martedì 28 luglio 2009

Mai raccontare i sogni.

Questa notte ho sognato di essere a Roma. Città che nella realtà purtroppo non ho mai ancora visitato. In questa Roma immaginaria saltavo a grandi balzi tra monumenti enormi, bianchi, sconvolgenti. Dietro di me, una coppia con un bambino nella culla. Il papà del bambino diceva:

- Non sa parlare.

E io:

- Non vi preoccupate, è ancora così piccolo.

sabato 25 luglio 2009

Colazione da Tiffany.

"Mi sono accorta che per sentirmi meglio mi basta prendere un taxi e farmi portare da Tiffany. E' una cosa che mi calma subbito, quel silenzio e quell'aria superba: non ci può capitare niente di brutto là dentro, con quei cortesi signori vestiti così bene, con quel simpatico odore d'argento e di portafogli di coccodrillo. Se riuscissi a trovare un posto vero e concreto dove abitare che mi desse le medesime sensazioni di Tiffany, allora comprerei un po' di mobili e darei un nome al gatto".

(Truman Capote, Colazione da Tiffany)


P.s. Pensavo al valore di quei posti in cui ci sembra che non possa accaderci nulla di strano. Nell'infanzia erano molti, come molti erano quelli, di contro, in cui ci si sentiva in pericolo. Crescendo è un amalgama più incerta, dove il bene e il male si affiancano e camminano a braccetto.

giovedì 23 luglio 2009

Vedo e non vedo.

Quando sono stanca mi capita di sfrecciare per la città in affanno senza vederne le meraviglie, i casi strani, i personaggi.

mercoledì 22 luglio 2009

Vorrei essere qui.



Qui, dentro questa foto. Sono appassionata di giostre. Da bambina il mio gioco preferito era immaginare di lavorare come piccola giostraia. E, dopo il lavoro, godermi il meritato riposo in sella a uno di questi cavalli bianchi. La giostra era nella mia cameretta.

martedì 21 luglio 2009

Occhiaie.

Si formano sul volto subdole, penso la notte. Quando siamo più vulnerabili. E lì restano. Viola, per sempre.

E' notte alta e sono sveglia.

Sono qui all'una e trenta di notte a ripensare a un piccolo episodio di oggi. Sono capitata su una panchina a dover far passare 10 minuti. Dalla panchina vedevo un giardinetto per bambini. Dentro il giardinetto recintato, una nonna con i suoi due nipoti. Quello che ho visto è una scena che non avrei mai voluto vedere: un nonna nervosa, sfaticata, appesantita. Ha trascorso quei 10 minuti a sgidare i bambini che, credetemi, erano buoni e tranquilli, anche troppo. La bambina, avrà avuto sui 6 anni, a un certo punto ha preso un dolcetto che la nonna reggeva con l'intenzione evidente di offrirglielo. Ha subito ritratto la mano e ha esclamato:

- Oh, è appiccicoso!

E la nonna:

- E chi ti ha detto di toccarlo?

(gridando con violenza)

Mentre l'altro nipotino si dondolava sconsolato a pancia in giù sull'altalena.
Nel frattempo mi sono passate davanti una donna e una bimbetta sui 2 anni. Con le treccine e, giuro, faceva il moonwalk di Michael Jackson guardandomi per cercare conferme. La mamma, due metri più avanti, sbraitava:

- Basta, andiamo, è tardi.

(rimarcato ottocento volte)

Allora io ho pensato, e avrei voluto alzarmi per chiederlo alle dirette interessate: ma perché? Cosa vi hanno fatto questi bambini per riservare loro tutti questi rimproveri, tutte queste continue manifestazioni di insofferenza tenace, di fastidio cronico. Ma io dico, avete la fortuna di essere ancora vive (e la nonna di aver raggiunto anche la sua veneranda età), in salute. Siete qui, all'aperto, ai giardini: ma chi vi corre dietro? E' tardi per cosa? Per chi? E poi: siete in compagnia dei tesori più preziosi che la vita poteva regalarvi: i vostri bambini. Ma siate felici, sorridete un po' ai vostri nipotini, ai vostri figli piccoli. Con tutto il male che c'è nel mondo. Eccheccavolo.

domenica 19 luglio 2009

Un bel personaggio.

Lavorava a dir poco diciotto ore al giorno; e anche il Sabato, invece di riposarsi, se ne andava piuttosto ad ascoltare la predica di qualche dotto (...). Era soddisfatto del suo lavoro così come della sua religione ebraica. Mi sembra di non aver mai sentito un "no" uscire dalle sue labbra. Tutta la sua vita era un unico grande "sì".

(Isaac B. Singer, Un giorno di felicità)

venerdì 17 luglio 2009

Caldissimo.

Con questo super caldo, non so voi, ma io non riesco a pensare né a vedere con chiarazza ciò che mi circonda. L'unica voce che sento rimbombare nel mio cervello è quella del coretto di bambini che canta:

Tutti qui
tutti lì
arriva Topolin!

Tutti lì
tutti qui
arriva Paperin!

:)