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giovedì 27 ottobre 2016

Taccunio di caffè


Il giorno di questo taccuino è di solito il mercoledì ma - mi vorrete scusare - qualche volta, per ragioni logistiche, slitta al giovedì! Però c'è, esso c'è. Questa settimana ho tre notizie che mi sono piaciute, ed eccovele qui.

Prima, benchè consapevole che sia proprio solo una goccia nel mare, vi metto il link qui del sito della Protezione Civile per avere informazioni sul terremoto che sta colpendo l'Italia.

I 7 pazzi Oltre a essere questo il titolo di un romanzo dell'argentino Roberto Arlt, qui per maggiori info, I 7 pazzi è anche il nome di una nuova libreria a Torino in Corso Rosselli, 33. Infatti, sì, proprio in questi tempi di catastrofi annunciate, non solo ambientali ma anche economiche (oggi ho ascoltato a lungo la radio e i due temi principali sono stati: terremoto e crisi economica), succedono anche cose belle. I librai in settimana mi hanno invitata per fare due parole e berci un caffè insieme: dunque li ringrazio pubblicamente e faccio loro il mio grande in bocca al lupo!

Ebook in libreria E a proposito di librai di valore: sono particolarmente legata a una libreria indipendente qui di Torino che per molte, ma molte ragioni è unica e importante. Ora, pensateci un attimo, ci siamo tutti rotti la testa (intendo "noi" stolti che scriviamo o operiamo in rete ma non per questo non conosciamo il significato e le valenze del mondo reale e fisico) per anni sul "problema" degli ebook e sul profumo della carta (che io personalmente amo). L'uovo di colombo oggi è poter segliere senza sentirsi a disagio o snaturati se leggere un ebook o un libro di carta: non è obbligatorio essere partigiani dell'una o dell'altra modalità di lettura, ed è una querelle inutile. Ecco che la libreria Luna's Torta ha creato questa opportunità in modo semplice. Qui c'è il loro catalogo di ebook che si possono acquistare dicendo no ai sensi di colpa!

Viaggio intorno al mondo E infine, una sbirciata a cosa succede nel mondo: conoscete questa rivista? Quelli del Nobel (sì beh gli stessi pazzerelli che hanno il premio a Dylan) hanno definito il World Literature Today una delle migliori pubblicazioni del mondo. Ogni tanto è interessante vedere cosa si pubblica fuori dai nostri confini e pensate che la settimana scorsa il giornale ha compiuto ben novanta anni di attività. Per essere dei vecchietti, hanno pure un bellissimo blog. Read more... (Ing.)

mercoledì 10 luglio 2013

Prossimi appuntamenti!



Ubik Foggia
, la libreria ha un blog bellissimo, dove ha presentato anche l'evento: qui! 


Il Libro Possibile
, Polignano a Mare 


Buongiorno!!

Sono in partenza adesso per due appuntamenti nuovi, in Puglia. 

Il primo è per domani, alle 20 alla libreria Ubik di Foggia. Dove a Il metodo della bomba atomica è stata riservata un'accoglienza incredibile: grazie!! 

(Seguono immagini). Con me ci saranno Alessandra Minervini, editor del romanzo e Michele Trecca, responsabile della libreria.  







Invece venerdì, alle 22.30, sono al Festival Il Libro Possibile. Che è un festival letterario bellissimo. Insieme ad Alessandra Minervini e me, ci sarà a presentare il libro Valentina Introna.

Sono due occasioni fantastiche e spero piacevoli per chi passerà a trovarci!! 

giovedì 20 giugno 2013

Primo giorno d'estate: La grande invasione & Letti di notte!

La grande invasione!

Letti di notte!

Solstizio d'estate! Domani sarà per me una lunga e interessante giornata.

Voglio farvi conoscere, se già non ne siete a parte, questi due eventi bellissimi che coinvolgono il mondo dei libri, dell'arte, della cultura e di ciò che di curioso, creativo e imponderabile abbia inventato l'essere umano. 

Due appuntamenti destinati a diventare rituali.

Il primo è La grande invasione, un festival letterario tanto grazioso, quanto cool e supernuovo. Cominciato ieri, durerà fino al 23. Il bello di questo festival lo trovate già a partire dal suo ispirante manifesto, qui, veramente da gustare! 

Dice: "Nei mesi passati a immaginare La grande invasione abbiamo pensato alla parola 'leggerezza' come alla sostantivazione del verbo leggere. Leggerezza è dunque per noi l'atto, anzi la sostanza stessa del leggere". 

Già solo per questo incipit, firmato Marco Cassini e Gianmario Pilo, varrebbe la pena. Ma poi tutto il resto è fantastico! C'è da dire che ci sarò anche io, e questo non so se è un bene o un male, ma è un fatto che a me rende contenta. Parteciperò a un bel seminario, una tavola rotonda sul tema dei blog letterari. Ci saranno ospiti illustri e personaggi autorevoli e famosi della rete, guardate che compagnia, qui! Sarà notevole ascoltarli, e prometto anche io di dire qualcosa di intelligente!! E poi, orgoglio eporediese, il tutto si svolgerà in quel di Ivrea, in terra canavesana, dove io personalmente ho un pezzo delle mie origini natie (proprio dalle parti del prode Guido Gozzano ;)! Che gioia!

Il secondo appuntamento, per chi avrà piacere di venirmi a trovare, è per la sera stessa, alle 21 (ok chiamatemi pure "la globetrotter pedemontana") alla Libreria Linea 451 per Letti di notte.

Letti di notte è un'iniziativa di ampio respiro. In linea secondo me con lo spirito del tempo che vuole che cominciamo sul serio a uscire di casa e ritrovarci negli spazi comuni a parlare, raccontare le nostre cose agli altri e ascoltare. Guardarci negli occhi. Scoprendo il senso del movimento, dello spazio, del contatto con il mondo fisico, i perimetri frammentati e molteplici delle città e i luoghi dove abitano le idee, e i libri in particolare. Nella pratica, si tratta di una intera nottata, quella del primo giorno d'estate, in cui oltre 200 librerie e 25 biblioteche italiane e non si riempiranno di appuntamenti e di incontri senza soluzione di continuità. 

(Il fatto che sia di notte poi è suggestivo. In questo periodo penso molto alle stelle. Sì, problemi di noi poetesse... E alla bellezza, al suono indescrivibilmente romantico della parola "stella". Non so perché, anzi lo so. Perché è una parola d'amore, una parola inventata per il meglio che c'è nel mondo, anzi nell'ultramondo, nell'universo. Perdonate questo intermezzo, forse sapete che sono alla ricerca di una definizione del concetto di amore, e la scrittura in questa ricerca è utile, le parole sono utili a tenere vivo il cuore, lo dice anche Benigni: "innamoratevi": è vero, e un buon punto di partenza è pensare alle cose celesti). 

Mi sembra una cosa divertente e umana: come una grande festa totale che coinvolge tante persone contemporaneamente in punti diversi del mondo, e restituisce quel senso di appartenenza che a volte sembra mancare nelle nostre vite solitarie, non solitarie, un po' sperdute o sempre troppo concentrate su altro. Ed è così bello invece sospendere tutto, lo spazio-tempo, e passare una notte da un'altra parte, insieme ad amici e sconosciuti, a parlare di libri, ma non solo. 

Nel mio caso, racconterò ad esempio l'esperienza di passaggio, o di concomitanza, tra l'attività di blogger e quella di scrittrice esordiente. Se saremo in tanti, rispoderò volentieri alle curiosità, altrimenti ci berremo un caffè in allegria, per restare svegli ad ascoltare chi viene dopo, perché anche qui sarò in ottima compagnia, come vedete nella locandina! 

(Guardate anche i trailer che carini, qui)!

In poche parole, una gran giornatona. 

Spero che ci divertiremo insieme, e grazie a chi legge sempre con amore questo blog. 



martedì 7 maggio 2013

Io che amo solo te.


Aperta parentesi.

Chiusa parentesi.

Nel mezzo c'è un cinemino bellissimo torinese, il Centrale, che da un po' è anche una libreria. La  Libreria Therese. 

Dentro al cinema-libreria. C'è del magico. Ci sono delle superstar.

E gente.

Tantissima.

Eccoli. Luciana Littizzetto che presenta l'ultimo romanzo di Luca Bianchini. Torinesità. 

Lui. Mi ha anche chiamata, dico durante la presentazione. Scovandomi in mezzo al pubblico. Ha detto qualcosa tipo: "dov'è la tazzina di caffè?". Che ridere. L'ha detto sul serio. Luca Bianchini. Fantastico.  

Le persone lo amano.

Lo amano molto.

Io che amo solo te, Mondadori. 

Lei è Sara Lanfranco, lavora alla libreria, è una persona deliziosa. 

Luciana Littizzetto e io :)

Sono una romanticona. Lo dico perché lo sappiate. Perché non pensiate niente altro di me. Alla fine di tutto, non sono altro che questo. Una persona che si chiede cosa sia l'amore. Da qualche tempo mi interrogo sull'amore. Chiedo alle persone cosa sia l'amore. 

Nessuno mi risponde. 

Tra le reazioni più frequenti, infatti, c'è: boh. Non lo so. Mh. Qualche nome di persona. Qualche parola-chiave tipo "travolgente", "bello", "divertente". Oppure: "non esiste". O ancora, smancerie che neanche ricordo perché troppo melense. Forse la definizione più interessante me l'ha regalata una ragazzina: "l'amore è un segreto". 

Ascolto allora il mio cuore, e non capisco. Osservo gli innamorati, gli sposati, gli adolescenti, gli anziani, i bambini, gli animali: e non capisco. Quel segreto non si svela mai. 

Ma senza dubbio la definizione più vicina al vero l'ho sentita questa sera alla presentazione dell'ultimo romanzo di Luca Bianchini (di cui voglio diventare BLOGGER UFFICIALE, e lui ora lo sa); comunque la definizione è questa: 

"L'amore è soprattutto non rompere i coglioni".

Eh. Dai un po' è così. 

Comunque Luca Bianchini lo conoscete in molti, questo suo romanzo sembra strepitoso, come tutti gli altri. In questo caso c'è una storia d'amore romantico bellissima.

Lei. Ninella è la protagonista assoluta. Si veste di rosso. Ha 50 anni e un grande amore, ovviamente impossibile. Impossibile fino a quando la vita le riserva una incredibile sorpresa. Cioè un matrimonio. Il matrimonio di sua figlia, che si sposa con il figlio di questo suo grande amore impossibile di gioventù. La storia si svolge in Puglia, dove pare che Luca sia di casa. Si svolge tra bomboniere e altre amenità che chi non si è mai sposato non può immaginare nemmeno lontanamente. Il matrimonio!  

Il bello di Ninella, ciò che ha colpito me, oltre alle risate che prevedevo, è la sua capacità di aspettare. Di "stare lì ferma". Che in amore a quanto pare dicono sia una grande virtù. Luca Bianchini ha di bello che lancia sguardi profondissimi nella scrittura, come ancore in fondo al mare. E lo fa scendendo già nel cuore tra uno scintillio di bollicine marine. L'ho sempre pensato, è qualcosa di veramente magico.

Poi Luciana Littizzetto, che è una generosa persona, ha raccontato di personaggi memorabili. Tipo il truccatore di matrimoni Pascal. E il fotografo di matrimoni. E del matrimonio di Minchia Sabbri. Cioè lei è andata al matrimonio di Minchia Sabbri. E poi la torta zebrata, il sushi rivisitato. Il personaggio grigio di Matilde, che vive una vita perfetta, ma "facendo i compiti". Tutto per benino eh. Ma senza gusto. E in definitiva senza gioia. Perché non si può vivere facendo i compiti, a quanto sembra. Perché poi la vita ti becca, ti stana, ti tira fuori dal tuo nascondiglio finché non ti decidi a vivere davvero. E vivere davvero è? Amare. Dunque l'amore è?

E poi ancora il vento. Sergio Endrigo, e il verso che dà il titolo al romanzo. Napoli e Madonna. Le polpette, le scarpe da matrimonio. E una cosa bella che alla fine mi ha anche un po' commossa.

Luciana Littizzetto ha chiesto allo scrittore: "Cosa vorresti che le persone ti dicessero a proposito del tuo libro". Che è una bella domanda. Semplice, diretta. 

"Che ti fa stare bene". Poi un piccolo silenzio e ancora: "Ho capito che volevo andare a una festa".

Ha risposto Luca. In effetti, è una festa la vita, come diceva qualcuno. Ma anche quando non è una festa. Anche quando è una montagna da scalare. Dobbiamo ricordarci che ci sono sempre i libri  che, come ha detto la Littizzetto, in qualche caso ti fanno addormentare con un sorriso. Non tutti i libri e non sempre.

Ma voi lo fate mai? Addormentarvi con un sorriso? Io non so. Adesso, che è mezzanotte e mezza, vado di là e ci provo. Poi vi dico se ha funzionato.

venerdì 23 novembre 2012

L'amore vero.



Invece questa sera, dalle 19 in poi, sarò alla Libreria Linea 451 in via Santa Giulia, 40, a Torino. 

A presentare un bel libro con grande piacere e curiosità. 

L'amore vero l'ha fatto solo con me. 

Che titolo, che copertina. Già da questo, vale la pena capire e ascoltare. Tanto è vero che leggendo ho già capito che lo scrittore ha tante cose da raccontare, avrei la tentazione di dirgli: vai, parla tu tutto il tempo. Ma una qualche parola più o meno intelligente di introduzione mi industrierò a tirarla fuori pure io!

Comunque adesso ho iniziato a conoscere questo autore, Alberto Mossino, attraverso il suo blog. E ho appreso che è stato anche finalista (e mi sembra anche particolarmente amato) al Premio Calvino. Secondo me, farebbe piacere scoprirlo anche a voi.

Il libro è una raccolta di 26 storie, racconti brevissimi, fulminanti. Racconti di prostituzione e tutto ciò che ci gira intorno, soprattutto ciò che poi ne segue quando queste donne (strepitose, a dire la verità) cercano più o meno consapevolmente di ricostruire la vita in un Centro di Accoglienza torinese dove capita qualsiasi cosa. E dove il fantastico signor Ugo, protagonista vero della faccenda, prova a far fronte ai disastri ma anche alle sorprese che l'umanità a volte sa offrire.

Queste donne, si diceva, sono strepitose. Mi è piaciuto tanto lo sguardo su questo mondo: ironico, sincero, molto sincero. Sono tutte storie vere, tra l'altro. Molto comiche. Molto drammatiche. Dove si osserva la prostituzione sotto l'aspetto più reale, quello di un'esigenza micidiale, pericolosa, violenta e bestiale di stranissime, dolorose forme di amore. O di qualcosa che ci assomiglia. O di qualcosa e basta. C'è davvero un istinto sociologico in queste storie ma tanta anche narrativa pura e spassosa. 

Come una sorta di Spoon River di bizzarri viventi tutti gravitanti in una Torino senza fiocchetti.

Ho pensato anche un po' a De Andrè, chissà se ci ho preso? Lo chiederò stasera all'autore di questo libricino leggero e breve nella forma, vasto e profondo nella sostanza.

Se potete, passate a trovarci che secondo me passiamo una bella serata insieme.

sabato 27 ottobre 2012

A cena con Giuseppe Culicchia.


Giuseppe Culicchia, venere in metrò, Mondadori.
C'è una libreria a Torino che si chiama Golem Bookshop. Che conoscevo anche per un interessante corso di disegno di Ilaria Urbinati che si chiama Let's Draw! e se ci cliccate su vedrete una galleria di immagini così suggestive da rendere l'idea di che bellezza sia.

Questa libreria è proprio bella. L'ho capito ancora meglio ieri sera, partecipando a L'ibrida Cena. 

L'ibrida Cena è una buona idea: una cena vera e propria che lo chef Fabio Mendolicchio (che è anche direttore commerciale di Miraggi Edizioni, veste nella quale io lo conoscevo, ma devo dire che come chef mi ha incredibilmente sorpresa, è bravissimo, ma proprio bravissimo. Lo sformato di zucca con crema di gorgonzola mi ha destabilizzata per la sua delicata bontà, il boulgour di legumi e pollo alla curcuma mi ha commossa, vini ottimi, una degustazione di acqua aromatizzata di benvenuto, tante altre specialità, tutto fatto a mano, bio e filiera corta, sono senza parole) prepara  di volta in volta per gli ospiti di una libreria con la partecipazione di scrittori e musicisti e di lettori che vogliono passare una bella serata e ascoltare musica e l'autore leggere così di punto in bianco pagine dei suoi libri, come se fossimo a casa sua, e un po' forse è così, di sicuro lo è stato ieri. 

C'erano Josh Sanfelici, Roy Paci e Giuseppe Culicchia!

Ma non lassù su un piedistallo a parlare al microfono e poi svanire in una bolla di mistero. Oddio: la bolla di mistero c'è sempre un po', ma queste persone se ne stavano sedute in mezzo a tutti gli altri e a nutrirsi esattamente come fanno tutti i comuni mortali.

Una cena in mezzo ai libri. Con scrittori e artisti che leggono e suonano. 

Qui sta per sedersi Giuseppe Culicchia. Ovvero accanto a me. Ho letto la gran parte dei suoi libri, tanti ne ho regalati. Su Torinosette continua a raccontare le sue avventure e da poco è uscito il suo ultimo romanzo che è lassù con una tazzina di tisana, non grappa, giuro. Giuseppe Culicchia. Torino è casa mia, Tutti giù per terra, A spasso con Anselm, Il paese delle meraviglie, Ecce Toro etc. etc. etc. Santo cielo: Torino è casa mia: e sta per sedersi a dieci centimetri da me, con la ferma intenzione di restarci alcune ore. 

Fabio Mendolicchio, gente sorridente e laggiù Sara Lanfranco che mostra un libro e che lavora alla Golem ma fa molto di più, se ne prende proprio cura con amore e si vede e si respira davvero.

Le mani dello scrittore. 

Quello dietro la bottiglia in fondo è Roy Paci. Non ha cantato ma ha raccontato perché è a Torino in questi giorni. Per Terra Madre, guardate qui!

Ed eccolo qua. Nel suo inconfondibile e adorabile stile mod.
Ho tentato di fotografarlo e fargli domande come se non ci fosse un domani. Non è stato facile, perché in certi momenti sarebbe bello, e più semplice, stare a osservare senza parlare, ascoltare, percepire tranquillamente, capirci qualcosa in più della vita, di una persona che hai conosciuto tramite i suoi lavori letterari, ma il mio pensiero, qualche volta simile a una piccola dolce tortura, è sempre lo stesso: queste occasioni non capitano certo tutti i giorni. 

Giuseppe Culicchia comunque è speciale. Di una gentilezza vera. Più conosco scrittori più devo constatare che i più bravi hanno tutti una scintilla diversa negli occhi, e sono gentili. Meno sono bravi, più sono presuntuosi, è un fatto e potrei quasi trarre ormai questa conclusione. Lui ha raccontato della sua esperienza di lavoro in libreria (negli anni Novanta, io me lo ricordo come "quello bello", facevo le superiori e compravo i libri anche in quella libreria lì dove lavorava lui e che ora non c'è più, poi ha risposto a domande sulla sua attività passata di traduttore - in particolare di Fitzgerald, che splendore: ha tradotto Il diamante grosso come l'Hotel Ritz e altri capolavori - e infine anche qualcosa di suo e di bello, della sua famiglia). Dunque si è parlato normalmente del più e del meno. Mangia e beve, riceve telefonate e respira come tutti noi: chi l'avrebbe mai detto? poi però di colpo si metteva a leggere brani del suo romanzo. E lì scattava qualcosa di magico. Il libro è strepitoso: volutamente ci ha letto parti divertenti, molto divertenti. Spiegando però che c'erano anche risvolti meno spassosi. Insomma, come la vita. 

Simpatia tra commensali. 

Ahhh, Culicchia che risponde alle duemila domande dei commensali.

Il romanzo racconta la storia di Gaia, 38 anni, taglia 38, tacco 12, mamma di Elettra, milanese. Meravigliosamente milanese proprio dalla testa ai piedi. La sua voce è un fiume milanese di cose milanesi e stratosferiche e sceme e dirompenti, di meccanismi, di convinzioni, di parole in inglese, di marche, di personaggi famosi, di imprecazioni, di automatismi e di fragilità. Che mi ha fatto pensare a un mix esplosivo di Arbasino e Bret Easton Ellis ma con un elemento di tenerezza differente ancora. Perché in effetti è vero, come dice una delle frasi in esergo, di Miuccia Prada (ma c'è anche Simone De Beuvoir, don't worry!, che "per le ragazze oggi è difficile". Cavoli, è vero. Non solo per le milanesi, ma un po' per tutte. Comunque questo romanzo, da quel che ho ascoltato ieri, assomiglia a un brillante e ironico binocolo puntato sulla realtà, una certa realtà, che in gran parte pullula anche qui, nella rete, nel web, nelle nostre vite, nei nostri blog, nei forum, nei siti di ogni genere, nei giri di amicizie, da Ikea, su Cosmopolitan e dentro i nostri cuori. 

Adesso però voglio sapere come va a finire!

Quella a sinistra sono io. Quello che firma l'autografo, insomma, l'avrete capito, è effettivamente proprio lo scrittore torinese Giuseppe Culicchia.




lunedì 22 ottobre 2012

Udite, udite!


Libreria Coop.

Torino.




Scrittori torinesi all'ascolto, we want you! 

Poi toccherà ai cinesi. Quindi i giapponesi. E, a seguire, tutti gli altri rappresentanti del globo terracqueo. 

Questo annuncio è per voi e per chi è curioso di conoscere di più e meglio i vostri romanzi. Dunque: romanzieri (e romanziere ovviamente) torinesi, ma anche poeti e modellatori di parole in generale, tenetevi pronti perché alla libreria Coop di Torino sta per cominciare un ciclo di presentazioni dedicate a voi.

Per ben due volte gli amici della Coop mi hanno già affidato il delicato compito di presentare scrittori torinesi (di cui un esordiente: una responsabilità immane eh! ma bella) e da ora in poi ci piacerebbe che tutto ciò possa diventare un appuntamento fisso e speriamo gradito per la cittadinanza.

Pensavamo a una volta ogni due mesi, circa. Al sabato. Alle 18. Il sabato del torinese! 

La scelta è caduta su "scrittori torinesi" e me (!) per creare davvero una piccola consuetudine, ma naturalmente in libreria ci sono spesso tante altre presentazioni di autori di qualsiasi provenienza geografica e tematica con altri presentatori. 

Il mio sogno sarebbe di offrire un caffè a tutti durante ogni appuntamento, chiederò alla libreria come la vede la faccenda. :)

Per il momento però l'idea è quella di interagire di volta in volta con un autore che vive e opera (e scrive) nel territorio, ascoltare le sue opinioni e pensieri a proposito della scrittura e della città. Cominciamo così, poi vediamo un po' cosa succede. 

Se volete intanto dare un'occhiata al programma di ottobre, il sito della libreria è questo. 

Un'altra cosa che faremo, come è già successo questo sabato, è un collegamento telefonico, se riusciamo a stare nei tempi, con Flash Papers, che è la trasmissione di Radio Flash 97.6 del sabato pomeriggio (dove sarò sempre tutti gli altri sabati in cui non sarò alla Coop) dedicata a libri e musica e altre amenità. Un collegamento in cui l'autore se vuole racconta brevemente il suo libro etc. etc. Insomma una cosa divertente, spero. 

Quindi grazie a chi verrà ad ascoltare e parlare e se desiderate prepararvi qualche famigerata "domanda dal pubblico" siete i ben venuti. 

Buon inizio di settimana.

giovedì 13 settembre 2012

Prossima fermata Trambusto alla Libreria Coop di Torino!





Avevo già conosciuto l'autore di questo romanzo - Prossima fermata Trambusto, Luca Gallo, Editore Intermezzi  - in questa occasione qui. Ed era stato un delirio di case editrici, scrittori, birrette, emozioni forti, una festa inebriante e c'era anche Mao!

Ma, ecco, se potessi trovarmi di fronte lo scrittore per una seconda volta, con calma e tranquillità, magari un sabato pomeriggio in libreria, in un'atmosfera più concentrata, vorrei poter parlare con lui di alcuni di questi punti:


  • Immenso. Questa parola è l'incipit del romanzo. Cominciamo da qui. Capirete bene che questo è un libro che si presenta ambizioso. Ed è giusto, perché credo anche io nella famosa affermazione di Calvino nelle Lezioni americane, che non mi stanco mai di rileggere: "L'eccessiva ambizione dei propositi può essere rimproverata in molti campi d'attività, non in letteratura. La letteratura vive solo se si pone degli obiettivi smisurati, anche al di là di ogni possibilità di realizzazione. Solo se poeti e scrittori si proporranno imprese che nessun altro osa immaginare la letteratura continuerà ad avere una sua funzione". Ok, caro Luca, è chiaro che "siamo in missione per conto di Dio", ed è vero: questo è un romanzo ricco, pieno di immagini, citazioni, metafore, ironia, svolte impreviste, amore, violenza, tenerezza, tristezza, domande e alcune risposte. Vediamo un po' dunque cos'è questo Trambusto.

  • Trambusto. Trambusto è "una città solidale, creata per una popolazione rinata dalle proprie ceneri, un'alternativa alla detenzione, un'alternativa alla comunità". Trambusto è un campo, all'aria aperta, mi ha ricordato un campeggio, dove le persone che si sono macchiate di un qualche reato, non così grave da finire in galera, non così insignificante da restare a piede liberò per la città si raccolgono, si ritrovano, ritornano, secondo il progetto, alla vita con nel bagaglio una seconda chance. Trambusto non esiste davvero, è l'idea che ogni romanziere però prima o poi vorrebbe avere. Assomiglia a un non-luogo, ma fortemente connotato. Un'utopia (o distopia) che nasce nella mente dell'Architetto-educatore Scarpitta (in buona fede), che prende vita nel romanzo, ma che poi prende anche una sua strada. Trambusto è il regno del possibile. Ed è anche esteticamente suggestivo. La sua particolarità è quella di essere costituito da diversi tram in disuso, riadattati ad abitazioni, ridipinti, resi vivibili e dignitosi, quasi belli da vedere. E lì può succedere qualsiasi cosa. Dovrebbe essere il terreno ideale per la riabilitazione, ma ne scopriamo le criticità nel corso della lettura. I suoi lati luminosi come quelli oscuri. Un'aura di perfezione lo circonda, come anche un alone di negatività.

  • Lama, Chioma e Tarek, Cortés, Torino. Questi sono i cinque personaggi principali della narrazione. Oltre all'Architetto-sognatore (e al suo micidiale suocero potente). Tra loro ci sono anche un cane e una città. La città in questione è Torino. Una Torino altra rispetto, credo, all'immaginario collettivo. Una Torino radiografata ovunque, ambiziosamente inclusa tutta, proprio tutta, quasi come uno stradario, come un elenco telefonico, pare ci sia cascata dentro la totalità dei suoi abitanti. E non sempre lo sguardo è clemente, spesso è impietoso, spietato, reale. Molto, troppo sincero. Viene da chiedersi: ma come siamo combinati? bè, è anche questo il compito di uno scrittore: restituire una visione almeno onesta delle cose. Qui, sappiatelo, c'è molta crudele onestà. A questo proposito, chiederei a Luca: com'è la vita a Torino per uno scrittore di romanzi nel 2012? che aria tira da queste parti? cosa ami, cosa salveresti di lei, cosa invece ti amareggia, vorresti cambiare? ma soprattutto, qual è secondo te la miglior pizzeria di Borgo San Paolo? (questa la capite se avete letto il libro).
  • L'inferno. Per arrivare a Trambusto bisogna essere passati da una qualche sorta di inferno. Ed è un inferno che assomiglia tanto a quello di Bosch, o che affonda le radici nell'infanzia, e che è un'immagine-chiave della storia. Questo mi è parso uno dei concetti più chiari dell'intera vicenda. Un inferno di cui è difficile liberarsi. Un inferno che riguarda la storia personale di ciascun personaggio, la sua identità incerta, per le più diverse, ma poi simili ragioni. Alla fine (non proprio la fine-fine, che non svelo, naturalmente, e che fa un po' brillare gli occhi) pare che tutti i fili di questo intricato gomitolo si incanalino nella loro "giusta" direzione, quasi fossero predestinati. E allora gli chiederei: in Trambusto mi pare che poi tutto sommato ci sia una visione deterministica della realtà, ma è davvero così? "Nonostante l'impegno, se porti con te il segno della sventura, non ne puoi uscire". La tua esperienza di scrittore e uomo porta a questa conclusione? 
  • La politica. Questo è un tema così triste, nella vita vera, che forse solo un romanzo ci salverà. Vediamo qui scorrere alcuni personaggi tremendi, da film dell'orrore (ma assolutamente plausibili), intenti nelle loro peggiori porcherie. Chiederei a Luca se questo è anche un libro politico, se secondo lui un romanzo può oggi prendere una posizione (se queste esistono ancora e davvero), svelare una realtà distorta e malata e proporre qualcosa di nuovo. Trambusto è un sogno, ma che ha molto a che fare con il mondo del possibile.
  • Piante e animali. "La sconfitta del Male grazie all'unione dell'uomo e dell'albero, considerò Lama". C'è un pensiero ecologista, di tanto in tanto, che prende forma nei corsi di giardinaggio, nei discorsi di alcuni personaggi. E c'è un rispetto e un affetto per gli animali molto forte. La stigmatizzazione dei combattimenti tra cani a scopo di lucro è evidente. Vorrei allora chiedere a Luca se lui pensa che questo tipo di attenzione all'ambiente circostante possa saltare fuori dai libri, fuori dal mondo delle idee, e accedere al mondo reale, se possa contribuire alla soluzione di problemi o non sia solo, in fin dei conti, un'utopia. Gli chiederei cosa ne pensa del vivere sostenibile, la decrescita e tutte quelle belle cose lì.
  • Andrea Pazienza. Le devastanti avventure cittadine di Lama ("dove non arriva la mano arriva la lama") mi hanno ricordato i fumetti di Andrea Pazienza, in particolare le storie di Zanardi! C'è un'ispirazione di questo tipo? chiederei al nostro autore.
  • Tarek. Mi ha ricordato invece un po' il Candide di Voltaire. "Gli italiani mi chiamano arabo con disprezzo, i tunisini mi chiamano italiano con disprezzo". Ma lui è al di sopra di qualsiasi definizione. Costituzionalmente incapace di odiare (e di dire le parolacce), di serbare rancore, di recriminare ma molto capace di prendersi cura del suo cane e dei suoi (pochi) cari. Mi pare la quintessenza della bontà, dell'ingenuità che però in rari casi è una forza. Vorrei chiedere a Luca se questo personaggio può rappresentare un suo desiderio di scardinare i biechi pregiudizi sugli extracomunitari, se ha voluto dipingere "lo straniero" così, come buono assoluto, per reazione ai troppi luoghi comuni che si ascoltano spesso. Se c'era un'intenzione, per lo meno.
  • Le donne.  Questo è un romanzo molto maschile. Ci sono maschi impegnati nelle più diverse occupazioni, imbevuti dei più diversi spiriti, attratti dalle più diverse passioni o depressioni e sofferenze. Le donne invece sono poche. Variegate, deludenti, ma anche portatrici di qualche speranza (penso al personaggio della Croce: i nomi comunque sono molto significativi nel libro). 
  • Ichnusa. Perché a pagina 210 un personaggio si beve un'Ichnusa? 
  • Progetti per il futuro? domande del pubblico?

 Eh insomma tutta questa premessa per dire che in realtà avrò proprio la fortuna di poter presentare Prossima fermata Trambusto e dialogare un po' con il suo autore sul serio alla Libreria Coop di Torino in Piazza Castello questo sabato (15 settembre) alle 18. Cercherò di introdurre questi e altri argomenti, curiosa delle sue risposte. 

L'appuntamento è segnalato qui, sulla pagina fb della libreria. Se passate da quelle parti, ci trovate lì. Se avete qualche domanda da fare a Luca anche voi, è l'occasione giusta!

Spero di vedervi sabato!

c\_/