domenica 13 maggio 2012

Salone del Libro/3.

Cominciamo dalla fine della giornata: tazzinamisù!
Tigri!
Un meraviglioso posto in cui essere.

Nella Primavera Digitale, facile incontrare una @

Una fortuna.

Italia, Torino, Lingotto Fiere. 

Niccolò Ammaniti :) #ilmomentoèdelicato

Ledita.

Frutta, vitamine, nuove idee e progetti.


Ieri è stata una giornata così ricca di cose, che alla sera, sprofondando nel cuscino, non sono riuscita a scrivere una parola. Come vedete nell'ultima immagine, verso l'una di notte, benché in splendida compagnia, ero già proprio alla frutta! Nonostante il "tazzinamisù" dopo una bella cena, sempre in compagnia di Ledita al quasi completo.

Poiché oggi dalle 15 in poi ci saranno sorprese per chi passerà dal Salone...

E dunque la mattina è iniziata nel miglior modo possibile con una bella conferenza a IBF - International Book Forum, nella serissima Sala Copenaghen ad ascoltare di social media ed editoria. Ne è conseguito un pranzo con un po' del mondo dell'editoria che sfilava davanti ai miei occhi, in un'ambientazione a dir poco suggestiva, c'erano palme e un clima tropicale corrispondente.

La giornata è continuata all'insegna di un appuntamento dopo l'altro a Book To The Future. 

Poi di bot-to :) con la preziosa compagnia di @Einaudieditore e insieme a @martatraverso (che ha raccontato qualcosa del suo Salone anche su minima&moralia!) ci ritroviamo di fronte a uno strepitoso Niccolò Ammaniti mentre legge uno dei racconti contenuti nella sua ultima raccolta Il momento è delicato. Sala Gialla pienissima e molte risate. 

(Da lì c'è stata per me anche una piccola cronaca in diretta con Radio Flash 97.6 per Flash Papers). Wow. 

E questa giornata è corsa anche sulle piste trafficatissime di twitter che è ormai un mondo brulicante di spunti e immagini, da seguire con #SalTo12. Il bello è stato anche però incontrare tutti dal vivo, parlare e commentare, conoscere persone nuove (capire di avere molte cose in comune), camminare per Torino di notte, perdersi tra la Sinagoga e l'Hotel Roma e la bellezza di una città che per me è mia ma che in questi giorni per molta gente è il centro di qualcosa di importante ed emozionante; il che mi fa sempre un certo effetto, e così vederla con altri occhi, scoprirla bellissima, riservata, ma perfetta e luminosa. Brava Torino che in questi giorni accogli il mondo con un dolce sorriso :)

E quindi oggi comincia la quarta tappa del Salone del Libro! Enjoy!!

sabato 12 maggio 2012

Salone del Libro/2

Bei libri e birretta.
 Giorno due al Salone del Libro. Detto #SalTo12 su twitter.

Sarà un po' più di mezza notte e mezza e siamo qui a casa nostra, con Marta che scrive al suo computer e tutto sembra irreale e quasi un bel sogno davvero.

La giornata è stata un soffio. Ancora non ci credo che sia già finita.

Una corsa alla presentazione di Zagreb di Arturo Robertazzi a Book To The Future, con @abcdeeFFe e Ledita quasi al completo.

Kindle.
 E poi per me era il momento della Festa.

Sei case editrici e autori e libri e storie da ascoltare e da prendere nota. Ho surfato dentro tutti questi romanzi, uno più curioso dell'altro, ho parlato con tante persone diverse che hanno scritto storie diverse, ho conosciuto questi scrittori che mi hanno dato l'impressione di essere casseforti piene di cose ancora da dire.


Birrette, musica, amici, una sensazione di felicità, e non saprei che 
Libri.
altro aggiungere. Se non che wow crollo dal sonno ma questa sera è stata speciale per me. Quando si è stanchi, le parole si semplificano all'osso per poter dire le cose che contano davvero.

Spero che i presenti si siano divertiti, che abbiano ancora più voglia di leggere libri. 

Per me è stato un viaggio intorno al mondo, condensato in una sola sera.  

Ancora libri.

Il Barrito.

La Festa NEI - Nuovi Editori Indipendenti.

Prima della presentazione.

Cena.

Con Mao.

giovedì 10 maggio 2012

Salone del Libro/1

Computer.
"Al Salone". 

Cominciamo così. 

La mia grande novità di quest'anno è un piccolo computer. Un netbook che desideravo da tempo ed eccolo lì, al tavolo della Regione Piemonte dove offrono lauti caffè a chi ne fa richiesta.
E questa è la mia approssimazione di Paradiso.

Guardare il via vai dei visitatori, sapere che lì in mezzo ci sono molti lettori, molte aspettative, desideri (alcuni avverati, altri appena nati, altri in cima a vette altissime e chissà che altro), molte ricerche di storie (non so voi, ma più io vado avanti e più ne sento la necessità, oltre che il piacere, di ascoltare storie, quando incontro qualcuno, senza dirglielo, penso sempre: "raccontami una storia", spesso accade, e al Salone la cosa è centuplicata); poi molti destini, molti amici, molti mondi, molte mani, molte dita, molti piedi, molte visioni diverse della vita. 

La prima cosa che vedo.
Ma la verità è che la prima cosa che vedo sono due formiche giganti in preda ad abbraccio-mania e capisco che ci siamo. Il Salone è uno stato mentale.

Questo dunque è un Salone che si preannuncia di grandi cambiamenti (oltre che di grandissime formiche). Ma i cambiamenti per me assomigliano a un vento forte e mentre ci sei dentro non è che capisci molto bene tutte le proporzioni delle cose. Primavera Digitale dunque è l'argomento e la seconda cosa che intercetto è proprio lo stand di Bookrepublic, che, dopo "il profumo dei libri", quest'anno dona ebook sottovuoto. Ne acchiappo un po' al volo, e si parte. 

Alla coda per i biglietti al Green Point dell'incontro con Paolo Giordano ed Elizabeth Strout, mi intrattengo con le mie vicine di fila: una manciata di crocerossine (proprio le crocerossine vere, tipo queste) cui confido istantaneamente la mia ipocondria perché loro mi offrono di reclutarmi e non potrei mai. E insomma quale miglior modo per far passare il tempo se non conversare in tale ccompagnia?

Gli ebook di Bookrepublic.

Poi è la volta del primo convegno della mia giornata, che per ragioni di serendipity (cioè senza premeditazione) è questo, Vivere in rete, le mutazioni indotte dalla tecnologia digitale. E questo è stato anche il momento migliore tra l'altro per ritrovare amici e supereroi ed entrare davvero nell'atmosfera del Salone (che su twitter è #SalTo12). 

Ogni caffè ha la sua storia.










Dulcis in fundo, Polo Giordano che conferisce il Premio Mondello a Elizabeth Strout. E qui la presa di coscienza: Paolo Giordano è uguale a Jovanotti!

Detto ciò: più ascoltavo (e scrivevo tweet-cronache) più pensavo: da grande voglio essere come Elizabeth Strout! 

Paolo Giordano con Elizabeth Strout.
:)

Chiedo scusa per l'esorbitanza di ambizione, ma ora scrivo quasi dormendo (quindi sognando), con gli occhi rossi, le palpebre a metà e ancora un po' di polvere di stelle tra le dita. (A proposito di dita, domani arrivano Le_dita in zona sabauda, e se sarete al Salone: siatene pronti!!). Se poi passate proprio da quelle parti, mi trovate qui dalle 19.30 in poi con i NEI (Nuovi Editori Indipendenti), Mao e tante cose belle (uddio, mi sto molto agitando: riuscirò a proferire parola in mezzo a tutta quella bella gente? Non si sa, ma per ora facciamo finta di niente). 

E quindi il primo giorno è andato così. Buonanotte.  


martedì 8 maggio 2012

Senza neanche accorgermene.


Letture facoltative!

Calice di Grignolino D'Asti* :)



Qualche ora solo per me. Sono qui che ascolto questo video della mia omonima :) Mezzo calice di Grignolino, il tempo che scorre. 

"Quanto tempo che è passato senza che me ne accorgessi".

"Ora sono qui che guardo. Che mi guardo crescere". 

Questa sera sono come questa canzone e come un libro. Che si chiama Letture facoltative. 
Di Wisłava Szymborska. 

"L'idea di scrivere Letture facoltative mi è stata ispirata dalla rubrica 'libri pervenuti', presente in qualsiasi rivista di carattere letterario. È facile rendersi conto che solo un'esigua percentuale dei libri lì menzionati finisce poi sulla scrivania del recensore. Hanno ottime possibilità la narrativa e la pubblicistica relativa ai fatti più recenti. Di chances minori godono la memorialistica e le riedizioni dei classici, chances che si riducno ulteriormente nel caso di monografie, antologie e lessici. (...)


D'altro canto nelle librerie la situazione è ben diversa: la maggior parte (...) dei volumi così premurosamente recensiti giace per mesi sugli scaffali, finendo poi al macero, tutto il resto invece, ciò che non è oggetto di una valutazione, che non è discusso o raccomandato, va a ruba in quattro e quattr'otto. Così mi è venuta l'idea di dedicare, a quel resto, un po' d'attenzione".

E il risultato è questa raccolta di non-recensioni, di libri diversi; ed è strepitosa, peculiare, unica, dilettevole, utilissima, lieve, soave, geniale, e leggera, leggerissima eppure assennata e ponderata, necessaria.

"Sono un'altra da me stessa. Sono un vuoto a perdere. Sono diventata questa senza neanche accorgermene".

"C'è un'ultima cosa da dire, che viene dal cuore. In quanto un po' all'antica, ritengo la lettura il più bel passatempo mai escogitato dall'umanità".

E così eccomi qui. Questa sera sono esattamente così. Così come non saprei, però prendete un po' di questo libro, il bicchiere e la canzone, frullateli, e avrete un po' di me in questo istante. Mah. Forse è solo che.

"Sono diventata grande senza neanche accorgermene".




*è solo mezzo calice: bevete responsabilmente! :)

lunedì 7 maggio 2012

Bookcrossing, buon caffè e cose ingegnose.








In questi ultimi tempi succedono tante cose. Quando si dice che c'è la crisi, che ci sono i problemi è vero, ma poi a stare bene attenti sono quelli i momenti, spesso, tra i più proficui per l'umanità. Da alcuni anni, ad esempio, nascono e prolificano molto giochi relativi ai libri e alla lettura, fuori e dentro la rete, con il fine di promuoverla presso un più vasto pubblico possibile. 

Ma mai come in questo periodo mi è parso di percepire nell'aria un rinnovato e fortissimo interesse per gli oggetti meravigliosi (che siano di carta o in ebook) cui gli scrittori da sempre destinano le proprie parole. Il Bookcrossing, ad esempio, che è tra i più antichi e diffusi, a me non era mai capitato, e invece sabato ecco che ho trovato un "libro gratis" in un locale Exki di Torino. Sulla copertina, un foglietto attaccato con lo scotch che dice: "Sono un libro libero lasciato da qualcuno perché fossi trovato". 

Così me lo sono preso e messo in borsa. Non è proprio il mio genere preferito, Il collezionista di ossa, però l'ho preso lo stesso, per sentirmi parte, per la prima volta, del grande gioco del bookcrossing. E devo dire che è stato emozionante. Ora dovrò registrarlo sul sito e dopo averlo letto potrò lasciarlo anche io da qualche parte affinché qualcuno possa rivivere ciò che è successo a me. Niente male come sensazione. Una volta ero scettica, perché, da ipocondriaca in stadio avanzato, avevo paura che questo continuo passaggio di mani esponesse i libri alla "sporcizia del mondo" e potesse (non si sa come visto che non ho competenze mediche) essere portatore di chissà quali cataclismi. Invece ammetto che questo libro è sanamente e mediamente pulito e il mondo sa essere un po' meno infettivo di quel che credessi :)

Un'altra bella idea con la quale sono entrata in contatto di recente è soloprodotto.com.

"Avrò fatto qualche sgarro a qualche industria di caffè" hehe perché ultimamente ho la fortuna di ricevere piccoli doni a base di caffeina, e ammetto che la cosa mi fa piacere :)

Loro, in particolare, sono un gruppo di ragazzi marchigiani e artigiani e hanno deciso di produrre caffè di ottima qualità ma a costi limitatissimi e macinato fresco. Utilizzando poi le grandi opportunità che offre la rete, riescono a spedirlo a chi ne fa richiesta. Un'iniziativa ingegnosa. Li ringrazio per avermi fatto provare il loro ottimo caffè, e avermi fatto scoprire la loro storia particolare, per la quale vi rimando al loro sito, qui, che è davvero molto carino. Su twitter sono @SoloProdotto 

Buona settimana!

c\:/ ----> caffè con zucchero.

sabato 5 maggio 2012

Wish Tree!!

Mi sono accorta oggi che una delle chiavi di ricerca più frequenti di chi arriva per caso su questo blog è: "wish tree tazzina". Ogni volta che leggo quelle parole non so perché penso, tra parentesi, a Disco Bambina (urge studio sul problematico cervello dei nati negli anni Ottanta).

Qualche tempo fa però in effetti tenevo un rubrica di desideri, che si chiamava proprio wish tree e prendeva spunto, in particolare, da un progetto artistico di Yoko Ono e più in generale dal concetto di wish tree nel mondo ovvero albero dei desideri. Un albero porta fortuna cui si possono legare con un cordino i propri sogni e sperare che si avverino. Molto poetico :)

Sono andata quindi a rileggere qualche post relativo a quella rubrica e mi sono resa conto di avere avuto, nel recente passato, desideri quanto meno curiosi, come ad esempio essere una lappone, la serenità mentale, che tutti i miei scrittori preferiti pubblicassero un libro in contemporanea o altre improbabili amenità (come ad esempio "essere me" u.o).

Così oggi voglio incontrare nuovamente l'atmosfera di quella rubrica (che più o meno cadeva di sabato) ed esprimere altri tre desideri. Se, come succedeva un tempo, qualcuno volesse scrivermi i suoi, ne sarei contenta!

1) Desidero essere una lappone. No scherzo ;) Desidero almeno una volta nella vita riprovare le sensazioni di quando ho letto Moby Dick. In Lapponia. (non è vero).

2) Desidero trovare il libro-perfetto. Non esiste, ma è bello pensarlo.

3) Desidero trovare le parole per raccontare una storia che ho in mente da anni, inventata ma vera.

Alcuni dei tanti desideri espressi su quella rubrica si sono avverati. Ad esempio quello di essere una lappone. Altri non ancora. La fortuna vera però è poterli sempre esprimere, tra il serio e il faceto, nel limbo della fantasia, all'alba della realtà. Dove tutto è possibile e immaginario. Dove tutto è serio ed è un gioco.

Buon sabato!! c\_/ 

E, se volete, tra poche ore mi trovate qui!

giovedì 3 maggio 2012

L'alba di Talulla :)



L'alba di Talulla!! 

Ho aspettato con grande curiosità questo libro. Ci sono legata da un nodo stretto, un nodo alla gola, qualcosa di realmente vivo e fisico. 

Perché sono stata lei! Una lupa mannara. 

Quindi se volete anche voi un mondo perfettamente coerente in ogni piccolo dettaglio, dove le persone si trasformano, diventano Wulf, e mangiano le altre persone, lo avete trovato in quello di Glen Duncan, ormai è sicuro, due indizi fanno una prova. Dopo L'ultimo lupo mannaro, non solo finirete per credere a tutto anche questa volta, ma vi accorgerete di sentirlo nel corpo e nello spirito; finirete per sentirvi lei anche voi, e addirittura vi ritroverete, questo lo garantisco io, ad augurarle Buon appetito, Talulla!

Dicevo che sono stata lei, mi sono immedesimata in lei per inventare un possibile incipit della seconda parte dell''Ultimo lupo mannaro, che dunque è finalmente arrivata e si chiama L'alba di Talulla. E qui c'è il racconto che avevo scritto, e che mi aveva portato fortuna ;)

Il gioco è che in questa saga cambia la voce narrante, il protagonista del primo libro non c'è più, ora c'è lei, Talulla, una "bambina (pausa) molto (pausa) cattiva". 

Che poi non è vero, Talulla non è per niente cattiva. La straordinaria capacità di scrittura di Glen Duncan (che a vederlo in effetti a un lupo ci assomiglia sul serio...) ci fa entrare nella sua testa e percepire il mondo come lei, scoprendo che la cattiveria non c'entra, che la ragazza è semplicemente viva, un po' troppo carnivora, e molto reale. Ovvero: soggetta al dolore. 

Un po' come quando guardando Edward mani di forbice inizi a muoverti diversamente per paura di tagliuzzare tutto con le dita, anche qui in breve tempo vedi il mondo, e specialmente i corpi umani, con altri occhi, con altra fame, con altra paura. 

Questo scrittore fa un effetto torrenziale, tumultuoso, sinuoso e irrefrenabile. 

Davvero, è qualcosa di speciale. L'effetto è quello di situazioni potenzialmente pericolose ma se ben usate fanno bene, che funzionano. Come ad esempio di un buon vino rosso, un Barolo, un Barbaresco, quelli che te li ricordi per tutta la vita.

Ah, per milanesi e non solo: questa sera, dalle 18.30 in poi, c'è una festa, un bel cocktail party per Talulla con Glen Duncan che firma autografi e altre cose belle, per le info, qui!



martedì 1 maggio 2012

Tempi difficili.




Tempi difficili di Charles Dickens. 

Oggi è il 1° maggio, dovrebbe essere una festa ma ad esempio qui a Torino ci sono stati scontri, tensioni, fischi, cariche della Polizia, coinvolgimento di centri sociali e No Tav.

Senza voler parlare di questioni delicate, ho le mie posizioni su tante cose (mi pare ad esempio che si potrebbe vivere bene anche senza la Tav in Val di Susa, per dire...) ma sono contraria all'esprimerle con violenza, anche se so che non è facile controllarsi. Tuttavia è importante provarci perché qualsiasi forma di violenza compromette ogni confronto e peggiora ulteriormente le cose.

Comunque c'è da dire che sono davvero tempi difficili. 

Oggi infatti volevo osservare un giorno di silenzio (poi non ce l'ho fatta), in un'epoca storica in cui il lavoro non è più un elemento da celebrare ma da riconsiderare dalle radici, per capire dov'è che si è spezzato qualcosa e curarlo.

Un mondo del lavoro ormai senza regole chiare, che ci ha disabituati all'importante senso della sicurezza, che in qualche caso ci preclude il domani, comunque sempre meno democratico, in eterno disequilibrio tra sopraffazione e lamentele, perdita di fiducia, di iniziativa e leggi della giungla, con pochi margini di costruzione e speranza. 

Allora nei tempi difficili penso all'omonimo libro. Ci penso con amore e tenerezza ma anche con la voglia di superare questo mio animo dickensiano che troppo spesso mi ha trafitto ingiustamente il cuore. Vorrei prima o poi andare oltre, me lo propongo come obiettivo per il futuro. Basta Dickens, non come scrittore, ma come modello di pensiero e visione della vita. Tuttavia, oggi siamo ancora a oggi. 

Qui c'è un maestro, il signor Gradgrind ("uomo di Fatti") che interpella un'allieva:

"Cecilia Jupe. Allora, vediamo. Cosa fa tuo padre?

- Lavora nel circo signore, se non vi spiace.

Il signor Gradgrind aggrottò le sopracciglia e fece un gesto con la mano come per respingere quella discutibile vocazione.

- Qui non vogliamo saperne di queste cose. Non ce ne devi parlare. Tuo padre addestra cavalli, vero?
- Sissignore, se non vi dispiace, quando ce n'è qualcuno da addestrare, lo domano in pista. 
- Non ti è consentito nominare la pista in questa sede. Bene, allora devi dire che tuo padre fa il domatore di cavalli. Cura anche i cavalli malati. Dico bene?
- Oh, sì, signore.
- Molto bene. Tuo padre è veterinario, maniscalco e domatore di cavalli. Dammi la tua definizione di cavallo. La domanda gettò Sissy Jupe nella più gran confusione.
 - La ragazza numero venti non è in grado di definire un cavallo!

Esclamò il signor Gradgrind a generale edificazione dei piccoli recipienti.

(...) 

 - Avanti, un ragazzo mi dia la definizione di cavallo. Tu, Bitzer.  (...)
- Quadrupede, erbivoro, quaranta denti, di cui ventiquattro molari, quattro canini e dodici incisivi. Muta il mantello in primavera, nei climi umidi anche gli zoccoli. Zoccoli duri, ma che richiedono la ferratura. Età riconoscibile da diversi segni nella bocca.

Questo (e molto di più) disse Bitzer.

- Adesso ragazza numero venti, - commentò il signor Gradgrind, - sai cos'è un cavallo".

Quindi c'è questa bambina, figlia di circensi, cui viene spiegato (ingiunto?) che quello non è un vero lavoro, non deve neanche nominare la pista del circo a scuola. 

Ricordo che da piccola, come molti bambini, avevo una vera passione per il circo. Non certo per il maltrattamento degli animali, sia chiaro, ma per quell'atmosfera "altra" rispetto alla realtà quotidiana. 

Oggi mi sembra che si stia tornando, come senso generale (ma senza voler generalizzare a tutti i costi) al modo di ragionare del maestro dickensiano. 

Una possibilità "altra" non c'è più?

Le cose stanno così. Non c'è lavoro. E basta. Non ci sono i soldi. E basta. Possibile che la violenza debba essere l'unica via d'uscita? La violenza per le strade della mia città? Davvero? Sono spaventata. Nella mia vita non avevo mai assistito a niente di simile, con i miei occhi, a Torino, il 1° maggio. 

Ora, non dico che farsi ingaggiare tutti dalla famiglia Orfei come clown sia la risposta ai nostri problemi. Però neanche dire che un cavallo è solo un cavallo mi pare sensato. Un cavallo è anche altro. 

Insomma: non siamo più nell'Ottocento, e nemmeno meritiamo di tornarci.