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martedì 12 giugno 2012

Anteprime #4 (Tutta colpa di Petruccini).




E al ritorno a casa, ieri, il treno viaggiava con un'ora di ritardo. Quindi un lungo viaggio, che sembrava ancora più lungo nonostante di solito i ritorni sembrino sempre più brevi.

Ma per fortuna avevo un compagno di viaggio, e abbiamo incominciato a parlare. 

- Anche io ero ad Anteprime. Di questi eventi non me ne perdo uno.

Dice il signor Z.

 - Ho la seconda media. 

Ah. Originale!

 - Ma mi è rimasta una fame di sapere. Tutta colpa di Petruccini. Petruccini era il mio professore di italiano. Sottile, sempre elegante, con quel suo gessato, i capelli in ordine, i baffetti. Le parlo di almeno quarantanni fa. Petruccini. Arrivava in classe. E noi: in religioso silenzio. Con il suo giornale. Stava zitto, a sfogliare il quotidiano. Che eleganza, mentre girava le pagine. Poi, sempre alla stessa ora, tutti i giorni, arrivava la bidella. Bussava. Noi, in piedi, ogni volta che entrava qualcuno ci alzavamo. E lei gli porgeva questo contenitore. Questo thermos laccato, pareva in radica o qualcosa di simile. Petruccini lo apriva. Lo svitava. Così.

Il signor Z. mima il gesto con lentezza.

 - E poi si beveva questo suo caffè bollente. Piano. Piano. Sorseggiandolo. E noi che continuavamo a stare lì in silenzio. A guardarlo.
 - Ma poi faceva lezione?
 - Certo. Tutto questo non durava più di un quarto d'ora. Poi apriva il libro e spiegava. Petruccini mi ha fatto amare la lettura e la scrittura. Era bravo. Ma le parlo, come le ho detto, di almeno quarantanni fa. Chissà se è ancora vivo?

E comunque grazie, signor Z. per avermi raccontato la sua storia, di Petruccini. E per non avermi chiesto niente, nessuna domanda di rito, e per aver parlato di libri e di avventure proprio come se, in quel momento, non ci fosse davvero, ma davvero, niente altro di più importante al mondo. 





                                                                                                                                                                                                                                             

giovedì 11 marzo 2010

"Mentana condicio".

Vorrei dedicare un chicco di caffè (altrimenti detto: mini-post) oggi a Enrico "Chicco" Mentana. Personalmente, non ho mai avuto un'opinione precisa su di lui. Lo vedevo tutto rigido alla conduzione di vari programmi e Tg e non pensavo a nulla in particolare. Poi invece l'ho ascoltato ieri sera - a Parla con me - e ho apprezzato molto la sua idea di proporre i "faccia a faccia" politici, attualmente oscurati in televisione, via web sul sito del Corriere della sera. Mentana condicio - Vietati in tv, liberi sul web, questo il nome del talk show on line che partirà oggi alle 15.30, in previsione della sfida elettorale del 28 marzo. Sul Corriere cartaceo, Mentana stesso presenta il progetto e conclude il suo articolo dicendo: "Chissà se dal male di un provvedimento poco lungimirante non nasca qualcosa di utile per tutti coloro che hanno a cuore il nostro mestiere e il valore dell'informazione...".

A me sembra un'ottima idea, e credo che Mentana sia una persona coraggiosa che ha saputo trovare i canali giusti per andare avanti con il proprio lavoro.

Così mi è venuta in mente un'intervista* che ho letto di recente a Gianni Amelio a proposito di Camus: "Ed è alla Storia che l'uomo deve dire no. Deve opporsi alla presunta ineluttabilità degli eventi. Questo è il messaggio di Camus, il suo umanesimo: la necessità di non rassegnarsi, rimanere se stessi sotto il peso schiacciante della Storia. Ecco, io provo a seguire la strada tracciata da un grande scrittore che è anche una grandissima persona".


Il link a Corriere.tv:
qui.


*sull'ultimo Venerdì di Repubblica.