
Quando a scuola il professore diceva ad esempio che "spirito" deriva dal latino "spiritus" -------> soffio, respiro etc. io pensavo: sì sì, quando arriva l'intervallo?
Adesso che da un po' di anni ho iniziato a soffrire di asma e apocalittiche bronchiti frequenti e raccapriccianti, ho capito tutto.
E ora sono qui, ammutolita da un giorno e una notte di tosse e fischi e sibili bronchiali che neanche il Ventolin sta riuscendo a debellare. Credo che questa sia una cosa che ha a che fare con l'anima, con un tipo di polvere non-materiale (poiché la casa è ben pulita) che tenace si deposita periodicamente e mi taglia il respiro.
Quindi respirare male è così. Una istanza che ti mette faccia a faccia con le cose ultime, con la resistenza e la sopravvivenza. E che soprattutto ti spiega senza troppi equivoci la correlazione tra corpo e anima, e non solo, tra corpo e idee, progetti, sensazioni e non ultimo: scrittura.
Respirando male, si scrive a fatica. Comunque non era per lamentarmi. Solo, mi sento come quel verso dei REM, "I'm breathing water".
In tutto questo, non credo proprio che perderò la giornata. Semplicemente troverò un altro modo di respirare, più lento, fino a quando questa piccola tortura non passerà. E mi metterò a fare quelle cose rilassanti tipo leggere (penso Zuckerman scatenato di Philip Roth, hai visto mai che questo sia l'anno del suo Nobel?) con la copertina Ikea e la tisana. Poi guardare la Prova del Cuoco, poi ascoltare la radio sotto le coperte. Ecco. Sì. Si va avanti, si scoprono altre forme di vita.
Breeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeatheeeeeeeeeeee (some soul in me).