mercoledì 11 maggio 2016

Taccuino di caffè - #SalTo16 edition.

 Domani comincia l'edizione 2016 del Salone del Libro. Vi invito a cercare tutto ciò che in questi anni ho raccontato e vissuto dentro al Lingotto.

E ne vedrete delle belle!

 Pensavo che i primi articoli sul Salone li avevo scritti sul giornalino della scuola, ma vi confesso che frequento la fiera libraria più attesa d'Italia fin dal suo primo anno, il 1988. Ero una bambina delle elementari e ricordo solo che all'uscita (o all'entrata?) mi avevavo regalato una 


marionetta. Se siete frequentatori del Salone e/o avete voglia di leggere i miei post al riguardo, vi accorgerete che il tema del personaggio di pezza o di gomma, dal cosplay a cip e ciop, da Geronimo Stilton ad altri amorfi soggetti è, come in ogni fiera che si rispetti, qui una costante. E se sbirciate più sotto noterete che anche questa volta cominciamo sotto i migliori auspici. La prima cosa che vediamo infatti, la mia amica Sara Bauducco e io durante il nostro rituale giro pre-Salone oggi, è un gigantesco rettile bianco semi addormentato. 

Molto bene!

Ciò specificato, oggi è anche giorno del mio taccuino. Segnalo i miei appuntamenti piemontesi e quelli di altri di (spero) vostro interesse. 

1)  Domani alle 18 all'Ikea di Collegno presento Paola Mastrocola e il suo libro edito da Guanda L'anno che non caddero le foglie. Sono molto contenta di potervi parlare di una fogliolina di nome Lina che, per amore, prende una decisione alquanto importante ma sarà sempre l'amore, insieme alla legge della Necessità, a cambiare le carte in tavola. Se potete, passate a trovarci che, tra una Billy, un Kippan e piatti di polpette svedesi ascolterete una storia delicata e universale. 

2) Sabato alle 21 alla libreria Comunardi presentiamo, insieme agli altri autori, Il marciapiede per Torino, una raccolta di racconti tutti ambientati nella nostra bella e magica città, edita dalla casa editrice Ensemble. Se volete scoprire chi sono gli scrittori coinvolti, leggete qui

3) Domenica
-  alle 9.30 farò colazione con Dorit Rabinyan in occasione dell'uscita del suo Borderlife. Gli amici di Longanesi hanno invitato infatti alcuni blogger a incontrare questa autrice discussa e piena di talento, io ve la racconterò in un post dedicato, credo che questo sarà proprio il mio "libro del mese". 

-  alle 11 nell'area #BookToTheFuture prenderò parte a una bella tavola rotonda (bella e saporita, lo scoprirete di persona spero...) promossa da Perfect Book e #ReadYourLife che è un blog di valore con il quale ho la fortuna di collaborare da ormai un po' di tempo in compagnia di colleghi che stimo e amo leggere. La tavola rotonda si intitola Vita, emozioni e libri. Un solo luogo. 

- alle 16 difronte al Diwan Caffè in Via Baretti per il Salone Off con l'associazione Viva Baretti, insieme agli amici del Laboratorio Rabadan e a operatori, affidatari e a tutte le persone che afferiscono alle varie aree del Servizio Sociale leggerò ad alta voce un brano che mi piace tanto di Ian McEwan. Il nostro gruppo di lettura si chiama Voci del verbo essere e, guidati dal maestro Walter Cassani, vi faremo ascoltare una selezione di testi dal titolo SOGNI E SOGNATORI. Spero che passerete a trovarci e potremo parlare un po'!

4) Lunedì alle 14 ci sarà la premiazione del Concorso Lingua Madre e poco dopo incontrerò le autrici partecipanti. Sono tutte scrittrici straniere che hanno scelto di scrivere in italiano e ognuna ha una storia da raccontare. Dal canto mio, racconterò l'esperienza nei prossimi giorni qui sul blog.

Segnalo infine tre appuntamenti non miei ma che vi consiglio di seguire:

 - Giovedì 12 alle 19 si presenta una casa editrice nuova e interessante: Sui Generis. Tra gli autori che racconteranno le loro opere c'è Francesco Deiana con la sua Storia della filosofia a sonetti. Dico che merita l'ascolto! Qui luoghi e orari. 

 - Sabato 14 alle 13 seguite se potete un bellissimo laboratorio di cinese attraverso le immagini stupende di un grande illustratore, con la sua traduttrice Silvia Torchio, dal titolo Nihao Jimmy Liao.

- Lunedì 16 alle 10.30 si parlerà in Sala Professionali di ebook in biblioteca. Il focus sarà su MLOL, MLOL PLUS e OPEN MLOL: sono temi che mi stanno a cuore, spero vi interesserà. 

Che altro aggiungere? 

Solo un augurio, che è un auspicio. Per chi, come me vive, l'esperienza-SalTo come un evento professionale, il rischio è che si trasformi in un frullatore (nella migliore delle ipotesi) oppure in una disperante ricerca (spesso vana) di ganci, contatti e lavoro che sembrerebbe non esserci mai per nessuno. Il mio consiglio (a me stessa prima di tutto) è di ritagliarsi almeno un istante, magari rifugiandosi a respirare nell'intercapedine tra il bancomat e la scala mobile che ascende all'affollato self-service, per ricordarci il senso di questa altrimenti assurda, estenuante situazione, di tutto quello che facciamo - che faccio dall'88, dall'infanzia - da anni o per la prima volta: ovvero amare la letteratura, le storie, le parole, i viaggi che i libri consentono di fare, le intuizioni senza scotto, senza ricatto, le sensazioni di libertà che ci danno, le rivelazioni sulla vita, sulle relazioni, su tutto.



martedì 10 maggio 2016

RBL & The City - un radio libro per chi adesso ha voce.

Radio Banda Larga, RBL & The City, La voce di chi adesso ha voce, Laboratorio Zanzara

Da tre anni a questa parte, alcune persone o per meglio dire alcuni operatori radiofonici partono da casa loro e si recano in luoghi della città in cui vivono, transitano o si curano persone che convivono con un disagio sociale ed emarginazione di diversa natura. Centri diurni, comunità, drop-in, ospedali, carceri - in collaborazione con il blog Dentro e Fuori - o strade (come nel caso del progetto della ASLTO2 CanGo).

La radio in questione è nata quattro anni fa, quindi si può proprio dire che questi laboratori siano l'anima centrale di Radio Banda Larga. 

E cosa fanno queste persone? Chiedono ai pazienti di scegliere una canzone da far ascoltare alla radio. Proprio come in un juke-box. Se vogliono, possono commentare e dire la loro.

E da qui si scatenano reazioni ed emozioni sempre forti e vere. Beh, aspettatevi ad esempio, quando vanno nelle case di riposo per anziani, tutto un proliferare di Nille Pizzi, Trii Lescani e Claudi Villa, e la cosa fa parecchia tenerezza.
Da questa lunga e capillare esperienza ora è nato un libro. Si chiama RBL & The City ed è stato creato in collaborazione con il Laboratorio Zanzara. 

Il Laboratorio Zanzara forse lo conoscerete per i suoi bellissimi lavori artistici e di design: sono quelli della famosa frase Un'ora al giorno almeno bisogna essere felici e delle collaborazioni con autori importanti come Fabio Geda o con realtà cittadine di valore come il Torino Jazz Festival.

Insomma, se la cavano piuttosto bene. Per quei pochissimi che non li conoscessero, loro sono una cooperativa sociale ONLUS che si basa su un progetto di integrazione per persone con disagio mentale. 

Leggere questo piccolo libro dunque è un vero piacere per gli occhi, perché è curato nei minimi particolari. Ma è un piacere anche per la mente, e il cuore.

Scrive ad esempio Manuela Dorella, Psicologa presso il servizio Drop-In del dipartimento dipendenze ASLTO2:

Non tutti i nostri frequentatori hanno l'energia di aderire alle uscite proposte, la legge della carenza impone ritmi serrati di procacciamento della sostanza, e risolto questo problema la stanchezza può essere tale che diventa una fatica insostenibile perfino andare in mensa o all'anagrafe per rifare i documenti persi in una notte senza dormitorio. A volte diventa davvero difficile riuscire a offrire un angolo di piacere (non chimico).
"Ho fretta" e se ne va.
La radio ci riesce. 
Nei pochi minuti di una canzone avvengono incredibili trasformazioni.

Ecco sì, questo piccolo libro fa un effetto trasformativo. Apre gli occhi sul potere di una canzone, ma non solo. Sul potere della possibilità di comunicare chi sei, o almeno di provarci, o almeno sapere che sei qualcosa, qualcuno nel mondo. A questo propositio, i testi di Lorenzo Ricca e Renato Striglia (le persone di cui sopra) sono significativi. Ci sono anche altri interventi molto belli, tra cui quello di un utente di un gruppo appartamento che racconta il privilegio e l'incanto di essere diventato un presentatore radiofonico.

Leggendo queste pagine, mi sono ritrovata. Da tre anni anche io, grazie a questa radio che dà voce a tutti, sono diventata una presentatrice radiofonica! Una radio che è anche uno spazio/non-spazio, che si sposta in cerca di un territorio per trasmettere informazioni, parole, stati d'animo vari e musica. 

Per me in questi tre anni tutto questo ha rappresentato un'esperienza in effetti di trasformazione, cambiamenti, sperimentazioni e affetti. 

Per realtà come queste, penso valga la pena ragionare, costruire, prospettare un futuro ma anche assaporarsi un presente fatto di quotidianità e di consuetudini, cui tutti hanno libero accesso. Una vera "community", nel senso primigenio e più nobile del termine, un insieme variabile di sensibilità diverse e di intelligenze ed esperienze di vita, le più articolate e le più affini.

Se potete, cercate e leggete dunque questo libro, oh torinesi, ad esempio io l'ho preso alla libreria Luna's Torta.  

P.s. Questo è anche un radio libro, scaricabile a questo indirizzo: www.radiobandalarga.it/radiolibro.mp3

Una nota incoraggiante: il progetto ha ricevuto il sostegno della Compagnia di San Paolo che da quanto ne so io si impegna per davvero tante attività utili e sane come questa. 
  



lunedì 9 maggio 2016

Tazzina di sakè - Mo Yan - L'uomo che allevava i gatti.

Mo Yan, L'uomo che allevava i gatti, Einaudi
Torna la mia rubrica sulle letterature orientali. Ultimamente mi ero appassionata, e avevo letto alcuni romanzi e racconti di autori cinesi. Tra cui Mo Yan. 

Premio Nobel nel 2012, Mo Yan è forse tra gli autori più rappresentativi della contemporaneità ed è una pietra miliare per chi volesse affacciarsi alla letteratura cinese, imprescindibile. 

I racconti raccolti in L'uomo che allevava i gatti sono tutti piccoli capolavori di realismo e di magia. In particolare, quello che regala il titolo alla raccolta, incanta per la sua disarmante onestà, per la sua incursione in una Cina rurale e piena di riti e credenze, talvolta da sfatare. 

I protagonisti di queste storie sono spesso bambini alle prese con la scoperta delle intemperanze degli adulti e delle proprie stesse ingenuità. Sono animali anche, che non sanno far altro che essere se stessi, ovvero creature sagge, ma prive di intenzioni. 

Mo Yan canta la meravigliosa neutralità della natura umana e della natura tout court e l'essere autore ormai pluripremiato e famoso in tutto il mondo non lo rende meno autentico. 

...Un gatto tigrato si arrampicava sull'argine, calpestando silenziosamente l'erba secca con le zampe di velluto. Impaurito si fermò davanti a lui, i suoi occhi lanciaronolampi verdi, soffiò mostrando i denti e rizzò la coda come un'antenna. Il bambino lo guardò intimorito.

sabato 7 maggio 2016

Le grandi virtù: Toni Servillo legge Natalia Ginzburg.



Mercoledì scorso ho avuto la fortuna di ascoltare Toni Servillo leggere alcuni testi di Natalia Ginzburg. Di questa fortuna, ringrazio gli amici di Stilema per l'opportunità di un osservatorio unico.  

Stilema è l'ufficio stampa che sta curando l'evento "Storia di una voce" un ciclo di letture di testi di Natalia Ginzburg all'auditorium del grattacielo Intesa Sanpaolo di Torino in occasione del centenario della nascita della scrittrice.

Poter ascoltare la voce di un attore così bravo, con una voce così perfetta, è stato un bel regalo. Si sentiva nella sua compostezza una passione per quelle parole e un rispetto reali, tanto che alla fine si è fatto da parte e ha lasciato che il suo stesso applauso, e il nostro di pubblico, omaggiassero la scrittrice e si festeggiasse ai suoi cento anni. 

Da dove cominciare? Ho raccontato qualche giorno fa sul blog Read Your Life di come è nato il mio legame con questa autrice. Sui banchi di scuola. Contrariamente alla maggioranza dei suoi lettori, ho conosciuto Natalia Ginzburg a partire dalle Piccole Virtù, anziché dal più noto e autobiografico Lessico famigliare, che è forse uno dei suoi romanzi più conosciuti e che le valse il Premio Strega nel 1963. 

Di Natalia Ginzburg consiglierei anche i Cinque romanzi brevi, e le opere teatrali che in passato ho visto messe in scena in diversi teatri della mia città. Insomma, cercartela, se non lo avete ancora
fatto. 

 


Quando mi sono seduta sulla poltroncina dell'auditorium, alla fine di una della tante giornate che vivo ultimamente, frenetiche, prive di tempo per respirare, mi sono appoggiata allo schienale, e ho pensato: "eccomi qui, seppur di corsa, in qualche modo ci sono arrivata, vediamo cosa succede", ma in verità era chiaro che mi sono, come molti adulti suppongo, così abituata a saltare da un impegno all'altro senza grazia, senza ascoltare quello che succede intorno, e dentro di me. 

Pian piano i minuti passavano, la presentazione di Domenico Scarpa ha lasciato che la piccola attesa si creasse e diventasse confortevole. Infine, è arrivato Toni Servillo e ha cominciato a leggere. 

Tre tra i testi più belli della Ginzburg. Una poesia su Dio, delicata e comica, che si intitola Non possiamo saperlo (e dà anche il titolo a una raccolta di saggi), una poesia che ci dice che non sappiamo nulla di ciò che veramente ci preme, ci sta a cuore, eppure viviamo. E due brani tratti dalle Piccole virtù. Ovvero Lui e io, ritratto tenero e ironico del suo rapporto con il marito Gabriele Baldini e Le piccole virtù, che regala il titolo alla raccolta. 

Mentre Servillo leggeva, mi sono resa conto di conoscerne interi pezzi a memoria. Avendoli letti e riletti dai sedici anni circa a oggi innumerevoli volte. 

Lui ha sempre caldo; io ho sempre freddo. D'estate, quando è veramente caldo, non fa che lamentarsi del gran caldo che ha. Si sdegna se vede che mi infilo, la sera, un golf.  [...] Lui ha un grande senso dell'orientamento, io nessuno. Nelle città straniere, dopo un giorno, lui si muove leggero come una farfalla. Io mi sperdo nella mia propria città; devo chiedere indicazioni per ritornare nella mia propria casa. 

[...]

Per me, ogni attività è sommamente difficile, faticosa, incerta. Sono molto pigra, e ho un'assoluta necessità di oziare, se voglio concludere qualcosa, lunghe ore sdraiata sui divani. Lui non sta mai in ozio, fa sempre qualcosa; scrive a macchina velocissimo, con la radio accesa;

 [...]

Perché pur avendo sempre tando caldo, sovente usa vestirsi come se fosse circondato di neve e di ghiaccio e di orsi bianchi; o anche invece si veste come un piantatore di caffè nel Brasile; ma sempre si veste diverso da tutta l'altra gente. Se gli ricordo quell'antica nostra passeggiata per via Nazionale, dice di ricordare, ma io so che mente e non ricorda nulla; e io a volte mi chiedo se eravamo noi, quelle due persone, quasi vent'anni fa per via Nazionale; due persone che hanno conversato così gentilmente, urbanamente, nel sole che tramontava; che amabili conversatori, due giovani intellettuali a passeggio; così giovani, così educati, così distratti, così disposti a dare l'uno dell'altra un giudizio distrattamente benevolo; così disposti a congedarsi l'uno dall'altra per sempre, quel tramonto, a quell'angolo di strada.

Lui è Gabriele Baldini, il suo secondo amato marito. Il primo, Leone Ginzburg, era morto in carcere a Regina Coeli, in seguito a torture dei tedeschi per la sua volontà di non collaborare, nel 1944. 

Sui miei dolori reali, non pianngo mai.

Scrive raccontando dei litigi tragicomici con Gabriele. 
Sono sempre rimasta incantata da come questa scrittrice sapesse essere autentica, vicina, incredibilmente sana. 

Di come avesse capito, e detto, che l'amore, come la vita, assomiglia a un semplice miscelatore di temperature, a un rubinetto che noi dobbiamo modulare per bere, per lavarci con l'acqua più giusta.

I suoi amici intellettuali, tra cui Pavese, al quale lei dedica uno dei testi più toccanti, Ritratto d'un amico, la definivano talvolta "finta tonta" ma, come spiegava anche Domenico Scarpa, curatore di molte sue opere, il suo anti-intellettualismo venne fin troppo equivocato. Semplicemente, Natalia Ginzburg era onesta. 

Dico io: era saggia. Nelle sue spoglie vesti di scrittrice pura, di narratrice artigiana, era sincera; dichiarando di saper di non sapere, aveva raggiunto una vetta che ancora oggi come lettori ricerchiamo tutti, la vetta di una qualche verità da trovare nelle pagine, da fare nostra, da usare come strumento per cambiare la vita. 

Leggete I rapporti umani, leggete Silenzio, leggete Le scarpe rotte e tutti gli altri saggi. Leggete cosa dice dell'Inghilterra, e amerete l'Inghilterra. Leggete cosa dice sulle virtù e amerete le virtù.





 Per quanto riguarda l'educazione dei figli, penso che si debbano insegnar loro non le piccole virtù, ma le grandi. Non il risparmio, ma la generosità e l'indifferenza al denaro; non la prudenza ma il coraggio e lo sprezzo del pericolo; non l'astuzia ma la schiettezza e l'amore alla verità; non la diplomazia, ma l'amore al prossimo e l'abnegazione; non il desiderio del successo, ma il desiderio di essere e di sapere.  

[...]

Non che le piccole virtù, in se stesse, siano spregevoli: ma il loro valore è di ordine complementare e non sostanziale; esse non possono stare da sole senza le altre, e sono, da sole senza le altre, per la natura umana un povero cibo.

[...]

E in genere, credo che si debba andare molto cauti nel promettere e somministrare premi e punizioni. Perché la vita raramente avrà premi e punizioni: di solito i sacrifici non hanno alcun premio, e sovente le cattive azioni non sono punite, ma anzi a volte lautamente retribuite in successo e denaro. Perciò è meglio che i nostri figli sappiano fin dall'infanzia, che il bene non riceve ricompensa, e il male non riceve castigo: e tuttavia bisogna amare il bene e odiare il male: e a questo non è possibile dare nessuna spiegazione.

E poi arriva il pezzo in cui si parla della vocazione, dell'avere una vocazione qualsivoglia che, nella visione della Ginzburg, non è altro che espressione massima dell'amore alla vita. Amare la vita genera altro amore per la vita e tiene vivi. 

Quelle parole per me sono state un soffio vitale. Sono ritornata all'amore per la vita che avevo nei miei sedici anni. Con tutto il mio tempo ancora davanti e una vocazione alla scrittura (si può anche essere una pulce di scrittori, dice l'autrice, eppure rispettare ed essere devoti al proprio mestiere, dunque bando allo zelo) che germogliava da tempo come un seme. 

Ho pensato: che effetto mi avrà fatto leggere tante volte, assimilare, questi concetti, queste parole, questo stile di scrittura, da giovane? Dov'era finita quella ragazzina che capiva, annuiva e faceva promessa di raccontare in giro quanto bello, e utile fosse leggere quel libro, tutti quei libri? 

Dov'era finita la gratitudine alla prof che me li aveva fatti conoscere? E il sogno di impararne altri e scriverne e scriverli? Il tempo davanti? Beh è ancora tutto vivo, mescolato, come per tutti, da scoperte e dolore. Mescolato da anni, e corse e affanni e gioie che non potevo immaginare, eppure è ancora tutto vivo. 

Solo a tratti, dal fondo della nostra stanchezza, risale in noi la coscienza delle cose, così pungente da farci venire le lagrime: forse guardiamo la terra per l'ultima volta. Mai abbiamo sentito con tanta forza l'amore che ci lega alla polvere delle strade, agli altissimi gridi degli uccelli, a quel ritmo affannoso del respiro in noi: ma ci sentiamo più forti di quel ritmo affannoso, lo sentiamo in noi così sordo, così lontano, come se non fosse più nostro: mai abbiamo amato i nostri figli, il loro peso fra le nostre braccia, la carezza dei loro capelli sulle nostre guance, pure non sentiamo più paura nemmeno per i nostri figli: diciamo che Dio li protegga, se vuole. Gli diciamo di fare come vuole. E adesso siamo veramente adulti, pensiamo un mattino [...].

In effetti, i figli di Natalia, alcuni, mercoledì erano in sala ad ascoltare Servillo leggere le parole della madre. Tutto è andato per il meglio, hanno amato la vita.





venerdì 6 maggio 2016

La bellezza salverà il mondo - BWSTW - intervista a Valentina Coccia.

La bellezza: quanti articoli su questo argomento avremo letto nella vita? Se penso a me: tanti. A volte mi dico: troppi! Oppure, a seconda dello stato d'animo e del periodo del mese: troppo pochi! In ogni caso, su questo spinoso tema ci sembra di sapere tutto. Cosa indossare, come truccarci, come tagliare i capelli. E allora perché molte di noi si sentono perennemente inadeguate? La domanda è seria. Aumentata in modo esponenziale, si sa, dai mille strumenti che ora abbiamo a disposizione per ritoccarla, dall'intramontabile Photoshop ai filtri dei vari Instagram o Snapchat di turno, la bellezza sembra lampeggiare ovunque, in ogni angolo non solo delle città reali ma anche da quelle virtuali: i social network. E allora perché, riformulo la domanda prima di tutto a me stessa, ci sentiamo così a disagio, ancora oggi, con il nostro corpo? Da quando ho conosciuto, per puro caso, Valentina Coccia, forse ho intuito che la risposta si avvicina a una parola chiave: consapevolezza. Ho conosciuto Valentina perché avrei dovuto partecipare, come blogger, a uno dei suoi corsi ai MagazziniOz di Torino (una realtà molto bella da esplorare) per poi raccontare l'esperienza sul mio diario di bordo virtuale. La data di quel corso però è saltata e, in attesa di partecipare al prossimo workshop, sono diventata sempre più curiosa. Ho cominciato a leggere il sito e il blog di Valentina, che è romana di adozione ma si sposta spesso per tenere i suoi corsi in diverse città italiane, e il titolo del corso: Consapevolezza Estetica, mi ha così tanto colpita che ho deciso di contattarla per farle qualche domanda. In particolare, volevo saperne di più del suo metodo dall'acronimo d'impatto: BWSTW (Beauty Will Save The World). Al telefono, Valentina ha una voce serena e tranquilla. Posso intuire che lo sia davvero dalla pazienza che ci mette nell'ascoltare le mie perplessità. Mi chiedo infatti come possa una persona che per tutta la vita si è sentita goffa e impacciata, e lo è ancora nonostante ormai sia adulta, imparare a vedersi bella. E cosa questo comporta, quali cambiamenti. Comincio però con una domanda tecnica: Cos'è il metodo BWSTW, e come è nato?

Il metodo BWSTW è un percorso di Consapevolezza Estetica sviluppato in tre Moduli. Si basa su un motto generico che è “essere belle è molto più semplice che essere perfette” e in onore di questo racconta dei quattro Segreti utili per riconoscersi, esprimersi e valorizzarsi nella vita di tutti i giorni. Io nasco esperta di marketing del Lusso e Consulente di Stile. Ho esercitato per lungo tempo entrambe queste attività sentendomi però in essenza sempre un pesce fuor d’acqua. Non ho mai aderito con piacere a certi linguaggi aggressivi, a certe dinamiche di competizione femminile propri del mondo dell’immagine; e soprattutto ho sempre vissuto con grande conflitto il peso degli stereotipi della Bellezza come Perfezione che ho visto causare, in primis a me, un continuo senso di frustrazione e inadeguatezza.

(Qui ho avuto un moto di riconoscimento: ecco, è come mi sento io, da sempre e nonostante sia ormai una persona adulta n.d.r.).

Mi sono sentita per lungo tempo ingabbiata come in un bozzolo, e guardandomi intorno ho riconosciuto questa sensazione anche nelle altre donne. Ma i bozzoli si sa, sono luoghi di metamorfosi, e quindi propedeutici al cambiamento. Un giorno mi sono detta che potevo fare qualcosa di buono di tutta l’esperienza che avevo accumulato. E ho deciso di dedicarla “alla trasformazione” come rivelazione e non come contraffazione, delle Donne.

Così è nato il metodo BWSTW. Non a caso parliamo di Consapevolezza Estetica e non di Consulenza di Stile. I tre moduli, infatti, che poi non sono altro che laboratori di mezza giornata l’uno molto interattivi e divertenti, hanno alcune caratteristiche importanti: l’approccio è formativo e non didattico. Non c’è nessun guru che dall’alto del suo sapere corregge il corpo o la personalità estetica di nessuno. In media i fashion blog, i format televisivi, così come la narrativa disponibile al riguardo ricalcano tutti lo stesso linguaggio. Esiste una regola – un modello – una bellezza e per raggiungere quanto più possibile questi risultati si cerca di “modificare” o “coprire” i difetti della persona. In realtà, durante i Corsi BWSTW quello che avviene è che si condividono, invece, le tecniche e le metodologie proprie delle materie della Consulenza di Stile direttamente con le Donne, per far acquisire loro il procedimento e la ratio e renderle autonome nella vita quotidiana. In poche parole non ci interessa definire l’outfit perfetto per l’occasione X o Y secondo i dettami del most trendy , ma trasformare le Donne in consulenti di se stesse, in modo che capiscano il come più che il cosa. L’obiettivo è sempre quello di focalizzarsi sui punti di forza e non sui difetti. Nella quasi totalità delle mie sessioni ho sempre riscontrato con grande sorpresa che le Donne conoscono a menadito i propri difetti ma a volte non sanno neanche di avere delle caratteristiche positive: sappiamo che siamo basse, o troppo alte, troppo magre, troppo grasse, che abbiamo le gambe adipose o siamo piatte, perché passiamo la maggior parte del tempo a concentrarci su come diventare Perfette. Dimenticandoci che essere Belle è molto più semplice. E nasce necessariamente dal riconoscere la propria individualità e le proprie peculiarità. Immancabilmente durante i Moduli BWSTW sono proprio le altre Donne a farci da specchio in questo esercizio di Rivelazione.
Il contesto è sempre empatico e centrato sull’autenticità. Attraverso esercizi e interazione si fa esperienza di una collaborazione, di una sintonia cui non siamo molto abituate. E soprattutto ci si “libera” dei fardelli della perfezione, alleggerendosi notevolmente.  

Cosa succede ai tuoi corsi sulla Consapevolezza Estetica, cosa si scopre e che tipo di donna può partecipare? 

 Non è assolutamente per fare marketing del mistero ma giuro che non si può spiegare! Potrei raccontare per filo e per segno i vari esercizi che si fanno lungo le quattro ore e niente potrebbe rendere l’idea di quale esperienza di scoperta sia. Ogni volta è diverso, ogni volta è nuovo, ogni volta è certamente arricchente. Per me di sicuro, credo anche per chi vi partecipa.
Posso certamente dire che scelgo ogni volta location che siano in grado di trasmettere il messaggio di Bellezza di BWSTW. E quindi già di per sé sono molto ispirazionali. E poi che il mood è molto “chiacchiere e caffè” (e non solo il mood visto che caffè, pasticcini e patatine non mancano mai).
Infine che forse si scopre il potere più grande, magnetico e contagioso della Bellezza.
Un antico imperatore romano soleva dire “Non conosco nessuno che dopo un complimento non si senta migliore!”. Ecco. Si fa esperienza di complimenti. Soprattutto a se stesse. E siccome ci si sente migliori, ci si sente in grado di dare il meglio. Perché quando ci sentiamo bene, non sentiamo il bisogno di fare del male. Non c’è un tipo di donna che possa partecipare o non. Questo Corso è per tutte le Donne con la D maiuscola. Che hanno il coraggio della verità. Non a caso mi piace fare riferimenti visivi spesso ad Anna Magnani. Non solo perché è Romana de Roma come me.
Ma perché disse a un truccatore: “Le rughe non coprirle. C’ho messo na vita a fammele veni!” .

Consapevolezza e identità: sono quindi le due parole che fanno rima con "bellezza”?

Mi piace partire sempre da una domanda. “Che cos’è la Bellezza”. Questa riflessione mette in crisi tutti. Tutti. Si può fare riferimento all’antica questione filosofica della bellezza come verità oggettiva o come gusto negli occhi di chi guarda. Si può entrare nel merito del fisico e finire nel metafisico. Ma difficilmente si ha una risposta chiara, secca. Allora io faccio riferimento all’etimologia. Sul Dizionario Treccani alla voce Bellezza si legge: “la bellezza è una specie di Armonia visibile che entra in realtà e penetra soavemente nello spirito umano (Ugo Foscolo)”. Non ci sono riferimenti a pesi, misure, non ci sono riferimenti a niente di concreto. Eppure emotivamente l’esperienza di godere della Bellezza è netta, nitida, da quando siamo bimbi a quando cresciamo.
Lo è addirittura oltre i popoli e oltre il tempo. Si pensi agli esempi del Classicismo greco, o alle meraviglie della Natura. Esiste quindi qualcosa che è molto potente, che è nel DNA dell’umanità, e di cui dobbiamo necessariamente riappropriarci. Questo percorso non è possibile se non si parte dalla verità, dall’autenticità. In questo senso sì, direi che Consapevolezza, Identità e Bellezza sono una triade inseparabile. Ci sono tre parole che io uso per definire la Bellezza secondo BWSTW.
Ma direi che ho già detto troppo: semmai le scoprirai al Corso!

Mi ha particolarmente colpita il percorso di Social Beauty: dalla consapevolezza della propria bellezza interiore ed esteriore le donne che hanno avuto difficoltà nella propria vita possono ricominciare a essere serene, a sentirsi bene e a costruire?

Credo che la Bellezza 2.0 di cui BWSTW vuole compiere la Rivoluzione (ovviamente culturale e a mano necessariamente disarmata :) per prendere distanza dalla deviazioni superficiali, ipersessualizzate, contraffatte e spacciate per Perfezione con cui siamo cresciute, abbia un vero e proprio potere salvifico. La Bellezza come Cura è un volano virtuoso di energia e creatività che può rimanere a livello individuale ma può investire interi gruppi e società.
Si pensi a come la Bellezza nella dimensione della cura della persona sia un’esperienza di dignità.
Si pensi a come riqualifichi l’individuo coccolare se stesso ed entrare in una dimensione di libertà, espressività, piacevolezza. Ecco io credo che questa esperienza non debba essere negata a nessuno e soprattuto che sia altamente terapeutica in quelle situazioni in cui la femminilità e l’identità vengono mortificate da eventi violenti ed esterni. I progetti di Social Beauty di BWSTW mirano a portare la Bellezza come riqualifica della dignità proprio in queste realtà, proprio alle Donne Differenti. Dal tumore alla violenza domestica, dalle carceri alla scuola, fino alle situazioni di confine e disagio sociale. A testimonianza di quanto ‘buono’ sviluppi ‘il bello’ ho avuto la fortuna di incontrare dei partner meravigliosi finora, e con ognuno di essi stiamo lavorando a vari livelli perché la Rivoluzione si compia. Tutte le info sullo stato dell’arte delle attività di Social Beauty di BWSTW sono sulla pagina facebook. Cui mi piace fare un richiamo anche perché come tutte le rivoluzioni ha bisogno di un cambiamento lento, dal basso, collettivo. Ecco perché esiste una Community BWSTW, che si ciba di Semi di Bellezza quotidiani. Su facebook abbiamo un contenitore sfaccettato: l’evento della settimana, il racconto della settimana, il posto della settimana nonché tutte le info sui Corsi, le partnership etc. Su Pinterest un mondo di riferimenti visivi alla filovia BWSTW raccolti dall’esterno. Su Instagram i fotoracconti di BWSTW: storie di bellezza senza parole, solo attraverso immagini originali, sul Blog i reportage approfonditi delle esperienze BWSTW.  

La bellezza è un seme che salverà il mondo: nel blog "Semi di bellezza" ci sono molti spunti ed esempi di bellezza anche "in viaggio". Come nascono i post?

Non te lo saprei dire. Così come non so rispondere a chi mi chiede come, quando, quanto scrivo.
Il racconto è una mia cifra espressiva. Attraverso le parole, attraverso le immagini. Un mio amico mi ha definita “la Donna che condisce la gente”. Ha ragione. Vedo, osservo e vivo tutto con un paradigma mentale di dipanamento del senso. Non so se così posso definirlo. Connetto i puntini, definisco svolgimenti, arrivo sempre a una morale della favola. Quindi condisco.
Sono una cantastorie ab origine insomma. La Bellezza è la morale cui irrimediabilmente arrivo.
Sono i miei occhiali. Il mio filtro visivo. Ho gli occhi foderati di Bellezza, ecco! Infatti non c’è soluzione di continuità praticamente tra ciò che vivo e ciò che scrivo. Nel blog come sui post su facebook. Pesco continuamente dai locali in cui finisco, dai viaggi brevi o lunghi che faccio, dalle persone che incontro, le storie che mi toccano, gli eventi cui partecipo. Credo capiti a chi non fa un lavoro ma è un lavoro. Se posso definire BWSTW un lavoro. E questo è anche un po’ il senso della Community BWSTW. La Bellezza come dimensione dell’essere e del vivere. Un grande contenitore di semi che partono dalle cose, tutte, che ‘per caso’ si fanno inciampare e riconoscere come segni.
Si, proprio segni. Io al caso non credo più. Credo piuttosto che come dice Benigni “c’è un presentimento di Bellezza nascosto ovunque” e che sta a noi scovarlo per ritornare sul percorso che segna il destino dell’umanità. L’elevazione. La dignità. Se i semi si piantano. Qualcosa di grande germoglierà.

Per chi fosse interessata a seguire i corsi di Valentina o a conoscere meglio il suo lavoro, ecco il suo sito. Buona lettura! 



mercoledì 4 maggio 2016

Taccuino di caffè - Salone del Libro edition #1



Dedico questo taccuino agli appuntamenti del Salone del Libro (miei, poiché vi trovate sul mio blog, ma anche altri spero interessanti per chi legge). Siccome so già che le cose belle da ascoltare e vedere in quelle giornate saranno parecchie, è possibile che di taccuini #SalTo16 edition ce ne saranno diversi. Cominciamo, come cominciano tutte le cose, dal numero uno.

1) Il Libraio.it. Sono onorata di partecipare anche io agli eventi che quest'anno il Libraio.it porta al Salone. Le novità sono parecchie, innanzitutto perché, oltre a quasi 90 ospiti, ci sarà uno stand tutto dedicato sue attività e iniziative. Inoltre, segnalo alcuni appuntamenti degni di nota: sabato 14 maggio alle13.30 e domenica 15 alle 11: "Come nascono i miei romanzi?" - alcuni autori metteranno a disposizione dei lettori la propria "cucina" letteraria spiegando come lavorano. Venerdì 13 alle 17.45: "Ma come nascono i gruppi di lettura?" (questo è un tema che mi è caro, vi darò presto notizie del perché...). Domenica 15 alle 17: "Come leggeremo tra dieci anni?". Altro tema piuttosto curioso. Per saperne di più: read more...

2) L'anno che non caddero le foglie. Avrò il piacere di presentare questo piccolo libro sapiente e divertente per ragazzi, che mi sta appassionando. Dialogherò con l'autrice in una location particolare: da Ikea! Sarà che sto mettendo su casa e sono alle prese con queste cose, mi sembra un segno del destino. Ci troviamo alle 18 di giovedì 12 maggio a Collegno. Successivamente - domenica alle 18 - al posto mio a presentare Paola Mastrocola ci sarà... pensate un po': Massimo Gramellini. In Sala Gialla al Lingotto Fiere. Insomma, che dire? Una bella responsabilità. Read more...

3) Centenario Natalia Ginzburg. Sono una affezionata lettrice di Natalia Ginzburg fin dai banchi di scuola. Non so se ho fatto mie le grandi virtù di cui era portatrice, sicuramente non ho mai smesso di leggerla e consigliarla. Quest'anno ricorre il centenario dalla sua nascita (avrò modo di scrivere ancora di questo argomento su questo blog!). Così vi segnalo un appuntamento: domenica 15 maggio alle 18.30 Nanni Moretti e Margherita Buy leggeranno alcune pagine della scrittrice in Sala 500. Read more... 

Alla prossima settimana con la puntata #2 del taccuino saloniero, salonifero, salonico o che dir si voglia! 

lunedì 2 maggio 2016

Chicchi di caffè.

Tommaso Pincio, Panorama, NNE - Gary Shteyngart, Storia d'amore vera e supertriste, Guanda

Come da qualche mese a questa parte, ecco che torna anche la mia rubrica mensile sui percorsi tematici. Questa volta ho notato una certa affinità tra due romanzi usciti in Italia a distanza di cinque anni, molto diversi in realtà per vari aspetti, eppure vicini per un sentire secondo me comune. 

Ho avuto modo di leggere e premiare Panorama per il Premio Sinbad (che ha vinto), mentre ho acquistato Storia d'amore vera e supertriste nel 2010, quando è uscito.

Innanzitutto, cominciano entrambi con un mai:

 1° GIUGNO Roma - New York

Carissimo diario, oggi ho preso una decisione fondamentale: io non morirò mai. Morirà la gente intorno a me. Verranno annullati. Della loro personalità non resterà niente. Si spegneranno le luci. A segnare il loro passaggio, la loro vita, ci saranno lapidi di marmo lustro con epitaffi fasulli ("la sua stella brillò luminosa", "non ti dimenticheremo mai", "amava il jazz"), e poi anche le lapidi verranno spazzate via da un'inondazione oppure fatte a pezzi da qualche tacchino avveniristico geneticamente modificato.

 Così ha inizio la Storia d'amore vera e supertriste. Mentre Panorama: 

Mai, la parola chiave è mai. Il resto può discutersi, ma quanto al punto nodale, al nocciolo, un fatto è pacifico: in quei quattro anni Ottavio Tondi non ha mai incontrato Ligeia Tissot. Mai, neppure una volta. L'ha vista in foto, questo sì, in molte foto. 

In entrambi c'è Roma, che non ha bisogno di altro. Roma è Roma e quando decide di entrare in un romanzo lo fa a gamba tesa. 

Di buono i due romanzi hanno anche un concetto similare relativo alle copertine. La scelta è un manufatto artistico di qualità. Un'opera dello stesso Pincio, per Panorama e un bel disegno di Guido Scarabottolo per il romanzo di Shteyngart. 

Entrambe le storie, poi, sono storie d'amore. Amori improbabili. Ottavio Tondi e la virtuale e misteriosa Ligeia Tissot non si incontrano nella realtà e i loro unici contatti hanno a che vedere con un distopico social network (che può richiamare anche il Cerchio di Dave Eggers) che si chiama proprio Panorama e consente un accesso pericoloso alle vite di tutti. 

Quanto a Lenny Abramov, protagonista indimenticabile della storia supertriste, invece, le comunicazioni con l'amata e sfuggente giovane Eunice Park si svolgono, come per tutti in questa società assurda e futuribile, attraverso avveniristici "apparat", device e dispositivi simili ai nostri smarphone, perennemente accesi e accessibili a tutti e per tutto. 

La lotta alla fine è sempre tra l'autenticità delle esperienze sane e reali e la morbosità di certe aree virtuali ma soprattutto malsane o per lo meno opache. In ultima analisi, la contrapposizione è tra gli assoluti del bene e del male, del giusto e dello sbagliato, passando attraverso le mille sfaccettature di un presente e di un immediato futuro da costruire e da osservare senza giudizi, ma con bussole ben orientate.

E se Panorama è un'opera squisitamente novecentesca nello stile linguisitico e nella definizione di un personaggio classicamente "inetto", la cui identità sociale si compone attorno a un gesto intimo (il leggere sul divano) che si trasforma in dominio pubblico sbirciabile, spiabile da chiunque; la Storia d'amore vera e supertriste è un capolavoro americano, sovrabbondante nel linguaggio multiforme, tra i più riusciti degli anni Dieci. Una curiosità su quest'ultimo: nel 2017 potrebbe diventare una serie TV con Ben Stiller, per i particolari qui.

domenica 1 maggio 2016

Il lavoro e tre consigli di lettura.


Il lavoro, quando manca o ce n'è così poco come oggi, è difficile anche rifletterci su. Fa rima con bisogno, fame fisica o mentale, desiderio di fare e impossibilità, necessità di esistere, di stare al mondo. 

Quel che resta di ogni pensiero va lì, quel che resta di ogni energia diventa speranza. Che posso dire, dunque, qui in veste di blogger, sul lavoro? 

Niente. 

Penso solo che non ci resta che chiederlo e cercarlo ogni giorno, reggere l'attesa, gestire lo sconforto, semmai inventarlo e crearlo e non smettere di vivere.

D'altro canto, ci sono i libri. Così oggi mi sento di elencare tre libri che conosco sul tema del lavoro, naturalmente escludendone un bel po' di altri altrettanto importanti.


1) La chiave a stella - Primo Levi. Questo è IL romanzo sul lavoro della nostra letteratura. Molti ne sono stati scritti prima e dopo, ma il più rappresentativo è forse proprio questo peregrinare del buon Faussone in giro per il mondo. La storia di un operaio specializzato, che ama il suo lavoro e ama viaggiare e sceglie di andare a montare ponti e impalcature all'estero anziché restare in Italia è significativa. Ma ciò che colpisce del libro è la voce del protagonista e come Primo Levi sia riuscito a farla risuonare, autentica, tra le pagine. 

2) Opinioni di un clown - Heinrich Boll. Questo è un romanzo che non riguarda strettamente il tema del lavoro in sé: è più una storia d'amore, religione e politica. Ma il lavoro conta eccome. E il fatto che il povero Hans - lasciato dalla amata Maria, senza un soldo, afflitto dalle recensioni negative dei suoi spettacoli - scelga di fare comunque il clown è interessante. I dialoghi con il padre, i monologhi e le decisioni che prende sono tutti elementi che mettono in luce il valore delle sue risoluzioni.

3) Il mondo deve sapere - Michela Murgia. Questo è il romanzo sul lavoro della mia generazione. Insieme ad alcuni altri ma devo dire che questo lo ricordo con maggiore intensità e l'ho letto appena uscito, vedendo anche il film. Nasce inizialmente come un blog. Diventato poi un capolavoro semi-autobiografico in cui l'autrice descrive la sua esperienza di lavoro in un call center. Correva l'anno 2006, lo pubblicava una casa editrice che ora non c'è più e che ha chiuso anche perché molti lavoratori non venivano pagati. Personalmente, avevo 26 anni e dopo una laurea (presa nel 2003, quando ancora il lavoro c'era), diversi lavori vari e un master in editoria (vinto con borsa di studio), mi apprestavo a cominciare il mio quarto o quinto stage non retribuito. Di quel periodo ricordo anche i miei stessi colloqui per i call center e molte, troppe altre amenità lavorative. Certo, ognuno ha la sua storia (problemi personali, demeriti, o altro), ma la proposta di "gratuità" o aleatorietà del lavoro è sempre sbagliata, lo abbiamo visto, e pericolosa per un'intera società. E benché questi siano concetti ormai consolidati, mi chiedo: cosa è cambiato in dieci anni? 

Ecco le mie tre proposte di lettura su questo tema difficile. Oggi a Torino fa freddo, e pioverà probabilmente sulla manifestazione del 1° maggio. Non voglio trasmettere pessimismo, ma realismo. E a volte, guardare in faccia una realtà può essere il primo passo per decidere di modificarla in meglio. 



Infine, meritiamo anche di farci una risata. 
Buon 1° maggio! Su coraggio.