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venerdì 17 marzo 2017

Chicchi di caffè.

Paolo Cognetti, Le otto montagne (copertina di Nicola Magrin), Einaudi - Primo Levi, Opere I, Einaudi


Ieri sera sono stata al grattacielo Intesa Sanpaolo di Torino per ascoltare una delle commemorazioni per il trentennale dalla scomparsa di Primo Levi. Leggeva Fabrizio Gifuni che avevo già potuto ascoltare con interesse nel suo spettacolo su Gadda e il teatro a pordenonelegge qualche anno fa e ho trovato dentro la parte in modo magistrale. 

Quale parte? Quella della voce più significativa del secolo scorso a proposito di alcuni temi fondamentali per la nostra cultura internazionale: la Shoah prima di tutto (si definiva "scrittore d'occasione" in tal senso, come ha ricordato nell'introduzione all'evento Domenico Scarpa) e il lavoro, proponendo ai lettori il capolavoro più dettagliato che si possa leggere sull'argomento, ovvero La chiave a stella, di cui Gifuni ieri sera ha letto un brano. 

Primo Levi ha una voce che molti conoscete e che ieri sera attraverso l'interpretazione di Gifuni ha divertito e incantato tante persone e continua a farlo mentre il tempo passa e sono trenta gli anni dalla sua morte. Ascoltare le parole del protagonista del libro, Libertino Faussone, battilastra originario delle valli del Canavese, a me personalmente ha riportato anche indietro alla mia infanzia. 

Vengo da quelle valli lì e mi è parso di ascoltare le storie dei miei antenati. Un tuffo nel passato intimo e in quello collettivo dove l'attaccamento al mestiere e all'ironia sottotono ma a tratti folle tipica dei piemontesi rende la vita degna di essere vissuta.

Gifuni ha anche letto alcuni brani estratti da Il sistema periodico. Idrogeno e Titanio in particolare.

Ma la mia mente in verità è andata a Ferro perché ci ho visto, e non sono l'unica, netti riferimenti in un libro contemporaneo che sto leggendo da mesi (seppur breve) e che oggi ho finito accumulando un importante ritardo sul resto del mondo - ma c'è da dire, a chi fosse interessato alla faccenda, che nel mio sito ho esposto personali teorie sulla lentezza libresca e dunque sono giustificata - per gli stolti che se lo fossero perso, eccolo qui

In Le otto montagne di Paolo Cognetti c'è tanto del racconto Ferro di Primo Levi, in modo dichiarato, come omaggio, per quel che ne so dai racconti di amici che hanno ascoltato le presentazioni dell'autore. 

Ci sono quindi due storie semplici di amici che si dividono tra la montagna e le diverse aspirazioni secondo la leggenda delle otto montagne che un trasportatore di galline nepalese nella valle dell'Everest racconta a uno dei protagonisti. 

In sintesi, c'è chi nella vita attraversa i diversi paesaggi belli o impervi di otto montagne senza mai poter tornare indietro e chi invece sale su un unico monte altissimo, il Sumeru. E la domanda è: quale dei due ha imparato di più?

In entrambi i racconti ci sono coppie di amici che seguono i due percorsi diversi: le peregrinazioni della città con le sue fascinazioni e ambizioni talvolta tradite e la salita impervia e solitaria di una vita tutta incentrata su un unico luogo e obiettivo, per quanto talvolta disatteso. 

Bruno e Pietro, come Sandro e Primo alle prese con la crisi economica e valoriale di oggi a confronto con il fascismo e le leggi razziali di allora. Amici che lottano contro una società dura, aspra. E la montagna equanime. 

Mi piacerebbe poter scrivere di più ma rimando alla lettura dei testi e al documentarvi in prima persona su questi lavori in modi diversi così puliti. Mi limito a consigliarveli, senza paura del tempo lento che, al pari di una salita in montagna, richiedono. 


[Grazie a Stilema per l'invito a partecipare a questo evento]

venerdì 27 gennaio 2017

Giornata della Memoria



Ieri ascoltavo alla radio (Radio Tre) una lettura ad alta voce del Diario di Anna Frank. I commenti, dopo la lettura, erano commossi: il conduttore della trasmissione e gli ascoltatori si mostravano colpiti dalla intramontabile ironica e sensibile intelligenza di una ragazzina costretta a vedersi sottrarre la vita e gli affetti e qualsiasi sicurezza senza poterne decodificare le ragioni. Essendo tra quegli ascoltatori, mi sono sentita anche io così, molto vicina a quella voce piccola e forte, una penna che aveva capito già tante cose dell'essere umani.

Per questo mi sono resa conto ancora una volta che quello che possiamo fare noi qui e adesso non è mai molto chiaro e fa sempre sentire inadeguati.

Tuttavia, in questo Giorno della Memoria per ricordare le vittime dell'Olocausto i libri - le parole scritte - sembrano essere il regalo che ci hanno fatto proprio quelle vittime. Perché sono sicura che noi che li leggiamo oggi siamo i loro lettori ideali, i futuri abitanti della stessa terra che per loro è stata tanto ostica e spietata. 

Siamo proprio quelli a cui volevano, con disperazione, con pervicacia, parlare. Di fronte a questo tipo di esperienze, immagino, ci si accorge che la contemporaneità è uno scalino per l'eterno: questi libri sono libri spirituali, oltre che opere letterarie. 

A me viene spontaneo leggere ogni anno Primo Levi ma sono sicura che ognuno può trovare il proprio nume tutelare, in relazione a questi temi, in molte pagine diverse. 

"Come sempre avviene, la fine della fame mise allo scoperto e rese percettibile in noi una fame più profonda. Non solo il desiderio della casa, in certo modo scontato e proiettato nel futuro: ma un bisogno più immediato e urgente di contatti umani, di lavoro mentale e fisico, di novità e di varietà". 
(La tregua) 

Se mi fermo a pensare ai miei nonni, che hanno visto e qualche volta vissuto quelle esperienze, mi rendo conto che a noi contemporanei è data la possibilità di quelle novità e di quella varietà di cui avevano fame loro. O per lo meno, abbiamo quasi sempre e quasi tutti da mangiare ogni giorno. Tocca allora a tutti costi - anche quando sembra più difficile - onorare questa fortuna di cui qualche volta, fuori da ogni retorica, ci dimentichiamo; perché è vero che abbiamo una fame profonda come la loro ma quello che ci hanno lasciato è il dono di non essere più vittime della Storia, nel senso che è il nostro dovere stare con gli occhi bene aperti affinché - frase che pronunciamo ogni anno oggi - le cose non si ripetano.  


domenica 1 maggio 2016

Il lavoro e tre consigli di lettura.


Il lavoro, quando manca o ce n'è così poco come oggi, è difficile anche rifletterci su. Fa rima con bisogno, fame fisica o mentale, desiderio di fare e impossibilità, necessità di esistere, di stare al mondo. 

Quel che resta di ogni pensiero va lì, quel che resta di ogni energia diventa speranza. Che posso dire, dunque, qui in veste di blogger, sul lavoro? 

Niente. 

Penso solo che non ci resta che chiederlo e cercarlo ogni giorno, reggere l'attesa, gestire lo sconforto, semmai inventarlo e crearlo e non smettere di vivere.

D'altro canto, ci sono i libri. Così oggi mi sento di elencare tre libri che conosco sul tema del lavoro, naturalmente escludendone un bel po' di altri altrettanto importanti.


1) La chiave a stella - Primo Levi. Questo è IL romanzo sul lavoro della nostra letteratura. Molti ne sono stati scritti prima e dopo, ma il più rappresentativo è forse proprio questo peregrinare del buon Faussone in giro per il mondo. La storia di un operaio specializzato, che ama il suo lavoro e ama viaggiare e sceglie di andare a montare ponti e impalcature all'estero anziché restare in Italia è significativa. Ma ciò che colpisce del libro è la voce del protagonista e come Primo Levi sia riuscito a farla risuonare, autentica, tra le pagine. 

2) Opinioni di un clown - Heinrich Boll. Questo è un romanzo che non riguarda strettamente il tema del lavoro in sé: è più una storia d'amore, religione e politica. Ma il lavoro conta eccome. E il fatto che il povero Hans - lasciato dalla amata Maria, senza un soldo, afflitto dalle recensioni negative dei suoi spettacoli - scelga di fare comunque il clown è interessante. I dialoghi con il padre, i monologhi e le decisioni che prende sono tutti elementi che mettono in luce il valore delle sue risoluzioni.

3) Il mondo deve sapere - Michela Murgia. Questo è il romanzo sul lavoro della mia generazione. Insieme ad alcuni altri ma devo dire che questo lo ricordo con maggiore intensità e l'ho letto appena uscito, vedendo anche il film. Nasce inizialmente come un blog. Diventato poi un capolavoro semi-autobiografico in cui l'autrice descrive la sua esperienza di lavoro in un call center. Correva l'anno 2006, lo pubblicava una casa editrice che ora non c'è più e che ha chiuso anche perché molti lavoratori non venivano pagati. Personalmente, avevo 26 anni e dopo una laurea (presa nel 2003, quando ancora il lavoro c'era), diversi lavori vari e un master in editoria (vinto con borsa di studio), mi apprestavo a cominciare il mio quarto o quinto stage non retribuito. Di quel periodo ricordo anche i miei stessi colloqui per i call center e molte, troppe altre amenità lavorative. Certo, ognuno ha la sua storia (problemi personali, demeriti, o altro), ma la proposta di "gratuità" o aleatorietà del lavoro è sempre sbagliata, lo abbiamo visto, e pericolosa per un'intera società. E benché questi siano concetti ormai consolidati, mi chiedo: cosa è cambiato in dieci anni? 

Ecco le mie tre proposte di lettura su questo tema difficile. Oggi a Torino fa freddo, e pioverà probabilmente sulla manifestazione del 1° maggio. Non voglio trasmettere pessimismo, ma realismo. E a volte, guardare in faccia una realtà può essere il primo passo per decidere di modificarla in meglio. 



Infine, meritiamo anche di farci una risata. 
Buon 1° maggio! Su coraggio.

mercoledì 3 febbraio 2016

Chicchi di caffè: i percorsi tematici di Tazzina!




In questo periodo mi stanno molto a cuore gli animali. E dire che non ci ho a che fare da molto tempo: nove anni fa mi lasciò il compianto Cinzio (nome vero: Saltello. Nome scelto da lui stesso: mai saputo. Cit. T.S. Eliot e la sua poesia sui nomi dei gatti), un gatto meticcio con cui vivevo dal 1984, quando avevo 4 anni, e da allora nessuno lo ha più sostituito nella mia vita e nel mio cuore. Per una strana ragione però ultimamente mi ritrovo spesso in diversi parchi della mia città ad avere a che fare in modo diretto con le bestiole, specie i cani ma anche scoiattoli, piccioni e gabbiani e gatti randagi.

Come raccontavo nel penultimo post, scrivo anche racconti con protagonisti gli animali da ormai più di un anno, spero che vi incuriosiscano: il blog si chiama, in consonanza con la "tazzina di caffè": Acqua Naturale e l'ho aperto in un momento in cui avevo letteralemente sete di vita e di cambiamenti. Ci tengo tanto a quel blog!

(Una piccola parentesi per chi mi scrive in privato ultimamente su Facebook: non ho mai spesso di scrivere su questo blog, semplicemente due anni fa sono andata un po' in crisi perché le attività, che ho sempre svolto per passione e gratuitamente, tranne le volte in cui ho dichiarato piccole collaborazioni lavorative, legate al blog e alla promozione dei romanzi che mi proponevano in gran quantità ogni giorno editori e autori non mi permetteva di dedicarmi al lavoro (con la partita iva) e alla mia vita quotidiana, così avevo deciso di "chiudere" tazzina per come la gestivo prima e tornare a ritmi più tranquilli di scrittura. C'è da dire che negli ultimi due anni non ho mai smesso di scrivere sia per questo blog sia per altri sia per conto mio, anzi non ho mai scritto così tanto come negli ultimi due anni e spero di darvi presto notizie!).

Insomma insomma dicevamo che gli animali sono importanti. E i libri, che per me sono il punto di contatto con quasi tutto ciò che mi interessa e che mi aiuta nella vita, mi rimandano proprio lì: nel regno animale. Non posso enumerare tutte le storie con protagonisti animali attualmente in commercio: starei qui dodici anni a fare l'elenco e la mia vita si trasformerebbe in uno spettacolo di stand-up comedy ambulante: immaginate una signorina di Torino, attaccata a un pc, che scvive per dodici anni un interminabile elenco di libri con protagonisti animali! Surreale.

Ma ultimamente mi sono concentrata su tre, che sono i miei consigli di lettura per questa nuova rubrica: Chicci di caffè - i percorsi tematici di Tazzina! 


Considerate il genio puro che si esercita a raccontare la Natura perché ritiene che questo sia il suo compito su questa terra. Assaporate i titoli di questi racconti: Romanzi dettati dai grilli, Naso contro naso, una storia d'amore al buio, Il gabbiano di Chivasso (senza dubbio il mio preferito!) e altri. E avrete questa raccolta che Einaudi ha appena ripubblicato e che mi sono comprata ieri con somma gioia. 


Ho votato questo libro quando sono stata giurata al Premio Sinbad, il primo Premio Internazionale per gli Editori Indipendenti. L'autore è uno scrittore entomologo che vive con la famiglia su un'isola incontaminata a quindici kilometri a largo di Stoccolma e studia le mosche. Questo libro è il frutto dei suoi viaggi ed esperienze ma è anche una storia che assomiglia a un flusso di coscienza fino a una conclusione esistenziale importante e che a me è piaciuta molto. Quale? Scopritela leggendo! Ho ricevuto questo libro in uno scatolone pieno dei libri partecipanti al premio e che tutt'ora troneggia nel centro della mia mansardina, occupandone in definitiva ogni centimetro quadrato rimasto libero.  
 
3) Le api di Meelis Friedenthal.

Ho ricevuto questo libro dalla casa editrice Iperborea, che ringrazio di cuore. Questo è davvero un gioiello letterario, un'opera che vi porta a fine Seicento in compagnia di un mago dal lungo mantello in compagnia di un baule e un pappagallo. Cosa c'entrano le api e gli alveari? Scopritelo leggendo! 


Ecco qui. Spero che questi percorsi tematici vi incuriosiscano, conto di prepararne altri.