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domenica 2 novembre 2014

Lettura totale di 1984 di Orwell.

#rubaradio - Radio Banda Larga

1984 - George Orwell -Halloween.

Le firme di tutti i partecipanti...
Il giorno in cui non sarà più necessario lottare sarà bellissimo, ma per il momento è come se la vita fosse un po' tutta un susseguirsi di simpatiche sfide da affrontare. Non sempre è un male, come questa volta che voglio raccontarvi.  

Radio Banda Larga è una web radio itinerante che è nata qualche anno fa a Torino ma trasmette da diverse parti d'Italia. Condivido i valori di questa radio, ci ho collaborato e ci collaborerò ancora! Una radio che si sposta spesso, non ha uno studio fisso e fa affidamento su poche ma fondamentali attrezzature tecniche.

Il 27 ottobre queste attrezzature sono state rubate e da poco dopo è cominciata una maratona di dirette no-stop. Un progetto di crowdfunding che ha permesso fino a ora di raccogliere più di 1000 euro. Ma sono ancora pochi, considerato che il furto è consistito in un ammontare di più di 3000... Così, le dirette proseguiranno fino al raggiungimento della cifra. 

Per chi volesse donare, questo è il link con tutte le informazioni. 

Quanto a me, ho trascorso la mia nottata di Halloween "in diretta" proprio da Via Baltea 3 (che è un centro multifunzionale qui di Torino) alle prese con una maratona di lettura integrale di 1984 di Orwell. Devo dire che è stata un'esperienza emozionante. Una decina di persone circa (me compresa) si sono susseguite ai microfoni della radio per leggere tutti, proprio tutti i capitoli del romanzo. 

1984 è un libro importante: leggerlo e ascoltarlo in radio, a colpi di caffè e biscotti a forma di zucca e fantasmi, mi ha fatto pensare a una cosa. Anzi due. Una è quella famosa frase di John Lennon che dice: Life is what happens when you are busy making other plans. Cioè tu sei lì che fai e disfi, poi arriva il ladro e ti porta via le cose. Quindi sei di fronte a un bivio. Deprimerti o cominciare una maratona. Inutile dire che il divertimento (o forse il senso) è nel correre.

L'altra cose è che le energie in Italia ci sono, e questo è un esempio. L'occasione è stata casuale, un furto banale. Ma pensavo a quante idee si possono tirare fuori ancora per costruire e non solo riparare. I giovani di valore (l'età media della radio è bassina...) quindi esistono. Sono lì a sbattersi, a cercare fondi per fare e diffondere cultura. Ma per portare avanti anche un modo di stare al mondo. Senza tanti fronzoli, basso tasso di narcisismo, voglia sincera di stare bene in questo mondo.

giovedì 30 ottobre 2014

Del costruire.

ph. Davide Longo.

La vista dalla residenza di scrittura.

Le "mie" tazzine, ma in realtà tutti i residenti le possono utilizzare eh.

Qualcosa su cui sto lavorando...
Lo scorso week end ho partecipato a una residenza di scrittura di Davide Longo. Piccoli gruppi di scrittori o aspiranti tali si ritrovano in una casa in montagna (senza internet) per scrivere e lavorare  ciascuno a un proprio progetto. Davide Longo cosa fa? Mette a disposizione, oltre che la propria casa, la propria esperienza di scrittore per leggere e consigliare nuove prospettive e direzioni per ciò che state producendo. 

Per me era la seconda volta. Ed è stata un'esperienza istruttiva, emozionante ma soprattutto utile. 

Sto scrivendo un romanzo nuovo che uscirà per LiberAria editrice. E mi sono regalata la possibilità di concentrarmi solo su questo per quasi tre giorni consecutivi, senza dover pensare a niente altro.

Lo scenario di montagna, con l'aria fresca del mattino, il paesaggio autunnale e l'ottima cucina della Longo family hanno fatto il resto. 

Sono contenta. Ho ricaricato le pile. Conosciuto nuove persone, colleghi di scrittura. 

Perché, pensavo, scrivere, come vivere, è un fatto di costruire. 

Costruire un percorso su cui poggiare i piedi, che possa restituire un senso di copiutezza. Costruire una storia e se stessi, una continuità, un mondo. Insomma, svegliarsi presto la mattina, accendere il cervello, imparare un mestiere che non è mai definitivo, migliorare etc. etc. 

Per ulteriori informazioni, qui.

mercoledì 29 gennaio 2014

Lingua Madr(ina).




Il Concorso letterario nazionale Lingua Madre è un progetto permanente della Regione Piemonte e del Salone internazionale del Libro di Torino. Insieme alle Biblioteche civiche torinesi, il Concorso ha promosso un'iniziativa molto valorosa: un premio per tesi di laurea che abbiano come oggetto di ricerca proprio il Concorso Lingua Madre stesso.

La vincitrice di questa edizione è la giovane studentessa Lediona Nano, la sua tesi si intitola:

Letteratura migrante: Concorso Lingua Madre e autrici di lingua spagnola in Italia.

A questa premiazione, che si terrà domani mattina al Torino, alle 11.30 presso la Biblioteca Civica Centrale, parteciperò anche io: in veste di madrina. Saranno presenti importanti personalità cittadine, per me è una bella emozione.

Spero di essere all'altezza di questo incarico di responsabilità così grande.  

Per dire, l'anno scorso al mio posto c'era Margherita Oggero...

Per tutte le info, e il comunicato stampa scaricabile, cliccare please qui.

Ci sarà un servizio fotografico, a testimoniare l'appuntamento, vi terrò dunque aggiornati.

Intanto, buone letture ed esperienze.

lunedì 3 giugno 2013

La sarneghera.


Laura Mühlbauer, La sarneghera, Elliot*

"La sarneghera era un modo di vivere, vociare di bambini".


La Sarneghera.

"Questa voce sembra arrivare da un altro mondo". 

Io, ogni tanto, ho delle fortune. Non so quanto meritate. Ma una di queste è stata, di recente, avere una conversazione con la editor di questo romanzo. Che ha descritto la voce dell'autrice come in effetti provenire da un altrove, misterioso, bellissimo. E, aggiungo io, denso, benché rarefatto, di significati molteplici, e di inestimabile valore. 

La citazione in esergo di Pavese tradisce con discrezione una sorta di, non so se ispirazione, ma direi proprio discendenza letteraria dagli autori grandi e forti del secolo scorso. Secolo in cui è ambientata la storia. In un ventaglio temporale che parte dal 1920 e culmina nel 1952. Con gli stessi personaggi che crescono, cambiano, si ammalano, amano, fanno figli, viaggiano e talvolta muoiono.

Una famiglia radicata in un paesino sul Lago Iseo. Una famiglia povera con molte donne - "una donna se la cava sempre, sai" - e molti destini minimi, piccoli, minuti e grandiosi insieme. 

E molte parole scagliate in dialetto, sussurrate, non dette, molti odori, cibi, abiti scomodi, rinunce, non scelte, fughe, dedizioni e miracoli.

Il miracolo più evidente, il più dolorosamente grandioso, è l'amore, ma ne parliamo dopo.

Si susseguono dunque personaggi memorabili, feroci nella loro ottusità animalesca come il padre Celesto Buelli detto Ol Buel, primitivi, come la madre Gianna che muore mettendo al mondo la terza figlia. E da questa ferocia primitiva ne scaturisce un'intera discendenza di male sparpagliato e di ricerca di qualcosa.

E c'è Dio, in queste pagine. E il suo contrario: la malattia, che si scambia col demonio e s'intraprendono pertanto numerosi esorcismi laddove l'autrice, per la quale provo una sincera ammirazione, mette in luce un aspetto sempre poco noto della Chiesa, e del nostro Paese, con uno sguardo affilato e laterale, oscuro ma anche commovente per come si mostra l'uomo alle prese con i misteri della vita terrena. 

E c'è questo vento, questa enorme perturbazione, la sarneghera, che spazza via tutto e ricompone. 

"Una presenza costante da quelle parti, anche nell'assenza invernale, capace di cambiare le sorti di un'intera generazione oppure di ripulire, risparmiando la fatica quotidiana dell'uomo".

Dicevamo dell'amore, del miracolo e del mistero. La storia che tra le altre mi ha colpita di più è quella di Agnese. Per chi, come me, è alla ricerca di una definizione dell'amore, qui c'è una risposta.

C'è un amore impossibile. 

Chi di voi è alla ricerca di questa definizione, come me, e non l'ha ancora trovata, si sentirà confortato da questo discorso dell'amore impossibile. E penserà, come me, che tutti gli amori sono impossibili. 

Ma quanto ci sbagliamo, poveri noi!

C'è un aspetto dell'amore, qui, che la scrittrice tratteggia nella vicenda di Agnese, che farebbe ricredere anche il più cinico, il più solo tra noi. Ma non pensiate a niente che sia meno di straziante, devastante. Ineluttabile. L'amore, qui, vero, inequivocabile, irreversibile, dura un'eternità ma un istante solo. Permea tutto, e non conta niente. Decide tutto, e niente. Si mostra semplicemente per quello che è. Una immensa perturbazione che non se ne va fino a che non ha portato a termine il suo compito.

Ed ecco che torna il sereno. Nella vita di Agnese, in un modo assolutamente imprevisto, tenero, misericordioso. 

Questo libro è buono. Umano. Dove si mostra che l'uomo è natura, e cultura un po' anche. Violento e operoso. Spietato e dolce. 

Sembra scritto con il sangue. E con una piuma d'oca bianca. Il linguaggio è raffinato ma mite. Perfetto, inconsueto e superiore, e modesto, come chi non ha altro da aggiungere se non il compimento di sé. 

Non so in effetti come e dove sia stato concepito, senz'altro è vero: da un altro mondo, è proprio così. Arriva da lontano.

*Grazie Illy per avermi donato alcune tazzine! 

mercoledì 20 febbraio 2013

Taccuino di caffè.


Caffè concerto. Mmmmmh. State sognando un po' anche voi?

Mi piace questa idea del Taccuino di caffè monotematico.

Sarà per il benefico influsso della canzone-Mononota di Elio e le Storie Tese?

Può essere, può essere.


Quindi oggi (che per me è ancora martedì ma per voi sarà più probabilmente mercoledì mattina, come si conviene a chi è dotato, ed è senz'altro il vostro caso, di normali ritmi sonno-veglia. Nel mio di caso ultimamente invece tutto slitta verso le due di notte ultimamente, anche più tardi, non mi va di dormire, non so perché). 

Un mesetto fa, mi è capitato di fare una gita di lavoro, di cui avrei sempre voluto parlarvi.

Ho conosciuto questa compagnia teatrale, qui a Torino. Si chiama Accademia dei folli. Li ho conosciuti proprio nel senso che sono entrata nel loro ufficio e ho visto dove provano e dove lavorano, ci ho parlato.

Non capita tutti i giorni di parlare con degli attori. Attori veri. Non so a voi, ma a me non capita mai. Sono persone speciali. Ovvero, vivono diversamente dai comuni mortali. Credo che abbiano il cervello anche differente, certe aree più sviluppate, chissà, non possiamo saperlo. 

Comunque sono stata in questo posto magico. C'è un'aria misteriosa, seria, concentrata e spaziosa. Sembra di entrare in un'altra dimensione. Altrove. Che poi è la stessa del teatro. A me il teatro spezza il cuore. Ci vado poco, perché un po' soffro, adesso meno, ma un tempo pativo proprio per gli attori. E se sbagliano? Mi chiedevo. E poi tutta quella vicinanza mi intimoriva. 

Adesso ho capito che il bello è anche sbagliare. Che c'è qualcosa di bello anche addirittura negli errori. E nella vicinanza.

Detto questo, i Folli non sbagliano mai, beninteso, e vorrei proprio andarli a vedere.

 (E sul sito che ho linkato sopra trovate tutte le informazioni sulla compagnia, la scuola, le produzioni anche musicali etc. etc.).

Detto ciò, il taccuino era per segnalare ai sabaudi (e non) che da ieri sera fino al 21, al Gobetti, loro portano in scena Il bugiardo, di Goldoni. 

L'avete mai letto un copione teatrale?

A me sta capitando, ultimamente, di leggere questi copioni teatrali. Dico che è davvero interessante.  Specie per chi ama scrivere. Un'esperienza da fare, almeno una volta nella vita.

Musica per tutto questo: Altrove.