martedì 8 marzo 2016

Un libro e un caffè per la festa della donna!

Simona Sparaco, Equazione di un amore, Giunti
Oggi è la festa della donna e io non so che pensare: è giusto festeggiare? Giusta la mimosa? Bisogna festeggiare tutto l'anno? Siamo indietro, al Medioevo? Siamo avanti e fortunate? Non lo so, non lo so.

Però so che ci sono in giro molte scrittrici e sono brave e sono diverse dagli scrittori contemporanei uomini - direi né meglio né peggio - e quando leggo i libri di alcune romanziere, mi riconosco. Mi scatta una scintilla, provo gratitudine, ammirazione e diverse emozioni.

Oggi allora voglio omaggiare tutte le scrittrici non andando a recuperare le maestre ed eroine del passato - come sarebbe forse più facile - ma raccontando di un'autrice contemporanea non ancora quarantenne e di un suo romanzo appena uscito in libreria. 

Equazione di un amore è un romanzo appunto contemporaneo, sembra proprio la quintessenza del presente. Ne ho percepito proprio tutte le caratteristiche di oggi. Ad esempio, a differenza del passato, le paure, le aspettative, gli spostamenti, le prospettive espresse sono esattamente collocate negli elementi dell'attualità, vi trovano posto in maniera letterale: gli aerei, la tecnologia avanzata, l'Oriente e la sua cultura rielaborata e compresa e avvicinata come mai prima di ora, le conoscenze e competenze psicologiche che permettono, a mio modesto parere, di strutturare romanzi migliori. Più complessi e consapevoli.

Avevo già letto un altro romanzo di Simona Sparaco, Nessuno sa di noi, qualche anno fa, e già apprezzato infatti la sua capacità di cortruire trame e personaggi in modo, passatemi il termine, organico. O, per meglio dire, più che realista. Prende la vita, nei suoi aspetti più profondi e con un impegno non indifferente la narra e fa uno sforzo in più, prova a capirla. Compiendo semplicemente un ottimo lavoro. 

Equazione di un amore è prima di tutto una "semplice" storia d'amore. Di quelle universali. Mi smentisco subito, perché in realtà le storie sono due. C'è il classico triangolo, l'intramontabile lei, lui e l'altro, ma qui se ne esplorano le caratteristiche in maniera disincantata. Lea, la protagonista, incontra Giacomo sui banchi di scuola e lui la aiuta a colmare le sue lacune in matematica. Giacomo, un torinese trasferito a Roma, è un ragazzo algido ma al contempo pieno di emozioni confuse e nascoste a lui per primo. Inevitabilmente, sembrerebbe, un tipo "affascinante", per lo meno agli occhi ingenui di Lea. L'autrice in questa prima storia mette in campo infatti il cliché dell'amore adolescenziale tormentato: c'è uno schema ben definito, in cui lui è il "maestro" superiore ma segretamente bisognoso, lei l'allieva ingenua ma alla fine con le spalle più larghe (o almeno all'apparenza). E in ultimo c'è Vittorio. Un uomo veramente solido, forse fin troppo sicuro di come dovrebbero andare le cose, ma tutto sommato, per me, il personaggio più interessante della storia. C'è una vita che scorre, le aspirazioni da scrittrice di Lea, un trasferimento a Singapore, molti pensieri non detti, la ricerca di un figlio che non arriva. E un epilogo imprevisto cui segue un finale delicato e che, per me, è la parte più bella del romanzo. Con il delizioso personaggio della signora Lin Yu, una vera sorpresa all'interno di una vicenda che poteva fermarsi prima e invece culmina in qualcosa di più.

Un romanzo che in alcuni punti si fa quasi corale, data la presenza di alcuni personaggi minori ma  cruciali per la comprensione dei comportamenti dei protagonisti. In sostanza, questa scrittrice ha costruito quello che fa la vera letteratura: un mondo dove immergersi, nuotare e afferrare tesori. 

Per tornare alla festa della donna, l'effetto che a me ha fatto questo romanzo è quello che si prova uscendo a prendere il caffè con un'amica storica e vera: ci si mette lì e si prende del tempo per parlare e dirsi, riraccontarsi per l'ennesima volta, provare a interpretare eventualmente come funziona l'amore, come funziona la vita. Nessuno sa se tra funzioni ed equazioni, tra fisica quantistica (tema-cardine del romanzo e sottotesto) e teorie scientifiche, i conti poi tornino. Qui mi fermo perché nel romanzo alla fine accade qualcosa che fa insieme tornare tutto e sparigliarlo al tempo stesso. 

Un'ultima cosa: ad arricchire la narrazione c'è un vero protagonista, di cui non ho svelato nulla. Ma dico solo che si tratta di un cuore, proprio nel senso del muscolo. Che parla e che sa. In fondo è con il cuore, e con il corpo, che si risolvono i problemi di matematica. 

Tra l'altro, si noti l'umiltà del titolo: non l'equazione dell'amore in generale, ma di un amore, uno solo.

A me il corpo dice sempre qualcosa sui libri che sto leggendo. Sento sempre, a un certo punto, un click di benessere, se il libro mi piace, molto riconoscibile, che mi fa pensare che nonostante tutto i romanzi dettino il senso e il ritmo alla mia vita. Tanto mi basta! E spero proviate qualcosa di simile anche voi. Buona lettura e festa della donna, qualsiasi significato abbia per voi!

Ringrazio Giunti per il dono.

lunedì 7 marzo 2016

Chicchi di caffè - i percorsi tematici di Tazzina!

James Salter, Una perfetta felicità, Guanda - Richard Yates, Revolutionary Road, minimum fax

Eccoci qua. Detto fatto, comincia una nuova settimana e arriva un rubrica che mi piace tanto.

I percorsi tematici! Apprezzo la comparazione in letteratura, trovo che ne costituisca il senso ultimo, ritengo interessanti le analogie e mi incuriosisce trovare un filo rosso che attraversa le letture. Di fatto esso c'è sempre, qualche volta è più complesso vederlo, altre volte salta all'occhio. 

Sono arrivata a una conclusione lapalissiana: che tutto sommato sia proprio questo il gusto del lavoro culturale, ovvero vedere una strada, una cartina geografica di strade, correnti, catene e laghi. Quale sia la destinazione, ancora non lo so. Lo scopriremo solo leggendo.

Qui le analogie sono facili. Due autori nord americani, nati a un anno di differenza sul finire degli anni Venti. 

Sulla copertina dell'edizione Guanda di Una perfetta felicità è riportato un commento di Richard Ford: "Un grande libro, uno dei quattro o cinque migliori romanzi contemporanei che ho letto". Ebbene, si direbbe che tra gli altri tre o quattro che gli son tanto piaciuti ci sia proprio Revolutionary Road perché in questa edizione che ho di minimum fax l'introduzione è proprio a cura di Ford (bellissima tra l'altro, ricordo che quando la lessi per la prima volta mi colpì molto soprattutto per le prime parole in cui Ford esprime la sua sana invidia per chi ancora non avesse letto il romanzo). 

Orbene. Le affinità non sono terminate. Perché è la tematica dei due romanzi a essere praticamente la stessa (dopo dico in cosa differiscono!).

Il tema è un grande classico in letteratura: l'ipocrisia e la falsità che si cela dietro l'apparente perfezione del modello famigliare borghese. Nella fattispecie, della fine degli anni Cinquanta. All'incirca, con le dovute sfumature succede questo. Le due famigliole protagoniste dei due romanzi appaiono perfette. Benestanti, benedette dalla nascita di due splendidi bambini, piene di rituali e di relazioni sociali, benedette dal lavoro che abbonda e dal tempo libero. Eppure. Eppure succede che in entrambi i casi dietro tutto questo ci siano profondi dolori e ferite, tradimenti e insoddisfazioni radicate e devastanti fino alle più estreme conseguenze.

Ora: a me colpisce non tanto il tema della famiglia borghese (pur importante), perché sospendo il giudizio, e perché mi sono fatta l'idea che non sia il modello in sé a non funzionare ma i problemi dei singoli, sia nei romanzi sia nella vita; a me interessa in questo caso specifico il tema della "apparente perfezione" in qualsiasi ambito dell'umano. Mi interessa perché mi pare imperante, slatentizzato e potenziato dai social network: basta aprire Facebook e gli altri social per incappare in vite perfette. E mi accorgo che le nuove generazioni ne sono vittima ancor più di noi adulti, in molti casi, non tutti per fortuna. Vite perfette anche nelle loro imperfezioni. Insomma un labirinto dal quale solo un moderno Dedalo con le ali della leggerezza e del buon senso ben saldate sulla schiena forse oggi potrebbe salvarsi.

Scorci di case troppo magnifiche, fortune su fortune. E a me vengono in mente due cose: una è che non sempre è vero quel che appare, o per lo meno non tutto, come dimostrano i romanzi in questione, due è anche normale che le persone vogliano dare un'immagine di sé il più possibile positiva. Ed è giusto nella misura in cui però anche gli aspetti negativi della vita sian contemplati. Alla domanda di senso sulla discrepanza tra ciò che sembra e ciò che realmente è, io ovviamente non ho una risposta: mi limito a portare alla luce la questione grazie alla lettura di questi due romanzi!

In cosa invece differiscono? Nello stile di scrittura. Yates è un cecchino del linguaggio, realista e aderente alle descrizioni, un genio del dialogo, lento e misurato, si considera tra i padri di Carver e dello stesso Ford. Salter invece utilizza una lingua più enfatica, poetica e molto più emotiva, ricca di immagini meravigliose, non so perché a me ha ricordato i film di Sorrentino, gli ultimi. E a proposito di cinema, aggiungo che nel 2008 da Revolutionary Road è stato tratto anche un film con il buon Di Caprio e Kate Winslet! 

In definitiva questi due romanzi sono, come si suol dire, un pugno allo stomaco di realismo e insieme grande bellezza. Non so come li avrebbero scritti oggi, ovvero se i due autori fossero nati dopo la guerra. Questa è una curiosità un po' inutile, mi rendo conto, ed è forse meglio gustarseli a ben vedere così per quello che sono, senza troppe indagini sociologiche. Sono opere d'arte prima di tutto. Al di là dei temi trattati, è bellissimo entrarvi come in un mondo di costruzioni di parole notevoli, di trame impeccabili.

Buona lettura! 


Ringrazio Guanda per il dono. Revolutionary Road invece è un mio acquisto di qualche anno fa.

domenica 6 marzo 2016

Letture domenicali con tazzina di caffè. E #illustriillustratori!

Zerocalcare, Ogni maledetto lunedì ... su due, Bao


Questo week end per me è particolare. Arriva dopo due settimane più o meno intensive di influenza. Strana, a dire il vero, come pare stia girando in questi giorni. Prima mi è andata via la voce (per una che si diletta in radio non è il bene) e poi, quando sembrava finita, è arrivato un bel carico di sintomi influenzali bizzarrissimi, come non avevo dall'infanzia.

Gli affezionati di questo blog, che sanno dei miei annosi precedenti con l'ipocondria, a questo punto di solito esclamano: #echissenefrega? #diccidellibroellevati! O peggio. E avete tutte le ragioni.

Ho scelto questo libro comunque per il mio week end anche per questo, per riposare e stare bene circa un po'. Mi sto dedicando a tante piccole/grandi vicende relative alla mia vita quotidiana, alcune delle quali spero daranno buoni frutti e altre per me molto importanti, tra cui pure un'impresa eroica (che riguarda un'automobile e una nevicata di marzo, ma questa è un'altra storia). Insomma, tra ieri sera e oggi volevo riposare qualche ora e ho scelto questo libro.

Ho preso Ogni maledetto lunedì in biblioteca qualche giorno fa.

Premessa: non prendevo libri in biblioteca dal 2008, guarda caso da quando ho aperto questo blog. Shame on me.

Ma adesso in tal senso sto vivendo novità, anche per rimediare a questa pecca. State collegati perché vi racconterò, ad esempio, di una recente e prossima esperienza molto bella (e spero utile anche per voi!) con MLOL.

Insomma ho preso questo (e altri) libri in biblioteca. Questo mi ha chiamata dal bancone principale di questa biblioteca qui. Piccola, misconosciuta dai sabaudi, bella. In un quartiere che mi piace tanto, scoperta grazie alla mia amica Veronica!

Beh, Zerocalcare non ha bisogno di presentazioni. Ma posso dirvi che io l'ho scoperto, come moltissimi lettori, in rete, sul suo blog, di cui questo libro è una raccolta di post. Oggi è uno dei più famosi e amati fumettisi italiani. I suoi lavori sono ironici, autentici, dissacranti e qualche volta molto commoventi. Strappano risate e considerazioni serie e profonde. 

Di questi post a me ha colpito una cosa specifica. Spessono partono da una "critica". Ovvero Calcare prende un problema (qualche volta minimo, possono essere le pile del telecomando, qualche volta molto più grosso, i giovani, l'amore, la guerra) lo elabora, lo smonta criticandolo ma alla fine lo ricolloca su un piano di realtà in cui anche lui, l'autore, viene messo sempre in discussione. Si sente una voce lucida e modesta, nel senso migliore del termine. Spesso il compito di ridimensionare il protagonista spetta all'amico armadillo, che vive con lui, ma non sempre. Le molteplici personalità, incarnate da personaggi di film e fumetti di culto, hanno diversi compiti nelle storie: intonano voci discordanti oppure di buon senso. Personalmente, mi ci ritrovo in pieno anche per un fatto generazionale, dal momento che i riferimenti, sovente all'infanzia, sono gli stessi che ho io. 

Per questo inauguro una nuova rubrica di questo blog, che alla fine c'è sempre stata ma avrà un nome, ovvero #illustriillustratori. Lo so, Zerocalcare è un fumettista, ma illustra le storie con i disegni! 
Che, per questa settimana, arriva nel week end. 

C'è un piano editoriale da quest'anno qui su "Tazzina", ve ne accorgerete man mano. Non è rigidissimo, per carità, perché vi ricordo che questo per me non è un lavoro e mi tocca provvedere in varie ed eventuali forme al mio sostentamento, che è una priorità! Però farò del mio meglio, se è il caso di più, per rispettare una certa regolarità. Lo faccio per me, ma anche per le persone che mi hanno manifestato interesse e affetto in tutti questi anni. Insomma: I care!

 Infine: questo libro ritempra. Perfetto alleato contro i virus della tristezza. Con l'ironia e l'impegno che ci mette Calcare nelle sue storie, ho provato come la sensazione di mangiare dei wafer al cioccolato dopo un digiuno. Le cose tornano a essere più distinte, si ha voglia di fare, di riderci su.

mercoledì 2 marzo 2016

Taccuino di caffè!



Questa settimana è stata un fulmine e voler ripristinare la periodicità del mio taccuino di caffè è un'utopia, ma tocca essere un po' sognatori, ed eccomi qua.
 
Cose che mi hanno colpita del web e oltre a proposito di libri ma anche altro:
 
1) I gruppi di lettura. L'articolo che mi ha fatto riflettere è apparso su IlLIbraio.it. C'è un riassunto sui vantaggi e le cose belle del partecipare a un gruppo di lettura. In varie forme e per diversi motivi, mi è capitato di prendere parte a qualche gruppo di lettura e devo dire che sono esperienze molto importanti, fanno scorrere la vita meglio, scoprendo i mondi interiori degli altri. Provare per credere.
 
2) Fallire! Questo tema è molto trattato anche in Italia da qualche anno a questa parte. Eccolo qui, sul Chicago Tribune. A me piace questa tematica, mi appassiona. Perché "fallire" ci rende umani, a più dimensioni e per molti di noi è inevitabile, tanto vale prenderla bene e riderci un po' su.
 
3) Windham Campbell Prizes. Ho scoperto questo premio letterario in area anglofona che non conoscevo, mi ha colpita e sono andata a leggermi la storia e la "mission" del premio. Molto interessante e utile a scoprire nuovi autori.
 

Buone letture!

lunedì 29 febbraio 2016

#RareDiseaseDay

Oggi è il #RareDiseaseDay, la giornata internazionale delle malattie rare, giunta alla nona edizione. Le "giornate mondiali" ormai non si contano, ma a me piacciono, specie quando si tratta di parlare di argomenti come questo.

Approfitto di questa giornata allora per raccontarvi di una cosiddetta malattia rara che poi in verità è una sindrome. Si chiama Sindrome di Williams e colpisce una persona su 20.000 nascite. Una vera rarità. Le malattie portano con sé afflizione e accettazione, e questo vale per qualsiasi disease, come si dice in inglese. 

Per quanto riguarda la Sindrome di Williams, però, come accade in alcune malattie genetiche su cui la ricerca si sta ancora interrogando, esiste anche un risvolto della medaglia, un portato di caratteristiche uniche e particolari che regalano alle famiglie con ragazzi colpiti in questo modo anche molte emozioni positive. 

Ho conosciuto alcune persone con questa sindrome e posso dire di aver scoperto un mondo. Come prevedibile, un mondo di dolore in alcuni casi, ma anche di possibilità e di fiducia. 

I ragazzi con la Sindrome di Williams sono costretti a sopportare molti effetti collaterali, oltre che in taluni casi, specie nel passato, di una difficoltà nella diagnosi, che spesso arrivava tardi. Oggi di passi se ne sono fatti molti e speriamo che questa giornata, o altre iniziative come il cicloraduno del 2 aprile, possano aiutare!

Cos'è il cicloraduno? Si tratta di un'iniziativa promossa dalla AISW - Associazione Italiana Sindrome di Williams. 

L'associazione è nata nel 2003 e riunisce parecchie famiglie, operatori e ragazzi. Il 2 di aprile a Torino ci sarà una pedalata che seguirà un percorso piuttosto intenso e divertente. Per un totale di circa 55 km. Lo scopo è benefico: una raccolta fondi per l'associazione, e ci sarà anche un premio per la società con il maggior numero di iscritti. 

Insomma: se qualche sabaudo ciclomunito ha voglia di pedalare per una buona ragione, può informarsi meglio chiamando questo numero: 338 461307

La rarità di questo tipo di malattie talvolta le rende misconosciute e i ragazzi che ho conosciuto io hanno le spalle non larghe, larghissime.

Sono abituali, loro e le loro famiglie, a cavarsela da soli, e molto bene: tendenzialmente i ragazzi con la Sindrome di Williams, proprio per natura della sindrome, hanno un carattere aperto e gioviale, sono spesso abili musicisti e hanno una caratteristica che li accomuna tutti: l'iride dei loro occhi è stellato. Ovvero, attorno alla pupilla, hanno la forma gialla di una stella. 

A voler cedere a un po' di poesia, li hanno staccati dal cielo. 

Ciò detto, proprio perché sono così abituati a faticare per conto proprio, penso sia giusto fare qualcosa per diffondere invece il più possibile questa sindrome, affinché la qualità della vita possa migliorare. Dicono che nel particolare ci sia l'universale, e a me piace credere che sia davvero così.





domenica 28 febbraio 2016

My cup of caffè!

Garth Risk Hallberg, Città in fiamme, Mondadori

Inauguro oggi, alle soglie del 29 di febbraio, una nuova rubrica. Pian piano ve le sto presentando tutte, svelandovi in corso d'opera pezzetti di novità. Quelle che vi ho già presentato sono: Chicchi di caffè e Tazzina di sakè, oltre all'intramontabile Taccuino di caffè.

Ma perché? Perchè? Direte - giustamente - voi. Perché mi piacciono le rubriche e conto così di incanalarci dentro tante letture e tante storie che vi voglio raccontare in maniera più cadenzata che in passato.

In My cup of caffè! confluiranno romanzi anglo-americani!

La letteratura anglo-americana è il mio primo amore letterario ed è la mia materia di laurea. Mi sono laureata con Barbara Lanati con una tesi su Martin Amis e la scrittura autobiografica e i memoir: i ricordi degli anni di studio con lei sono indelebili. Nel tempo le mie letture si sono diversificate ma quel patrimonio e quella curiosità resistono, così perdiodicamente vi dirò cosa mi ha colpita e mi colpisce di quel mondo narrativo.

Ed eccoci finalmente qui. A quello che Michiko Kakutani, rispettata giapponese critica letteraria del New York Times definisce "Un romanzo dall'ambizione travolgente che lascia con il cuore in gola" - oltre ad affermare "Hallberg ha solo 36 anni, eppure riesce a catturare l'aura pericolosa e magnetica della New York degli anni '70". Beh, solo 36 è una bella affermazione. 

Questo è dunque il primo Grande Romanzo Americano che leggo scritto da un mio coetaneo (quasi). 

Come dice il nome, l'autore si è preso un bel rischio. Esordisce con un mattone di quasi mille pagine, ricche di inserti grafici gustosi che rendono l'eserienza anche un gioco, oltre a un'immersione in una New York che arde di atmosfere dolenti, punk ed esplosive. Per la trama e approfondimenti vi rimando a questo lungo articolo apparso su la Lettura. 

Quando a me, ecco le mie considerazioni. A me, questo romanzo, ha dato:
1) Consolazione. C'è vita dopo DFW, dopo Franzen, dopo Amis, dopo Auster, dopo Eggers, dopo Zadie Smith, dopo Safran Foer, dopo la Egan etc. etc. Ero rimasta a loro, e a pochi altri (tralasciando i padri naturalmente) e avevo perso la speranza di ritornare in Nord America e a New York con occhi nuovi e con occhi diversi. Invece gli occhi, e le tastiere, si rinnovano come la coda della lucertola. 

2) Tempo. La possibilità, tranquilla e serena, di esplorare un'epoca storica (fine anni Settanta, con incursioni nell'immediato passato) e una città, prendendosi mille pagine e proponendosi coraggiosament,e al lettore mi ha fatto pensare che per la buona letteratura cìè sempre tempo. Sarà un'illusione, ma ci voglio credere.

3) Il gusto della trama perfettamente costruita. Dal pezzetto qua sotto non si capisce nulla ma quello che posso dirvi è che su quella panchina si è appena seduto un personaggio su cui si sviluppa una trama parallela a quello di cui si parla, e così via di incastri molto difficili da seguire ma che stanno in piedi come una ragnatela al centro della quale c'è un Capodanno e un fuoco che divampa a dispetto della neve e il cui disegno finale è la Città, una città in fiamme. Dentro questa acquisizione che devo al libro, ci metto la lentezza del piacere di affezionarsi all'interiorità e alle azioni e alle paure e desideri e idiozie e amori e svolte e fragilità di molti personaggi. In definitiva questo è un romanzo colto, corale, psicologico, a tinte noir e contemporaneo, qualsiasi cosa ciò significhi.

Quando uscì fuori all'aria notturna l'effetto delle sostanze cominciava già a svanire, e la sua vergogna si raffreddò in una specie di malinconia. Eccolo qui, scacciato dall'Eden, di nuovo sulla strada, dove un lampione era di nuovo un lampione, un'auto parcheggiata. Le guglie di Midtown erano perdute nella neve, e anche il balcone da dove (seppur brevemente) aveva posseduto la vita scintillante a cui aspirava sembrava fosco e incerto come la memoria di un sogno. Per un attimo l'unica prova che si trovasse in una città funzionante e non tra le macerie del futuro fu la panchina sull'altro lato della via dove una chiazzaverde di forma umana in mezzo alla neve testimoniava di un'occupazione recente. Senz'altro qualcuno che aspettava l'autobus. 
Poi, per miracolo ne apparve uno che discendeva Central Park West, proprio al limite della visibilità concessa all'ormai debole nevicata, nel barbaglio di due fanali sormontati da una striscia di luce. 

 Ringrazio l'editore per avermi spedito in lettura il romanzo. 

mercoledì 24 febbraio 2016

Taccuino di caffè

Grafica nuova ma foto vintage!

Torna la rubrica di questo blog legata alle notizie letterarie dal web (ma anche fuori)! Un tempo la compilavo al mercoledì come data fissa, proverei a riprendere questa sana abitudine. Vediamo cosa succede! Senz'altro è la nuova grafica che mi mette allegria e fa tornare le energie. Dev'essere come quando ci si compra una macchina nuova e non si vede l'ora di viaggiare, di metterla in moto!

Ed ecco allora le tre notizie che ho trovato interessanti dal mio parziale punto di vista questa settimana:
 
Tutta la città (in fiamme) ne parla.  Siccome non ho la voce da tre giorni, posso finalmente concentrarmi e così ho cominciato questo romanzo. Ringrazio la casa editrice Mondadori per avermelo inviato in lettura. Sono sempre, anche io come molti cultori della materia, in attesa del Grande Romanzo Americano e sembra essere arrivato quello scritto da un mio coetaneo (quasi), come lettrice è una bella cosa. Sono molto curiosa e dai primi cinque/sei capitoli sembrerebbe un bel romanzo, nuovo e antico insieme, vediamo come procede. 

Complimenti a 20lines! 20lines è una delle più grandi community per "scrittori, lettori e sognatori". Da questo mese HarperCollins Italia ha acquisito la piattaforma, consacrando il progetto come uno tra i più seguiti del mondo. Se mi perdonate l'autoreferenzialità, vi dico che su 20lines ci sono anche alcuni miei scritti e che qualche anno fa ho pertecipato insieme a loro a un convegno su letteratura e web, eravamo vicini di banco e spero di aver portato anche io un po' di fortuna!

Libri e salute mentale. Sono fermanente convinta che alcuni libri possano essere molto utili alla salute mentale dei lettori. Sia in quanto esperienze per "esorcizzare" le proprie paure, ansie etc. sia come veri e propri strumenti di apprendimento su come funzionano i nostri comportamenti e stati d'animo. Di questo si parla in un articolo uscito oggi sul Guardian in cui si mostra come i libri possano addirittura essere terapeutici e si racconta di una interessante seduta di biblioterapia. In inglese ma di facile comprensione. Read more...


Agli albori di questa rubrica consigliavo una canzone, ed ecco quella di oggi! La Cura. Buona lettura e metà settimana.  


lunedì 22 febbraio 2016

Nuova veste per Tazzina di caffè!






Buongiorno, buongiorno! Ieri la festa per gli otto anni di questo blog è stata bella davvero. Grazie per l'ospitalità alla Luna's Torta.
Mi sono così emozionata che oggi sono completamente senza voce.

In questi casi si pensa sempre a un segno del destino: meglio parlare poco per qualche giorno (o coprirsi di più quando si esce ;). E ascoltare di più, e soprattutto, è proprio il caso di dirlo, lasciar parlare le immagini!

Infatti proprio questa mattina sono felice di presentarvi la nuova veste di Tazzina di caffè. Sono davvero molto contenta di aver affidato l'identità grafica di questo blog a un bravo artista che si chiama Gerald Bala, ecco qui i suoi lavori. 

Mi ha colpita il gusto letterario delle opere di Gerald e ho pensato che avesse la sensibilità giusta per aiutarmi in questo cambiamento. Non è sempre facile prendere un'iniziativa in questi tempi, ma vi posso dire che secondo me è stata la scelta giusta. 

Tra la festa di ieri e questa bella novità, mi sembra che questo spazio cominci a respirare un'aria nuova e fresca, ne sono proprio contenta.

Spero che piacerà anche a voi! E grazie per avermi seguita fino a qui.