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giovedì 8 marzo 2012

Dire, fare, mangiare (e bere caffè) :)





C'è una cosa che non vi ho detto del mio viaggio a Genova. Ed è la lettura che ho fatto sul treno (e poi finito oggi a casa).

 :)

Era da un po' che volevo accaparrarmi questo libro, e finalmente l'occasione è arrivata. E non solo perché il suo autore è Luca Iaccarino che, tra le altre cose, è il fondatore di ExtraTorino: la rivista sublimemente sabauda che da un po' di tempo ha la pazienza di sopportare anche me e i miei  non-veritieri oroscopi (Eh? Sì, è tutto vero!).

Ma anche perché ero proprio curiosa di leggerlo: non sapevo nulla: solo il titolo, l'editore Add, la copertina e che aveva a che fare con l'esperienza dell'autore in ambito enogastronomico (non mi perdo la sua rubrica su Repubblica di Torino sui ristoranti low cost :P). 

Certo: non mi aspettavo però niente di simile.

Veniamo subito al punto: "un libro di storie gustose" è il modesto sottotitolo ma, fin dall'epigrafe, io mi commuovo e capisco subito che c'è dell'altro, c'è qualcosa di più. 

Comunque per riassumere, il libro è suddiviso in quattro sezioni, che corrispondono a quattro esperienze culinarie di Luca e La Sua Simpatica Famigliola (leggendo, capirete perché lo scrivo così hehe), composta da lui medesimo, la Serafica e Mooolto Paziente Moglie Lisa e il piccolo Edoardo (aka Mister Nasello). 

1) Un pasto completo nel miglior ristorante del mondo: il Louis XV di Alain Ducasse a Montecarlo. Ah, solo a scriverlo mi sento una principessa u.u

 2) Tre giorni di lavori forzati attenta osservazione dentro la cucina di uno dei più rinomati ristoranti piemontesi: la Taverna di Fra' Fiusch (e questo a mio parere è il capitolo più significativo: qui c'è la luccicanza :D, quel qualcosa in più, di "extra" che ti fa pensare: questo libro mi sta insegnando qualcosa, attraverso l'esperienza. E a pag. 103 e 109: ecco che mi ricommuovo).

3) Qui invece si rimane a occhi sgranati O_O perché l'autore sceglie di inventariare una quantità irriportabile di cibo di strada palermitano: vi dico che sopravvive a tutto e non sta neanche male. 

4) Una serata tra amici: Luca e consorte sono di origini liguri - visto che il Limonte ha senso? Lo dicevo, io! (vedi post precedente) -, e la cena si svolge a Savona, a casa Iaccarino-Massaferro. Luca torna tra i fornelli (come da Fra' Fiusch) e qui non ne sbaglia una (anzi, no, sbaglia le tagliatelle ai funghi porcini romeni, incredibile!).

Quello che più mi ha colpita alla fine è la confidenza che queste avventure aiutano a prendere con i materiali, i prodotti, la semplicità della natura, che è "il miglior cuoco": che bello leggere gli elenchi di preparazioni, ricette, alimenti: un consiglio però: NON leggetelo a digiuno, come ho fatto io, stavo per mangiarmi letteralmente le pagine (uhm n.d.r. questo con l'ebook non si può fare, no no no). 

E poi la dedizione: qui testimoniata da eloquenti immagini hehe, verso le cose fatte bene, verso lo stupore che nasce da una passione sincera e totalizzante: viene da pensare cosa non si fa per amore, in questo caso del buon cibo: anzi no, non del "buon" cibo e basta, del cibo in generale. 

Dire fare mangiare è un diario di bordo con la forza dell'ironia e dell'umiltà del suo compilatore. Ed è una lettura nutriente sul serio, piena di luce, molto spensierata.

mercoledì 14 settembre 2011

Ieri ho incontrato Viola Di Grado.


Per casi più unici che rari della vita, mi ritrovo ieri su un treno con un vagone solo, con quelle scarpe, quel vestito e quei capelli, in direzione Stresa, per incontrare Viola Di Grado, che, dopo il Campiello, è finalista anche all'omonimo premio letterario e presenterà la sera stessa, per l'occasione, il suo romanzo.


In tutto ciò, il vero colpevole è lo scriteriato Extratorino. E se starete collegati scoprirete forse anche il perché.

:)




Quindi ero lì a pensare a cosa dire, anzi a non pensare a niente, vedendo scorrere il Piemonte e poi il Verbanio Cusio Ossola dal finestrino, fino al Lago Maggiore che spuntava dai vetri come un luccichio lontano e sembrava il mare e brillava nel tardo pomeriggio, nel quasi-tramonto: appuntamento con Viola alle 17.30.

Il mio primo istinto, a casa, quando ero ancora tranquilla e sicura che ce l'avrei fatta a comportarmi da persona normale, è stato chiedermi sinceramente: ma come mi vesto?

Come mi vesto io, quieta blogger sabauda trentunenne priva di qualsivoglia attinenza con il mondo dei vestiti e dell'abbigliamento in generale? Io che incontrerò invece Viola Di Grado, che non ha bisogno di presentazioni? Quindi? Con che faccia e con che outfit oserò apparecchiarmi in una simile circostanza? Senza contare che supremamente di persona non so parlare in modo adeguato, vago in destinazioni note solo a me, anzi neanche, e non mi rilasso se non dopo interminabili rassicurazioni verbali e non, e qualche lungo tempo per sbloccare la pietrificazione che mi prende vis a vis e mi agito etc. etc. ed è già molto quando non svengo e non ho un attacco di panico o di ansia o di entrambi?

In questi casi allora si lascia perdere tutto e si diventa un po' folli.

E così senza pietà ho indossato l'unico abito già pulito e stirato dell'armadio, il mio unico vestito nero-elegante (di Benetton!), quello dei miei ventanni, quello che usavo per tutte le occasioni, per tutti i colloqui di lavoro, per qualsiasi tipo di cena estiva e che mi faceva sentire a mio agio e trasparente. Un buco nero, mi viene da pensare rileggendo le pagine del romanzo di Viola, un posto dove scomparire per lasciare spazio all'esperienza e a questo incredibile incontro.


Così bellamente invisibile, quando scendo dal treno e trovo (tra varie peripezie inenarrabili che tengo per me!) l'Hotel, rimango sotto incantesimo per lunghi minuti. Un imponente e lussuosissimo Hotel Regina che si staglia sul lago, con la piscina e i lampioni personalizzati.




E l'ingresso regale, come nelle favole, nei film, nei sogni migliori. Arrivo, travestita da giornalista, e penso che alla fine ho fatto bene a conciarmi in quel modo (anziché con jeans e Superga, come avevo ipotizzato sulle prime) e mi è tornato in mente David Foster Wallace quando in Una cosa divertente che non farò mai più, dice: "fatevi furbi e ascoltate il consiglio che io non ho voluto ascoltare: portate degli abiti eleganti (...) non importa se vi sembra assurdo".


Aveva ragione. In quell'istante ho percepito cosa intendesse. Aspettando Viola nel paradisoextralusso (dove credo l'unico essere umano sotto i trenta fosse proprio soltanto lei), senza quel vestito da nonna-chic mi sarei sentita ancora più persa e perduta. Quindi meno male. E grazie David, ovunque tu sia.

Vi dico anche che sono una persona e una blogger molto suggestionabile ed emotiva (oltre a ulteriori difetti che non sto qui a elencare) e così incontrare il primo sguardo di Viola mi ha per l'appunto suggestionata. I suoi occhi hanno qualcosa dentro di unico, eloquente e destabilizzante. Come scrittrice, mi sono già pronunciata, la considero geniale. E data la sua giovane età, sono certa che farà ancora moltissimo.


Ma come persona, seduta al tavolino del caffè di quel luogo incantato e incastrato nel tempo e nello spazio, mi ha colpita, se possibile, ancora di più. Non vi racconto adesso cosa di preciso ci siamo dette e cosa ha risposto alle mie domande, perché in effetti spero nel mio intimo che vi compriate in massa la nostra rivista torinese preferita.

Però posso svelarvi che Viola Di Grado è un'ottima bevitrice di caffè e sembra una principessa d'altri tempi ma completamente giunta qui e ora come dal futuro interstellare o da un luogo altro, abitato da creature libere e fluttuanti, simili a lei, che hanno qualcosa di nuovo da spiegare. Poi è anche molto gentile e garbata, non timida, ma riflessiva, dolce anche e un po' premurosa. Ho imparato qualcosa da lei: scrittori giapponesi che non conoscevo, e altro ancora.



Ma non ho capito il suo segreto e il suo mistero, che infatti deve rimanere tale.

Di lei invece ho catturato soltanto un'immagine: credeteci o no, quelle sono le sue mani!

Stay tuned.





Sotto: il malinconico panorama di Stresa.


martedì 7 giugno 2011

Il vostro destino --------> è su Extratorino.

Per i torinesi in ascolto, ma anche certamente per tutti gli altri: su Extratorino numero 18, torna il vostro oroscopo preferito :)

Se pertanto volete sapere tutto sul vostro domani, precipitatevi in edicola e annotatevi scrupolosamente le divinazioni relative al vostro segno zodiacale - ma anche quelle degli altri - perché non si sa mai.

E, come di consueto, per ciascun segno è garantita anche una prestigiosa lettura del vostro fondo di caffè.

Ma poiché le sorprese non finiscono qui e questo di Extra è un numero speciale, in aggiunta alle decisive rivelazioni sul vostro immediato futuro, troverete anche utili esercizi astrali relativi al 150° dell'Unità d'Italia e più in generale all'italianità. Grazie ai quali vi accorgerete tra l'altro che siamo un popolo di santi, poeti, artisti e navigatori e molte altre cose che non vi anticipo ma che vi cambieranno nel profondo.

Dai dai, sappiatene di più sul vostro destino, leggete Extratorino (e poi, seriamente, questo è un numero molto carino e ricco di cose belle a partire dalla copertina: ma Che coss'è Torino? )!

Buona lettura.




lunedì 20 dicembre 2010

Extra-novità & cose belle.

Ciao. E oggi vorrei anche darvi una bella notizia: da questo mese mi trovate in edicola (oddio che effetto) con una vera rubrica sulla rivista Extratorino (che io amo follemente e di cui vi avevo già raccontato qui).

Quale rubrica? Aha: si chiama extradivinazioni - si intravede nelle foto - e prevede, come potete ben intuire, una seriosissima lettura dei fondi di caffè per ciascun segno zodiacale. Una sorta di oroscopo caffeinico. In una parola: l'apoteosi dell'esoterismo sabaudo. In questo numero c'è l'oroscopo-torinese e d'ora in poi aspettatevi di tutto!

Extratorino, ve lo dico, è una rivista molto accurata, elegante, attenta a temi importanti di attualità e a tutte le cose interessanti che gravitano intorno a Torino, alle sue eccellenze, alle sue trasformazioni. Ma a ben guardare, (hemm ad esempio nell'editoriale di questo numero) noterete che non disdegna anche un po' di sano cazzeggio e gianduiesco delirio.

E poi: a pagina 62 trovate anche le immagini del fotografo Alessandro Albert, con sotto un mio racconto dal titolo Fall in love: il tutto allegramente ambientato al cimitero monumentale, ma niente paura: le foto sono di una bellezza struggente e le parole, tutto sommato, parlano d'amore!

Ohhhhh: grazie a chi leggerà e extragrazie a Extratorino.

p.s. alla luce di ciò: continuate a mandarmi le vostre tazzine, poiché vedo e prevedo futuri e 2011 a dir poco meravigliosi.