mercoledì 24 ottobre 2012

Cronistoria = narrazione di avvenimenti secondo l'ordine cronologico.


Ieri. Martedì 23 ottobre 2012. Al risveglio si capiva già qualcosa. Che sarebbe stato bello. 

Milano. Proprio con quella luce lì.
La mostra di Picasso a Palazzo Reale con gli amici. Ho visto per la prima volta dal vivo le opere di Picasso. Fulminanti, conturbanti, inquietanti, immense, difficili, colori vivi sulla tela, come dipinti ieri, forme grandi, forme sottili, lineamenti grossolani, lineamenti delicati, occhi, tantissimi occhi, alcuni sbarrati sull'abisso, senza iridi, senza prospettive, altri malinconici, altri di una bellezza sovrannaturale, puntati lontano. Tratti che ti portano semplicemente a dire: è lui, ed è così.

I Soliti Idioti alla Fnac. Avevo dieci minuti esatti per poterli ascoltare. Mentre li aspettavo ho preso un caffè e li ho visti parlare con i fan. Ho pensato di dire qualcosa anche io. Ma alla fine ho preferito di no. Che cosa potevo dire? avrei avuto mille domande da fare. Ma anche nessuna. Loro parlano un sacco. Continuamente. In effetti non stanno un attimo zitti! Poi, in un unico, perfetto, rapidissimo istante di silenzio: ho scattato la foto. Che belli.

E così sono corsa alla libreria Mondadori Duomo. Per un evento molto importante che riguardava Kobo. Di cui vi raccontavo già qui. Ero molto curiosa. E contenta di partecipare.

Cose belle e buone.

Ho preso un po' di appunti, con attenzione. Cercando di capire tutto e di farmi un'idea ulteriore su questo device. In fondo si tratta di leggere libri, in modi nuovi. Ho scritto qualcosa in diretta su twitter, con quel computerino.
C'erano molte persone, alcuni amici, tutti esperti di libri, editoria, tecnologia e simpatia, perché è stato divertente dopo chiacchierare e scambiare pareri. Immaginate la cosa più bella del mondo per voi?! ecco, quella.

Sul mio taccuino ho scritto: "un momento importante per l'editoria!". Ho questa sensazione: non ho idea di cosa accadrà, ma mi pare di assistere a un momento di cambiamenti interessanti. 
Dopo tutti questi eventi, emozioni e sensazioni adesso comunque ho questa faccia qui. Picasso forse ne sarebbe entusiasta. Senza esagerare, però per giornate come questa dico che vale la pena stare al mondo. 

lunedì 22 ottobre 2012

Udite, udite!


Libreria Coop.

Torino.




Scrittori torinesi all'ascolto, we want you! 

Poi toccherà ai cinesi. Quindi i giapponesi. E, a seguire, tutti gli altri rappresentanti del globo terracqueo. 

Questo annuncio è per voi e per chi è curioso di conoscere di più e meglio i vostri romanzi. Dunque: romanzieri (e romanziere ovviamente) torinesi, ma anche poeti e modellatori di parole in generale, tenetevi pronti perché alla libreria Coop di Torino sta per cominciare un ciclo di presentazioni dedicate a voi.

Per ben due volte gli amici della Coop mi hanno già affidato il delicato compito di presentare scrittori torinesi (di cui un esordiente: una responsabilità immane eh! ma bella) e da ora in poi ci piacerebbe che tutto ciò possa diventare un appuntamento fisso e speriamo gradito per la cittadinanza.

Pensavamo a una volta ogni due mesi, circa. Al sabato. Alle 18. Il sabato del torinese! 

La scelta è caduta su "scrittori torinesi" e me (!) per creare davvero una piccola consuetudine, ma naturalmente in libreria ci sono spesso tante altre presentazioni di autori di qualsiasi provenienza geografica e tematica con altri presentatori. 

Il mio sogno sarebbe di offrire un caffè a tutti durante ogni appuntamento, chiederò alla libreria come la vede la faccenda. :)

Per il momento però l'idea è quella di interagire di volta in volta con un autore che vive e opera (e scrive) nel territorio, ascoltare le sue opinioni e pensieri a proposito della scrittura e della città. Cominciamo così, poi vediamo un po' cosa succede. 

Se volete intanto dare un'occhiata al programma di ottobre, il sito della libreria è questo. 

Un'altra cosa che faremo, come è già successo questo sabato, è un collegamento telefonico, se riusciamo a stare nei tempi, con Flash Papers, che è la trasmissione di Radio Flash 97.6 del sabato pomeriggio (dove sarò sempre tutti gli altri sabati in cui non sarò alla Coop) dedicata a libri e musica e altre amenità. Un collegamento in cui l'autore se vuole racconta brevemente il suo libro etc. etc. Insomma una cosa divertente, spero. 

Quindi grazie a chi verrà ad ascoltare e parlare e se desiderate prepararvi qualche famigerata "domanda dal pubblico" siete i ben venuti. 

Buon inizio di settimana.

sabato 20 ottobre 2012

Qualcosa di molto idiota.




Come si va avanti dopo un momento così incantato e magico come l'intervista a Stefano Benni e una notizia così incredibile e bella come il fatto, oddio, che tra qualche mese realmente pubblicherò il mio primo romanzo con questa bellissima casa editrice? 

(Ed è tutto vero, ed è così strano che adesso che l'ho scritto sul blog mi sembra una cosa surreale e sognante e bella, ma insomma di questo vi dirò di più e meglio al momento giusto).

Come uscirne dunque, e tornare alla normalità?

Con qualcosa di idiota. Come è nella mia natura. Molto idiota. Ma in senso dostoevskijano eh. 

Comunque qualcosa di idiota vero. Perché se un po' conoscete me o questo blog, sapete forse del mio interesse per la comicità. Curiosità, fascinazione e atavica passione per tutto ciò che fa ridere. Per me è un mistero, qualcosa cui penso da sempre. Da ragazzina scrivevo lettere a Rocco Tanica di Elio e Le Storie Tese (proprio al limite dello stalking, poi ho smesso, lo giuro!) e tutti i programmi TV comici erano un appuntamento fisso. Zelig, Mai dire Gol, tutti quanti, anche  quelli tipo La TV delle ragazze (ero bambina), Avanzi, tutti i Guzzanti etc. etc. L'elenco è veramente infinito.

Ma questo amore risale ancora prima, alle gag di Stanlio e Ollio e soprattutto a Chaplin, di cui ho poi letto la struggente e bellissima autobiografia (la consiglio). E poi Fantozzi e il dramma di mia madre che mi ha portata dalla pediatra in allarme: "Questa bambina parla come Fantozzi, sempre, continuamente. Che cosa devo fare?". "Passerà, signora. Tutto passa". 

Ah, come è umana lei. E non è passato. Ha solo cambiato forma. E dunque Tognazzi, Gassman, poi Verdone, per certi versi anche Nanni Moretti e tutti gli italiani che hanno fatto la storia della comicità e gli stranieri, Andy Kaufman, il più adorabile, e molti molti altri. Fino a oggi che sto centellinando un libro bellissimo che consiglio ed è L'autobiografia dei Monty Python, che trovate qui. Pieno di foto e testimonianze. 

I Soliti Idioti. Ci sono arrivata perché ricordavano Little Britain, una serie televisiva che mi piaceva, cui un po' si ispirano. Ma all'inizio non li capivo molto. Poi ho capito che la cosa aveva un senso. E insomma mi capitano spesso da un po' di tempo accese e devastanti discussioni per difendere questa cosa, ma se bisogna essere guerrieri va bene, se è per una giusta causa u.u

Qui però vi ho accennato ai molti motivi per cui li guardo in TV e andrò al cinema a vedere il secondo film. Per questi due comici la faccenda è ancora diversa. Perché sono circa miei coetanei. C'è un fatto anche generazionale. Posso dire di averli visti "nascere", li ho guardati nelle prime apparizioni in TV, quando ancora non erano proprio comici al cento per cento. Non mettevano ancora le maschere, erano ragazzi in cerca di una propria identità creativa, che adesso è all'apice, forse, o forse ancora faranno qualcosa di nuovo. Quindi comunque mi è parso di veder nascere un comico. Anzi due. 

Questa cosa mi colpisce molto. 

Cosa succede nella mente di una persona quando si accorge di avere quel dono, quel talento? Cosa cambia? E perché succede? Cosa si prova a mettersi dei costumi, dei vestiti e dei materiali in faccia che aumentano la capacità di far ridere. E cosa succede dopo, quando si tolgono. Magari assolutamente niente, magari non è vera quella diceria che i comici sono tristi e malinconici, anzi, magari è gente tranquilla e serena. Non lo so, sono sinceramente curiosa di tutto questo. 

A ben pensarci Stefano Benni, che sta qui sotto nel post precedente, ha scritto un libro che si chiama Comici spaventati guerrieri. Ed è quello che in effetti ho sempre visto nei comici: anche persone spaventate (come tutti) però guerriere, perché combattono contro qualcosa. C'è una rabbia nel comico che io avverto, la rabbia di voler lottare contro il degrado, contro l'entropia, contro la noia. Come se: finché riesci a far ridere non può succedere niente di brutto. Sarà così?

Se ci penso ancora di più, comunque, tutti i momenti belli, le cose belle della mia vita riguardano qualcosa che faceva ridere. Penso sia un'esperienza comune.   

Ed è per questo che per me la comicità è come l'ossigeno. A volte mi sembra che mi manchi l'aria. Ho letto tantissimi romanzi non comici, tanti ne leggerò. Quella mia prima prova di cui vi parlavo all'inizio non è comica, ho letto e scritto tanti racconti cupi, freddi, che ricercavano altre emozioni.  Non molto divertenti. Ma per me è vitale alternare quelle letture (e scritture) ad altre che c'entrano con il ridere. Non vorrei citare addirittura Pirandello o Freud o Aristofane per carità, ma è quello che ci hanno detto, in parole povere: la comicità è parte di noi, qualche volta ci salva la vita. 

Ed è il mio caso, senza dubbio.

Dunque dunque dunque, ho ospitato con grandissimo onore qualche tempo fa niente meno che Dacia Maraini per la collana XS - Extra d'Autore di Mondadori, interamente dedicata agli ebook. Sono perciò contenta oggi di presentare sul mio blog una piccolissima anteprima del libro dei Soliti Idioti, che sono Fabrizio Biggio, Francesco Mandelli e Martino Ferro il quale, vi ricordo, è un romanziere molto bravo. 

Il libro esce il 23 ottobre, e loro saranno alla Fnac di Via Torino a Milano alle 18. 

Per chi ancora non conoscesse i due personaggi forse più famosi, Ruggero e Gianluca. Quel padre ingombrante, che sa tutto lui, cattivissimo e torturatore, e quel figlio tongolone, super fan dei puffi, trentenne, innamorato cotto della "bellissima" Fabiana (soprannominata, non è chiaro il motivo, da Ruggero "cesso a pedali", che è anche una mia cara amica e di cui vi allego la fotografia qui sotto proprio allo scopo di smentire gli ingiusti pregiudizi sul suo aspetto fisico; gentilmente concessa per tazzina-di-caffè dall'editore, che ringrazio). 


Mi presento. So’ Ruggero de Ceglie, imprenditore. So’ venuto da Roma a Milano ner ’74 e dar nulla ho creato un impero, l’Impero der Würstel. Mi moje non la vedo da sei mesi, sta sempre in Jamaica con le amiche sue a ciuccià sordi. Quando so’ sordi. C’ho pure un fijo che se chiama Gianluca ed è un po’ stronzo. Anche a lui je piace solo de spende’ i sordi der papà e sta sempre su Facebruk a preme’ i bottoni e pensa solo ai bruchi tutto il giorno. Io invece ho vissuto una vita da vero omo, ho frequentato la Bardot, la Loren, la Pampanini... mentre Gianluca se sta per sposare con quer cesso a pedali de Fabiana, che solo a pensacce me vie’ ’na sincope, mortacci sua e di su’ madre quanno l’ho messa incinta. Eppure vorrei tanto daje ’na sveija a ’sto fijo mio... Ogni tanto lo guardo e penso: “Che te devo fare, fijo mio? Perché sei così rincojonito, che a trent’anni vivi ancora a casa cor papà e la mamma? Fai quarcosa, esci, divertiti, vai a puttane, qualunque cosa! DÀI CAZZO, GIANLUCA!!!”.



Fabiana.







La tazzina di Fabiana. 

giovedì 18 ottobre 2012

Intervista a Stefano Benni.


Stefano Benni, Di tutte le ricchezze, Feltrinelli.


Stefano Benni. Ho letto il suo ultimo scintillante e insieme commovente romanzo, e fin qui tutto normale. 

La cosa strana, ma bella, è che ho potuto rivolgergli alcune domande. 

La cosa ancora più bella è che ha risposto. Ed è tutto vero. Ha risposto con gentilezza e in tempi ultrarapidi. Ha risposto proprio a me: infatti ho dovuto rileggere queste risposte un po' di volte, perché stentavo a crederci. 

Stefano Benni.

Non ha bisogno di presentazioni. Di lui magari sapete già tutto. Una cosa che ho scoperto personalmente in più è che è anche molto generoso: si è ritrovato di fronte a questa sfilza di domande a raffica, da una cosiddetta blogger, immagino che avrà bonariamente sospirato, levando gli occhi al cielo e pazientemente si sarà messo a rispondere a tutte. Ne avevo a disposizione solo cinque, ma ho barato, ne ho provate a infilare cinquemila. E altre ne avrei volute fare.

Ero molto entusiasta. E molto, da queste risposte, ho imparato. Ho imparato qualcosa si di lui, sulla scrittura ma anche su di me. E sul web, sulla lentezza, sugli animali, sui segreti, sull'amore, sulla giovinezza, sulla responsabilità della parola, su chi è un blogger, su Keith Richard e sul cibo. Sulla fame. E queste risposte ora sono un tesoro prezioso da tenere stretto. Spero possiate ricavare un po' di meraviglia da tutto questo anche voi. Buona lettura!


Premessa: la contemporaneità saltella simpatica lungo quasi ogni riga in Di tutte le ricchezze. Ma al tempo stesso sembra di passeggiare in una fiaba incantata, una dolorosa, struggente commedia shakespeariana, un mondo di sogni, di leggende, di sole e di freddo, di storie raccontate e  immerse nella natura, animali saggi che consigliano, ferite, elfi, musica e bellezza. Sembra di stare dalla prima all'ultima pagina sia imprigionati nei giorni nostri, nell'ambiente "artistico" poi, che è quello che è, bello sì ma anche bieco, noioso e prevedibile (se non ci fosse il poeta Catena con il suo furore, i suoi valori e le sue dolci illuminazioni saremmo proprio perduti) che anche dentro una tenera danza d'amore, emozionante, in bilico sul tempo, quasi come se il tempo stesso non esistesse nemmeno più: e in effetti il protagonista, il professor Martin, rivive sensazioni che credeva dimenticate, grazie alla comparsa inaspettata di Michelle. Insomma, per farla breve, c'è Stefano Benni. Al suo meglio, all'ennesima potenza, che ci fa ridere come sempre con le lacrime e piangere ridendo e come lui ci riesce solo una bellissima giornata di sole con la pioggia. 

1) Perché era importante per lei ambientare questa storia così romantica proprio oggi, tra i nostri oggetti di uso quotidiano, nella nostra realtà virtuale (i "reality sciov", facebook che compulsa anche il cane Ombra!, l'Umbertofono-lettore mp3, yuou tube)?  Ha pensato per un attimo di ambientarla invece nel futuro, o nel passato, o è stata una scelta immediata? Cosa ne pensa dell'evoluzione rapida del mondo della rete che accelera giorno dopo giorno, gli ebook, i social network, i blog etc. etc.: crede che siano un limite o una possibilità in più, ad esempio, per la scrittura? Legge qualche blog quando ha tempo? Che tipo di blog le piacerebbe scovare? Ha un piccolo consiglio da darci, o anche solo una pacca sulla spalla, casomai passase da queste parti un aspirante scrittore o blogger?

Sono dieci domande in una, lei ha i tempi del web, io quelli della scrittura, e questa è già una prima risposta. Le velocità del web o la lentezza dei libri? Tutti e due insieme, direi, riflettendo sui loro doni e sui loro pericoli. Il web dà mille occasioni di scambiare cultura, è  amico dei  libri permette di discutere di passioni comuni, libri scoperti e libri odiati, un lettore mi può inviare, come mi è successo ieri, un messaggio sul mio libro dal Tibet, e io posso rispondergli. Ma il web è spesso frettoloso e si sparano giudizi in modo automatico, senza  informarsi troppo e senza curare i contenuti della scrittura. Dall'altra parte i libri si scrivono in molti anni, la parola diventa responsabile, cerca di essere profonda e di durare negli anni. Ma molti libri, oggi più che mai, sono operazioni di mercato frettolose e da consumare in pochi mesi, sempre più simili ai prodotti televisivi.  Quindi non ho consigli, ma una riflessione. È davvero necessaria la velocità alla scrittura sul web?. Se ci metto due giorni a scrivere una mail, sono un dinosauro o semplicemente voglio ottenere il meglio dalla mia scrittura? So dire qualcosa di più di "mi piace"?  In quanto agli ebook, il giorno che vedrò la gente camminare per strada ognuno col suo tablet che legge Gogol o Nabokov, beh sarà un grande momento, vorrà dire che finalmente ci sono più lettori. E un blogger cos'è? Non è  in fondo uno che crede profondamente  nelle parole?

2) Pensa che, come accade nel romanzo, gli animali abbiano qualche cosa da dirci? Che possano starci vicino quando ne abbiamo bisogno? Tenerci compagnia come degli amici veri? Metterci allegria? Metterci in guardia? Alleviare la nostra solitudine?

L'uomo è un animale, ma lo dimentica spesso. Siamo creature che hanno imposto la loro legge a tutte le altre creature. Ma gli altri animali ci guardano, comunicano, soffrono quando facciamo loro del male, e soprattutto  il mondo è anche loro, loro sono la varietà meravigliosa, noi un unico, bizzarro incidente biologico.
Se noi distruggiamo il mondo resteranno solo loro, gli indistruttibili: i topi, gli scarafaggi e Keith Richard.

3) Mentre aspettavo che arrivasse l'amore, da adolescente, avevo letto: Prima o poi l'amore arriva. Oggi, a trentadue anni, leggo Di tutte le ricchezze e penso: non solo l'amore arriva, ma poi ritorna anche più volte, sotto diverse forme. Conferma questa deduzione? Dice che è proprio così?

Sei ancora giovane. Hai un sacco di tempo per capire che non capirai mai niente dell'amore, sarà sempre una parte misteriosa  della tua vita, questo è il bello.

4) Non vorrei svelare troppo del romanzo, ma, di tutte le ricchezze, qual è la più preziosa? 

Leggetelo, e forse scoprirete il segreto.

5) "Le patate erano andate incontro al loro destino". Il cibo è importante e presente in moltissimi dei suoi romanzi. Pensa che la cucina e letteratura si assomiglino?

Non certo nei libri che nascono dalle trasmissioni televisive, che sono ricettari e basta. Ma in ogni libro appare il cibo, appare la fame e il trionfo del corpo e del piacere di mangiare. Leggete Artusi, Rabelais, Hamsum, Levi , Gadda, Montalban, Maupassant, Flaubert, e tanti altri, e sentirete tanti odori deliziosi, e anche la tortura di cui non ha da mangiare. E ascoltate  Fabrizio de Andrè, quanto profumo di cucina nelle sue canzoni. E in mezzo a tanti grandi mi ci metto anche io, immodestamente, con un mio racconto, del Bar Sotto il Mare, Il più grande cuoco di Francia.

martedì 16 ottobre 2012

Mai raccontare i sogni.


Rispolvero una vecchia e appassionante rubrica di questo blog - "Mai raccontare i sogni" - per raccontarvi un sogno che ho fatto due notti fa. 

Sogno che, insieme a quello di volare nel cielo sopra i giardinetti con Cristina D'Avena (fatto a otto anni), quello di guidare da sola fino in montagna e vedere diapositive bellissime di montagne (fatto questa estate) e quello di guadagnare in un solo giorno sedicimilaeuro (fatto non ricordo quando) è sicuramente diventato il sogno più bello della mia vita. 

Quindi ci ho pensato un po' e poi mi sono detta: devo raccontarlo, dovete trarne un qualche giovamento anche voi.

Ero a scuola. Ma avevo l'età di oggi. Un classico! Una scuola americana. Il preside mi chiamava e diceva: ho un compito per te. Neanche il tempo di prendermi male, poiché sapevo di non aver studiato niente, che capivo di cosa si trattava: dovevo soltanto stringere la mano e ascoltare la breve storia di ogni singola persona presente in un corridoio infinito e a scacchi (come la Reggia di Venaria, per chi la conosce). Ciascuno parlava nella sua lingua e io capivo e rispondevo in inglese.

In breve tempo mi rendevo conto che queste persone erano rappresentanti ciascuna di una città diversa del mondo. Cina, Africa, Svezia, Finlandia, etc. ogni Stato, ogni Nazione e ogni Continente erano presenti e in fila ad aspettare questo benvenuto. Tipo Olimpiadi (o arca di Noè, per andare nel mistico), ma molti di più. Alla fine di questo compito ero cosi commossa e stanca che mi scendevano le lacrime dagli occhi.

Tornavo dal preside che mi diceva: come ti è sembrato questo compito? 


The beauty of this thing hurts me a little bit. Gli rispondevo. E finiva così il sogno.

Qual è il nostro giovamento, vi chiederete a questo punto? Il giovamento è questo: con i sogni, o l'immaginazione, o la fantasia, in poche ore si può vedere il mondo, stringergli le mani; si possono ascoltare le storie delle persone lontane, commuoversi per questa bellezza, si può ricevere la fiducia da qualcuno che ti affida un compito importante.

Ma è tutto finto, obietterebbe magari qualcuno. E invece era tutto vero, per una notte è accaduto sul serio e questa possibilità è di tutti, libera, senza fine.


Vascello fantasma.

domenica 14 ottobre 2012

Domenica.

Ilaria Bernardini, Domenica, Feltrinelli.



Di Ilaria Bernardini avevo molto amato Corpo libero. Un romanzo di grande respiro, invernale, luminoso, spietato, geniale, interessante, diverso da qualsiasi cosa avessi letto prima. Un libro che aveva un "argomento" raro, un mondo sconosciuto da esplorare, quello delle ginnaste olimpioniche adolescenti, fatto di vite di sacrifici, di rituali, di tecniche, di rumori, di colori, di emozioni forti. (Non è un caso che l'autrice lavori a questa bella serie televisiva/reality, di cui sono fan!). 

Per Corpo libero ho immaginato la scrittrice lucidissima e intenta a costruire pezzo per pezzo una storia giusta, importante, con la minuziosità di un orologiaio, ottenendo infatti un lavoro di altissima precisione e utile a segnare il tempo di una narrazione ambiziosa, a registrare qualcosa di molto curioso. Senza contare il particolare suono del suo linguaggio che, dopo due romanzi e una raccolta di racconti (ciò che ho letto di lei fino a ora) sta alle mie orecchie di lettrice diventando inconfondibile.

In una parola, Corpo libero era un gran romanzo, ed era in un certo senso perfetto. 

Domenica invece è tutto il contrario. 

Domenica, che si legge in un giorno, (preferibilmente, è chiaro, in una domenica come oggi), è un libro piccolo, dal respiro frammentato, come una crisi d'asma. Un libro che ha la consistenza di un soffio al cuore. Vulnerabile, proprio come un cuore che batte, caldo, umido, immerso in un'estate torrida, deserta, fastidiosa, insopportabile. Tre protagonisti senza nome. Lei, lui, il bambino. 

E i nonni, un cane molto vecchio, un medico dell'ospedale, un autista di taxi e qualche passante. Il traffico bloccato da una maratona, che improvvisamente travolge l'asfalto con il rumore di mille passi (una rarissima surreale maratona d'estate: evento che fa esplodere l'inquietudine di un già inquietante vuoto urbano e apocalittico). Ma proprio come un cuore che batte è la cosa più delicata e forte insieme che riesca a immaginare, anche questo romanzo - dopo aver pensato più volte: perché sto leggendo questa storia? - tiene duro e tira dritto come una vita determinata semplicemente a restare sulla terra.

Perché sto leggendo questa storia? Visto che non succede quasi niente? Una giovane coppia con bambino, il figlio che resta una notte a dormire dai nonni, una festa qualunque, qualche "piccolo inconveniente del vivere", un'immersione subacquea nell'intimità di una famiglia, cose che si fanno o si dicono o si pensano privatamente, immaginazioni, fantasticherie, proiezioni, divagazioni, assurdità, risposte, domande, lessico famigliare, camere, camerette, cibi, caffè, latte, scarpe, mani, piedi, capelli, muscoli, occhi, sensazioni delle cose ultime, comportamenti ai limiti del pazzo eppure riconoscibili, reali, giustificati dalla bolla della casa, del legame dell'amore e del sangue. 

Solo a un certo punto, e finalmente, ho capito perché stavo leggendo e qual è il bello del libro.

Il bello di questo libro scomodo, sporco, fragile, sbagliato, "osceno", rivelatore, sincero e timido è che in realtà non racconta affatto "la famiglia", i "sentimenti", i "cambiamenti" dopo il figlio etc. etc. Anche se farebbe piacere crederlo e ritrovarcisi nei pregi e nei difetti e sentirsi consolati. Invece no. Non è quello il punto, e il bello. Il senso del libro è per me piuttosto la imperfetta bellezza di una singola irripetibile storia minima, ormai ferma come un fotogramma, di una giornata sola, di una unica particolare famiglia con quelle abitudini lì, con quelle facce lì, con quelle caratteristiche lì, con quel passato e quel destino lì. E nient'altro. Niente di universale. Niente di istruttivo. Niente di già visto o di ipotizzabile per gli altri, per il futuro. Solo quell'istante lì, quella polaroid lì, quello scatto, quel filmino, quel romanzo scritto così bene che assomiglia a un diario (così poetico e struggente e pensoso che a tratti mi ha ricordato un po' Sylvia Plath); raccontato in quel solo modo lì, da quella scrittrice lì, in quel periodo lì. Ci sono quei momenti credo nella vita di uno scrittore, senz'altro nella vita di una persona, in cui ci si accorge di poter raccontare un'unica cosa in un unico modo e quel che sarà sarà. 

E infine è Domenica, è uno spettacolo esclusivo, solo per oggi, e per questo prezioso, per cui, come lettori, vale la pena staccare il biglietto. 




mercoledì 10 ottobre 2012

WritersQuiz: si vince un libro misterioso e una tazzina!


Buongiorno buongiorno :)



Sono contenta di annunciarvi che è arrivato il momento di vincere un bel regalo, anche se non è ancora Natale. Si tratta di un libro misterioso accompagnato da una tazzina (senza caffè dentro, promesso).

Come si fa per partecipare a questo gioco? Cliccate qui. Si tratta di indovinare il nome di uno scrittore o scrittrice (è facile è facile!) attraverso alcune fotografie che ho scelto (tranne una che poi vi dirò quando sarà finito il tempo ma che è un colpo di genio secondo me) e che potete vedere proprio al link che vi ho indicato. 

Questa è una bella iniziativa di WRITERS: un festival letterario (ma anche qualcosa in più) che si terrà a Milano il 24 e 25 novembre.

E insomma prima di me ci sono stati ben più illustri ideatori di quiz, come Nicolai Lilin o Electa Editore e li potete trovare tutti qui. 

Lo spirito di WRITERS mi piace molto perché abita in quell'inestimabile punto di incontro illuminato tra concentrazione e leggerezza e sono molto curiosa di vedere come sarà.

Nel frattempo, se potete, provate a indovinare il libro! Basta seguire le semplici istruzioni!

In bocca a lupo ;)




p.s. Lassù in alto da oggi appare un banner. L'ho messo io. Non sarà lì in eterno penso ma è una prova per vedere come andrà. Ricevo spesso, come altri blogger, proposte di affiliazione da aziende varie. Poiché non conosco i prodotti o non c'entrano niente con questo blog, di solito rifiuto tutto. Anche per lasciarlo "pulito" come è sempre stato. Questa volta però si tratta di una ditta che si occupa di quei cofanetti di esperienze varie come piccoli viaggi o attività sportive e culturali. Ne è stato regalato uno al mio fidanzato per il suo compleanno e sono sicura che si tratta di una cosa affidabile e che rientra nel mio "mondo" di gusti e interessi. Inoltre, da ogni acquisto fatto a partire da qui, potrei ricevere una piccola percentuale in denaro e di questi tempi, come sapete tutti, non è affatto male come possibilità Vediamo come andrà, spero di non aver urtato la sensibilità di nessuno, nel rispetto vostro e di me stessa. 

lunedì 8 ottobre 2012

Kobo - la mia esperienza fino a qui.

 
Come promesso, vi racconto la mia esperienza con Kobo fino a qui. Premessa: ho sempre utilizzato un Bookeen Cybook. Altra premessa: non ho mai utilizzato un Kindle, per cui non so dirvi le differenze tra Kobo e quest'ultimo. Terza e ultima premessa: ho volutamente evitato, per il momento, di leggere altre opinioni per poter dire la mia senza farmi condizionare. Quelle che seguono sono solo le mie impressioni, pertanto discutibilissime.

Ho installato Kobo sul mio pc e scaricato tre ebook gratuiti: Steve Jobs, La dieta Dukan (!) e Il cacciatore di occhi. Li trovate tutti al momento dell'acquisto tra i libri a disposizione in omaggio per la prima "navigazione". Ho acquistato con postepay Una suora siciliana di Dacia Maraini di cui vi avevo postato l'anteprima qui e volevo vedere come andava a finire.
La copertina è nitida, gradevole alla vista. La tecnologia E Ink Pearl per me è eccezionale. Anche sul mio vecchio e-reader avevo E Ink e mi sono sempre trovata bene, senza aver mai male agli occhi. 
Kobo crea proprio un mondo. C'è un certo coinvolgimento emotivo, anche se piuttosto garbato. L'esperienza di lettura diventa, se lo si desidera, anche un gioco. Una cosa carina sono i "premi". Alla mia prima sottolineatura con evidenziatore, ho vinto il "premio virgolette". Mi ha strappato un sorriso. Trovo che sia una sperimentazione simpatica. Volendo, si possono condividere le proprie azioni su Facebook. Per ora io ho preferito evitarlo. Astenersi comunque seriosi, tromboni e membri di generazione TQ (scherzo eh!). 


Premi e statistiche di lettura fanno parte di questa area che si chiama "Reading life": uno spirito di gamification che a me personalmente non dispiace. Se ho bisogno di leggere con un altro spirito è sufficiente ignorare la sezione e usufruire delle normali funzioni del dispositivo. 

Sul testo si possono fare tantissime cose che con il mio vecchio e-reader, per quanto ci sia affezionata, non riuscivo . Dizionari, ricerche, evidenziature, annotazioni etc. etc. Non posso dirvi le differenze, come anticipavo, dal Kindle o altri tablet. 

Mi sono connessa con rete wireless da casa mia ed è filato tutto liscio. Ho potuto consultare infinite categorie di ebook, alcuni dei quali consigliati da Kobo a seconda delle mie scelte e gusti. Il bello di questa piattaforma è che si può utilizzare anche con altri dispositivi, viceversa dallo stesso dispositivo si possono scaricare ebook da altri negozi in formato EPUB. Kobo consente anche l'accesso al prestito da biblioteche pubbliche (non ho ancora provato ma mi pare un'ottima cosa). La mia versione è quella Touch, ed è comodo e veloce al tatto. Insomma, per ora queste sono le mie impressioni, come prevedevo, tutte positive. Dovessero esserci problemi o disguidi vi farò sapere!

p.s. Il week end è stato molto piacevole e significativo per me. Due giorni senza internet, poi, non mi capitavano da secoli.