domenica 5 agosto 2012

Breve storia di una piccola vacanza #4


Tra ieri e oggi sono stata in spiagge di "una bellezza un po' disarmante". 
Acque turchesi, verdi, violette, celesti, blu oltremare.


Questa è la "spiaggia di riso". Sembra cous cous ma è quarzo. Vietato portarselo a casa.

Per di là si va in Texas.

Sul ponte sventola bandiera sarda.

La Sardegna qualche volta protegge i suoi tesori, li difende, li nasconde. Dietro questo anonimo laghetto ad esempio.

C'era questa bellezza che toglie il respiro.

Questa promessa di qualcosa di simile alla felicità.

Dopodiché: schiuma party!! Cacao meravigliao, Maracaibo mare forza 9, Luna Pop, Gustavo Lima etc. il dj era particolarmente esaltato.

Laggiù sembrano due pezzi di un puzzle.

In certe circostanze è come se tutto svanisse. Non riesci a pensare proprio a niente.

Quel puntino bianco è un cormorano. 

Cose di cui non ci si stanca mai: i tramonti.

sabato 4 agosto 2012

Breve storia di una piccola vacanza (il giorno del mistero) #3


Un giorno un architetto danese ha costruito una villa spettacolare nel mezzo delle brulle colline sarde.

Una casa da sogno, solitaria, immersa nella natura.

Dopodiché l'ha lasciata al suo destino.

Oggi il posto si chiama Il luogo misterioso. 

Tra le braccia delle colline, i ragazzi che ci vivono in affitto organizzano concerti e altre attività. Ci gravitano persone dai mille interessi culturali, in una impagabile atmosfera indie e creativa. Ho incontrato una ragazza che lavora in una casa editrice e che, incredibile a dirsi, si ricordava addirittura di me per il convegno Librinnovando a Milano lo scorso novembre. Wow. Il mondo è piccolo. E ha buona memoria!

Presto, un'Ichnusa al tramonto!

In questa casa c'è una vera famiglia di gatti. Questa è una femmina con occhi di ghiaccio.

I tramonti sardi sono belli, ma è ancora più magico il momento in cui sorge la luna, che è così vicina, bianca e brillante da poterla quasi toccare. Ha un nome preciso quell'istante lì? 

venerdì 3 agosto 2012

Breve storia di una piccola vacanza #2


Mare! Castelli di sabbia! Etc.
Siamo in un posto che si chiama Buggerru. In quei resti di miniera è avvenuto un importante episodio storico  il 4 settembre 1904 durante una protesta di minatori per le condizioni di lavoro disumane, l'eccidio di Buggerru: l'esercito ha fatto fuoco sugli operai in rivolta.

Quindi, verso le 20 della sera, abbiamo iniziato una simpatica escursione notturna. Destinazione: Cala Domestica. Tutti allegri e spensierati, ci aspettavamo una camminata da niente e un bel bagnetto serale, pranzo al sacco e buonanotte. Il destino ci riservava ben altro...

Alla partenza per l'escursione, il cielo era così.

Nel mentre sto cercando (poi vi racconterò perché!) di imparare il più possibile sulle piante, le spezie etc. Questo dovrebbe essere un ginepro. Il suo profumo è inebriante. Qui ci sono molti profumi. Insieme a noi ci sono degli amici che ce li spiegano. Ho imparato alcune cose sul "paesaggio olfattivo" che conta quanto quello visivo, e non ci avevo mai pensato. 

Comunque insomma tutto bellissimo. Camminiamo alcune ORE senza tregua. Siamo in dieci, attraverso una vegetazione alquanto misteriosa, a volte brulla, altre volte rigogliosa. Alla fine, sulla scia della discesa più ripida della storia del trekking, arriviamo a destinazione: una caletta piccolissima, protetta dalle rocce. Nessuna parola ci soccorre, se non: il Paradiso. Verso mezzanotte, facciamo il bagno in un'acqua tiepida, opalescente, dolce. Questo è il mio primo bagno notturno. Fidarsi e non vedere cosa c'è sotto è strano. Alzare la testa e vedere le stelle è stranissimo. Ci sono due barchette bianche addormentate, lievissimi sospiri di alito di vento tiepido che asciugano all'istante la pelle. La sabbia fresca sotto i piedi. Non capisco se sto sognando o cosa. Mangiamo un panino. Ah, ma poi bisogna pure tornare indietro. 

Quindi il ritorno è durato circa tutta la notte. Seguendo un altro percorso, più lungo e in salita sulle pietre. Solo la luce della luna ci guidava. Greggi di pecore e capre, protetti dai cani ululanti. Lì ho proprio capito il senso della collettività: passa la paura, passa la vita, cantando canzoni anni Novanta, dicendo cose senza senso, tornando adolescenti ma con la saggezza dei vecchi: c'è un punto in cui non sai più quanti anni hai. In un'atmosfera da Spaghetti western al buio, che mi ha ricordato anche certe mistiche ascese di poeti romantici. 

giovedì 2 agosto 2012

Breve storia di una piccola vacanza.


Ciao sono qui! Facciamo una vacanza: nella prima parte siamo ospiti di un amico che ha una scuola di musica a Sanluri, una bella cittadina dell'entroterra. Dormiamo nell'appartamento adiacente alla scuola, che era stato dei suoi nonni: una cosa molto suggestiva e anche un po' commovente. Ci sono due simpatiche cagnoline che controllano costantemente la situazione! Poi andremo in un campeggio, ma non sappiamo ancora quale. Ci guiderà la fedele Rough Guide.

Attenzione: trasporto di animali vivi! Come i desideri dei viaggiatori.

La Sardegna è proprio bella, lontana, semplice, gentile. Almeno quella che sto vedendo qui dal finestrino. Dove stiamo noi ci sono un sacco di campi di grano. Non so se è suggestione, ma io sento profumo di pane. Si dice che a Sanluri ci sia il miglior pane della Sardegna!

Where is the sun??

Ok. Over there!
La serata (dopo una notte insonne e un giorno di viaggio in traghetto) è finita con un concertino in montagna di musiche di Vivaldi e Piazzolla. Non ne so molto di musica, ma mi è davvero piaciuto.
C'era la luna piena.



martedì 31 luglio 2012

I consigli di lettura di Genoveffa (buone vacanze)!




Cari amici, è giunta l'ora del proverbiale post delle vacanze! 

Tutti i blogger lo fanno e volevo contribuire anche io. Questa volta, però, ho chiesto aiuto a una mia "amica" molto più esperta di me: proprio una vera intellettuale!! (tra virgolette eh).

Dunque si chiama Genoveffa. Vive in centro a Torino e frequenta solo gente importante, per cui è un onore che abbia accettato il mio invito! Lei è nata a Milano e ha fatto l'erasmus a Parigi, perciò è una tipa molto raffinata. Occhio ai suoi consigli preziosissimi dunque.

Seriamente: siccome ci sono quaranta gradi e domani parto per una piccola vacanza, avevo voglia di scherzare un po'. E di prendere in giro prima di tutto ME STESSA e poi il sacro mondo delle lettere! E visto che tra pochi giorni avrò 32 anni, ho pensato che sarebbe bello "invecchiare" senza prendermi troppo sul serio: spero di riuscirci.

Allora a prestissimo. E buona visione!!







domenica 29 luglio 2012

Jules.


Alla fermata del 14 vedo un uomo che esce dal portone di Corso Re Umberto, 88. Per via della mia fissa verso il numero 8, penso che la cosa avrà un senso, e infatti, più o meno, lo avrà.

L'uomo è pelato, t-shirt semitrasparente nera infilata nelle bermuda bianche, fantasmini blu, mocassini marroni, orecchie a sventola. Nel deserto torinese estivo delle cinque del pomeriggio.

Jules, una cinquantina d'anni, tiene in mano qualcosa.

Una buccia di banana.

E un borsello. Arriva sornione alla fermata, a passi lenti, butta la buccia nel cestino. Quindi si avvicina alla panchina del controviale, accanto a una Mini verde. E si siede. Dal borsello tira fuori un piccolo libro. 


Comincia a leggere. 


venerdì 27 luglio 2012

Luchy.


Il caldo è un tantino opprimente oggi: sembra di camminare su una superficie solare, sembra uno scherzo. Dai, quando arriva quindi la realtà normale?

Mi fermo a scambiare due parole con un tizio.

Ha un sacco di tatuaggi sulle braccia. In questo periodo, mi incuriosiscono i tatuaggi, perché hanno a che fare con l'identità, credo, e farli o non farli ha un significato, non so bene quale, ma ci sto pensando. Comunque mentre un tempo non mi interessavano, ultimamente cerco di attaccare bottone con gente tatuata, per capire cosa le persone si scrivono o si disegnano sulla pelle. E perché mi piace l'idea di incidere delle parole (o immagini) su qualche superficie per dire qualcosa a chi legge. In una semplice parola: comunicare. 

Lui è un ragazzo magrissimo, con gli occhiali da sole, la sigaretta e questi tatuaggi. Ci parlo per via del suo lavoro, il corriere, ma quel che mi interessava erano i tatuaggi. E così ho fatto in modo da fargli la domanda.

 - Cosa c'è scritto?
-  Sul braccio?
 - Sì!
-  Questa è una tecnica nuova, danese, il lettering ha uno stile sofisticato... 
-  No, no, proprio la parola. 

(Perché non ero così vicina a lui da riuscire a leggere da sola, essendo anche miope, poi).

 - Ah. Luchy.
 - Luchy?

Guardo il piccolo abitacolo del furgone, pieno di pacchi chiusi da consegnare, buste, scatole. Luca. La maggior parte sono cose di lavoro, ma non sempre.

Qualche volta sono regali, sorprese. 

Luchy è fortunato, in un certo senso, perché se ne sta tutto il giorno in mezzo alle cose che contano per le persone, ai misteri degli altri, alle aspettative, ai desideri che fanno muovere la vita e le città. 

Anche con 40 gradi all'ombra, anche quando dice che stare lì dentro è come stare dentro al sole.










mercoledì 25 luglio 2012

Il baratto.

                                                                       
Immagine da qui.

Placido porta una camicia di un rosa acceso, che a guardarla abbaglia, soprattutto quando appare di colpo sul marciapiede all'ora di pranzo di un giorno di luglio così caldo che il cemento sembra tremare in lontananza, come sabbia nel deserto.

In un sacchetto di plastica Placido, che lavora in cartoleria, ha messo un quaderno piccolo, con un dipinto di Van Gogh stampato sulla copertina. Barche di pescatori sulla spiaggia. Il nome del quadro. E una biro.

Entra in panetteria. Margherita e Wilma (ma la chiamano tutti Wendy) lo salutano come si saluta un coinquilino, con la stessa naturalezza con cui si dice buongiorno a qualcuno che divide la casa con te, un progetto, uno stato d'animo, un pensiero, un battito cardiaco.

Solo adesso vedo che tra le pagnotte sfuse, più precisamente tra il multicereali e l'integrale, spunta un sacchetto con scritto Placido in pennarello indelebile. Wendy-Wilma acciuffa il sacchetto come se Placido fosse un cliente qualunque. 

Lui si gratta l'orlo del grande orecchio a sventola sinistro. Si aggiusta gli occhiali. Placido è grosso, ma delicato. Non guarda mai dritto, bensì punta a 45°, come se cercasse qualcosa per terra.

Quindi si scambiano questi sacchetti. Un quaderno a quadretti con biro, in cambio di un sacchetto pieno di pane. Penso che ci sta rimettendo Placido, quando vedo che Margherita si avvicina con una bottiglia di latte fresco, che le panettiere conservano in un mini-frigo insieme a insalate in busta, uova, succhi di frutta, yogurt e formaggi, salumi confezionati. 

La mano paffuta ma forte di Placido afferra i suoi tesori. Sembra di quelle persone che non sono insofferenti per il caldo. Ha una sua omeostasi, un suo equilibrio misterioso che lo rende invulnerabile alle noie del mondo. Anche se però come pegno gli sottrae qualcosa: Placido è stato illuminato e derubato dagli dei nello stesso momento. 

Comunque qui c'è un baratto. Infatti lui non ci pensa neanche a tirare fuori il portafoglio. Né Margherita apre la cassa mentre aggiunge alla spesa un dolcetto alle mele.