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sabato 31 dicembre 2016

Il libro dell'anno, per un anno tra amici

Amos Oz, Tra amici, Feltrinelli

Giunto l'ultimo giorno dell'anno, ecco il libro che ho scelto per rappresentare il 2016 e per un buono auspicio nell'anno nuovo. 


Innanzitutto, ho scoperto e imparato una cosa. Ovvero che anche gli ultimi giorni di un anno sono importantissimi e possono determinarne il colore, i sapori e il ricordo. Questo libro mi è capitato proprio verso la fine di questo anno per me speciale e davvero è diventato il simbolo di qualcosa su cui rifletto da un po' di tempo. 

Non posso negare di sentirmi felice, in questo momento. Non capita tutti i giorni, anzi, lo sapete tutti, non capita quasi mai. Eppure tutti, proprio tutti, possiamo dire di aver avuto un giorno felice nella vita, uno o due. Per me oggi è uno di quei pochi ed è bello poterlo condividere con voi.

Uno dei motivi per cui sono felice è perché dopo tanto pensarci in questo momento sento vicini alcuni amici come non mi era mai capitato nella vita. 

Personalmente, ho sempre avuto grossi problemi con l'amicizia. Se il mitico Tiziano Ferro ci ha insegnato che "l'amore è una cosa semplice", chi sa dire qualcosa di definitivo sull'amicizia?

Per molti anni ho creduto di essere una asociale. Se vi chiedete cosa passi per la testa a quel tipo di amici che vi tirano pacco, rispondono dopo ore, non chiamano quasi mai, arrivano in ritardo, potete chiedere a me. Potrei scriverci un trattato. Ma per fortuna, ci ha pensato questa meravigliosa donna. Questo è stato il periodo in cui, grazie a Susan Cain e alcuni altri, è andata di gran moda una parola: introversi. Ecco svelato il mistero della mia vita. Ero introversa e non lo sapevo. Qualche volta ho creduto, ed era vero, di essermi comportata da maleducata, questo sì. Ma non avevo mai dato un nome al mio carattere: introversa. Che non vuol dire timida e, soprattutto, non vuol dire asociale. 

Ho sempre saputo di amare molto le persone. Molte, forse troppe volte ho rifiutato di stringere legami per paura di provare sentimenti di amicizia troppo forti.

Questo è stato un anno bello per me, ho appena detto di sentirmi felice. Ma è stato anche un anno in cui ho visto andarsene alcuni amici di famiglia. Una in particolare che mi è stata vicina come un angelo custode in quei momenti in cui non sai dove sbattere la testa. E ho scoperto il valore degli amici. Quelle persone che se ti guardi indietro ci sono sempre state, non ti hanno mai giudicata, si sono anche molto arrabbiate se è il caso, e scelgono di essere sempre al tuo fianco. Per il solo fatto che, senza motivi specifici, sentono di volerti bene e tu senti lo stesso. Questo è incredibile, ed è una delle cose più straordinarie e notevoli di questa vita.

Questo piccolo libro racconta in verità molte storie di non-amicizia, anche. E l'amicizia si tratteggia per sottrazione, come spesso accade si definisce qualcosa attraverso ciò che quella cosa non è. 

L'ambientazione è perfetta per esplorare i comportamenti sociali: un kibbutz! Facile nelle nostre vite fatte di piccoli nuclei separati, ritrovarsi ogni tanto a brindare e poi ciao. Provateci voi a vivere in un kibbutz, per di più negli anni cinquanta in Israele, dove le regole sono qualcosa di molto ben definito, dove proprio per questo sembra che nessuno le rispetti per davvero. Dove la convivenza è una scelta forzata ma talvolta si trasforma in scelta autentica. Dove i sentimenti seguono l'istinto e la ragione non può nulla e dove la compassione alla fine aggiusta le cose.

Ma badate, Oz in questa storia di destini intrecciati, di racconti brevi fatti di personaggi che ritornano e si incontrano, non offre facili spiegazioni:

Tornata nella sua stanza, Osnat si è versata un bicchiere d'acqua con succo di limone e si è tolta i sandali. E' andata scalza alla finestra aperta e ha pensato che quasi tutti hanno bisogno di più calore e più affetto di quanto gli altri sono capaci di dare, e che questo scarto fra richiesta e offerta non ci srà mai nessun comitato del kibbutz che riuscirà a colmarlo. Il kibbutz, pensava, cambia forse un po' le regole sociali, ma la natura umana non è affatto semplice. Invidia, meschinità e cattiveria non c'è modo di estirparle con una votazione all'assemblea del kibbutz.

Ed è vero, Osnat pensa queste cose, queste parole. Eppure, e Amos Oz riesce a compiere un piccolo miracolo letterario, lei non agisce così. Vedrete nel racconto. Non segue, nei suoi gesti, questi pensieri. Lei si comporta diversamente. Dice, dice, ma poi fa. E l'amicizia alla fine mi sa che è questo. Fare. Magari poco. Senza nemmeno accorgersene. Diciamo che è un fatto di esserci. Ognuno nel proprio modo, estroverso o introverso che sia. 

Qundi questo è il mio augurio. Trovare i propri amici. A me è successo, a ben vedere, ne ho trovati pochissimi e credo sia quella la natura dell'amicizia, essere rara. Infatti, è una questione di ricerca di materiali preziosi. Ed è buffo perché non sai nemmeno spiegare perché una pietra preziosa lo sia più di altre: lo sai e te la tieni stretta.

Insomma, spero che il vostro nuovo anno sia tra amici, come questo libro. E che gli amici che non ci sono più restino con noi nel ricordo. Il cuore lo sa e, come ha scritto Grazia Deledda in una delle sue pagine, "il cuore non invecchia mai". Buon anno e buone letture a tutti!

mercoledì 8 luglio 2015

Antoine de Saint-Exupéry - La pasta umana.

Antoine de Saint-Exupéry, La pasta umana, Utet

Tutto cominciò per me con Il mestiere di vivere di Cesare Pavese. E furono guai seri, in senso buono, poiché mi appassionai in modo irreversibile al genere diaristico. Di quella lettura ricordo l'ingenuità della giovinezza che mi aveva portata ad annotare, in matita, accanto alla frase di Pavese che recitava: "tutto ciò che più temiamo accade" (riporto a memoria), un commento tra l'arrabbiato e il fiducioso del tipo: "ma allora anche ciò che più speriamo?!". 
 

Eh sì quell'idealismo e ottimismo, che allora si accompagnavano però a pericolose e tardoadolescenziali montagne russe emotive, non mi hanno ancora abbandonata. Anche se oggi non mi permetterei più di apostrofare il grande scrittore e poeta, mi limiterei magari a prendere atto della grandezza del suo dolore, e della sua arte. Ricordo di quel libro un'edizione curata da Marziano Guglielminetti, con cui diedi un esame all'Università, e ricordo anche lo incontrai qualche tempo dopo sul tram 15 a Torino e mi disse - devo averlo già scritto da qualche parte su questo blog - insomma mi disse di non "irregimentarmi", si riferiva al lavoro, alla scelta di un lavoro che mi rendesse libera, così almeno interpretai quella indicazione. Potessi parlargli adesso, ma non è purtroppo più possibile, gli direi che sono passati più di dieci anni e ci sto provando sul serio e ci sto lavorando davvero, nonostante alti e bassi, errori e inciampi, e credo che la scrittura sia un buon metodo per raggiungere la libertà nella vita, una libertà di scelta e qualche volta addirittura di allegria.

Passando dai tremendi ed emotivamente scombussolanti diari di Sylvia Plath, fino a tutti (quasi) gli angloamericani, la forma del memoir, dell'autobiografia e del diario ha continuato ad appassionarmi fino a qui. E ancora oggi mi capitano tra le mani taccuini come quelli del mitico Antoine de Saint-Exupéry. Ringrazio gli amici del prestigioso editore Utet per il dono, che è stata una vera sorpresa.

Come molti, ho letto, e riletto parecchie volte nella vita Il piccolo principe. L'ho anche amato sinceramente. Devo avere anche un temperino, una t-shirt, un'agendina e alcuni altri gadget di quel libro. 

Quindi a muovere la lettura dei taccuini è senza dubbio come prima cosa la curiosità di scoprire lati diversi rispetto a quelli noti di un autore tanto universale. Rimando, per una comprensione maggiore, alla postfazione della traduttrice Manuela Maddamma, Un fiore di civiltà in cima allo stelo.

E aggiungo che in questo piccolo libro, che si inserisce nella collana UtetExtra a cura di Emanuele Trevi e Luna Orlando, si trovano le considerazioni di un quinquennio - 1935/1940 - sistemate come appunti presi qua e là e, si apprende, spesse volte anche in volo, poiché l'autore era un pilota. Beh non esiterei a definirli allora voli pindarici su tutti i temi dello scibile. L'amore, prima di tutto. 

Tanto  che questo è l'incipit del Taccuino 1:

Bisogna fare qualcosa degli uomini. È il solo problema importante: per prima cosa quello delle relazioni umane... E parlando di carità e di universale viene dimenticato l'essenziale: l'amore.

Per poi spaziare dalla giustizia alla verità, da Dio alla razza, dalla filosofia all'uguaglianza, dalla cultura alla biologia all'astronomia e poi ancora a tutto ciò che concerne "la pasta umana".

La pasta umana dalla quale si estrae così poco: sì, questo è il vero dramma. 

Ci tengo a dire che questi taccuini sono un diario intimo di una mente particolare. 

dei nostri", ammetteva volentieri un pilota francese, collega di Saint-Exupéry ai tempi feroci delle prime rotte commerciali nel Nord Africa e in America Latina. Subito dopo però aggiungeva una precisazione essenziale: "ma non è come noi". Ammirevole sintesi psicologica, racchiusa in un pugno di parole più preziose di intere biblioteche di studi critici.

Eh sì, così si legge nella bella prefazione. Una precisazione essenziale perché, si sa, l'essenziale è invisibile agli occhi.






mercoledì 23 gennaio 2013

Taccuino di caffè (e alcune altre amenità!).


Gasp. Avevo preannunciato, nella serata delle puntate precedenti, al Circolo dei Lettori, su gentile richiesta, un post su Murakami, e la mia rilettura (sic. davvero) di 1Q84III.


La terza parte di un capolavoro che amo con tanto amore.

Ma. Non è ancora il momento! La foto sarebbe pronta. Anzi le foto, come vedete sotto.

(E metto anche quelle della bella serata di cui prima!).

Solo che non sono pronta io. Sto rileggendo 1Q84III e so che è un po' strano, mettersi a rileggere così un romanzo, con tutte le cose che ci sono da fare nella vita. Ma ci sono insieme tutte delle ragioni mie un po' spirituali, che nemmeno ho capito ancora bene, e che tenterò tuttavia di spiegare.

Il motivo di questo ritardo è però anche che ho iniziato a lavorare fuori casa. 

Per il Salone del Libro, come raccontavo un po' qui. Quindi, fino a maggio, sarò in giro per uffici. Insieme agli ALTRI esseri umani.

Dicono che per le persone come me (ipocondriache, melanconiche, ansiose etc.) lavorare fuori casa sia sano. In effetti, ammetto che un po' è vero.

Erano tanti, tanti, tanti anni che me ne stavo a casa per lo più da sola tutto il giorno. Alla sera, tornava il mio fidanzato, che ha iniziato a credere di convivere con un panda, più che con una donna vera, e poteva essere l'unica anima che incontravo dal vivo nella mia giornata, per diverse giornate di seguito. Stavo spesso in pigiama, leggevo sul divano, soffrivo un po', poi facevo il tè, era bello. 

E l'avevo, in parte, anche scelto io. 

Una scelta un po' obbligata, da complicatissimi casi della vita, e secondariamente perché faccio una fatica mostruosa a stare in mezzo alle persone per più di poche ore. Non so voi, ma per me è sempre stato un dramma. Molto difficile, molto.

Invece, pensavo, se stai sola a casa disponi completamente del tuo tempo. E, nel mio caso, anche delle tue manie, delle tue paure. Anzi, loro finiscono per disporre di te, se non fai qualcosa di massiccio per sconfiggerle. In effetti, adeguarmi un po' ai ritmi del resto del mondo, mi fa bene, credo. No, anzi, non è che mi faccia bene o male, ma forse era necessario per una come me. Troppo solitaria. 

Dunque, detto ciò, avevano ragione però quelli che mi chiedevano: "dove lo trovi il tempo di scrivere un blog?". Adesso che sto cercando di abituarmi a nuovi ritmi di vita, devo ammettere che il tempo, il Tempo, non c'è. 

Bisogna pensarlo. Meditarlo, amarlo, desiderarlo molto, sospirarlo, rispettarlo, aspettarlo,  inventarlo, cambiarlo, pazientare e costruirlo. Ecco, circa, pare che sia così. Per questo ho deciso di rinviare il post su Murakami. Perché mi devo organizzare mentalmente e riconsiderare gli ultimi cinque anni di antiche abitudini lavorative da eremita, di terrori, di gioie, di stranezze di ogni genere (non approfondisco ma insomma siamo umani capirete). 

Vero è che le difficoltà cambiano, il tempo passa, oggi ad esempio ho scoperto di essere molto più miope del previsto e i ragazzini dell'Euroclub mi hanno chiamata "Signora", era già successo, ma con più convinzione del solito. 

Alla fine forse è solo che si cresce, si sta dietro a tutto, e non si sta dietro più a niente.

Ma di certo non smetterò di leggere e scrivere qui o altrove, promesso, ovviamente. Anzi. Mi piacciono queste sfide. Perché ci sono delle cose, credo (credo!) di aver capito, che vanno misteriosamente conquistate. E che al tempo stesso accadono senza dover fare poi chissà che, perché sono le tue cose ed è giusto che tu te ne occupi, ed è destino che arrivino, che si facciano senza stare troppo a preoccuparsi. (Ad esempio, ma devo ancora riordinare le idee su questo, sto imparando delle novità sull'amore, poi ve le dico, ma la scoperta è che non c'è niente di strano da fare per meritarselo, è gratis etc. Cioè basta essere vivi, e qualcuno ti potrebbe amare senza che tu sia un genio oppure chissà chi, oppure una persona triste, non so, vi parrà scontato ma è una grande verità!).

Lo dicevo poi anche in quella bella serata del Circolo dei Lettori, che la cosa più sorprendente dell'avere questo blog è stata la consapevolezza che ci fosse qualcuno ad aspettarmi. Qualcuno che anche non mi conosceva, che mi aveva vista mezza volta nella vita di persona magari, o due volte massimo, ma che mi aspettava per le mie parole. Incredibile. Ma bello. In effetti anche io aspetto gli altri, ma non pensavo potesse realmente succedere il contrario. E ringrazio chi mi ha scritto in questi giorni a proposito di questo argomento. Ci sono persone brave e speciali là fuori. 

E farle contro il tempo queste cose ha un suo un senso, almeno così dicono i filosofi, i saggi e gli esperti. Credo sia vero. Carpe diem! Ed eccoci qui al taccuino del mercoledì. (Ma ribadisco: non temete che il post mega su 1Q84III arriverà in tutto il suo splendore nipponico).


Quindi. Cosa è successo su internet in questi pazzi giorni di nulla (dicono cioè che questi di fine gennaio siano i più faticosi e insulsi perché troppo lontani da qualsivoglia idea di festa, riposo o divertimento. Per me non è del tutto vero, oggi, ad esempio, è il compleanno di mia madre, che, per me, ha molto senso, visto che senza questo giorno oggi non sarei qui a picchiettare sui tasti, quindi c'è un senso in praticamente tutte le cose giusto?). Allora, cosa mai è successo? 


1) Il mondo ha bisogno di lettere d'amore. Avevo scovato questo meraviglioso progettino qui, qualche tempo fa. Poi ieri è finito sul Guardian, e adesso mi dò volentieri e legittimamente arie da talent scout! Dunque, loro scrivono lettere d'amore. Agli sconosciuti, o ai conosciuti, dipende. Ma fanno questo nella vita e sembrano contentissimi. Dovete scoprirlo da voi, però: che posso altro aggiungere io di fronte a una genialata del genere? 

2) Editori e librerie e tweet e bookblogger. Non è solo per ricambiare una gentilezza, ma anche e soprattutto perché l'argomento e il blog sono interessanti. C'è questa ragazza, italiana, che si occupa di editoria e di ebook e lo fa con competenza e professionalità. Prima non la conoscevo, grazie al magico mondo dei blog posso dire che sia diventata una giovane amica, quindi grazie cara Pantofola Digitale (e complimenti ancora per il fantastico nick name)! Guardate qua

3) Per favore, andiamo in Nepal. Certe volte mi capita di voler essere in posti lontani e spirituali. Poi magari non ci andrò mai, ma è come esserci stata, tanto è il sogno di questi spazi diversi. Scopro che quella cosa che i media (una volta lo si diceva di quell'affare desueto chiamato "televisione") consentono viaggiare lontano in parte è vera. Dunque, facendo un salto in Nepal, ho notato che è appena nata una rivista letteraria molto curiosa, eccola qui. (Via Literary Saloon, scovato via @Einaudieditore).



Musica per tutto questo: a cold and a broken Hallelujah.




Murakami da lavoratrice da casa.

Murakami-ufficio.

Con Elena Masuelli, la giornalista con il più bel bracciale del mondo. Al Circolo dei Lettori. 

Ciao!