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venerdì 30 giugno 2017

Eventi estivi libreschi imperdibili in Italia.

Immagine presa da qui

[Alert. Questo post lo avevo programmato da un po', mentre quello precedente è stato estemporaneo e pubblicato più d'istinto, per cui non vorrei sembrarvi troppo singhiozzante nella pubblicazione dei miei post]. 

Ma per arrivare al dunque, vorrei segnalare, un po' come ho fatto il mese scorso per i concorsi e premi letterari per esordienti e non, tre eventi estivi letterari. Secondo me, partecipare a eventi letterari è una bellissima idea. Non va bene, sempre a mio parere, ubriacarsene, nel senso che, seppure con formule diverse, i festival hanno molto in comune e l'"ubriacatura" di persone, paesaggi, idee e confronti è giusto farla ma a piccole dosi. L'ideale è allora forse partecipare a un evento importante all'anno (se si può), scegliendolo tra la marea di possibilità esistenti. Importante non vuol dire necessariamente "grande" perché esistono piccoli festival magari in città meno esposte e in provincia che sono meravigliosi. 

Segnalo qui tre eventi con un criterio: ci vorrei partecipare io per prima (o ritornare). La scelta però è davvero vasta per cui spero che ognuno possa trovare il suo festival estivo ideale e andarci con fiducia e soprattutto divertirsi. 


 - LE CONVERSAZIONI - Comincia oggi a Capri l'edizione 2017 di un evento al quale ogni anno sogno di partecipare e non riesco mai. Ideato da Antonio Monda e Davide Azzolini, questo festival conta parecchi ospiti internazionali - in particolare statunitensi - di grande valore. Il focus dell'evento è la conversazione su un tema che, questa volta, è Bugie/Lies. Il bello delle Conversazioni è che la formula è un po' più elaborata e pensata di qualsiasi altro festival perché i dialoghi vanno in profondità sui temi per cui ci troviamo al limite tra l'evento estivo e il convegno internazionale dove però si respira l'aria estiva di Capri: immaginate qualcosa di meglio per i prossimi giorni di sole?

- IL LIBRO POSSIBILE - Questo è uno dei festival letterari più belli d'Italia. Ci sono stata qualche anno fa e non lo posso dimenticare. Questa è la XVI edizione. Lo scenario è molto suggestivo: Polignano a mare in provincia di Bari. Una delle cittadine più incantevoli che io abbia mai visto. Fino all'8 luglio ci saranno incontri e serate con autori interessanti.

- L'ISOLA DELLE STORIE (Festival letterario della Sardegna) - Giunto alla XIV edizione, questo festival legato a Gavoi e ha un fascino unico. Ne sento sempre parlare, lo vedo descritto sui giornali e social network. Vi consiglio di sbirciare il programma e scoprire qualche appuntamento adatto a voi. La grafica è molto curata e ci sono anche alcune mostre d'arte da visitare in contemporanea.

Se avete qualche spunto sarei felice di scoprire altri festival e spero che qualcuno di voi potrà partecipare a questi tre fantastici appuntamenti estivi e letterari. 


mercoledì 31 agosto 2016

Taccuino di caffè



Per ragioni altamente curiose, in queste ultime giornate ho potuto accedere molto poco al bel terrazzino che si nota in questa foto. Ahimé, è un periodo strano che prima o poi magari racconterò: sto riflettendo da un bel po' sul tema del raccontare in diretta le proprie robe intime (non mi riferisco all'elaborazione artistica inevitabile delle esperienze di vita) sui social network. E non so. Difficile trarre conclusioni drastiche sulle cose - beh, a meno che non si tratti di assurdi come il #fertilityday o altre baggianate - ma in questo momento è come se alcune vite - molte in verità - mi sembrino troppo sovraesposte. Troppi aggiornamenti su qualsiasi cosa appunto non saranno troppi? Chissà dove mi porteranno questi pensieri, nel mentre eccovi il mio taccuino settimanale:

1) Eccomi.  Dal titolo a tutte le aspettative che ci sono intorno all'ultimo romanzo di Johnatan Safran Foer, ne distillo personalmente una gran curiosità. Questo mio blog all'inizio si chiamava Eccomimi, quindi per forza di cose sento grandi affinità elettive ;) Read more...

2) Mantova, o cara.  Quest'anno il festival della letteratura di Mantova si terrà dal 7 all'11 settembre. Ci sono stata una sola volta nella mia vita ma spero di tornarci presto. Intanto, ecco il programma. 

3) Dialogo tra scrittrici. Non ho letto nessuno dei due romanzi in questione, ma ho trovato interessante questo dialogo su The Paris Review. Si discute di scrittura, di lavoro, di donne e di donne che lavorano. Buona lettura.


sabato 28 maggio 2016

Festival du premiere roman - Chambéry

In questi giorni (28 e 29 maggio) si sta svolgendo in Francia, più precisamente a Chambéry, il Festival du premiere roman. Nato nel 1987, questo festival letterario è davvero unico nel suo genere per la promozione della lettura e della scrittura in Europa. 

Per un anno intero, più di tremila lettori scelgono e segnalano testi di esordienti che li hanno colpiti, per confluire nei giorni della manifestazione che diventa, da quel che ho capito, un'occasione di incontri, laboratori, lettura e scrittura. 

Da quando ho scoperto di aver avuto un antenato che, dal verde canavese in Piemonte, alla fine dell'Ottocento, ha pensato bene di emigrare a Marsiglia, a piedi, e di costruire lì un'industria dell'olio (della quale ahimé non mi è giunto nulla di materiale, ma una sorprendente eredità morale perché pare che questo prode Cuffia salvò letteralmente la vita a parecchi umani dalla fame e dalla guerra), insomma comunque da quando ho scoperto d'esser mezza francese per lo meno di spirito, mi sono interessata a questa lingua affascinante. 

In questi giorni sarei dovuta essere proprio a Chambéry a gustarmi questo evento, di cui potete trovare tutte le informazioni qui, in francese. Poi le energie (di tempo, fatica e denaro) legate al trasloco che sto facendo mi hanno assorbita, e m'è toccato rinunciare, ma si sa che i piemontesi-canavesani-marsigliesi-siciliani (come me) sono ostinati, e dunque ritenterò il viaggio il prossimo anno!

Spero però - per chi non lo conosceva - di avervi fatto scoprire qualcosa di nuovo, una interessante opportunità per partecipare alla vita letteraria del mondo contemporaneo.

lunedì 14 marzo 2016

Tazzina di Sakè


Amy Tan, La figlia dell'aggiustaossa, Feltrinelli


Questa è la seconda "puntata" della rubrica dedicata alla letteratura orientale: #TazzinaDiSakè. Sono molto contenta di poter parlare sia di un libro (che ho acquistato qualche mese fa perché mi sto interessando alla cultura cinese) e di un film che ho visto due sere fa, affittando il DVD in biblioteca.

Mi fa piacere che tra questo week end e il prossimo a Torino sia in corso anche un bel Festival proprio dedicato all'Oriente, lo segnalo per chi potesse passare, l'anno scorso sono andata e mi è piaciuto, seppure l'atmosfera sia molto caotica e dopo un po', per chi non ama la folla, può risultare pesante: va affrontato con calma zen, per l'appunto. Comunque ecco qui tutte le informazioni! 

Il film si intitola Poetry. 

Il regista è Lee Chang-dong e nel 2010 ha vinto il premio per la migliore sceneggiatura a Cannes. 
Con il romanzo La figlia dell'aggiustaossa di Amy Tan, questo film ha alcune cose in comune. Il romanzo è stato pubblicato per la prima volta nel 2001 e racconta la storia di Ruth, una donna cinese solo di nascita ma americana di adozione, che vive a San Francisco con il compagno Art e le due figlie adolescenti di lui. 

Ruth di lavoro fa la "librologa" ovvero la collaboratrice editoriale e la ghost writer: è una donna pragmatica e organizzata, seppure soggetta a bizzarre patologie, come un mutismo improvviso che la coglie tutti i 12 di agosto di ogni anno. Da sempre si guadagna da vivere senza troppo lamentarsi e si occupa del conflittuale rapporto con la madre - che invece è rimasta molto ancorata alla tradizione cinese - LuLing Young. Tutto procede tra le noie e le stravaganze di una normale vita occidentale dei giorni nostri, tra corsi di yoga intensivi e saggi sull'influenza dell'Internet sulle nostre esistenze, autori troppo eccentrici cui fare da balia e i molteplici impegni della quotidianità, quando LuLing, da sempre in ostilità con la figlia, comincia a dare i primi segni di Alzheimer. 

In questo c'è una forte analogia con il film, la cui protagonista invece è Mija, una signora coreana di sessantasei anni che si occupa del nipote adolescente, dipendente dalla televisione, trascurato e chiuso in se stesso, perché la figlia, assente sia fisicamente che psicologicamente, non riesce a farsene carico da sola. 

Amy Tan, l'autrice della Figlia dell'aggiustaossa, a questo punto del romanzo affonda le mani nella tradizione della sua stessa terra natale e fa sì che Ruth, alle prese con le proprie ansie e conflittualità emotive, riscopra un libro scritto dalla madre dove trova narrato un mondo completamente diverso dal suo, ricco di nomi evocativi e un lingua di caratteri - Preziosa Zietta, Bocca della Montagna, Cuore Immortale - e soprattutto un personaggio misterioso: l'aggiustaossa. Scoprirà del magico inchiostro che produceva la sua famiglia e del significato delle ossa oracolari. E l'avventurarsi in questo mondo antico fatto di Madri e Padri e rituali dimenticati rimette a posto le prospettive del suo nevrotico presente.

Anche Mija nel film a un certo punto compie una scoperta. In questo caso, il disvelamento è tragico, un crimine di cui si macchia l'inconsistente e viziato nipote. Parallelamente al dramma, però, Mija, che vive di un piccolo sussidio, proprio come la mamma di Ruth del romanzo, e di un lavoro faticoso come badante, si iscrive a un corso di poesia nel centro culturale della cittadina in cui abita con il ragazzino. Le indagini e i traffici poco chiari relativi alle colpe del ragazzo - che ha a che fare con il suicidio di una bambina della sua stessa scuola - procedono di pari passo con le lezioni di poesia. 

Fino a che Mija scopre fino in fondo il significato di un gesto creativo che è molto più di un semplice diletto: scopre che la poesia è qualcosa di assoluto e profondo e finalmente riescerne a scriverne una, forse l'unica della sua vita, realizzando il desiderio di sempre: essere una poetessa. 

Lo sguardo che gli artisti orientali sanno dare alle storie e alla vita in queste due opere arriva a un compimento importante. 

Consiglio questi due lavori a chi sa bene quali e quante sono le difficoltà della vita.

Consiglio però questi due capolavori anche a tutti quelli che sanno quanto l'arte, la letteratura e la poesia siano tesori cui attingere proprio in quei momenti. Nei libri, nei film, nelle poesie - e nelle altre arti - spesso sono nascosti i segreti su come fare ad affrontare tutto quel che c'è da affrontare.

lunedì 16 novembre 2015

Ricordarsi la bellezza - Scrittorincittà a Cuneo.


La giornata di sabato 14 novembre è cominciata, per chi si trovava, come me, a Cuneo per il Festival letterario Scrittorincittà, con un minuto di silenzio per le vittime degli attentati di Parigi, e i loro cari. 

In questi momenti prevale il silenzio, ed è stato giusto raccogliersi per cercare concentrazione e le motivazioni per comprendere cosa è accaduto.

Dopo questo momento di raccoglimento, è cominciato il primo incontro. 

Ho affrontato questa prima parte della giornata con la neutralità di chi svolge il proprio compito, quello che, a seconda dei casi, è obbligatorio oppure una scelta, a ogni modo un dovere. Nel mio caso sentivo il dovere di onorare un evento letterario cui partecipavo per la prima volta, nonostante sia giunto alla sua diciassettesima edizione e sia anche vicino alla mia città, ovvero Torino.

L'incontro con Nives Meroi, che presentava, insieme a Derio Olivero, il suo libro Non ti farò aspettare, è stato toccante. Il Kangchendzonga è una montagna, la terza vetta più alta del mondo e Nives e suo marito Romano l'hanno conquistata tre volte. Quando Nives, però, stava affrontando una gara importantissima, in cordata con il marito, contro due alpiniste molto competitive, nel 2009, qualcosa è andato storto. E da quel momento, si impone una scelta, non solo di gara ma di vita, che condurrà lei e Romano a una serie di anni difficili di grande paura e sofferenza. 

Ma questa è una storia di speranza e vittoria. Tra le molte considerazioni di saggezza, ne ho appuntata una: "nei guai della vita, la prima cosa da fare è ricordarsi della bellezza".

Nel caso dei due alpinisti, marito e moglie, per affrontare il loro guaio, molto serio, ripensano entrambi, senza quasi dirselo, alla montagna e alla sua bellezza, al silenzio che impone perché lassù c'è poca aria e non si può sprecare il respiro in chiacchiere.

Naturalmente, ognuno ha la sua bellezza da vivere e da ricordare, quella che ha osservato e quella da tenersi stretta. 

E intanto la giornata proseguiva con un altro incontro. 


I tre autori hanno raccontato del racconto! Aprendoci le porte al loro modo di intendere questa forma narrativa fulminante, in senso buono, e simile al pregiato cristallo.

E infine: Tullio Pericoli. Un incontro con il grande disegnatore, che ha illuminato la sala con i suoi Pensieri della mano. 

Tra gli spunti interessanti, una confessione: la sua mano di artista lo guida nelle composizioni molto più di quanto si pensi. Non sempre è lui a comandare, anzi spesso il suo è un assecondare il segno, nel suo caso pieno di grazia, che esce dalla matita. 
 
Eccoci, con la mia amica Sara Bauducco, che ringrazio per la compagnia e la condivisione di eventi sempre ricchi di incontri, pensieri e di parole.

Una scintilla di allegria. Il Festival ha visto la partecipazione di Silver, che ha lasciato sulla lavagna alcune immagini di Lupo Alberto.


domenica 1 novembre 2015

Stare in equilibrio.

Festival della Scienza di Genova


#Costruiamocilfuturo è un bellissimo hashtag ed è anche un progetto promosso dalla Regione Liguria dedicato ai giovani. Il progetto riguarda per lo più l'orientamento scolastico e si snoda attraverso incontri dedicati ai ragazzi per fornire loro strumenti di scelta nello studio. Ho citato questo progetto perché è correlato agli eventi del Festival della Scienza di Genova, cui ho partecipato ieri. E perché mi piacciono le parole "costruire" e "futuro". Mi piace il loro suono, ma anche i significati che portano in chi le ascolta.

Ma non pensiate che questo festival di Genova sia dedicato solo ai giovani. Anzi, è un'esperienza di apprendimento  molto utile anche per gli adulti.

Ringrazio quindi ancora una volta la Compagnia di San Paolo per avermi invitata e coinvolta. E per avermi permesso di scoprire un mondo nuovo.

Tra le iniziative del Festival della Scienza in collaborazione con la Compagnia di San Paolo c'è questo bus, che è un laboratorio in cui si scoprono e approfondiscono nozioni scientifiche e si soddisfano curiosità.
Forse sono stata, insieme a Pinocchio o come Giona, qualche volta nel ventre di una balena, ma mai mi era successo di entrare in un elefante (ph. Francesco Deiana). Il tema di questa edizione del festival è l'equilibrio. Nelle scienze, come nella vita quotidiana, come nell'arte e in tutto quanto. Ieri la città di Genova era invasa da mascherine di zombie e streghe e zucche intagliate. La morte, rivisitata ed esorcizzata e truccata circolava allegra in ogni via. E io ricordo di aver pensato: ecco, se c'è una cosa che voglio raggiungere prima di morire è l'equilibrio. Emotivo, economico, creativo etc. etc. etc.

Antica Osteria di Vico Palla: qui mi sono ricordata uno dei tanti motivi per cui amo la Liguria. Il cibo. Focacce morbide e saporite e tanto pesce. Indimenticabili icalamari ripieni.



Sono convinta che ogni bambino (e ogni adulto) meriti una spiegazione. Insomma, fateci capire come funzionano le cose. Ammiro chi è capace di insegnare le materie difficili e restare in equilibrio e ammiro altrettanto chi sa ascoltare e imparare. 

 Ieri ho potuto appendere anche che, ad esempio, nel ping pong c'è una fisica precisa.


E che è bene avere cautela sulla scena del crimine.


 Che il latte è una faccenda talvolta complessa.


E che bisogna saper aspettare. 



E infine che a Genova di colpo ti imbatti in Via del Campo ed è sempre una riscoperta ripensare per un istante alla musica di De Andrè.


A Palazzo Ducale si sono poi svolte parecchie conferenze nel corso del festival durato dal 22 ottobre a oggi. Uno degli incontri promossi dalla Compagnia di San Paolo aveva al suo centro una tematica attuale: l'utilizzo (tra necessità e abuso) di farmaci e antibiotici.


Nel corso di questa conferenza tenuta da Raffaella Barbero, Maria Caramelli e moderata da Amelia Beltramini in collaborazione con l'Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte Liguria e Valle D'Aosta, che spaziava dal consumo di medicinali da parte delle persone a quello utilizzato per gli animali da compagnia o allevamento, ricordo di aver pensato a quanto, in alcune situazioni, l'equilibrio non sia solo un obiettivo interessante da perseguire. Questa, come molte delle altre conferenze, insegnava che l'equilibrio in molti casi è alla base della sopravvivenza, ovvero una questione di vita o di morte. L'eccesso, lo sbilanciamento nella scienza come in tutto, ho capito che può creare molti danni. Dall'eccesso di parole (come capita a noi logorroici) all'eccesso di paure, di farmaci, di denaro, di povertà, di cibo e di miseria. L'eccesso di elementi, ingredienti, esperienze, vicinanze e lontananze. L'eccesso insomma magari è affascinante, ma l'equilibrio è un tesoro che costruisce e perdura nel tempo. 


venerdì 9 ottobre 2015

#LaterPost: spunti di lettura dal senso del ridicolo, sul ridere, del ridere.




Dal precedente post è passato qualche giorno, ma non riesco a dimenticare l'atmosfera del festival Il senso del ridicolo, cui ho partecipato come blogger e che ho raccontato sui miei canali social (Twitter e Instagram). 

Anzi, non l'atmosfera, perché le atmosfere dei festival sono più o meno tutte uguali: gente che corre di qua e di là cercando di dissimulare, senza riuscirci, il proprio mal di piedi...

Piuttosto il senso. Al di là del gioco di parole con il nome del festival stesso, non riesco a staccarmi da qualcosa che conta molto per me in questo periodo: ovvero cercare il lato ridicolo delle cose. Non è che passi le mie giornata a sbellicarmi dalle risate o a cimentarmi in barzellette di dubbia qualità, niente di tutto questo. Sto solamente riflettendo sul potere del gesto del ridere sulle nostre vite. 

Lo faccio da qualche anno ormai, ovvero ragionare su questi temi. Ho conosciuto alcuni comici e letto alcuni libri sulla materia. 

Cosa serve per fare ridere? Beh questo non l'ho ancora capito. Non sono ancora riuscita a carpire il segreto, né forse è quello che voglio, perché in effetti si perderebbe la magia. Certo, però, ci sono degli ingredienti che ho notato e credo validi:

1) L'intelligenza. Eh quella se non c'è è un problema. Ma non parlo di un'intelligenza qualsiasi, che abbiamo in molti. Si tratta di un tipo di intelligenza settoriale e molto seria, non sempre adattiva ma spiccata. Non so chi altri abbia lo stesso sguardo severo sulla realtà al pari dei comici... gli entomologi, forse?

2) La malinconia, no. Questo è un falso mito. Ho notato che i comici non sono affatto persone tristi. Sono persone normalissime, alle prese con l'INPS e le spese condominiali come tutti noi; chi si aspetta drammaticità, resterà deluso.

3) Cultura. I comici sono un po' come chi scrive narrativa: devono sapere quasi tutto di molte cose.

Ci sarebbero mille altri punti, ma per ora mi fermo. Questa introduzione era solo per dire che ho deciso di creare almeno un altro post sul tema del festival. Un piccolo spunto letterario. Avrei voluto raccogliere e citare tutti i libri di cui si è parlato durante le giornate di Livorno, ma non è possibile al momento, alcuni libri sono introvabili e dovrei lasciar passare troppo tempo prima di reperirli. Altri non mi interessa molto leggerli, sicché la somma si è ridotta a due soli titoli. 

Entrambi gli autori sono stati citati (e letti) da Gioele Dix (di cui, se tutto va bene, sentirete ancora parlare su questo blog, state collegati...).

Il primo l'ho già consigliato più volte, ad esempio qui.
Ma questa raccolta di storie, pubblicata per la prima volta nel 1965 da Italo Calvino, meriterebbe tante riletture.

Penso che questi racconti continuino il discorso dei miei romanzi fantastici, ma non solo di quelli. Anche stavolta mi sono accorto che mi vengono bene specialmente le storie dove c'è il non-essere contrapposto a quel che c'è, il vuoto o il rarefatto contrapposti al pieno o al denso, il rovescio contrapposto al dritto.

Dice Calvino stesso in un'intervista che precede il testo. E coglie in poche righe il senso stesso della comicità: contrapporre il rovescio al dritto. La comicità delle Cosmicomiche è ricercata e insieme semplice, e ci rende disarmati rispetto alle fragilità che ci avvicinano tutti quanti. Solo Calvino sa unire la tenerezza di un personaggio come Qfwfq alle più alte questioni filosofiche dell'uomo. 

Come ad esempio l'immortalità dell'anima: e qui mi aggancio ad Achille Campanile. Gioele Dix ha letto in realtà un racconto di Manuale di conversazione, ma io ho scelto di consigliarvi questo perché è un libro che tengo sul mio comodino da un bel po' di tempo. Piccoli racconti italiani, scritti in uno stile pulito e impeccabile, divertenti e non si sa come persistenti nella memoria. Pubblicata nel 1974, questa antologia di storie colpisce per essenzialità e profondo acume sulle increspature della nostra società, senza tralasciare narrazioni dell'assurdo che possono anche lasciare basiti.

In una parola: consiglio di nutrirvi di tanto in tanto delle storie brevi della nostra letteratura, un po' come si fa con i cibi sani della tradizione nostrana. Fanno bene alla salute e all'umore.

Buona lettura a tutti!  

Ah, la piccola tazza blu che compare nel video è opera di Marina Gili che potete trovare qui.

domenica 27 settembre 2015

Il senso del ridicolo a Livorno.















Sono ancora a Livorno, in un ufficetto elegante dell'hotel dove ho alloggiato, il Gran Duca.
In attesa di rientrare a Torino. Ringrazio a tal proposito Stilema per l'ospitalità: un ufficio stampa così "visionario, idealista, talvolta surreale", come recita il suo "chi siamo" sul sito, da aver scommesso sulla presenza dei blogger al festival.

Le mie giornate al Senso del ridicolo sono state fitte di eventi, rimando a twitter, facebook e instagram per vedere le mie cronache fotografiche e brevi racconti degli incontri. 

Come è stato questo evento? Beh, gli eventi sono eventi. Personalmente, devo molto agli eventi letterari perché in questi anni mi hanno permesso di imparare molte cose, conoscere meglio le persone (questo processo però non finisce mai) e vedere alcune belle città italiane. E quel che ora so è che tutti, proprio tutti gli eventi si connotano per ritmi serrati, città da esplorare, incontri, retroscena, stanchezza, fretta, improvvise esplosioni di gioia, perdita della sensibilità dei piedi, vinelli, straniamento e last but not least: ricchezza.

Mi concentrerei sulla ricchezza. Perché ciò che differenzia un festival culturale dall'altro naturalmente sono i temi, le persone chiamate a partecipare, ma soprattutto a fare la differenza è la ricchezza che riesci ad accumulare tu che saltimbanchi tra un appuntamento e l'altro, i beni di lusso interiori che ci riesci a distillare. 

Questa volta si parlava di comicità, umorismo, inciampi, sberleffi, derisioni, fastiti ridicoli, scene ridicole, rendersi ridicoli, satira e secondo me tutto questo ha a che fare proprio con la ricchezza. 

Da Maurizio Bettini, a Francesco Cataluccio, da Gioele Dix a Enrico Mentana ad Alessandro Bergonzoni ad Annalena Benini e molti altri ospiti (con grande dispiacere questa sera mi perdo Maccio Capatonda, indimenticato autore di Intralci e mille altre cose), tutti si sono orientati fino a convergere su una certezza: chi sa ridere, in tutti gli ambiti - letteratura, politica, arte, web, religione, spettacolo, vita quotidiana - è una persona ricca. Dunque, lo dico per quelli della mia generazione di squattrinati, il ricco è colui che impara a ridere. 

Tutti gli osptiti, a seconda della propria formazione, età, e sguardo sulle cose, hanno detto la loro sul comico, sulla risata. Spesso si è riso molto in sala. Trovo la risata qualcosa di rassicurante, dove si ride almeno un po', mi sento a casa. Forse perché la vita può fare paura a tutti in qualche momento. E ci si ritrova davvero umani e compresi non solo quando si condividono le sfortune, ma anche e soprattutto quando si ride insieme. 

A me interessa questo tema, come raccontavo nel post precedente. Mi interessano i comici, non solo perché spesso, come si sa, sono persone malinconiche e introverse. Ma perché, a differenza di tutti i malinconici e introversi, hanno qualcosa di diverso da offrire grazie alla loro arte. Se lasciati in pace, ovvero fare il loro lavoro, si mettono lì, e ti fanno ridere. Ti strappano un sorriso (anche se poi bisogna vedere come sta una bocca cui è stato strappato un sorriso, come si è chiesto Bergonzoni durante il suo intervento-spettacolo Estenuanze). Qualcuno in questi giorni ha detto che la comicità è per forza autentica, perché non si piò simulare una risata. A meno di non essere attori, ma è sempre molto chiara la differenza tra una risata vera e una recitata, come uno starnuto, per intenterci.

Per questo ho capito una cosa in queste giornate. Il riso, la risata, è preziosa come l'oro. Una cosa rara, che permette di fare tante cose importanti per il benessere ed è bello accumularla e dividerla con le altre persone.

La reazione immediata è dunque ora, a caldo, di andare a leggere o rileggere autori comici, da Groucho Marx a Flaiano, passando da Campanile e Francesco Piccolo.

Questa era la prima edizione del Senso del ridicolo. Mi pare che sia andata molto bene, ogni incontro era gremito, con lunghe file di attesa. Una sola pecca, che vuole essere una proposta e un invito per il prossimo anno. Fino a oggi, non so negli eventi della giornata perché non li vedrà, non si è parlato di una parte della comicità contemporanea e internazionale importante, che è la stand up comedy. Per il prossimo anno sarebbe bello assistere a spettacoli di questo tipo. Gusto mio, ma credo che la stand up sia un po' il futuro della comicità, oltre che una bella fetta di presente. L'ho imparato a scuola qui.

Adesso torno a casa, molto più ricca di quando sono partita. Auguro lo stesso anche agli altri partecipanti al festival, ma anche a quelli che hanno la fortuna di sentire la bellezza e la riposante magia del ridere. E che Aristofane sia con noi!   


venerdì 25 settembre 2015

Il senso del ridicolo.

Il senso del ridicolo

Umorismo, comicità, satira: sentite come suona bene? Ecco, da oggi a domenica a Livorno non si parlerà d'altro che di questo. E lo si farà molto seriamente, con ospiti di tutto rispetto. Il direttore artistico è Stefano Bartezzaghi, basterebbe questo per capire. Ma poi ci saranno Francesco Piccolo, Alessandro Bergonzoni, Altan, il mitico Maccio Capatonda e molti altri.

Questo tema mi sta molto a cuore. Per un anno intero ho frequentato anche una scuola di recitazione e scrittura comica, questa. 

E addirittura mi sono trasformata nel piccolo clown Angolina per un po'... Ma questa è un'altra storia. 

Comunque tutto ciò è per dire che ho la fortuna di seguire questo evento e lo racconterò qui e sui miei canali social, in particolare su Instagram e su twitter dove sono sempre @tazzinadi 

Siate ridicoli e rideteci sopra.

mercoledì 15 ottobre 2014

Impressioni di Tre Quarti!


Marco Porcu, il libraio della Libreria Clu. Molto bella e fornitissima.

Non è un Paese per giovani donne intelligenti, e poi invece c'e l'eccezione. Mi riferisco alla giovane e intelligente Gloria Ghioni (vicino a Sara Bauducco e me nella foto qua su) che per il secondo anno di seguito è riuscita, insieme a Costantino Leanti, a organizzare un festival letterario nuovo, e con un'energia fuori dal comune. O meglio, dentro al Comune di Pavia, ma fuori da schemi prestabiliti, alla faccia di chi continua a ripetere che non si muove mai nulla e che non ci sono le idee.

Ero presente in veste di pèresentatrice-lettrice, ma anche un po' come scrittrice. E questo mi ha emozionata (nella seconda fina a sx c'è anche il mio romanzo).
 In tanti si sono già complimentati con Gloria, che dimostra da anni di avere una competenza eccezionale in ambito editoriale, dal momento che, tra le altre cose, ha fondato, con Laura Ingallinella, uno dei blog letterari più famosi, influenti e seri d'Italia. Ovvero Critica Letteraria (dove oggi, bontà loro, ci sono anche io con un'intervista a Giovanni Montanaro e una recensione al suo Tommaso sa le stelle), quindi non saprei proprio cosa aggiungere. Bando allora alle smancerie, e passiamo ai fatti. Mettendo in piedi un piccolo e agguerrito festival come Tre Quarti di Weekend (tre quarti d'ora di presentazioni, sguardo di tre quarti sugli scrittori e musica suonata in 3/4) Gloria ha in effetti dimostrato che si possono radunare da più parti d'Italia alcuni tra i più giovani e promettenti autori contemporanei e metterli letteralmente tutti attorno a un tavolo per dialogare con i lettori. Dialogare davvero e approfondire, di persona, fuori e dentro la rete (con l'hashtag #TreQuarti14 c'è stato un massiccio live tiwitting) tematiche importanti su temi letterari ma anche di attualità. 

Sara Bauducco in dialogo con Sergio Garufi (questa presentazione è stata particolarmente profonda e interessante).

Debora Lambruschini con Sara Rattaro. Anche questa mi ha molto colpita, e commossa.

Gloria Ghioni con Valentina D'Urbano. Anche questo incontro meritava davvero di esserci. Insomma, si è capito, sono state tutte esperienze di valore.

La setta dei twittatori estinti. Sullo sfondo: Gli Indifferenti di Moravia.


Cheese. L'unico uomo, con gli occhi chiusi, di questa foto è lo scrittore Alessandro De Roma. Con Sara Bauducco, Debora Lambruschini, Claudia Consoli, Annarita Briganti, Anna Da Re, Laura Ingallinella.
Quello che vorrei provare a trasmettere ora è questo: le copertine, i piccoli caratteri di qualche account sparso per la rete lì è come se si fossero aperti e avessero sprigionato vita ed esperienza. Non mi sto lasciando andare alla retorica del "quanto è bello vivere davvero e quanto è insulsa e vana la rete". Al contrario, mi sono accorta di quanto sia stato decisivo l'incontro rinnovato con persone conosciute in rete e poi ritrovate lì a parlare e comunicare. Perché dove lievita il nutrimento culturale del nostro Paese? Nei salotti letterari soliti e consolidati, certo. Ma anche nelle nuove realtà. 

Durante le giornate di un festival che prima non c'era. 

E che cos'è un festival se non l'incontro tra persone che si occupano della stessa cosa e ne parlano, e coltivano questo interesse comune? In questo caso di romanzi. Che poi i romanzi... 

Ascoltare e dialogare tra  scrittori e lettori spesso è qualcosa che va molto oltre il libro, si tratta di contribuire al sapere, alla bellezza e alla vita. A me, personalmente, poi tutto questo è utile anche a molto altro. Ad esempio a vincere la timidezza che si nasconde sempre e ancora dietro la finta disinvoltura, ed è una sfida quotidiana, ma questa è un'altra storia. Più in generale, tutto ciò è utile a costruire un sentire comune, sppure nelle differenze. In una parola, a respirare (ed espirare) un po' di Spirito del Tempo. Mica male, se si pensa a quante cose si possono ancora immaginare. E, per tornare a Gloria, considerata anche la sua giovane età c'è da augurarsi che le edizioni di questo festival siano ancora numerose e prolifiche.

Ho omesso di dire che a Pavia si mangia bene!

Questo muro mi parlava.


Malinconico autunno.

Vicino al Collegio in cui abbiamo alloggiato. La prima foto che ho scattato.


Magritte.

giovedì 9 ottobre 2014

Sapere le stelle, di #TreQuarti14.




Sabato alle 18.30 sarò a Pavia, a questo bel festival, per presentare il romanzo Tommaso sa le stelle di Giovanni Montanaro.  Per saperne di più sul libro, l'autore ed eventualmente anche le mie opinioni, consiglio di tenere d'occhio Critica Letteraria nei prossimi giorni... Invece per una cronaca live del festival, si può seguire l'hashtag #TreQuarti14. Dico che merita seguire questo festival per la qualità dell'organizzazione e degli autori. Quanto a me, sono contenta di poter essere presente e partecipare a questa bellissima avventura con amici e libri! Qui sotto, alcuni estratti del libro, che consiglio perché tocca corde profonde e affronta tematiche attuali, importanti e universali. Dalle migrazioni, alla solitaria mente di un uomo speciale, all'amicizia e, ovviamente, molto altro ancora.
 
Pietro guarda in alto. Le nubi si sono prese il cielo,
schiacciano le stelle. Pietro non sa le stelle. 
Nina sapeva tutti i nomi, li diceva uno dopo l’altro; 
pianeti, satelliti, costellazioni,
nebulose, galassie. “Ecco Rigel! Ecco Orione!” esclamava,
e Pietro ogni volta ci cadeva, si voltava per vedere se
arrivava qualcuno. 
 
 
Pietro sta immobile, il cuore batte.
La bestia è lì.
C’è qualcosa nella stanza di Fellini.
Lì si è nascosto il mostro Succhia-Vetro, 
l’Infanga-Asciugamani, il Mangia-Carote. 
Ma questa storia finirà; 
non c’è
posto per entrambi, nell’ex Tessile Cremonini.
Spalanca: “A noi due!”.
Vede muoversi qualcosa, nella penombra della luna 
 
Dopo un po’ si sveglia perché sente 
la testa pulsare come un tamburo dell’Aida 
 
Il fiume dice sempre che
tutto va avanti, che tutto, alla fine, 
va dove deve andare, non si può mica invertire 
la corrente.


Le cose che accadono mica si può deciderle. 
Accadono, e basta.
Il ragazzino si fida.
Sì, ha avuto l’impressione giusta. 
Quell’uomo non è malvagio.
Ce n’è tanti, di malvagi, ma lui non lo è.


Il ragazzino dovrà accontentarsi
di un paio dei suoi pantaloncini,
tenuti su con uno spago, e di una maglietta xl 
con scritto I love Tosca. 
  
Giovanni Montanaro, Tommaso sa le stelle, Feltrinelli





Guardo le stelle di tre quarti!

mercoledì 24 settembre 2014

Lunedì a Pordenonelegge!

Oh sì, questa foto è di lunedì. Sembra un'eternità, ma era l'altro ieri. A Pordenonelegge.
 Su Piacerebbe a Calvino, il mio tumblr ho messo qualche impressione dell'ultimo giorno, ma qui voglio dire qualcosa di più, che è questo. Un ringraziamento sincero alla organizzazione di Pordenonelegge per l'ospitalità in queste giornate di festival. Mettere in questo modo i blogger in condizioni ottimali per svolgere la propria attività è un gesto sapiente, e molto apprezzato. 

Ho fatto del mio meglio, specialmente su twitter, per coprire la comunicazione live dell'evento. Ed è stata una ventata di aria fresca per me. Avevo proprio voglia di un'esperienza simile, e se sono stata anche utile nel raccontarla, l'affare è fatto!

Partecipare a un festival così fresco (settembrino) ed entusiasta, così attento ai temi e agli autori, capace di valorizzare molto pubblici diversi, è stato un bel modo per cominciare l'anno.

Cominciarlo con desiderio e qualcosa di nuovo da ricordare, davvero una bella congiuntura. Vedere i ragazzi all'opera, con le ali stampate sulla maglietta, e conoscere una città così operosa e bella, mi ha fatto venire voglia di vivere. Lunedì è stato un giorno da turiste, con la mia amica Sara. Tra i momenti indimenticabili, la visita al Duomo di San Marco. E la mostra per il centenario di Spoon River alla Biblioteca Civica. Oltre che apprezzare la buona tavola friulana. 












For You!



Ristorante al Cenacolo.



Biblioteca Civica. (Con una baretto delizioso dentro e scaffale con libri IN OMAGGIO degli anni '30 e '40: io mi sono presa un Diario di campagna di una signora inglese che mi darà molte soddisfazioni!)

Copia da cui spunta una macchiolina tonda di caffè! Delizia.

Posti vuoti da riempire il prossimo anno! #pnlegge2015