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mercoledì 19 marzo 2014

Si trovano le parole giuste.

Sabato scorso c'era una bomba (atomica) sul Voghera-Piacenza!!
Ma forse vi starete chiedendo cosa succedeva di preciso a Piacenza? Oltre a esserci una delle giornate con la luce più bella del 2014. E come prima risposta vorrei dire che Camilla Ronzullo ha raccontato tutto qui, sul suo splendido blog Zelda was a writer. Ha scritto parole così belle sull'esperienza, e pure su di me, che non sarò mai in grado di ricambiare. Ma posso solo dire due cose: una, leggete il post e leggete il suo romanzo Farfalle in un lazzaretto. Perché è una storia che semplicemente andava raccontata, perché ha valore. Due: per Camilla ogni altra parola sarebbe sprecata. Ne ho trovata però una su tutte per lei, imparata da lei, che è: l'autenticità. Lei è sincera. Completamente. E di lei ho capito una verità sola, tra le molte. Camilla è una scrittrice. Autentica, fino in fondo, con tutto il mistero che questo comporta, con tutto il difficile, anche. Dalle vette della sua altezza, che ha colpito anche Giulia Mazzoni, che ringrazio, e che trovate qui e che è una di quelle persone che lavorano sul serio e che danno un senso al concetto altrimenti astratto di biblioteca*, dalle vette cristalline dei suoi pensieri, a un suo struggente modo di essere che è quello che l'ha portata a chiamare così il suo blog. "Zelda Fitzgerald era tante cose, ma soprattutto, e davvero, era solo una scrittrice". Mi ha detto. Zelda. Camilla. Niente altro che scrittrici. Cosa vuol dire essere una scrittrice? Cosa? Cosa??
Era proprio questo il tema dell'incontro di sabato 15. Calliope - Omaggio alla narrativa femminile. Ci penso da giorni, non ho ancora trovato una risposta, naturalmente. Ma a osservare Camilla parlare di fronte a tantissime donne in Biblioteca, mentre Giulia moderava l'incontro (e la sua bellissima bambina in Sala Monumentale (!!) la aspettava) ho pensato e ho detto pure davanti a tutti: Virginia Woolf sarebbe contenta di vederci così, tutte quante concentrate, circondate da libri, e tutti gli uomini della nostra vita fuori, altrove, perché quello era un momento solo nostro. Uh poveri: in verità erano presenti ben due maschi, in nome delle "quote azzurre", e va bene. Ma il succo era quello: cosa significa essere donne e scrivere (libri, blog o altre amenità)??
La risposta, dopo averci meditato parecchio prima di fare questo post, per me è: non significa poi un gran che. Non più molto, a dire il vero. Mi spiego: significa moltissimo, forse siamo ancora "vittime", e un "genere" anche noi qui e ora nelle nostre apparentemente sicure città occidentali. (Anche se ci ho tenuto a specificare che uno dei temi del mio romanzo era in verità proprio quello della violenza non sulle ma delle donne verso gli uonimi: i miei personaggi femminili simboleggiano una forma estrema e peculiare di parità tra i sessi, essendo loro per prime portatrici del "male", ma mi sa che ne racconterò ancora di tutto ciò...). Ma in verità, uscendo dalla narrativa e tornando al "dibattito", che cosa è successo sabato: alla fine, mica abbiamo parlato di narrativa femminile... l'unica cosa femminile che saltava all'occhio è che eravamo femmine. Per il resto, abbiamo parlato di cose da uomini universali: editoria, self-publishing, case editrici, lavoro di squadra, autenticità, marketing, lavoro, soldi.

Il calore-serio (esiste questa dolce sinestesia?) che si è creato mi ha colpita, mi ha restituito un senso che talvolta nella vita mi sfugge. Anche voi perdete talvolta di vista il senso delle cose? Io sì, e mi spiace, perché la vita ha senso eccome, incontri come questo lo dimostrano. L'esistenza delle biblioteche* anche.
Ed è proprio di biblioteche che volevo anche parlare in questo post... (nella foto, il sigillo della biblioteca Passerini-Landi di Piacenza posto sul mio romanzo, Il metodo della bomba atomica. Questa è una delle gioie più grandi che io abbia mai provato nella vita).
Seconda forse solo a quella di "varare" insieme a Camilla un vero vino piacentino, dopo l'incontro. Grazie di cuore e uva all'Azienda Vinicola Fratelli Piacentini.
Dicevo delle biblioteche*. Venerdì scorso sono stata qui. Ci sono stata per curiosità verso il mondo delle biblioteche. Di recente sono stata accolta da una biblioteca (la Civica Centrale di Torino) in un momento molto importante per me, una premiazione di una tesi di laurea per il concorso Lingua Madre, dove ho fatto la madrina. Qui, il resoconto. E tempo fa ho trascorso moltissimo tempo in questi luoghi magici e così "normali" al tempo stesso (cercate il tag "biblioteche"...). Ci sono stata per ascoltare degli amici parlare, e in particolare il Bot @Einaudieditore (che ha detto la cosa più vera: bisogna ascoltare i lettori e ha citato un bellissimo passo di Bolano) e Mafe @mafedebaggis che ha detto anche lei la cosa più vera: "io più di ogni altra cosa sono una lettrice". Il panel si chiamava Talked to each other, trovate le info qui. E ho ascoltato con calma, riflettendo molto sul senso e sull'uso dei social network per la cultura, per i saperi, per la socializzazione, e pure per il lavoro. Ho cercato un senso che, spesso, come vi dicevo prima, sempre qualche volta mi sfugge. E il senso è questo: ascoltare, come ha detto proprio Stefano (alias @Einaudieditore), come lui ha fatto con i lettori della sua casa editrice, e come ha fatto anche Giulia Mazzoni della Biblioteca Passerini-Landi per intercettare i blog mio e di Camilla come rappresentativi di qualcosa di cui discutere in un incontro pubblico e prestigioso. La rete e la letteratura. I romanzi e il web. La scrittura. L'esigenza antica, tutto ciò che ruota attorno alla profonda, struggente, soave, emozionante, splendida, dolente naturadell'essere scrittori. Ci ruota un mondo di moltissime persone. Di facce. Per la scrittura si prendono treni, si piange, ci si abbraccia, si varano etichette di vini. Per scrivere, si consacra il tempo, la vita. Qualcuno ci muore, qualcuno ci campa, qualcuno diventa pazzo, qualcuno guarisce. Per la scrittura si salta nel buio, si arde, soli, nel deserto, e poi si è felici, si resta profondamente incantati, un po' come quando ci si innamora all'inzio della primavera. E si continua. Si resta in silenzio. Si soffre. E si trovano infine sempre le parole giuste.

domenica 1 dicembre 2013

Ieri sera con Giuseppe Culicchia.



Ieri sera. Alla Libreria Coop di Torino. Con Giuseppe Culicchia a presentare Il metodo della bomba atomica.


Lui ha detto delle cose così belle, che non posso ripeterle. 

Ci ho dormito anche su ma ancora non ci credo. Non è una posa, è proprio così. Un incoraggiamento davvero generoso. Non solo per me, ma per la casa editrice giovane che ha deciso di prendersi cura del mio lavoro.

Insomma: cose fantastiche ieri. Sotto la neve. La vita è soprendente.

Lo dico alle mie solite lettrici giovani (addirittura studentesse qualche volta), ma anche agli altri lettori: tutto è possibile in questo mondo!!

E non è stato nemmeno poi così "divertente", è stato piuttosto un momento serio.
Vero e costruttivo. Sono molto fortunata perché alcuni strittori veri e seri hanno preso sul serio il mio lavoro. Oltre ad alcuni lettori che mi hanno scritto lettere meravigliose.

Quindi ho pensato che ha un senso continuare a scrivere romanzi.

mercoledì 13 novembre 2013

I giovani, la lettura, la sacralità, il calcetto, il romanticismo, Eliot, il caffè etc. etc.


Ieri, al Collegio Universitario Renato Einaudi di Torino. 

Per la rassegna Ti presento un autore, a raccontare del Metodo della bomba atomica, e di altre amenità.
Guglielmo Zanchetta è un giovane di belle speranze che ha condotto una delle presentazioni più belle della mia vita. Laureato in Scienze strategiche (eh? Ah, i giovani d'oggi che robe strane), pareva un letterato ormai consumato e raffinatissimo e ha colto del mio romanzo aspetti oscuri a me per prima. Ha inoltre tirato fuori una citazione di Eliot calzante e bellissima sui "tre nomi del gatto". Che riporto a vostro beneficio e che lui ha ravveduto adatta a proposito delle molteplici identità dei miei personaggi, e di me come "autore", poiché la rassegna prevedeva di conoscere non solo i libri, ma anche chi li ha scritti. Eccola: "Quando vedete un gatto in profonda meditazione, la ragione, credetemi è sempre la stessa: ha la mente perduta in rapimento e in contemplazione del pensiero, del pensiero, del pensiero, del pensiero del suo nome: del suo ineffabile effabile effineffabile profondo e inscrutabile unico NOME". Grazie Guglielmo! Gli ho chiesto di regalarmi il foglio su cui aveva appuntato questa intervista, per ricordo, perché mi ha colpita molto. W i giovani. (Nel'immagine, una caffettiera del collegio, lasciata lì per caso).

E fu così che fui trasportata, prima dell'incontro, da Guglielmo stesso in veste di Cicerone, in una appassionante e a tratti allucinante visita guidata al Collegio Universitario. (Grazie ancora di cuore a Francesca Cerutti per avermi invitata!). Oh, guardate che romanticoni, i giovani. Disegnano cuori sui muri. Ottimo spunto per la mia nuova casa, pensavo, mentre fotografavo tutto, sperando in questo modo di confondermi tra di loro, in quanto persona profondamente digitale, fotografa e 2.0.

Ciao mamma, sono su una bacheca dell'Università, insieme al cartello VIETATO FUMARE!! Yea.

Dopodiché, ho visitato una vera "stanza di studenti". Buia e oscura come una tana del lupo, piena zeppa di giovani in pantofole. Dopo i primi convenevoli, mi sono intrattenuta a chiacchierare un po' con la pregiata squadra di calcetto "Gli evirati arabi" (nome provvisorio). Ma quando mi hanno offerto goliardicamente una birretta, ho capito che forse era il momento di salutare, e tornare nelle mie vere vesti di autrice seria e professionale.

Per questo gesto di maturità, ho guadagnato un piccolo florilegio di regali. Tra cui una maglietta! 

Il rituale di firmare la locandina mi è piaciuto molto.

Quando ho visto questo assetto, ho pensato: troppo serio per essere vero. Ora mi toccherà davvero "avvicinare i giovani alla lettura". Nessun problema, sentivo in effetti di potercela fare. Il bello è stato poi notare che il pubblico presente, non molto numeroso ma di qualità, era composto per lo più da agguerritissimi anziani, tra cui un vero... ermeneuta (sic.), che ho senz'altro avvicinato alla lettura, tuonandoli di parole! Però quei pochi meravigliosi giovani che c'erano, mi hanno spezzato il cuore per la loro attenzione, competenza, rispettosità e forza d'animo nell'organizzare questo tipo di incontri e nell'ascoltare. Sono veramente la forza del nostro Paese, e lo dico fuori di retorica. Tra loro, poi, c'era un giovane ingegnere che - al temutissimo momento delle "domande dal pubblico" - ha rilevato alcune analogie tra il mio stile di scrittura e quello di John Steinbeck. Sul serio. Questo mi ha commossa ed è stato il miglior modo, se non di avvicinare loro alla lettura, senz'altro di riconciliare me con l'Universo e con il desiderio di continuare a scrivere, di più e meglio.

Mi hanno offerto un buon caffè, su un vassoio vintage (cioè dei miei tempi) del Mulino Bianco in pieno stile-collegio. Momento che ho semplicemente adorato. 

E poi questi due giovanissimi ragazzi hanno letto brani del libro: mi fa sempre un certo effetto, e non finivo di ringraziarli. 



Considerazioni a margine. Il mondo dei libri è il più grande mistero - dopo l'amore e il funzionamento dei termosifoni di casa mia - che io conosca. 

Giusepe Culicchia, nel suo ultimo libro, scrive che il fatturato dell'intera editoria italiana è pari a un singolo prodotto della Ferrero, prevedibilmente la Nutella! Capirete bene quanto sia arduo avvicinare, non solo i giovani, ma chiunque alla lettura, considerando che non si può spalmare su nessun tipo di panino.

Perché leggere è difficile. Bello, magnifico, ma faticoso. Come amare. Fa sanguinare i polsi, diceva qualcuno. Fa morire di stanchezza. Ti uccide un po'. Leggere, come scrivere. Come amare. 

Ci sono scelte - come amare, o restare da soli, o leggere, o scrivere - che non sono scelte, sono cose sacre. 

E le cosa sacre e sublimi è complicato spiegarle. Accadono semplicemente. Ti attraggono, ti chiamano. Si avvicinano i giovani a questo nelle maniere più impensate. Forse con l'esempio. Si diventa responsabili. Non so onestamente se ci sono riuscita ieri. Se ci riesco con questo blog, o nel mio proselitismo quotidiano, nei bar, sui treni, negli uffici che frequento. Boh. Ai posteri l'ardua sentenza. Ma devo ammettere che non mi importa molto. Mi importa piuttosto di aver dato un senso a quelle ore lì, ieri sera. Di aver portato a compimento qualcosa. Di aver scelto di amare, di stare sola, di leggere e di scrivere. Di non aver scelto, anzi, ma di aver notato la sacralità di tutto questo, e di raccontarla a chi ha voglia di ascoltare. 

Buona lettura allora e a presto con altre fantastiche avventure!!

sabato 5 ottobre 2013

Blog, bellezza! Amore, fiori, strutture, acqua, respiro. Corsa, velocità.

Al Caffè Retrò di Torino in Via Volta 11. Una volta al mese ci sono gli aperitivi letterari con gli scrittori, organizzati da Cooperativa Letteraria.

Ieri sera toccava a me :) E insieme a Il metodo della bomba atomica, c'erano anche le bellissime opere di Massimo Vaccariello, un artista "creatore di immagini" e di mondi che mi ha molto colpita per i suoi colori super accesi, le ambientazioni sabaude e le sue idee. Anche nell'abbigliamento: Massimo, se stai leggendo queste parole, ho molto apprezzato la tua giacca rosso fiammante!!

Ero felice di vedere queste persone attente e curiose delle mie parole. Il desiderio che sentivo era di scoprire qualcosa di nuovo. E in quel momento quel qualcosa di nuovo ero io. O meglio, la storia che ho raccontato nel mio romanzo. Tutto ciò ha per me un valore inestimabile. Divertirsi insieme, passare del tempo al caldo, in mezzo a sguardi gentili, in "un posto pulito, illuminato bene" per citare Hemingway, può contare molto nella vita delle persone. Nella mia di sicuro.

Ahahahaha. Questa bacheca ha fatto scalpore... che effetto vi fa? Abbiamo riso molto nel commentarla.


BLOG. L'idea di Cooperativa Letteraria per queste serate è questa: i partecipanti ricevono dei bigliettini con le parole chiave scelte dall'autore (indovinate chi l'ha scelta quella?? ;), e lo scrittore o l'artista, insieme alla persona che tiene il bigliettino, commentano la parola. Da BOLG siamo arrivati a parlare del coraggio, della solitudine, dell'esplorare il mondo e persino di Cuba. Il succo è che la protagonista del mio romanzo, Celeste, è una blogger. Ho raccontato ampiamente il perché.

Celeste è una flowerblogger. Giuseppe, la persona cui è capitato il bigliettino con la parola FIORI, ha detto una cosa molto interessante. I fiori simboleggiano la vita e la morte. (Vedi bacheca... che ridere!). Si regalano alle nascite, ai matrimoni, ai funerali. Sempre. Sono iper vivi, e insieme già in declino verso l'infinito. Come le persone. Come tutti noi. Non ci avevo pensato. Ragionando sui "colori" del libro, che alla fine di tutto abbiam capito che è un romanzo "bianco", si diceva che è un giallo e un noir (perché ci sono efferati omicidi e sangue), ma anche un rosa (perché è una storia d'amore, insiste sulle emozioni). Ha i colori dei fiori. Tutti, e nessuno. Quindi amore e il suo opposto. Poesia e morte. Come non pensare a questa canzone, tra l'altro? Comunque è fantastico dialogare con i lettori. Alcune di queste persone dopo questa serata lo sono diventati: hanno deciso di comprare il romanzo. Non per fare della retorica, ma in questi tempi di crisi, che qualcuno (che non conosco) spenda i suoi soldi per comprare il mio libro mi dà fiducia, e mi sorprende. Sorpresa. Questa, tra l'altro, è la definizione che una partecipante alla serata ha dato alla parola BELLEZZA, che le era capitata in sorte. Naturalmente, ho fatto la mia solita domanda. Cioè: che cos'è l'amore? E cosa è la bellezza? Sorpresa, è la risposta a tutte e due. 

STRUTTURE. Era una parola per Massimo, perché le sue opere interpellano lo spettatore su questo concetto. E poi c'erano anche RESPIRO, CUORE, ACQUA, CORSA. Una bambina di sette anni di nome Matilde ha detto: "per me la corsa è velocità!". La corsa è protagonista del libro, come anche in effetti la velocità. Il concetto di "bomba atomica" serve proprio ai protagonisti per fuggire via dalla casa in cui vivono, che nella storia è intesa come luogo di immobilità, involuzione su se stessi, stasi, cupezza e solitudine, dalle strutture alcune volte dolorose, in favore della libertà, della corsa, della giustizia anche, secondo i valori - che faccio miei - di Leone, che è il protagonista maschile. Matilde ha capito tutto. L'ho sempre detto che i bambini salveranno il mondo ;) etc. etc.

Ecco per un istante un unico respiro e una bella e semplice struttura.

Smile!

Tutti insieme - diverse generazioni anche - con #ilmetododellabombatomica! Grazie!!
(Grazie Victor Gi e Mario Greco per le immagini)

martedì 30 luglio 2013

Cento Fiori e Buone Vacanze!



Finale Ligure. Di fianco a una gioielleria, c'è l'annuncio della presentazione che si sarebbe verificata quella sera, venerdì 26 luglio, de Il metodo della bomba atomica nel corso della rassegna Un libro per l'estate. In alto a destra ci sono io! Ed è proprio il caso di dirlo: è stata un'esperienza che vale più di tutto l'oro del mondo, come si suol dire!


 B&B Stella Marina. 


Ecco la libreria Cento Fiori. Non so come esprimere la mia gratitudine per la gentile accoglienza di Stefano e Lauro (che mi hanno regalato un lauro vero, nel senso della piantina, tra le altre cose!!). 


Tanti fiori.


Non vi dico quanti gelati ho mangiato in quella gelateria nella mia vita.


Durante questo caffè doppio ho imparato un sacco di cose.


Ah.


Qualcosa di incantato.


Finestra azzurrina di rose intrecciate.

Cento Fiori!

Stefano Sancio è stato uno dei lettori più attenti e seri del mio romanzo fino a ora, e ha condotto una delle presentazioni più approfondite. Mi ha chiesto molte cose sugli snodi della trama, sui temi del libro, sulla mia vita da blogger. Il paragone con alcuni passaggi di Sabato di McEwan mi ha proprio lusingata, le domande del pubblico anche. 

Tra cui una, quella della signora Andreana. Si ricordava di me da bambina, perché facevo le vacanze a Finale Ligure, dove in parte è ambientato il romanzo. E ricordava che parlavo pochissimo. Soprattutto con gli adulti. Si vede che avevo molto da ascoltare. Tra tutte le bellissime cose dette e fatte in questi giorni, questo pensiero sul silenzio mi ha colpita sopra ogni cosa. Sul mio personale silenzio. E, sono sicura, anche sul vostro.

Mi manca un po'. Tazzina di caffè, il blog, si prende allora qualche giorno di silenzio-vacanza. 

Ci risentiamo verso la metà di agosto. Con tantissime novità e spero parole nuove. 


A presto!

venerdì 26 luglio 2013

A Finale Ligure e tante belle cose.


Questa sera sarò qui!

Ringrazio tanto la libreria Cento Fiori di Finale Ligure e Stefano Sancio per questa opportunità di presentare Il metodo della bomba atomica durante questa bella rassegna: Un libro per l'estate. Prima di me, e credo anche dopo, sono passati da quelle parti autori importanti, è un grande onore. 

Le coincidenze poi non mancano mai, perché nel mio romanzo ci sono un sacco di fiori, forse non cento ma parecchi! 

Ho passato alcune estati a Finale Ligure da bambina, e una, memorabile, a Varigotti. C'è un posto, da quelle parti, che è proprio il mio rifugio mentale quando mi sento triste o agitata per qualcosa. 

Era bello stare lì. Per molti torinesi, quelle spiagge sono vere oasi di felicità durante i mesi caldi. Tanto che per anni ho coltivato un sogno ambiziosissimo: il Limonte.

Una regione unica e fantastica dove focaccia di Recco e bagna càuda convivono pacificamente e in totale, imperitura armonia. (Poi di recente ho scoperto che c'è tutto un movimento legato a questa cosa da restare stupefatti). 

Non è escluso che quando scenderò in politica non mi spenderò anima e corpo per tale ardito proposito. Scherzo eh.

la verità è che non so neanche descrivere l'emozione di tornare nei luoghi dove ho sognato così tanto di diventare una scrittrice (di saper scrivere un libro dall'inizio alla fine, con una trama etc.). Mi appollaiavo sugli scogli, solitaria come continuo a essere ancora adesso, e romanticamente mi immaginavo tutta presa a raccontare qualche storia sulla carta.

(Ah, ma ora però il libro si trova anche in ebook, scusate l'inciso promozionale, ma è meraviglioso, guardate qua! A quanto pare l'hanno messo tra i romanzi d'amore. Uau. Non mi dispiace affatto, anzi. Può capitare a tutti di scrivere un romanzo d'amore. Altre volte è stato definito "giallo" oppure "noir", è bellissima questa ricerca di trovargli un colore!).

Comunque. D'estate si sogna di più. Si sognano autunni di avventure, vestiti nuovi, nuovi amori. 

Ho sognato così tanto, così forte, che qualcosa in effetti si è avverato. Presentare il mio lavoro agli amici di Finale è davvero importante per me. Prima ancora di partire, ho già ricevuto un'ospitalità pazzesca.

Parte della storia è ambientata proprio lì. 

So già che qualcuno sarà presente ad aspettarmi. Spero che non ci colga la pioggia, ma non credo. Al Cortile della Farmacia, qualche giorno fa, si è verificato il Diluvio Universale, ma non temete, abbiamo già pronta una data nuova, al Circolo dei Lettori, in settembre, sempre con Luca Ragagnin,  e incredibili sorprese. 

Quindi allora questa sera sarà particolarmente interessante e divertentissimo capire se qualche lettore del posto si ritroverà nei suoi luoghi consueti, trasformati in narrativa. Che cosa curiosa, che magia. I libri sono proprio contenitori di occasioni insperate. Sarà bello.

Spero lo sarà anche per i partecipanti alla serata. Per chi può, ci vediamo quindi alle 21.15. 

Buon we. E GRAZIE.

Una vecchia foto.
Vi regalo una canzone dolce e marina. 

martedì 16 luglio 2013

Al Circolo dei Lettori - #SummerSide!


Questa sera!

A questo appuntamento tengo molto! Questa sera, alle 18.30, al Cortile della Farmacia - Circolo dei Lettori #SummerSide dialogherò con Luca Ragagnin!

Questa è una cosa molto bella, perché Luca Ragagnin è un autore raffinatissimo e nel conversare con me si rivela anche molto generoso con gli esordienti il che gli fa davvero onore. 


Credo anche che mangeremo del buon pollo. 

Se volete scoprire il perché, vi consiglio (intrepidi sabaudi e non) di passare a trovarci. 


domenica 14 luglio 2013

IL METODO DELLA BOMBA ATOMICA.


Sono stata tre giorni in Puglia. A presentare il mio romanzo: 

Il metodo della bomba atomica. 

Prima alla libreria Ubik di Foggia. Qui c'è il blog della libreria, con un pezzetto di video! In cui racconto perché Celeste è una "flowerblogger"...

Una serata fantastica. C'era un pubblico attentissimo, commosso e prodigo di domande. Alcuni avevano già letto il romanzo, e quando ho firmato le copie e ho visto le orecchie, i post-it e le sottolineature ho provato una grande gratitudine, come se la fatica dello scrivere, del progettare storie avesse davvero un senso, anche nel piccolo di un esordio, come nel grande della letteratura mondiale. Inoltre: mi hanno aspettata tutti per più di un'ora. C'è stato un delizioso incidente sulla statale (guasto alla macchina che ci stava accompagnando). Dunque quella donna accanto al triangolo non è Anna Magnani (magari!) in una delle sue pose migliori ma sono io che cerco risposte ai misteri dell'Universo nel mio telefonino! Grazie Dio e San Nicola per aver supportato l'evento.


E venerdì ero al Festival del Libro Possibile a Polignano a Mare. Con le splendide Alessandra Minervini e Valentina Introna (che scrive sul blog letterario della Repubblica di Bari, qui). 

Donne. Giovani. Startup. Piccola imprenditoria. Coraggio. Sogni. Ricerca. Inventare soluzioni alla crisi. Creare lavoro al Sud Italia e non solo. Cultura. Letteratura. Web. Tecnologia.

Parole di cui sono pieni i giornali, i telegiornali, la rete, e le nostre bocche, che ci piace tanto riempire di bei concetti, durante i discorsi al bar. 

Parole vuote. 

Se poi non fa seguito qualcosa di concreto, qualcosa di reale. Parole che altrimenti lasciano lo spazio ai loro opposti, molto più praticati in quel territorio accidentato chiamato vita quotidiana. Ovvero.

Discriminazione e femminicidio. Precariato. Crisi economica. Mancanza di fondi. Paura. Incubi. Soccombere. Solitudine e disoccupazione. Limite della povertà. Ignoranza. Crisi dell'editoria. Crisi di valori. Crisi, crisi, crisi di tutto. Arretratezza. Ottusità e dolore. Sofferenza. 

Ma voglio darvi una notizia. Le prime, la prima tranche, sono tutte le parole che si possono racchiudere in una sola: LiberAria. 

Una piccola casa editrice di sole donne (non è vero, c'è anche un uomo, Mattia Garofalo, che vive a Torino e lavora anche alla Scuola Holden come Alessandra Minervini). 

Una casa editrice seria (per capirci: non a pagamento e che fa il contratto...). La casa editrice che ha deciso di scommettere su di me e di consentirmi di pubblicare il mio primo romanzo, Il metodo della bomba atomica

Non so se avete idea di cosa possa significare oggi una cosa del genere. 

Ovvero: nascere. 

Lo sapete: questo non è un paese per donne. Né tanto per trentenni. Né per romanzieri forse, o addirittura bookblogger. Oppure sì? Comunque: ci vuole coraggio. 

Dico, un bel coraggio per scommettere su di me, ad esempio. Ma anche per essere tutte quelle cose lì insieme. Per trasformare la retorica in fatti. In libri, in romanzi, in saggi, in speranze e in lavoro. Lavoro! E non solo. 

Siamo partiti insieme. Con tutte le montagne russe di emozioni che questo comporta. Con un solo valore come linea guida: l'importanza del libro e della letteratura per la vita delle persone. 

La prima presentazione al Salone di Libro qui a Torino, due mesi esatti fa. Un fatto molto importante per degli esordienti. E poi i tantissimi blogger che hanno letto il romanzo, che ne hanno parlato. Le presentazioni che cominciamo a fare nelle librerie. La prossima questo martedì, al Circolo dei Lettori #SummerSide al Cortile della Farmacia con Luca Ragagnin. E la successiva, ve l'anticipo, a Finale Ligure (ma seguiranno dettagli) dove in parte è ambientata la storia... e chissà come andrà l'autunno. Fare tante cose. In un mondo grandissimo e strutturato. Fa paura, ci si sente sperduti a volte. Senza sicurezze, senza garanzie, senza aiuti.

Non è per lamentarmi, anzi, è tutto il contrario: lo dico per fare forza a me e al mondo di ragazze che stanno leggendo in questo momento. Perché ormai un po' le conosco, mi vengono a parlare le "mie lettrici" (uau fa un po' effetto) perché mi scrivono tanto, lunghissime mail piene di dubbi e di terrore, ma anche speranze e fiducia e tenerezza. 

E il consiglio che cerco di dare sempre loro è: avete ventanni, dunque: SIATE NAIF. 

Che è poi è l'accusa che più frequentemente mi viene rivolta. E io allora insisto: credete nell'impossibile. Penso alla fine che sia l'unico modo per disintegrare quel muro di arroganza, sovrastrutture, deserto culturale etc. etc.

Dunque. Ciò detto.

Qui c'è il catalogo, i contatti e le persone che lavorano al progetto. E sotto alcune immagini. 

Ufficio.

Giorgia Antonelli.

Alessandra Minervini.

Il metodo della bomba atomica. 

Cuffia in scatola.

Mi sento molto presente in questo post...

Il fotografo, Umberto Lopez, stava per immortalare proprio la mia faccia. 

 Bari. 

E Polignano a Mare.

La bellezza.

Piccoli angoli.
San Nicola.

Si diventa molto spirituali in certi momenti.

Stella. Vi dicevo del mio interesse per le stelle. Perché voglio che ogni tanto, sempre sarebbe impossibile a essere realisti, però voglio che i vostri e miei occhi si mettano a risplendere come stelle, appena possibile. Vorrei che ognuno fosse la stella di qualcuno e che si sentisse importante.