week. In molte parti del mondo molte persone si stanno ritrovando in diversi luoghi fisici a parlare di luoghi virtuali. Questo è interessante. E ci andrò anche io ad ascoltare. 

The same old story: siamo persone, abbiamo bisogno e voglia di stare insieme, e poi dopo di ritirarci un po' a pensare alle emozioni suscitate da questa vicinanza. Ogni essere umano (ogni scrittore anche) ha un portato di esperienze, connessioni e punti di vista differenti e le mette in comune a suo modo per costruire il presente e il futuro. Per raccogliere le cose degli altri e utilizzarle per comporre pezzi di sé. E su questo meccanismo-base, si fonda l'umanità. Dico bene?

Quindi ieri ero lì che cercavo connessioni, che ascoltavo questi scrittori esprimersi, dire qualcosa del proprio lavoro, e presagivo già l'esigenza poi di mettermi qui in un angolino mentale, oggi, e di pensare a cosa è successo. Del perché mi fossi ritrovata in una situazione tanto bella e privilegiata, di capire anche se ho sbagliato qualcosa per correggermi, e di scrivere anche io le mie cose, le mie storie. Insomma, eccomi qui a ringraziare ancora una volta chi mi ha permesso di vivere questa affascinante avventura torinese e chi ha letto queste avventure su questo blog.

Poi è arrivato Vergassola, e tutti giù a ridere. Lo guardavo e pensavo che è proprio bravo, e sorseggiavo una bella birretta fresca. Una bella esperienza davvero, da rifare, speriamo, il prossimo anno.



domenica 23 settembre 2012

#DoraToFest secondo giorno.


Luca Gallo, Fabrizio Vespa, Fay R. Ledvinka, Monty Python.
Ieri sera, come prevedevo, il #DoraToFest (è l'hashtag su twitter) è stato molto divertente. Occhio che il divertimento non è sempre un soffio di vento spontaneo. Il divertimento, ci pensavo proprio ieri, può essere anche il frutto di una fatica, di una tensione che poi si scioglie nel ridere, nel fluire dolce delle cose. 

Di una vita di chissà quali complessità che poi diventa leggera in un secondo. E a questo proposito pensavo a FREAK ANTONI, un mito, una persona che porta nello sguardo una certa dose di mistero e dolore (magari mi sbaglio, ed è serenissimo eh) ma che poi sul palco diventa un maestro di leggerezza. Ed è questa la ragione per cui amo i comici. Perché tolgono il peso della vita dalle spalle di chi li ascolta e di se stessi. 

Pensavo a lui perché è apparso sul palco del #DoraToFest dopo che alcune ore prima ci ero stata pure io, insieme a Sara Bauducco, a presentare i bei libri che vedete nella foto. Pazzesco. Bè, vedere queste persone che sono pezzi di storia della comicità e della musica italiana mi fa un certo effetto. Avendo amato Elio e le Storie Tese, ho sempre saputo che dietro il loro talento c'era l'ispirazione di un genio, che è appunto Freak Antoni.

E non c'è niente da fare, il divertimento è il frutto di una fatica, di un pensiero, di un'organizzazione anche, di una cultura (lo dicevamo ad esempio parlando dell'Autobiografia dei Monty Python). Di occhiaie e stanchezza, di timori, tremori e grande freddo. Poi, nel momento giusto, tutto si riscalda e resta sepolto degnamente sotto una risata. E il prima e il dopo scompaiono davvero.

Quindi Freak Antoni ha fatto il suo generoso spettacolo, accompagnato da una adorabile pianista (La Mustacciova), dopo quello di Guido Catalano con il Grande Fresco (strepitoso, veramente strepitoso Guido!). E insomma, mi sono commossa. Per casa mia giravano i suoi libri di Freak Antoni pubblicati da Feltrinelli circa dal '91 ed ero ancora una bambina. Sbirciavo le sue battute sul libro, non capivo niente, ma mi mettevo a ridere. Ridere ancora ieri sera senza tregua (con attacco d'asma) e capire finalmente le battute è stato bello.

Quindi devo proprio ringraziare il Dorato anche per questa impagabile situazione, perché il destino sparpaglia sempre bene le sue carte e qualche volta ti regala quella giusta, la tua. 

Quanto ai libri: sono uno più interessante dell'altro. Abbiamo parlato dello struggente "Mal di Torino", di "Trambusto", di parole che si perdono nel doppiaggio dei film e di censura e di tante altre cose. Abbiamo cercato di agganciare tutti gli argomenti e gli autori (o loro rappresentanti nel caso degli stranieri sul cinema) sono stati tutti quanti gentili e piacevoli e garbati. 

Dunque. Se passate questa sera, c'è il BookRing finale, con altri scrittori e poeti. 
E poi: lo spettacolo di Dario Vergassola!


Eccoci. Me, Luca Gallo, Fabrizio Vespa, Sara Bauducco.