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martedì 6 gennaio 2015

Libri nella calza della Befana!

Sebastian Barry, A long long way, Instar Libri
 L'Epifania, lo dice il nome, porta ogni anno con sé nuove apparizioni, piccole illuminazioni che arrivano dopo dodici giorni esatti dalle dolcezze natalizie e festanti. Non so per voi, ma per me è sempre un po' il tempo freddo (in senso buono) della raccolta delle idee e delle energie. Qualche anno con più fatica, qualche anno più volentieri, la sostanza non cambia, in effetti. 

Ma bando alle ciance, ecco i due libri che metto per voi nella mia calza della Befana. A long long way è l'espressione che dà il titolo a questo romanzo del dublinese Sebastian Barry, ed è anche il verso di una canzone tradizionale irlandese. Barry è un contemporaneo, classe 1955, che in questo romanzo, eletto dalla città di Dublino "libro dell'anno" nel 2007 e finalista al Booker Price nel 2005, racconta una storia ambientata nella prima guerra mondiale.

Una parentesi. La guerra: mi è capitato qualche giorno fa di vedere al cinema l'ultimo film di Clint Eastwood, America Sniper. E ho ritrovato molte analogie tra il lungometraggio e questo romanzo. Guerre diverse, stili diversissimi, mondi opposti, eppure qualcosa che accomuna i due protagonisti di queste due vicende. Due ragazzi (il protagonista del romanzo, Willie Dunne, ha appena diciassette quando la guerra entra nella sua vita e il Navy Seal Chris Kyle del film è molto giovane e muore a soli 39 anni) che, per diversificate ragioni - famiglia, epoca storica, circostanze casuali - si ritrovano a fare i conti in prima persona con le atrocità dei conflitti e con i limiti fisici e morali della condizione umana.

Willie è un personaggio molto ben caratterizzato. Ha un "difetto" fisico: è piccolo di statura e questo fatto lo condiziona di per sé nelle scelte, ma al tempo stesso lo connota, lo rende unico e gli dà valore. La guerra infine travolge tutto, amore, senso di se stessi, la terra su cui si vive, e da essa (questo diventa chiaro anche nel film) non si torna mai indietro. 

Di guerra sarà capitato a molti di voi di leggere e vedere opere artistiche in grandi quantità, ma non è mai abbastanza. Questo è un tema su cui è sempre bene tenere gli occhi aperti. E cominciare l'anno con una storia forte, di formazione, struggente e diversa da molte altre per stile di scrittura, ambientazione e sentire profondo del protagonista può essere corroborante, e senz'altro formativo.

Davide Longo, Le nozze di Cana, Effatà Editrice
Questo piccolo libro (solo per dimensioni e formato) fa parte invece di una speciale collana che ho cominciato da qualche tempo a conoscere, Scrittori di scrittura, di Effatà Editrice. Si tratta di rivisitazioni di brani biblici da parte di autori contemporanei. Trovo che sia un'operazione interessante e una scoperta utile. Il formato così agile aiuta a non scoraggiarsi, perché spesso le opere corpose, in tempi di fast-reading legato alla rete, possono spaventare. Qui invece il lettore che (crede) di non avere tempo per approfondire può trovarsi completamente a suo agio e rimanere però in un certo senso "fregato" (sempre in senso buono): sì, perché da queste poche pagine scaturiscono mondi profondi e ricchi di valore. 

Davide Longo ha scelto un taglio giocoso, rendendo questo noto episodio biblico una lettura per ragazzi. Avevo visto la presentazione tempo fa al Circolo dei Lettori e devo dire che i bambini presenti in sala si divertivano parecchio, almeno quanto gli adulti. 

A precedere il testo c'è comunque la nota di un biblista, Giancarlo Gola s.j., quindi anche le parti più tecniche vengono coperte da questa spiegazione. Ma non finiscono qui le spiegazioni. Questo testo è costellato di "note anacolute". Cosa sono? Sono quelle note che riescono a spiegare le cose "due volte no e una sì"! 

Ecco, io lo trovo molto rassicurante, di non poter capire proprio tutto-tutto della vita, no?

Dunque dunque, queste sono le mie due proposte epifaniche del 2015. Che siano di buon auspicio per un anno di profonde riflessioni, ma anche di nuovi sguardi sulle cose e, sì sempre lei, spensierata leggerezza.

Buone letture a tutti.


(Entrambi i libri mi sono stati donati dagli editori che ringrazio).

lunedì 8 luglio 2013

#Collisioni13 - ultimo giorno.



Barolo è dolce. C'è quell'aria di cose giuste, belle, buone, eleganti e semplici. Tutto è al suo posto: e non vorresti nemmeno camminarci, per non rovinare neanche di un centimetro quella perfezione. 


Ma a Collisioni c'è anche dell'altro. Lo dice il nome: eventi e pubblici diversi tra loro, contrastanti. Cose raffinatissime che vanno a braccetto con cose proprio pop. Tutto molto postmoderno, un delirio di sensazioni, alla ricerca di una identità che forse non vuole esserci di proposito.


Gli angolini di paesaggi sono così deliziosi, ovunque, da rimanerne stonati tutto il tempo. Al punto che mi sono chiesta: ma così tanta bellezza e tranquillità cosa può fare al cervello umano, o per lo meno al mio? Come può cambiare i nostri pensieri e comportamenti? Cosa fa tutto questo verde e questa magia e questa cura dei particolari al mio cuore? 

Dietro a quei  fiori e sotto al cartello "Museo dei cavatappi", ci sono i miei amici!


Il primo grande appuntamento della giornata. Con V.S. Naipaul. Premio Nobel nel 2001, lo scrittore naturalizzato inglese di origini indiane ha trascorso la sua infanzia a Trinidad e nel suo ultimo romanzo, La perdita di Eldorado, esplora il tema del colonialismo e la storia della sua isola con una profondità e una visione lucida e doverosa. Mi ha molto colpita specialmente il discorso che lo scrittore ha affrontato sullo schiavismo. Lascio parlare, per una suggestione incisiva, questo tweet. C'è poco altro da aggiungere, se non leggere il libro. 







Poi abbiamo fatto un giretto. Quello lì è il mio punto preferito di Barolo.

Il secondo appuntamento per me, con David Grossman. Avevo già avuto la possibilità di ascoltarlo l'anno scorso, ad Anteprime. Ritrovare questo scrittore così sofferente e così luminoso insieme una seconda volta è stato bello. Ha parlato di Caduto fuori dal tempo, ma non solo. Ha raccontato di quante volte le persone, dopo la morte di suo figlio Uri sul fronte libanese nel 2006, gli hanno confessato di essere rimaste senza parole. In reazione a questo umano fenomeno, lui ha spiegato di essersi messo in movimento, per sconfiggere la paralisi e l'immobilità di una disgrazia di immani proporzioni. Considerato che è impossibile proteggere davvero i propri cari (beloved, che bellissima parola), Grossman ha però scelto di andare avanti e di esplorare, con il proprio lavoro, i luoghi dell'anima che lo spaventavano di più. "Io voglio che i libri mi rendano più debole", ha detto. "La scrittura ti sconvolge e ti mette a nudo di fronte alla vita". Quindi è passato a raccontare della sua florida esperienza di autore di libri per bambini: li alterna ai romanzi, per controbilanciare le emozioni. Gli piace quella "bolla di tenerezza" dentro la quale genitori e figli si immergono la sera prima di dormire durante il meraviglioso rituale del raccontare una storia. I bambini hanno paura di tante cose, un piccolo chiodo sul muro, nella notte di un bimbo, può trasformarsi in un mostro famelico. E lui vuole andare dunque proprio lì, ad alleviare quello spavento, a supportare la melodia della voce di una mamma o di un papà. E a una domanda molto bella dal pubblico sul ruolo dello scrittore, su come debba comportarsi socialmente, ha infine risposto: "La prima responsabilità per un autore è soltanto scrivere una bella storia". Lui queste sue storie le pensa camminando, muovendosi, consumando il tappeto di casa per i molti passi che accompagnano le idee. E nel silenzio. Beppe Rosso ha letto quindi un suo testo. Che mi ha lasciata in lacrime, e senza parole. Si rimane in effetti senza parole per il dolore, per il freddo  della vita. Ma anche per il mite tepore e le consolazioni. Quando lo stesso Grossman per tre minuti ha letto un brano in ebraico ho capito che le parole sono un mistero dolce, di cui tutti meritiamo il conforto.



Un muro giallo.

domenica 6 gennaio 2013

Mancarsi di Diego De Silva. L'amore. La Befana.


Diego De Silva, Mancarsi, Einaudi

Di sfuggita, in un caffè del centro di Torino, ieri ho letto quasi tutta la recensione a questo piccolo libro, ma non ricordo più il nome dell'autore perché ero di corsa; che definiva questo libricino una sorta di conte philosophique. In effetti è così: una storia illuminante e filosofica in cui due personaggi, che sarebbero destinati a un grande amore per la maggior parte del tempo, si mancano. Proprio come si manca una pallonata scagliata alla massima velocità. Finale a sorpresa che ovviamente non dico.

La recensione comunque mi ha convinta e me lo sono regalato per la Befana, che è la mia festa preferita perché è malinconica e struggente. Ma: rimette anche in moto l'attesa per l'anno successivo.

Dunque: l'amore è un colpo in testa, e bisogna solo sperare di essere lì al posto giusto al momento giusto per restarne tramortiti? 

E poi: l'amore o gli amori? Perché, in pochissime pagine, che ci aspetteremmo incentrate solo su questo bellissimo mancarsi (che mi ha ricordato l'altrettanto bella poesia della Szymborska Amore a prima vista), in realtà sfila una quantità di amori diversi impressionante. Amori passati, amori finiti, amori mai iniziati, amori durati un lampo e non-amori. 

Ieri leggevo anche questo interessante post di Serena Danna su Eliza. L'articolo si conclude dicendo che la domanda più cercata su Google nel 2012 è: "Che cos'è l'amore?".

Che cos'è l'amore? 

Ovvero, noi tutti, tanti, apriamo Google e cerchiamo questa cosa. Tra il pranzo da preparare, una bolletta da pagare, una notizia al tg, un video su you tube, ci chiediamo questa cosa. La chiediamo a Google. Che cos'è l'amore? Santo cielo! 

Personalmente, ho sempre avuto la presunzione di sapere, per lo meno, che cosa non fosse l'amore. 

Per esclusione, ad esempio: non è odio! E mi rassicuravano queste semplici categorie. 

Poi, basta aprire i libri, ed ecco che la domanda sull'amore diventa insistente. E tuttavia fatico ad arrendermi: ma perché chiedersi che cos'è l'amore, quando ci sono così tante cose da fare nella vita? 

Ci dovevo proprio arrivare attraverso un libro a queste domande difficili. Diciamo: l'amore per i libri che conduce all'Amore tout court. 

Se siete come me, che da quando avete 30 anni vi prendete degli impegni pur di non farvi più troppe domande, leggete d'un fiato questo libro, oh stolti. 

Vi costringerà a chiedervi: che cos'è l'amore?

A ogni pagina. E a trasalire: perché non è quello con quel personaggio lì? E quell'altra, che cos'ha che non va, che andava benissimo? 

Non siamo responsabili dei nostri sentimenti né del flusso che li causa o li alimenta e tutto sommato neanche delle nostre azioni, anche se poi dobbiamo rispondere (e farlo senza che nessuno ce lo chiede), com'è giusto che sia. Agiamo quasi sempre d'impulso e molto meno sulla base di un calcolo. Chi pianifica e si muove solo al termine di un'attenta valutazione dei pro e dei contro, chi realizza soltanto quello che progetta, di fatto si perde la parte più interessante, e lo sa. Anche nello scegliere responsabilmente c'è una quota d'irresponsabilità, la messa in conto di una perdita. Forse si agisce sempre a costo di qualcosa.

Rassegnatevi dunque a non avere risposte. Né certezze.

O meglio, la risposta arriva all'ultima pagina, ma non ve la posso dire. 

Per chi, invece, tra le pagine dei libri al momento non cerca risposte sulla vita e sull'amore o sull'Amore; ma pura bellezza o arte, aggiungo che questo libro è molto ben costruito. Un bell'ingranaggio, credo da rileggere in futuro per ritrovarci cose che vanno perse a una prima lettura. 

C'è un episodio (di vita vera) con Walter Chiari. E c'è Buster Keaton. Fatti che per chi, come me, ama i comici, crede in loro, sono molto importanti nella lettura. C'è una scrittura felice e non tanto misurata, come ci si aspetterebbe da un racconto filosofico e perfetto. Che infatti non lo è per niente. Invece, è un racconto disordinato, che però torna sempre al centro delle cose, nel cuore caldo di un bistrot. 

Ritorna e ritorna, quasi come se l'amore fosse un percorso su una pista di macchinine in cui però il paesaggio cambia tutte le volte. E il cui senso si compie nel ripercorrere centomilavolte la stessa strada fino a che.

Essendo nata l'8/8/80, sono fan dell'infinito. Ho sempre pensato di dover vivere secondo i dettami dell'8, che dovessero tornare sempre i conti. Che è una cosa circoscritta, sicura e definita e precisa. Mi sbagliavo. Anche quelle piste di macchinine a forma di 8 sbagliano, qualche volta infatti le macchine schizzano via come impazzite, altre volte è semplicemente il paesaggio intorno a cambiare, o il bambino ad azionare il meccanismo. 

Ed è così che si continua a correre e correre la propria gara, fino a che non senti che è il giro giusto, quello in cui. 

A voi la continuazione!


E siccome è la festa della Befana, ci tengo a ricordarvi di bere un 1caffè e a dirvi che proprio oggi gli amici di 1caffè ne offrono uno a questa associazione che si chiama Un sogno per Martina. Un'associazione nata nel 2010, oggi ONLUS, che si propone di aiutare piccoli malati con lesioni cerebrali e le loro famiglie. Le fondatrici hanno scritto anche un libro, che si intitola La forza di un sorriso. Grazie e auguri!

giovedì 1 novembre 2012

Cosa leggere nel ponte?


I racconti di Edgar Allan Poe, Einaudi. 


Ci sono tanti libri che si possono leggere nel ponte di Ognissanti.

Quanto a me, vi consiglio questo. E, in particolare, il racconto che ha come titolo:

La sepoltura prematura.

Una scelta a lungo pensata, una scelta per tutti, ma in particolare per gli ipocondriaci e i timorosi come me e per chi si dimentica qualche volta di respirare a pieni polmoni l'aria del mondo. 

Per ricordarci che c'è la morte, senz'altro, per tutti, nessuno escluso, che ci sono i Santi, per chi ci crede, cui affidarsi, ma che mentre leggiamo qui e scriviamo siamo ancora tutti inequivocabilmente vivi. Nel ricordo dei defunti, mi piace pensare all'opportunità che c'è ancora, oggi, di essere vivi e di fare qualcosa. Qualunque cosa; speriamo bella, e utile e piacevole per chi la fa.

E poi si parla di tazze e di anima, come non apprezzare?:


"Esser sepolti vivi è, non v'è dubbio, la più terribile delle stremità mai toccate in sorte a misero mortale. Che sia accaduto più e più volte non lo negherà colui che osa pensare. Sfuggenti e vaghi sono i confini che dividono la Vita dalla Morte. Chi  può dire dove l'una termina e principia l'altra? Vi sono morbi, lo sappiamo, che comportano un totale arresto di ogni palese funzione vitale, e tuttavia si tratta propriamente di pause. Sono soltanto temporanee soste del misterioso ordigno. Un certo periodo di tempo trascorre, ed un'ignota, invisibile forza rimette in moto i magici ingranaggi, le ruote occulte. L'argentea molla non era allentata per sempre, né l'aurea tazza irreparabilmente infranta. Ma dove mai, nel frattempo, indugiava l'anima?".


Fantastico. Buona lettura.


lunedì 24 settembre 2012

#DoraToFest terzo e ultimo giorno.


I 4 libri del BookRing di ieri sera al #DoraToFest.

Les Italiens di Enrico Pandiani, Instar Libri.

Il film in cui nuoto è una febbre, AA.VV., Caratteri Mobili. 

Poesie antirughe di Alessandra Racca, Neo Edizioni 

Atti impuri.






Non so se è perché mi si è aperto un qualche chakra a mia insaputa (dal momento che non so bene cosa sia un chakra...), ma ieri sera ero particolarmente sensibile e commossa.

L'idea degli organizzatori del #DoraToFest, di presentare tutti questi libri insieme, si è rivelata un mare di sensazioni, un fiume di pensieri da connettere tra loro. Perché cosa hanno in comune un noir perfettamente congegnato e ambientato a Parigi, un libro sui giovani registi di talento (tra cui l'adorabile Gondry), una rivista letteraria e una raccolta di poesie antirughe?

Tutto. Mi verrebbe da rispondere. Ed è stato bello osservare tutti questi autori, in tutte queste tre serate, disposti a concedere qualche riflessione a un pubblico di curiosi.

Oggi inizia la Social Media Week. In molte parti del mondo molte persone si stanno ritrovando in diversi luoghi fisici a parlare di luoghi virtuali. Questo è interessante. E ci andrò anche io ad ascoltare. 

The same old story: siamo persone, abbiamo bisogno e voglia di stare insieme, e poi dopo di ritirarci un po' a pensare alle emozioni suscitate da questa vicinanza. Ogni essere umano (ogni scrittore anche) ha un portato di esperienze, connessioni e punti di vista differenti e le mette in comune a suo modo per costruire il presente e il futuro. Per raccogliere le cose degli altri e utilizzarle per comporre pezzi di sé. E su questo meccanismo-base, si fonda l'umanità. Dico bene?

Quindi ieri ero lì che cercavo connessioni, che ascoltavo questi scrittori esprimersi, dire qualcosa del proprio lavoro, e presagivo già l'esigenza poi di mettermi qui in un angolino mentale, oggi, e di pensare a cosa è successo. Del perché mi fossi ritrovata in una situazione tanto bella e privilegiata, di capire anche se ho sbagliato qualcosa per correggermi, e di scrivere anche io le mie cose, le mie storie. Insomma, eccomi qui a ringraziare ancora una volta chi mi ha permesso di vivere questa affascinante avventura torinese e chi ha letto queste avventure su questo blog.

Poi è arrivato Vergassola, e tutti giù a ridere. Lo guardavo e pensavo che è proprio bravo, e sorseggiavo una bella birretta fresca. Una bella esperienza davvero, da rifare, speriamo, il prossimo anno.



venerdì 21 settembre 2012

Dorato - Festival indipendente dell'editoria e della musica!




Buongiorno :) 

Comincia oggi, e arriva fino a domenica, per salutare l'autunno, Dorato - Festival indipendente dell'editoria e della musica. Nato da un'idea della casa editrice Miraggi, e grazie al lavoro preziosissimo di Sara Bauducco (il suo blog è delicato ed elegante e ispirante), parte questo avventuroso, secondo me importante progetto. Qui c'è la pagina facebook dove potete trovare tutte le notizie, le informazioni e cliccare, se vi piace, "mi piace". 

Lo trovo importante perché Dorato ha la ferma intenzione di concentrare un'infinità di editori indipendenti, scrittori, musicisti, artisti delle più diverse discipline in un bel posto che si chiama Cartiera a Torino, in Via Fossano, 8, che fa parte di quella straordinaria ondata virtuosa di riqualificazione delle zone industriali della città e che ospita moltissime attività rivolte a tutti, ma specialmente ai giovani del quartiere. 

E quindi, che altro aggiungere? 

Se passate da quelle parti, cari torinesi e non, date un'occhiata perché ci sono appuntamenti da non perdere (per i dettagli vi rimando alla pagina fb di prima!). Quanto a me, sarò presente per tre sere, insieme a Sara, a presentare una quantità innumerevole di romanzi, saggi, scrittori e insomma non so bene come andrà a finire, ma l'importante è che sarà divertente e ciascuno potrà dire la sua e parlare di libri in simpatia e compagnia. 

Ma è fondamentale ricordare che, dopo le presentazioni, seguiranno spettacoli imperdibili... 

Buon week end allora! c\_/






E buon inizio di autunno! :)

sabato 8 settembre 2012

Festivaletteratura di Mantova.


Desideravo andare a Mantova da un po' di tempo.

A Mantova intendo, in particolare, al Festivaletteratura.

Ma ogni anno succedeva qualcosa di oh scusate, mentre scrivo, queste immagini mi distraggono e vorrei essere ancora lì. In quell'atmosfera che non posso definire altro che magica. Comunque questa volta, ho deciso, costi quel che costi, ci vado! E così è stato. Regola numero uno: mettersi in testa una cosa e perseguirla finché essa non si avvera. Astenersi desiderosi di atterrare sulla luna senza navetta spaziale e mitomani vari. Per tutti gli altri, non smettete di sognare sogni come questo. Può essere che prima o poi si avverino. 

La città è stupenda. E sono felice di esserci andata per la prima volta proprio adesso, in un frangente delicato per Mantova, di ricostruzione dopo il terremoto. Si sente la ferita e la voglia di guarigione. Per il resto, è esattamente tutto come l'avevo immaginato così tante, ma tante volte.

Ok. Non è vero niente di ciò che ho scritto fino a ora. O forse sì. Che ne direbbe Pietro il Ballista? Lo vedo perplesso.

Bella, gentile, accogliente e vispa. Sognante, e in pieno fermento. Mantova è il posto ideale in effetti per un festival della letteratura: tutti gli incontri con scrittori e intellettualoni si dislocano nei luoghi-cardine della città e tu con la tua cartina te li vai a cercare e tra una cosa e l'altra senti profumi buoni, campane che suonano e bici che sfrecciano alla massima velocità. Le case, i palazzi, i monumenti: tutto è elegante, rassicurante, sobrio. In uno dei miei spostamenti, mi ha pure intervistata una TV della Barilla (sic.) sulle mie abitudini alimentari e sul futuro dell'umanità!

Avevo prenotato, giorni prima, due appuntamenti. Uno per ascoltare Francesco Targhetta, autore di un curioso romanzo in versi per Isbn edizioni: era da un po' che puntavo questo libro, ma non avevo mai avuto modo ancora di leggerlo. Ora è qui con me, con anche una dedica bellissima. Siamo coetanei e nell'aria si respirava una certa "solidarietà generazionale". Grazie Francesco! In quel frangente, ho anche conosciuto la mitica ragazza che si occupa di @SpritzLettera (cliccate, se potete!) e abbiamo brindato allegramente con uno spritz, seguito da tazzina di caffè: la fantasia al potere!! :) L'altro incontro per il quale avevo acquistato il biglietto è stato quello con Aimee Bender, tra le mie scrittrici USA preferite. Vederla dal vivo, dopo aver letto i suoi libri, lo confesso, è stata una grandissima, irripetibile emozione. Meravigliosa e full of grace! Lei però, a differenza di Mantova, la immaginavo diversa. Come minimo "con un ferro da stiro al posto della faccia"...

Per il resto del tempo ho girato per Mantova, pensando a quanto fossi contenta di essere lì. Forse troppo. Non mi pareva vero. Ogni tanto mi sono sentita anche un po' spaesata. Boh, è strana la vita. 

Fortuna che poi ho incontrato alcune colleghe. 

Questa piazza è incantevole. Qui si è tenuto l'aperitivo inaugurale del Festival. Che personalmente ho mancato per ascoltare Targhetta. Che tutto ciò sia messo agli atti, mi raccomando!!

Tazze e biro.

Quello è un po' il quartier generale del Festival. Letture, musica e una libreria.

Ci sono dei ristorantini fantastici. 

A un certo punto ho tentato di partecipare anche a una lezione di Simonetta Agnello Hornby (in foto un dettaglio del Palazzo Slow Food) in cui raccontava piatti della tradizione siciliana. Come temevo, tutto esaurito. Idem per i laboratori sul ritratto di Marcello Fois. 

Dunque ho ripiegato, ma mi è andata anche bene, su una trattoria. Mezze maniche alla zucca e calice di Valpolicella. Uguale, la felicità.

Poi sono finita in un mondo fatto di ghiaccioli. Dal momento che, di colpo, è esplosa l'estate. 

Ah, preziosa, amabile città. 

A ogni angolo c'era qualcosa da guardare.

Laggiù appare una lavagna a cielo aperto, dove si tenevano argute lezioni di vita. In quel baretto con gli ombrelloni bianchi ho mangiato una schiacciatina. 

Librerie ovunque.

Non c'entra nulla con la foto, ma il pubblico di questo festival mi ha incuriosita. Non solo addetti ai lavori ma tantissime persone semplicemente desiderose di vedere che succedeva e forti lettori. Essi esistono, e lottano insieme a noi. Le mie vicine di stanza nel B&B, per dire, erano due ginecologhe!  

Tra le altre cose, passavano qua e là bislacchi personaggi a distribuire acqua gratis. L'etichetta mi pare quanto meno interessante.

Aimee Bender mentre dice all'interprete: Il mio numero preferito è il 9. E ho pensato: il mio invece è l'8. Tra lei è me c'è quindi solo un unico, piccolo grado di separazione: yeah questo è il mio giorno fortunato!

Conclusioni: vorrei senz'altro tornare a Mantova il prossimo anno. Alle cose belle, è proprio vero, ci si prende subito gusto.

martedì 1 maggio 2012

Tempi difficili.




Tempi difficili di Charles Dickens. 

Oggi è il 1° maggio, dovrebbe essere una festa ma ad esempio qui a Torino ci sono stati scontri, tensioni, fischi, cariche della Polizia, coinvolgimento di centri sociali e No Tav.

Senza voler parlare di questioni delicate, ho le mie posizioni su tante cose (mi pare ad esempio che si potrebbe vivere bene anche senza la Tav in Val di Susa, per dire...) ma sono contraria all'esprimerle con violenza, anche se so che non è facile controllarsi. Tuttavia è importante provarci perché qualsiasi forma di violenza compromette ogni confronto e peggiora ulteriormente le cose.

Comunque c'è da dire che sono davvero tempi difficili. 

Oggi infatti volevo osservare un giorno di silenzio (poi non ce l'ho fatta), in un'epoca storica in cui il lavoro non è più un elemento da celebrare ma da riconsiderare dalle radici, per capire dov'è che si è spezzato qualcosa e curarlo.

Un mondo del lavoro ormai senza regole chiare, che ci ha disabituati all'importante senso della sicurezza, che in qualche caso ci preclude il domani, comunque sempre meno democratico, in eterno disequilibrio tra sopraffazione e lamentele, perdita di fiducia, di iniziativa e leggi della giungla, con pochi margini di costruzione e speranza. 

Allora nei tempi difficili penso all'omonimo libro. Ci penso con amore e tenerezza ma anche con la voglia di superare questo mio animo dickensiano che troppo spesso mi ha trafitto ingiustamente il cuore. Vorrei prima o poi andare oltre, me lo propongo come obiettivo per il futuro. Basta Dickens, non come scrittore, ma come modello di pensiero e visione della vita. Tuttavia, oggi siamo ancora a oggi. 

Qui c'è un maestro, il signor Gradgrind ("uomo di Fatti") che interpella un'allieva:

"Cecilia Jupe. Allora, vediamo. Cosa fa tuo padre?

- Lavora nel circo signore, se non vi spiace.

Il signor Gradgrind aggrottò le sopracciglia e fece un gesto con la mano come per respingere quella discutibile vocazione.

- Qui non vogliamo saperne di queste cose. Non ce ne devi parlare. Tuo padre addestra cavalli, vero?
- Sissignore, se non vi dispiace, quando ce n'è qualcuno da addestrare, lo domano in pista. 
- Non ti è consentito nominare la pista in questa sede. Bene, allora devi dire che tuo padre fa il domatore di cavalli. Cura anche i cavalli malati. Dico bene?
- Oh, sì, signore.
- Molto bene. Tuo padre è veterinario, maniscalco e domatore di cavalli. Dammi la tua definizione di cavallo. La domanda gettò Sissy Jupe nella più gran confusione.
 - La ragazza numero venti non è in grado di definire un cavallo!

Esclamò il signor Gradgrind a generale edificazione dei piccoli recipienti.

(...) 

 - Avanti, un ragazzo mi dia la definizione di cavallo. Tu, Bitzer.  (...)
- Quadrupede, erbivoro, quaranta denti, di cui ventiquattro molari, quattro canini e dodici incisivi. Muta il mantello in primavera, nei climi umidi anche gli zoccoli. Zoccoli duri, ma che richiedono la ferratura. Età riconoscibile da diversi segni nella bocca.

Questo (e molto di più) disse Bitzer.

- Adesso ragazza numero venti, - commentò il signor Gradgrind, - sai cos'è un cavallo".

Quindi c'è questa bambina, figlia di circensi, cui viene spiegato (ingiunto?) che quello non è un vero lavoro, non deve neanche nominare la pista del circo a scuola. 

Ricordo che da piccola, come molti bambini, avevo una vera passione per il circo. Non certo per il maltrattamento degli animali, sia chiaro, ma per quell'atmosfera "altra" rispetto alla realtà quotidiana. 

Oggi mi sembra che si stia tornando, come senso generale (ma senza voler generalizzare a tutti i costi) al modo di ragionare del maestro dickensiano. 

Una possibilità "altra" non c'è più?

Le cose stanno così. Non c'è lavoro. E basta. Non ci sono i soldi. E basta. Possibile che la violenza debba essere l'unica via d'uscita? La violenza per le strade della mia città? Davvero? Sono spaventata. Nella mia vita non avevo mai assistito a niente di simile, con i miei occhi, a Torino, il 1° maggio. 

Ora, non dico che farsi ingaggiare tutti dalla famiglia Orfei come clown sia la risposta ai nostri problemi. Però neanche dire che un cavallo è solo un cavallo mi pare sensato. Un cavallo è anche altro. 

Insomma: non siamo più nell'Ottocento, e nemmeno meritiamo di tornarci. 


martedì 24 aprile 2012

Buon 25 aprile!

Il vento che è un elemento così lucido, sembra la dimostrazione che non tutto era fermo sotto il cielo. Mi piacerebbe vivere in una città ventosa, come Trieste. Ma va bene anche il vento che ogni tanto arriva qui a Torino.

Quel vento di primavera.

E il vento per me ha la capacità di promettere il futuro, magari piccolo e bianco in lontananza, e di riportare il passato alla memoria. A volte i ricordi sembrano minacciosi come nubi, ma altre invece sono utili e felici. Uno dei regali più dolci per me è ricordare i libri letti con piacere. Non proprio piacere, con fame. 

La fame giovanile di sapere, di capire, di cambiare. Beppe Fenoglio per me ad esempio è stato questo. Alcuni anni fa. Per ricordarlo con brevi cenni, ecco un post che può essere utile, o almeno così spero. Qui. 

Auguro a chi passerà da queste parti un buon ventoso 25 aprile di festa.

c\_/





martedì 13 dicembre 2011

Natale con Bookrepublic & Ledita!





Ciao :)

Un piccolo intermezzo pubblicitario, per dirvi che giovedì sarò a Milano insieme ad alcuni simpatici bookbloggers di Ledita a incontrare il mondo di Bookrepublic - una libreria italiana online dove acquistare libri in digitale. Qui, il suo interessante manifesto.

In quell'occasione, nel mio onorato ruolo di bookblogger (ancora non ci credo & ho già l'ansia ma tralasciamo) tra un brindisi in spensiarata allegria, entusiastici "buon Natale!" ed ettogrammi di ferrero rocher potrebbe capitarmi di rivolgere loro alcune domande.

Allora, cari lettori di "tazzina di caffè", vi dico che questo è il nostro momento: potete, se volete, scatenarvi con le domande. C'è nell'aria qualche curiosità da soddisfare a proposito di questi strani oggetti virtuali chiamati ebook? Su tutto ciò che li riguarda - prezzi, diffusioni, limiti e confini? Volete esprimere dubbi? Perplessità? Quesiti amletici? Approvazione?

Scrivetemi qui: noemicuffia@libero.it

La serata, con tutte le domande e risposte, sarà il più possibile twittata su twitter quasi come se non ci fosse un domani.

Divertitevi!

c\_/





domenica 19 giugno 2011

Le ciminiere di Savona.

Ieri sera c'era una festa torinese di quelle proprio cool da inizio estate.

Il quartiere Vanchiglia, vicino all'Università, vicino al fiume, pieno di locali e studi di design architetti e librerie tutto aperto tutta la notte.


Amici, biscotti alla viola, cocktail personalizzati, musica, camminare su e giù senza meta, entrare e uscire dagli studi, sedersi su un divano bianco a chiacchierare, e vedere mostre, allestimenti assurdi, palle giganti e fluorescenti di gomma, terrazzini, birra, dj, veramente tutto il desiderabile.

Tra le cose belle, mi ha colpita lo Studio qbo, andate sul sito per i dettagli. C'erano barchette di carta ovunque appese al soffitto e estatè e dolcini in regalo, ma soprattutto a catturare completamente la mia attenzione sono state quelle poeticissime bottiglie di design.

Flash back. Chi va in Liguria nei primi giorni d'estate (ma anche nel resto dell'anno) conoscerà le ciminiere. Andare in Liguria per un torinese poi, e arrivarci da Savona, è normale, come dire scendo un po' giù al mare, faccio un bagno e torno a casa - per questo sosterrò la causa del Limonte tutta la vita - e anche nei momenti di peggiore crisi maledetta la gita di un giorno difficilmente salta ed è quasi un diritto costituzionale.

E quelle ciminiere per tutti fin dalla più tenera età volevano dire: il mare. Ovvero luce fresca e azzurra, acqua marina, vetrini colorati, focaccia, sabbia, castelli di sabbia, case con le persiane verdi, passeggiata nel budello, crema solare protezione 340, negozi di giocattoli, piccole librerie liguri fornitissime, piccoli ristoranti di pesce, palme, lungomare, occhiali da sole, sandali.

Quando potrò, e sarò una facoltosa blogger sabauda, comprerò quelle bottiglie e le terrò nel mio salotto pensando sempre a quella precisa emozione lì.