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venerdì 14 gennaio 2011

Esercizi di sopravvivenza.

Forse per la forma tonda, che ricorda quella delle mamme in attesa, o forse per la fama di guaritrice di mali invernali, l'arancia mi sembra un frutto pieno di promesse e di prospettive. In più sta lì per molto tempo nel frigo, con quel colore sgargiante e quella solidità che pochi altri possono vantare. Ad esempio il kiwi sa di fragile, o la mela. Per quanto buoni, non si adattano però a questo esercizio.

Per sopravvivenza intendo oltrepassare giornate scarse di novità, in cui le cose o i comportamenti perdono di significato. Ti senti a pezzi.
Pensi ai mali del mondo, all'ottusità, agli errori, alle ingiustizie, quelle grandi o quelle piccole.

Per non soccombere, per stare bene, quindi per riprendere la tua vita in mano e sganciarti dal malessere e dal vuoto interiore, puoi fare come me e iniziare a spremere un'arancia.

Una vertigine di senso accadrà sotto il tuo naso. Sentirai un profumo buono. Avrai compiuto un piccolo lavoro. Poi berrai, ti sentirai forte. Ma quel che più ci interessa, sarai forte davvero. E questa è solo una metafora per dirti che ce la puoi fare. Anche in un venerdì qualsiasi, quando tutto ti sembrava perduto, quando il disagio stava per prendere il sopravvento, avrai invece vinto la tua piccola battaglia quotidiana. E vinta una, le vincerai poi tutte.

martedì 23 novembre 2010

Esercizi di sopravvivenza.

Guardare dalla finestra. Pare che sia una metafora per dire: osservare il mondo. Ma in questo esercizio aggiungerei in realtà: fuori dalla propria finestra. Compiendo forse un balzo logico che fa svaporare lo stretto equilibrio della metafora. Comunque: guardare dalla propria finestra e pensare che, qualsiasi cosa ci sia, è la tua finestra. Ecco tutto questo giro per dire che a volte, se capita di sentirsi svaniti e di domandarsi il senso di sé e delle cose, può essere utile guardare dalla finestra. E scoprire il valore di ciò che si vede.

Quanto a me, vedo questo. Nelle immagini scattate ieri al tramonto. Vedo una specie di vascello urbano che sotto un cielo di fumo rosa prosegue ondeggiando nella sua tortuosa rotta verso mete inesplorate.

martedì 2 novembre 2010

Esercizi di sopravvivenza.

Dunque se vi sentite un po' così, un po' spaventati, vagamente demoralizzati* e ve la passate non tanto bene magari per faccende di lavoro o chissachealtro, chiedendovi spesso: ma che sta succedendo?

E in più se avete: 1) parecchie lampadine fulminate (in senso letterale) 2) gli spifferi in casa perché il coso antispifferi dell'anno scorso si è disintegrato senza ragione durante un tentativo di lavaggio in lavatrice 3) la sveglia senza pile 4) bisogno estremo di novità.

Questo di oggi è l'esercizio giusto.

Si compone di quattro mosse:

1) svitate le meste lampadine rotte e polverose, recatevi al ferramenta e compratene di nuove. avvitate quelle nuove. Luce!

2) comprate un allegro paraspifferi nuovo.

3) mettete una pila nuova alla sveglietta.

4) comprate dei melograni e spremeteli come fossero arance, bevete la spremuta. (l'ho visto fare alla Prova del Cuoco).

Ecco. Come dire: aggiustare e aggiustare, proteggere le proprie cose e applicare il metodo a tutto il resto - good luck.



* ogni riferimento a persone, cose, tazzine, animali o fatti realmente accaduti è puramente casuale.

mercoledì 1 settembre 2010

Esercizi di sopravvivenza/16.

Se siete come me. Sulla trentina. Ma anche più giovani o più grandi.

Fresche come boccioli di rosa (!). Fin troppo riposate. Ottimiste. In attesa di risposte varie, soprattutto di lavoro. In attesa in generale di qualcosa di bello. E se avete voglia di ricominciare le attività, se non state più nella pelle, se avete già consumato ogni singola unghia e ogni singola pellicina delle mani e spero non dei piedi (in tal caso però: wow, complimenti), se dal polpastrello del vostro dito indice si sono cancellate le impronte digitali a forza di cliccare su "posta arrivata" "posta arrivata" "posta arrivata". Se per voi "il mattino ha l'oro in bocca" (in tal caso però: argh, aiuto). Se preferite attualmente non fantasticare più in là di una settimana, perché avete sincera, inequivocabile, cristallina, violenta e bieca paura del futuro.

Se vi sentite brave, e il minuto dopo delle schiappe. Poi di nuovo brave. poi schiappe. poi brave. poi eccetera. Credo sia arrivato il momento di sopravvivere con dignità a tutto questo. La mia proposta è un facile esercizio: "la famosa ricetta a cazzo".

La suddetta ricetta contempla di non seguire assolutamente nessuna indicazione su internet o su prestigiosi ricettari né tantomeno su riviste specializzate. E. Per una volta, per una singola volta, per una tantum volta: fare di testa vostra, "alla cazzo", appunto.

Questo non certo per boicottare il settore, che io adoro, ovvero quello delle ricette vere, sia on line sia su carta. Anzi, w i foodblogger di tutto il mondo e i veri chef, e i veri studiosi della materia.

Bensì per un'altra utile ragione. Vi sentirete brave, definitivamente. Di più: creative. Molto di più: veri e propri genii (dei fornelli). Ed è questo ciò di cui avete bisogno, mentre il mondo va. Vi dico che trasalirete dalla soddisfazione e non penserete più alla vostra vita e alle vostre attese per tutta la sera. La notte poi passerà in fretta tra dolci sogni.

E domani magari qualcosa di nuovo succederà. Lo auguro a me e a voi, se siete nella mia stessa barca. A tutti gli altri auguro comunque che la ricetta inventata riesca bene e che piaccia ai commensali.

:)

martedì 17 agosto 2010

Esercizi di sopravvivenza.

Si chiude la porta verso le otto e mezza. "Ciao, buona giornata".

E poi scende il silenzio giallo più irreale del mondo in tutta la casa. Il sole fresco di questi giorni, come la neve, sembra ovattato e porta messaggi di sospensione, candore e gelo che non so più interpretare.

Le vacanze sono finite. Ma di risposte certe di lavoro ancora niente. La pagina di Libero e lo schermo muto del cellulare mi guardano come specchi tremuli e deformanti. Ci sono due possibilità: le persone sono in ferie oppure lavorano. E poi quelli come me, che aspettano. Si vive ad antenne spiegate. In un'infinita frenetica inattività. Alla sera si sente la stanchezza, ma è più una spossatezza sinistra e insana. Ci si fanno mille domande, cosa è rimasto intentato? Quali altri errori si sono commessi? E poi ci si ricorda che questa volta si è fatto tutto giusto. Che si è cambiati moltissimo, che si è persone diverse, completamente, totalmente, spaventosamente diverse.

E allora niente. Bisogna sopravvivere. A questo e ad altro e sempre avanti con la tre come dice la pubblicità.

Quindi propongo a "quelli come me", che aspettano, che decidono di non arrendersi alla tristezza, che si fidano di se stessi e del mondo fuori, che hanno tappato tutti i buchi, hanno scovato tutte le proprie falle, le proprie voragini e le hanno colmate mese dopo mese, anno dopo anno, e ora sono cresciuti, hanno fatto le giuste mosse come si deve, rimestando nel torbido e poi uscendo allo scoperto, che hanno studiato, che hanno lavorato, che sono imperfette, che sono migliorate, che si sono scusate, che hanno rivendicato i propri diritti, che hanno imparato a rispettare se stessi e gli altri, che hanno smesso di autocommiserarsi, che hanno iniziato a impegnarsi sul serio, che hanno fame di vivere, di lavorare e di stare bene. Propongo a voi un esercizio di sopravvivenza tra i più facili ed efficaci mai sperimentati: la radio.

Accendete la radio. Usatela come un "dispositivo umano", per citare i Subsonica.
Sostituitela al ruminante cervello. La radio sarà un ponte. Sarà un traghetto verso giorni migliori. Verso quando riavrete il lavoro, la serenità, la sana stanchezza. Verso settembre, o verso quando anche voi potrete costruirvi una famiglia, verso l'ora di cena o verso altri mondi dove sarete i benvenuti.

A me ad esempio commuove la dedizione degli speaker e dei dj che fanno di tutto per non sbagliare, lo fanno per noi ascoltatori. Lo fanno per me, penso mentre ascolto. E mi sento importante. E mi sento al sicuro.

martedì 13 luglio 2010

Esercizi di sopravvivenza/14.

Oggi pensavo a quante persone della mia età, nate negli anni Ottanta o poco prima, ancora associano il concetto di lavoro a quello di dignità. E ho capito che questa è una chiave di lettura importante per la "nostra generazione". All'epoca dei nostri genitori era normale lavorare. E solo pochi restavano a casa ed erano rarità. Quando le persone di quella generazione perdevano il lavoro, andavano in depressione. Si chiudevano in casa nel letto o sul divano. Qualcuno moriva dentro, altri anche fuori.

Ora.

Se è provato, ad esempio, che alcune nostre paure - insetti, buio, animali feroci - sono un retaggio rimasto incastrato nel nostro cervello dal passato, dall'uomo primitivo, per lo stesso principio intuisco che anche per abituarci alla precarietà ci vorrà molto tempo, chissà forse ere geologiche.
E così ecco che mentre cambia il lavoro, mentre scadono i contratti, magari dopo anni di abitudini e assiduità (è il caso di una mia conoscente di 35 anni che lavorava da 5 in una ditta, si era presa una casa in affitto da sola e adesso è scaduto il contratto e torna a vivere con i genitori), mentre le paghe sono drasticamente diminuite, ma non il familismo, mentre cambiano le leggi, regredisce la condizione della donna, saltano le regole della maternità, il nostro cervello ancora risponde invece a stimoli antecedenti, consolidati.

Quante persone della mia età sto vedendo depresse.

Depresse, allo scadere di un contratto. Una volta i contratti non scadevano. Una volta si cresceva in azienda. Mi viene in mente la storia di una mia amica che ha iniziato uno stage in un momento molto, molto difficile della sua vita personale. Non era al massimo delle sue capacità, anzi spesso commetteva errori. Allo scadere del secondo contratto - dopo un intero anno di lavoro - è stata mandata via. E io credo che in passato una cosa del genere non sarebbe successa, ad esempio negli anni Ottanta. Oggi è meno contemplato l'errore. Conta la performance del momento, se sbagli sei fuori. Se hai problemi tuoi, sei fuori. (tanto puoi sempre trovare un altro stage). Quante persone della generazione precedente invece mi raccontano di essere state "accolte" in azienda. Di essersi evolute all'interno, di considerare i colleghi quasi come una seconda famiglia.

Quindi l'esercizio di sopravvivenza per i miei coetanei trentenni è questo: sganciamo la dignità dal lavoro. Prendiamo atto che le cose sono davvero cambiate. Che può capitare di trovare un bel lavoro a tempo indeterminato come di non trovarlo mai. Che può capitare di fare una famiglia, come anche no. E non sempre (a volte sì, ovvio), è colpa nostra. A volte è davvero la jungla. A volte è sfortuna. E la sfortuna, come la fortuna, può interferire nelle nostre vite (o fortuna, velut luna...).

Ma questo deve lasciarci intatta la dignità, l'umanità, l'amore e il rispetto per noi stessi. Cavoli è importante.

Mi rendo conto: è un esercizio difficile. Però non può essere tutto facile nella vita. A volte ci sono sfide superiori, e bisogna vincere anche quelle.

Nella pratica: come sopravvivere? Come vivere? Come pagare le bollette?
Ora ci penso e la risposta al prossimo esercizio...

giovedì 22 aprile 2010

Esercizi di sopravvivenza/13.

Camminare. Il più semplice degli esercizi. Camminare a lungo, profondamente, al giusto ritmo. Recarsi nei posti a piedi. Incanalarsi nei conosciuti tragitti della propria città. Accumulare nuovi ricordi. Guardare le persone. Guardare lo sguard0 delle persone. Cercare un granello di tranquillità e intelligenza negli occhi dei passanti. Spesso sono tristi o bramosi. Invece a me piacciono gli sguardi felici, liberi, disinteressati. Li cerco, e li trovo anche.

sabato 10 aprile 2010

Esercizi di sopravvivenza/12.

La spesa del mercato vale di più. Esercizio di resistenza, esercizio di astuzia, esercizio di buon senso, esercizio di sicurezza in se stessi, esercizio di olfatto. In cambio di queste prove si ottiene un'immersione in profumi dimenticati e buoni di fragole, arance, stoffe, fiori, mele. Si ottiene di vedere una tavolozza di colori vegetali e umani che risvegliano l'anima, sotto il sole alto e il vento. Bisogna farsi valere, bisogna saper sorridere ma fare anche la faccia seria. Bisogna scegliere le olive giuste, bisogna sopportare l'ammasso di spallate, la gente che strilla. In cambio ci si sente in vacanza, gira un po' la testa, si mettono e si tolgono gli occhiali da sole. Le uova fresche, gli asparagi, i carciofi, i vestiti brutti, le tende che oscillano e si stagliano nel cielo azzurro, le scarpe di plastica, le arance spezzate a metà, rossissime, l'insalata. Tutti travolti dai loro discorsi, dalle mille cose sempre da fare, dai bambini che piangono, dai bambini che fanno tante domande, da cosa ha detto quello, cosa ha risposto quell'altro. Un mondo, nel mondo, nel mondo, sotto le tettoie, all'aria aperta, attaccato al cemento, nell'eterno susseguirsi delle lunghe giornate. Alla sera poi è un'esperienza speciale. Si inizia a smontare, la stanchezza, la promessa della notte che arriva. E poi prende tutto un altro significato il fatto di tirare fuori e riporre tutte le volte il portafoglio: capisci quanto spendi, in cosa e soprattutto perché.

venerdì 9 aprile 2010

Esercizi di sopravvivenza/11.

Questo esercizio è un po' mentale.
S'intitola: ignorare i brutti sogni. Chi non è soggetto a brutti sogni? Spero qualcuno. Ma non è il mio caso. Purtroppo faccio brutti sogni in continuazione: potessi venderli, sarei ricca! Tanto per dirne uno recentissimo, questa notte un vero serial killer - con tanto di guanti di gomma per non lasciare le impronte - entrava bel bello dalla mia finestra. O_O Non aggiungo altro.

Ora: bisogna pur sopravvivere a questa cosa. Ed ecco il mio consiglio. Ignorare. Non è facile. Soprattutto se si è cresciuti in una società che attribuisce ai sogni poteri magici. Intanto prendere coscienza che essi provengono da dentro e non da fuori, che essi non determineranno nulla nella realtà, è cosa solo all'apparenza scontata. Per me è una conquista inestimabile, ad esempio. Da quando l'ho capito, ho imparato a rispondere con l'indifferenza a questi - talvolta feroci - attacchi di me contro me.
Un po' come i capricci dei bambini, immagino. A furia di ignorarli, smettono. Caro il mio serial killer, tu non esisti, non conti niente, sei fatto di nulla mischiato col niente (cit.)!
:)
Buon inizio di week end a tutti.

giovedì 25 marzo 2010

Esercizi di sopravvivenza/10.

Fare biscotti. Apparentemente inutile, questo esercizio si rivela invece provvidenziale. Soprattutto in giornate buie, piovose e londinesi. Quelli che vedete sono gli ultimi Biscotti allo Zenzero rimasti dell'infornata. La ricetta è super facile.

Ingredienti:


150 g di burro (io ne ho messo un po' meno perché l'ultima volta pareva di mangiare panetti allo stato puro)

farina q.b.
40 g di zucchero
3 tuorli
zenzero in polvere

Dentro la farina a fontana, mettere tutti questi ingredienti, comprese generose spolverate di zenzero. Impastare con grandissima allegria. Stendere la sfoglia - con il mattarello wow - alta 1 cm. Ritagliarla con le formine (vi ricorderà il Didò dell'asilo). Disporre le forme su una teglia ricoperta con carta da forno. Cuocere nel forno preriscaldato a 160 gradi per 20 minuti.
A fine cottura, aggiungere lo zucchero a velo.

Non vi dico niente, sappiate solo che tutto questo farà molto bene al vostro umore. I biscottini sono ideali per un tè con una cara amica o per una colazione in ufficio alla macchinetta del caffè. A volte la vita vale la pena anche solo per questo. Quando si dice: le piccole cose.

mercoledì 10 marzo 2010

Esercizi di sopravvivenza/9.

L'inverno più lungo della storia dell'umanità mi fa riflettere su come sopravvivergli. Un'idea è la copertina Ikea. Questa copertina - ogni riferimento alla copertina di Linus è puramente casuale - io personalmente me l'avvolgo sulla schiena spesso e volentieri, anche solo per transitare da una stanza all'altra. Specie quando scende la sera e si spengono i termosifoni.

(Il mio scaldabagno continua a gocciolare. L'idraulico ha certamente di meglio da fare che precipitarsi qui ad aggiustarlo. E come dargli torto. La neve cade senza sosta. Attualmente non so "cosa mi aspetto dal domani". E non so neppure cosa preparare per cena. Quanti pensieri, quante riflessioni. Quanti dubbi, quante cose che credevo diverse. Quante novità, quanto passato già accumulato e quanto futuro ancora davanti a me).

Come esercizio di sopravvivenza, quindi, amici, la copertina direi che funziona bene. Sono certa che vi scalderà e vi proteggerà!

p.s. bene: ho appena saputo che l'idraulico arriverà domani SERA. A maggior ragione servirà la copertina, poiché mi si prospetta un'allegra doccia fredda! Evviva!

martedì 23 febbraio 2010

Esercizi di sopravvivenza/8.

Eh, tra lezioni di economia domestica e letture domenicali, non vorrei che aveste dimenticato di sopravvivere. Per ogni evenienza, rispolvererei questa cara e vecchia rubrica qui del blog. Perché tra una cosa e l'altra, si diventa dei robot.

Esercizio di sopravvivenza: Fate merenda! So che detto da una che non riesce a fare nemmeno colazione, può apparire stonato. E invece oggi voglio provare a intraprendere questa avventura della merenda. Va bene per tutti, non certo solo per i bambini. Ho visto, nella vita, "gente di un certo livello" intenta a fare la merenda pomeridiana. La merenda-base, che non mette in imbarazzo nessuno, è un semplice yogurt. Dovrete pensare: Hmmm, faccio merenda! E non: mi mangio al volo uno yogurt scaduto senza sapere neanche che gusto ha perché mi sento male, non capisco cos'è, ah sì è che non ho mangiato niente fino alle tre del pomeriggio per lavorare e/o navigare su internet.

Dunque fate merenda. Dal posto di lavoro si può fare una pausa. Se non potete portarvi dietro lo yogurt, tenete nella borsa (anche per maschi) un pacchetto di crackers o un pezzo di cioccolato. Io ho motivo di credere che questo semplice gesto aumenterà la vostra qualità di vita. Poi mi direte!

mercoledì 16 settembre 2009

Esercizi di sopravvivenza/7.

Semplice esercizio di sicuro effetto. Acquistate un barattolo di Nutella, riponetelo in un cassetto e scordatevi della sua esistenza per qualche giorno o settimana. Poi, nel mezzo di un pomeriggio uggioso e melanconico, ricordatevene di colpo. Mollate qualsiasi attività e correte in cucina. Estraete di gran carriera un cucchiaino dal comparto delle posate, aprite il cassetto e afferrate con amore il bicchiere intonso. Scoperchiatelo in un sol gesto e inebriatevi al profumo che ne deflagrerà. Dopodiché, felici e contenti, immergete senza altri indugi il cucchiaino. Il resto lo lascio alla vostra fervida immagination.

martedì 18 agosto 2009

Esercizi di sopravvivenza/6.

La natura ci regala ogni giorno il privilegio di "ricominciare" da capo. Consiglio, specie in questi risvegli agostani un po' opprimenti per via del caldo, di riscoprire la più banale delle abitudini: leggere il giornale. On line o cartaceo è lo stesso. In momenti impegnati o difficili si presenta il rischio concreto di scordarsene o di farlo alla svelta come un inutile dovere. In realtà è la più straordinaria ancora di salvezza che esista. I giornali, al di là delle considerazioni sul marcio mondo dei mass media, ci permettono di restare agganciati alla vita, di sapere che continuano ad accadere molti fatti intorno a noi, che le persone non smettono mai di agire e di osservare e di raccontare ciò che hanno visto. Ad esempio, ecco un'ottima notizia:

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/scienza/grubrica.asp?ID_blog=38&ID_articolo=1391&ID_sezione=243&sezione=News

martedì 28 luglio 2009

Esercizi di sopravvivenza.

Esercizio, credo, numero 5: cucinare. Semplice, scontato ma di sicuro effetto. Vi trascrivo la mia ricetta per realizzare le ricette e quindi sopravvivere.

Sfogliate una rivista di cucina qualsiasi - se è Sale & Pepe però vi sentirete più importanti - oppure un ricettario nascosto nei più oscuri anfratti della vostra biblioteca, se ne avete una. Altrimenti cercate su internet o chiedete consiglio a un parente. Procuratevi, per farla breve, una ricetta. Facile ma un po' ambiziosa. Che contenga almeno un elemento nuovo rispetto ai vostri abituali cavalli di battaglia.
Recatevi dunque al più vicino supermercato. Acquistate il necessario con oculatezza. Non spendete un euro più del dovuto, non comprate nient'altro che gli ingredienti scritti in precedenza di vostro pugno su un foglietto bianco. Tornate dunque a casa camminando piano e assaporate il piacere di portare un sacchetto insolitamente leggero. Arrivate a casa tranquilli, senza affanno. Riponete i materiali nel frigo o nella credenza, se ne avete una.

Poi, benché non affaticati, riposate. Distraetevi con altre faccende di lavoro o domestiche.

Dopo qualche ora, in tempo per la cena, incominciate. Lavate bene le mani guardandovi negli occhi allo specchio e vincendo la vostra naturale ritrosia. Siete chef nell'anima, stasera. Non dimenticatelo.

Sgombrate la mente e la tavola dalle cianfrusaglie. Accendete pure la televisione. Indossate un grembiulino, se ne avete uno. E immergetevi in questa avventura dei cinque sensi. Senza dimenticare il sesto.

E buon appetito!

venerdì 24 aprile 2009

Esercizi di sopravvivenza/4.



Poiché le cose ampie del mondo tutto sommato mi spaventano. Poiché se alzo gli occhi vedo una folta nebbia, una densa savana di cui non conosco le regole e in cui sono smarriti i punti cardinali, mi rifugio spesso e volentieri nell'infinitamente piccolo. Nel rifugiarmi nelle minuzie, che sento simili a me, ho piantato un quadrifoglio sul davanzale. Questo quadrifoglio non sembrava darmi soddisfazioni. Mi ricordava tanto quei semini di anguria o di albicocca che provavo a piantare da bambina e che non crescevano mai, come se la terra se li risucchiasse tutti nei suoi abissi per dispetto alla mia ingenuità e alla sfida alle sue leggi.
Invece questo quadrifoglio, dopo circa un mese di false speranze, oggi è nato.
Non è proprio nato, come si potrebbe immaginare. Non è spuntato un filo verde chiaro con le belle quattro foglie aperte. Si tratta piuttosto di una specie di pezzo di radice biancastra più simile a un verme che a un arbusto. Una presenza disordinata e disarticolata che ha scombussolato gli equilibri del piccolissimo vaso marrone poggiato su un piattino da caffé. Tuttavia è nato, è successo, vuol dire qualcosa.

lunedì 30 marzo 2009

Esercizi di sopravvivenza/3.

Tutti hanno credo, consapevolmente oppure no, il proprio posto segreto, quel punto della città in cui inspiegabilmente si sentono un po' più allegri o speranzosi. Il mio è Piazza Robilant. Una piazzetta piccola e tonda di passaggio dove non c'è nulla di significativo da ricordare, salvo forse una vecchia giostrina dei cavalli che gira indefessa d'estate e d'inverno. Quattro panchine in croce e un bar-gelateria all'angolo dove ogni tanto mi prendo un caffè o un gelato quando ne ho realmente bisogno. Girare per quella piazza e in quelle vie che ci si immettono mi fa sentire come un globulo rosso che si mette a circolare nelle vene e nelle arterie della città riprendendo vita e rivitalizzando la circolazione bloccata e svaporata. Se prima i pensieri e le sensazioni sembravano sgonfiati e privi di una direzione, dopo una passeggiata lì riprendono la retta via e scopro sempre qualcosa che avevo dimenticato.

lunedì 24 novembre 2008

Esercizi di sopravvivenza/2.

Da qualche tempo ho pensato di esercitarmi a sopravvivere. L'altra volta vi avevo raccontato delle mie incursioni clandestine a Universo Bimbo, il grande magazzino per mamme e bebè. Oggi è l'occasione più propizia al mio secondo esercizio. Consiste nel leggere questo blog con regolarità:


http://perfectlydelightful.blogspot.com/


E' il blog della mia amica Sara. Una ragazza dolce e brillante. Una persona mite e discreta che però all'occorrenza è capace di lottare e rafforzarsi dopo i momenti difficili. Questo blog è pieno di vita e di rubrichette interessanti. C'è tutto quello che io personalmente non so e me lo vado a leggere con attenzione, ad esempio i consigli di bellezza! Oggi poi ho notato una nuova rubrica dedicata alle migliori notizie della settimana. Che bello, per iniziare la giornata già grigia, anzi direi nera a giudicare da ciò che vedo dalle finestre, una pagina di notizie positive, una pagina colorata e fresca. Dai che anche oggi sopravvivo.