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venerdì 10 agosto 2012

#casa, campeggio, desideri, stelle.


Campeggio!

Quella stoffa rossa laggiù oggi è #casa nostra :)

La gente porta le sue cose nei campeggi.

Il caffè.

Le spiagge segrete dei campeggi.

Ops, scusate la faccia, ma volevo rendere l'idea di selvaticità: mi ero appena svegliata e ho cominciato a pensare al campeggio, all'idea di casa, dell'asciugarsi i capelli tra le foglie, ispirandomi a  Björk.

Scrivo sotto un cielo di stelle, aspettando quelle cadenti per esprimere il mio desiderio, nella surreale atmosfera di un campeggio sardo che si affaccia su una delle spiagge più belle che abbia visto nella mia vita (e penso anche a quelle caraibiche e messicane di Tulum, ad esempio).

Ciò per dire che un pezzetto di mondo l’ho visto, piccolo ma per me significativo, e tuttavia  niente come l’aria di un campeggio tipo questo ha catturato la mia attenzione, in tema di vacanze.

Amo i campeggi e questo amore non è antico; è recente. E parla una schizzinosa e soprattutto fifona e insettofobica conclamata.

Mi piace il campeggio perché è una scelta senz’altro low cost: e in tempi di crisi va bene. Ma non solo per questo. Solitamente i campeggi si affacciano su certe spiagge meravigliose e segrete, selvagge ma non del tutto isolate, come premio per la temerarietà. Mi è capitato in Corsica, ma anche qui è così! A due passi, passata la fatica di montare la tenda, ecco il Paradiso vero.

Ma c’è dell’altro. Il campeggio è democratico. Questo poi, in particolare, è anche ecologico, si fa la raccolta differenziata e il  contatto con la civiltà è preservato:  il wifi, il ristorante, la pizzeria, il bar, un teatrino, un minimarket, una piccola tabaccheria dove arriva il giornale. Perfetto per le famiglie. Gli stranieri sono a proprio agio.

E per chi ama ascoltare, spiare i discorsi degli altri, questo luogo è privilegiato. 

Bisogna solo aspettare un momento: il tempo di ambientarsi, di non farsi travolgere dalle emozioni profonde, antiche, viscerali cui espone il campeggio all'arrivo. Ma poi è tutto una scoperta. Non sai mai cosa sentirai, e non sempre può far piacere, anzi può turbare. Perché si intercettano confessioni (“mio marito mi picchia regolarmente”), litigi (“non la sopporto più”), urla di bambini inconsolabili ("è colpa sua, quello era mio") e soprattutto la cosa in un certo senso peggiore, che mi è successa ieri notte. Ero lì che leggevo un libro all’ombra di un lampioncino, accanto alla nostra tenda. Unico suono: le onde del mare. Poi, a un certo punto, un sussurro. Un bisbiglio. Che cresceva, facendosi sempre più sensibile. I discorsi di due innamorati prima di dormire. Il cuore ha iniziato ad accelerare. Ecco, quello no. Tutto, proprio tutto credo sia giusto sapere nella vita, tranne quei sussurri, quelle voci raccolte in quel nido caldo di stoffa. Così mi sono alzata e sono scappata nella mia di tenda, a parlare anche io di cose che mai vorrei qualcuno ascoltasse.

Ma dicevamo per tutto il resto, osservare la gente nei propri rituali quotidiani è un spasso. Lo spasso per eccellenza. Nei bagni delle donne, poi, rimango incantata a guardare come le altre si preparano per uscire, si fanno belle per il proprio uomo, o per trovarne uno in vacanza. Le coppie che si fanno la doccia insieme. O come le mamme lavano i loro bambini, quelle isteriche, quelle dolcissime. Si impara un sacco.

Per non parlare dei pasti. Cosa mangiano quelli laggiù con tutti quei barattolini. E quei due francesi che cantano stravaganti canzoncine? E i profumi. Profumi di cose normali, né belle né brutte.

La natura. Camminare sulla terra, dormirci sopra. Svegliarsi sotto agli alberi, lasciarsi asciugare i capelli con il sole. E infine l’idea di casa. L’idea di piantarla nella terra con le proprie mani. E poi toglierla con le stesse mani. Come il mandala. Come qualcosa di impermanente, che cambia di continuo, si trasforma, ma poi è sempre la stessa, a volte migliore. Gli spazi piccoli, gli oggetti veramente essenziali. Dover camminare sulla ghiaia fino ai lavabi per le stoviglie, fare il bucato a mano, insieme agli altri. Questo è qualcosa di irrimediabilmente toccante. Capire bene dov’è la tua casa, il tuo territorio, il nostro qui è il numero 64, realizzare che è anche possibile portarsela dietro la casa, con sé, in giro per il mondo. Essere qualcosa di nuovo, qualcuno di diverso a ogni minuto che passa, a ogni stella che cade.

Ah, a proposito, ora esprimo un desiderio. Perché ne ho appena vista una. Il mio desiderio è sempre lo stesso, fin da quando ero molto piccola. So che certi desideri si realizzano. Non tutti, ma qualcuno senza dubbio. Spero che sia il caso vostro e mio, lo spero davvero.

Buona notte di San Lorenzo! *



martedì 20 settembre 2011

Camping tales - storie da campeggio - Veri campeggiatori con tazzina di caffè.

Campeggiatori (e non) all'ascolto!

Per caso ve le ricordate le sfavillanti Camping tales che ad agosto hanno fatto la loro comparsa qui su tazzina di caffè? Ovvero Questa e questa? hehe.

Sono lieta di annunciarvi che in effetti hanno trovato la loro piazzola ideale in un bel posto ombreggiato, luminoso e pieno di spunti e risorse per chi ama dormire e bere caffè sotto le stelle.

Su Veri campeggiatori, qui, da ora in poi troverete infatti queste e altre appassionanti storie di campeggio, di avventure all'aria aperta e di minuziosi particolari che neanche ancora immaginate.

:)

State collegati!








mercoledì 24 agosto 2011

Camping tales - storie da campeggio - piazzola #1

I milanesi.

Sono già lì da tempo. Stabili, stabilizzati. La loro è la piazzola più bella, più ombreggiata, più ordinata, più ampia, la numero uno.

In quanto torinesi, noi guardiamo a loro con curiosità, fascinazione, e irrimediabile sospetto savoiardo.

Mangiano frutta con inarrivabile eleganza. Lei, la ragazza, la donna che - penso subito - avrà più di quarantanni dimostrandone meno di trenta - taglia il kiwi con arguzia dolce e chirurgica insieme. Non si sporca.

Lui avrà almeno tre magliette di Emergency. La loro tenda è alta: non c'è bisogno di piegarsi.

Il tavolino bianco a quadretti è così. Così perfetto: ne vorrei uno uguale. Non parlano. Cenano in semi-silenzio. Dopo cena: hanno una lampada che domina come la luna - vittoriosa - sulle nostre piccole candele alla citronella, che invece si spengono tutte in coro al primo soffio di vento.

Al chiaro di lampada, loro giocano a carte, leggono, anzi sfogliano distrattamente eppure concentrati i loro libri misteriosi. Meditano, chissà su cosa: contano le stelle, conoscono l'enigma dello stare al mondo, ripassano le leggi della Sapienza.

Fantastico su di loro: "vivranno in tenda. Sono medici senza frontiere e volontari di Emergency. Si nutrono solo di cibi crudi, che coltivano da sé, in un punto segreto del campeggio inaccessibile agli altri, di cui custodiscono la chiave, in oro zecchino. Non parlano tra loro perché in quel momento ricordano, in inesorabile sincrono, quella volta in cui hanno salvato la vita a quello splendido bambino etc. etc."

Mi vergogno.

Del mio disordine, dei mie difetti, delle mie infradito che scoprono non soltanto i miei piedi ma anche la mia inadeguatezza. Mi sembrano così grandi, così onesti e puliti, così giusti, così anche non so milanesi. Il campeggio è un po' come un reality (sic.), in cui i concorrenti solitamente dichiarano: "è tutto amplificato": qualsiasi cosa ciò di preciso significhi.

Una sera però parliamo.

Si avvicinano alla nostra piazzola perché una biscia - no no no non una vipera: voglio crederlo, anche perché lui, il milanese, ci spiega subito che al mare le vipere non ci sono e se lo dice lui è sicuramente vero - si mette a transitare su un comune muretto.

Al mio grido sommesso: arrivano. Li temo: dovrò trovare qualcosa di intelligente e superiore da dire, ma la paura del serpente mi pietrifica.

Allontanato il rettile, anche grazie al pronto intervento dello Svizzero, ecco le presentazioni.

Francesco e Cristina. Piazzola #1

Afferro una tazza di tisana: da tenere in mano, come fosse un rassicurante bicchiere di birra in una serata tra amici, per darmi sicurezza e un tono da esperta della vita.

Si scopre che anche loro in realtà: sono normali, non perfetti, non santi. Non vivono in tenda, ad esempio. Stanno in una casa per la maggior parte del tempo. La ragazza, Cristina, è timida tanto per dirne una, ed è precaria: sta finendo la seconda università, non solo per virtuosismo, ma anche perché non trovava lavoro. Francesco in effetti ha un gran bel mestiere invece, ma mangia anche cibi cotti e forse anche dolci e fagioli in scatola! e per il momento: non ha salvato nessuna vita umana. E non vivono nemmeno a Milano: bensì in un ridente paesino limitrofo. Poi sono più giovani di quel che credessi: e a me sembravano così vasti, così irraggiungibili.

La violenza dell'immaginazione!

giovedì 11 agosto 2011

Camping tales - storie da campeggio - piazzola #3.

Joel e Marianna - piazzola #3

Arrivano nel primo pomeriggio con la calma luminosa più candida che potessi immaginare, come asciugarsi i capelli col phon in inverno.

Joel è castano, con un po' di barba, magro, dinoccolato, maglietta amaranto, pantaloni al ginocchio, cappello a larghe tese sulla testa.

Marianna è biondissima, pelle chiarissima, occhiali con la montatura nera, quadrati, camicetta bianca a maniche corte, dice spesso: Hi! salutando con la mano.

Montano la loro tenda verde fluorescente senza parlare, hanno due sedie celesti dell'Ikea, una scopa blu da campeggio, un'amaca di stoffa, un distributore di acqua, un lampadario a pile, una coroncina di fiori gialli, un frigo elettrico, una radio, molti libri, sono svizzeri. Si riposano alla fine bevendo succo d'arancia.

Preparano pranzi speziati, si dedicano ai pasti con cura, hanno quarantanni in due. Di solito si dividono i compiti, Marianna preferisce cucinare. Di notte parlano piano, bisbigliano, sussurrano, e ascoltano musica leggendo al lume del lampadarietto a pile, nell'oscurità brillano, non guardano mai le stelle. L'amore per loro è questo attimo presente, parlano di un viaggio in bici, di un'escursione in Italia, catene montuose e birra.

Non hanno paura delle vespe e quando vede una biscia, Joel la tocca con un bastoncino di legno. Nel silenzio diamantino del primo pomeriggio, leggono libri sull'amaca, docilmente si addormentano. Si svegliano senza commenti, si preparano per la spiaggia, sorridono spesso senza rendersi conto che stanno sorridendo. Staccano dai fili per stendere gli asciugamani, afferrano l'ombrellone, camminano senza fare rumore, rasoterra.

La loro vicinanza assomiglia a quella degli alberi o della distesa infinita dell'acqua del mare. Sento la loro mancanza a distanza di giorni.

Ma presto vi dirò di più, ad esempio della piazzola #4 ----> i milanesi.