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lunedì 3 aprile 2017

Tazzina di sakè.

Vikram Seth, Autostop per l'Himalaya, Longanesi

Aprile, diceva il poeta, è il più crudele dei mesi. Lo sapete voi che lavorate e anche voi che non lavorate. Mese difficile, di corse e tante cose da fare o da sperare di fare insomma per tutti c'è un bel carico di stanchezza.

A vederci però il lato positivo, è anche il mese della primavera, mite e colorata. 

Insomma, mese di allergia e di allegria al tempo stesso. Non saprei, infine, dire nemmeno bene io il perché, ma aprile per me è un mese rosso. O meglio la parola "aprile", nella mia testa, è rossa, mentre la primavera è rosa e bianca. Ma bando alle divagazioni.

Ho ricevuto in lettura questo romanzo nel 2014 da Longanesi (ciò può far intuire i miei tempi di lettura oltre che la mole di arretrati che, benché mi ripeta "niente panico", può mettere ansia). 

Però che bello, questo libro di viaggio e chi se ne importa se è "vecchio" secondo il rigido schematismo editoriale (non me ne vogliano gli amici editori, ma tant'è).

Intorno a me ci sono mucchi di escrementi secchi di yak e cespugli di fiori gialli. Nel tardo pomeriggio la grandine scende da un cielo assolato. Siamo adesso vicino a Nagqu e il panorama è di nuovo a colori rossi e verdi così accesi da sembrare innaturali. Le acque piovane ristagnano in pozzanghere rosse, i rossi canali di scolo paralleli alla strada sono pieni; la strada stessa, una striscia rossa, si stende su un tappeto verde completamente piatto. Sull'orizzonte si staglia un picco di forma elaborata ma simmetrica, coperto di neve. Dei cavalli vengono condotti verso Nagqu, forse per la fiera annuale e per le corse che vi si tengono in questo periodo dell'anno.

In breve, Vikram Seth è uno scrittore indiano (nato a Calcutta nel 1952). Vi lascio qui un'intervista su you tube in cui parla di amore, perdita e blocco dello scrittore. 

Autostop per l'Himalaya è il suo racconto di viaggio che tocca un tragitto che va dalla Cina al Nepal. 

Un viaggio che l'autore ha compiuto davvero nel 1981 prima di diventare famoso e di scrivere la gran parte dei suoi libri più letti.

Lo scrittore ama la lingua cinese e la studia all'Università di Nanchino, scoprendone i segreti. Ed è durante una gita organizzata dall'Università che gli viene la folle idea di tornare a piedi attraversando il Tibet e il Nepal. Farà l'autostop su mezzi di fortuna, dovrà spesso cambiare rotta e scoprirà diverse cose di sé e della propria esigenza di avventura. 

E dunque mi è parso il libro giusto per il periodo giusto. Non lasciamoci travolgere troppo - se possibile - dalle nostre incombenze quotidiane e vediamo un po' cosa c'è al di là del nostro naso e del nostro Paese. Mi sembra un buon suggerimento nato dalla lettura di questo libro rosso come il cuore e come questo mese di fatica e di risvegli. 

domenica 15 maggio 2016

Il libro del mese - Borderlife di Dorit Rabinyan - Longanesi - incontro al #SalTo16

Dorit Rabinyan, Borderlife, Longanesi

ph. Longanesi

Alcuni incontri con scrittori o scrittrici cambiano e toccano più di altri, nonostante le corse del #SalTo16 (sul quale preparerò un post conclusivo raccontando anche questa splendida e lunga giornata). Insieme ad altri amici blogger, questa mattina grazie alla casa editrice Longanesi ho potuto dialogare con Dorit Rabinyan. Il suo romanzo è una storia d'amore, o meglio il "laboratorio" di una storia d'amore, il "microscopio" anche, come lei stessa lo ha definito, che le è costato parecchio in termini sia emotivi che sociali. Il racconto del sentimento che nasce infatti tra la israeliana Liat e il palestinese Hilmi, ovvero Borderlife, è stato bandito dal Ministero dell'Istruzione isrlaeliano in quanto "minaccia per l'identità ebraica". Colpisce che ciò accada nel 2016, a riprova che la guerra e l'orrore per noi sono distanti nel tempo ma drammaticamente vicini nello spazio. 

E proprio l'identità è stato uno dei temi forti trattati oggi ("Liat non smette mai di essere israeliana pur vivendo a New York"), sia nelle nostre domande, sia nelle sue risposte. Si è discusso di differenza tra spiritualità e religiosità, di ricerca artistica (l'artista Hassan Hourani le ha ispirato il complesso personaggio di Hilmi...) e letteraria, di linguaggio.

La mia domanda riguardava la compassione. 


Ve la trascrivo: "se è vero che, come scrive in quatra di copertina il Premio Nobel Svetlana Aleksievic, 'l'amore abbatte le barriere', il suo romanzo sembrerebbe dimostrare però che l'amore, da solo, non basta. A esso tocca, per vivere le relazioni dalle più semplici alle più controverse, aggiungere la compassione. La compassione torna spesso nella sua storia, lega un personaggio all'altro e li modifica. Ho capito bene: è così?"

Mi ha colpita perché ha confermato la mia osservazione-quesito, citando il filosofo francese Emmanuel Lévinas e le sue considerazioni sul volto come invito a provare - appunto - compassione nei confronti di tutti, dell'umanità intera. 

In una parola, proprio là dove il dolore da sempre pulsa più forte e fa più male, può nascere la voglia, anzi il bisogno di compassione, di gentilezza: sentimenti che il nostro volto esprime, che la nostra penna può (forse deve?) veicolare. 

Ringrazio l'editore per l'opportunità di un incontro così interessante da un punto di vista umano oltre che letterario. 

A presto con le avventure dal #SalTo16