martedì 22 maggio 2012

Il nido.

Un nido.


Un nido si può trovare anche in un posto freddo e brutto, nascosto, introvabile, all'apparenza inospitale; eppure per certe creature innocenti questa cosa non ha alcuna importanza. 

Da un ramo guardano la pioggia che cade, saltano con grande concentrazione di foglia in foglia,  scivolando e lanciando nell'aria piccoli suoni simili a note e frullii di ali, da cui a volte si stacca una piuma che plana sul cemento.

Schivano le gocce, volano dove riescono e, che siano genitori o figli, hanno tutti in testa la precisa strada per tornare a rifugiarsi in quella che chiamano casa. 

Tutta la loro vita è un esplorare e cercare qualcosa fuori, e ritornare dentro. E se qualche sciagura distrugge la loro dimora, semplicemente, si mettono a costruirne un'altra, in un luogo diverso. 





lunedì 21 maggio 2012

LiberAria: giorno uno!



Dopo la giornata di ieri, vorrei iniziare la settimana invece con una scintilla di speranza, che è quella delle cose nuove, dei progetti che nascono, nonostante tutto, come un segno di vita, e di fiducia nel mondo e nelle cose belle, che continuano a esistere.


Ve l'avevo anticipato qui, di questa recente scoperta, e oggi è il loro giorno-uno!

Quindi ufficialmente comincia l'avventura della casa editrice LiberAria

Se date un'occhiata al sito, vi accorgerete subito che alla base di questo progetto c'è un gran bel mondo. Ad esempio, una delle cose che a me colpiscono è Singolari Books Box - uno spazio dedicato alla scoperta di nuove voci della narrativa italiana. Ed è una collana di ebook, che è ottimo come concetto, secondo me.

Ma ci sono anche altre collane, che vi lascio scoprire da voi esplorando il sito.

Quello che mi piace di questa casa editrice (oltre al logo che è un origami) è la bella forza che sprigiona, i suoi autori, il suo spirito già con le idee chiare. 

E siccome c'è un'altra cosa che mi è piaciuta, ed è, tra le altre, il riferimento-ispirazione ai grandi scrittori italiani della nostra Storia (Gadda, Calvino, Buzzati, Pavese, Parise, Vittorini, Volponi, Ortese, Sapienza, Ginzburg, Tondelli: "La loro scrittura, a volte feroce a volte delicata, ha raccontato il presente rendendolo paradigma del futuro. Cartografie del futuro, ecco cosa sono i nostri romanzi (se vogliamo proprio definirli)", ecco mi è parsa un'idea ambiziosa, e insieme un gesto d'amore totale e sincero, volevo dedicare a questi nuovi giovani editori (e a voi che leggete) una tazzina-Buzzati qui sotto nella foto e ai suoi Sessanta racconti. 

Così, come buon auspicio!

"Noi manderemo senza saperlo luce di gioia e tutti saran costretti a guardarci, non per invidia e malanimo; bensì sorridendo un poco, con sentimento di bontà, per via della sera che guarisce le debolezze dell'uomo".

(che, per inciso, è un estratto da una delle più belle lettere d'amore secondo me mai scritte).



domenica 20 maggio 2012

Trema la Terra.

In questi giorni, dopo la violenza inaudita e vile di Brindisi e il terremoto in Emilia Romagna, coglie proprio un comune senso di impotenza e paura che penso possiamo condividere tutti noi che abbiamo avuto la fortuna di non esserne coinvolti direttamente, ma che pure ci sentiamo vicini a chi adesso sta soffrendo e lottando.

Posto che è davvero impossibile trovare consolazione in un momento del genere, né purtroppo essere d'aiuto nell'immediato, una cosa che però forse secondo me si può fare è trovare un appiglio e un ancoraggio alla vita anche nei libri. 

Proprio la settimana scorsa mi è capitato di scoprire questa raccolta di racconti. 

Trema la Terra di Neo Edizioni. 

Sono 18 storie di terremoto, da quello dell'Irpinia del 1980 a quello che ha colpito L'Aquila nel 2009. 

(La casa editrice tra l'altro ha sede a Castel di Sangro).

Come dice Valeria Parrella, nell'introduzione, "il terremoto è quando non puoi più dare per scontato nulla, quando non puoi determinare niente. Quando la madre ti abbandona e per rifondare la città, l'esistenza, il senso, vi è necessità di una nuova materia: qui, della buona scrittura".

Leggendo i racconti si ha l'impressione di partecipare al dolore degli altri, di sostenerli, per ora, almeno col pensiero.

sabato 19 maggio 2012

Un poeta alla radio!



Foto di Umberto Schirosi.

Buondì! Oggi a Flash Papers su Radio Flash 97.6 dalle 18 alle 19.30 avremo ospite UN POETA. Sorpresa, non vi dico chi è, ma insomma, è un fantastico poeta e siamo tutti contenti. Compreso Mike, il microfono numero 4 della radio che qui sotto ha voluto raccontare proprio di quella volta che in radio è arrivato un poeta...


Mike #6

E quindi eccoci qui. Nella radio dove vivo, da dove vi racconto queste vicende radiofoniche. Dopo l’inventore di fiori per bambini, il fisarmonicista Abramo, e tutti gli altri, pensavo oggi di dirvi di quella volta che di qui è passato un poeta.

Durante la scaletta mi era preso il panico. Gli speaker si esaltavano con questa cosa del poeta. Il problema mio era che, in quanto microfono, mai avevo sentito nominare prima una simile parola. Poeta, mi sembrava il nome di una pianta (tipo petunia) o di un insetto (non so perché, mi faceva pensare al bombo, quell’animaletto verde smeraldo brillante che vola d’estate) o di un edificio instabile, come una palafitta. Mah. Spero che vorrete perdonare le mie fantasie da microfono, come sapete, non sono altro che un dispositivo di trasmissione del suono, in certe cose non ci arrivo proprio.

Comunque la fortuna è dalla mia parte, sempre, in qualsiasi circostanza, l’avrete capito.

E anche quella volta la dea bendata, che voleva chiaramente aiutarmi a scoprire cos’era un poeta, mi aveva fatto capitare sotto il naso (cioè sotto la graticola argentata, questa qui, da cui sento le cose diciamo e da cui passa l’aria) un pc portatile, sulla pagina di Wikipedia alla voce poeta

(A quanto pare non ero il solo a non sapere di chi o che cosa si trattasse).

Disambiguazione - Se stai cercando altri usi della parola Poeta, vedi Poeta.

E ho pensato. Ah, ok. Cominciamo bene, anzi male, malissimo.

In senso stretto un poeta è uno scrittore di poesie. Il sostantivo deriva dal verbo greco ποιεω (traslit. poieo), il cui significato letterale è "fare".

Quindi? Come dire che un “giornalista è uno scrittore di giornali”. Boh. Allora poetare vuol dire fare. Vabè.

Ne sapevo meno di prima, e il poeta, il tizio, il fattore, facente o che dir si voglia, stava per arrivare in radio. Era questione di minuti. Non che alla fin fine mi importasse sul serio eh, però la curiosità, non so, mi stava logorando l’anima. Tanto per farvi capire.

Quindi ho continuato a leggere, con la vista annebbiata dalla tensione:

 I primi poeti declamavano le loro opere oralmente, accompagnandosi con la musica, come già Omero, il poeta più famoso dell'antichità. Nel mondo greco e romano sono comunque molti i poeti degni di nota.

Quindi sto poeta è come gli speaker amici miei che parlano e poi mettono la musica. Infine è come un tale Omero e generalmente opera in Grecia e a Roma. Quindi qui a Torino com’è la situazione-poeti? Niente?

Seguiva, su Wikipedia, una sterminata “lista di poeti della Grecia antica e moderna”.

Niente, la Grecia ritornava un po’ troppo sovente in questa descrizione. Da cui ho capito che il posto dove è nata questa cosa della poesia oggi sta colando a picco, mi domandavo se ci fossero correlazioni ma ho lasciato stare.

Insomma, poi lui, egli, è entrato nella stanza. Il poeta. La cosa divertente è che era un tizio normalissimo, vestito più o meno decente, credo, e si è messo qui vicino a me.

Mah. Era uno veramente indecifrabile. La sua faccia attonita non aggiungeva nulla alla definizione di Wikipedia. Chi sei esattamente? Avrei voluto chiedergli. Ma me ne sono stato zitto.

Poi, finalmente, si è messo a dire le sue cose, queste cosiddette poesie.

E vedevo che la gente intorno cominciava a ridere, qualcuno a piangere, altri a corrugare la fronte in un pensiero che prendeva vita sulla pelle, sulle rughe, sulle ciglia.

E fu così che ho capito cos’era un poeta

Un poeta era come una pistola caricata a parole anziché proiettili che suscitava sentimenti nelle facce degli altri e che, anziché uccidere, li teneva tutti in vita.


venerdì 18 maggio 2012

Regali di Natale :)




Avete presente i bambini che a Natale pur avendo ricevuto un bel regalo sotto l'albero, cercato e acquistato con cura da genitori, nonni, amici e parenti, si mettono a giocare tre secondi dopo con il solito orsacchiotto consumato da abbracci, lotte, cibarie e lacrime.

Ecco, un po' in questi giorni post-Salone mi è capitato qualcosa di simile. Libri, tantissimi libri che scintillavano ovunque al Lingotto, come lingotti, meravigliosi, per giorni e giorni, illuminati da luci brillanti, alcuni dei quali leggerò, so bene che li vorrò presto aprire, sfogliare, sottolineare o cliccare sull'ereader. E a loro volta diventeranno - perdonate se permango nella sublime metafora - nuovi "orsacchiotti" da combattimento. 

Però adesso, un attimo, un secondo ancora di qualcosa di rassicurante, non-nuovo, che stava lì ad aspettarmi da tempo, impolverato, da un bel po' di tempo, o tantissimo tempo. Come, non so, un ancoraggio nel mare profondo, da cui ripartire con le letture, come tornare a casa e poi riprendere il viaggio (salgarianamente) nell'universo interstellare della narrativa.

Allora, due perle che stazionavano sul mio comodino, una dal lontano 2005 (sì!) l'altra da qualche mese, e finalmente sono andata avanti. E a volte scopri di avere tesori inestimabili tra le dita. 

Mi sono accorta, solo scattando la fotografia, che in entrambi i titoli compare la parola "tutto". 

Tell It All di/su e con Raymond Carver, editore Leconte, l'ho inserito qui su Bol.it in un post che spero vi incuriosisca a proposito di uno dei miei scrittori preferiti! Lui è quel libro che mi aspettava dal 2005! Che pazienza, grazie ;). L'attesa è valsa la pena: è un piccolo breviario carveriano da non perdere per entrare nel suo mondo.

L'altro libro che finalmente ho ripreso in mano, e ho fatto bene, augurandovi di leggerlo è: Tutto ciò che sono, di Anna FunderFeltrinelli

Questo è un romanzo paradossalmente fresco, delicato che però affonda le radici nella più tragica Storia passata (il nazismo hitleriano). Gli sbalzi temporali arrivano quasi ai giorni nostri e ritornano alle quattro vicende di lotta e resistenza. La particolarità del romanzo è la scrittura concreta, attenta ai piccoli dettagli e, passatemi il termine, che non so bene se usare, ma insomma "femminile", e intendo "soave" e trasparente, ovvero capace di lasciar trasparire le cose importanti che succedono con garbo, con passione e tranquillità insieme. 

Per capirci, l'incipit evoca un po' tutta l'impostazione del libro: "Quando Hitler prese il potere ero nella vasca da bagno". E quindi per me si riconferma il compito dei grandi romanzieri che spesso mi pare un po' quello di raccontare "cosa facevano loro, i personaggi" durante le diverse circostanze politiche e sociali. Semplicemente questo, possiamo dircelo con mille parole diverse, ma la sostanza si direbbe invariata. Anna Funder poi è riconosciutamente molto abile in questo. E nel suo libro è bello lasciarsi affascinare soprattutto dal bel ritratto di Dora, un'eroina d'altri tempi, anzi ancora dei nostri. 

Buone letture!

c\_/

mercoledì 16 maggio 2012

Il vaso, il vento.




(Dai, continuiamo a guardare il mondo con occhi nuovi, nuovi, ancora un po' più nuovi. Restiamo qui, andiamo da un'altra parte. Restiamo uguali, cambiamo ancora. Questo è il lato opposto del vascello fantasma. Da un angolo di casa mia. E non per citare Jovanotti, ma la vita è così un bellissimo spreco di tempo... che mi va di raccontarvi questa piccola storia.) 


Oggi passavo giù da queste parti in direzione -----> cose da fare (l'affitto, la spesa, etc.), tante utili cose per riprendere contatto con la mia realtà, la mia mente, senza il cellulare, per ritrovare, uhm, non lo so. Il rumore dei pensieri che servono per imbastire la fitta trama della vita. Silenzio: non rispondono. Ma torneranno, insomma ci spero, comunque, se mi stanno sentendo, li aspetto sempre qui. 

Passavo sotto in questa strada che ormai conosco a memoria. Sul marciapiede di cui potrei dire ogni risvolto, ogni centimetro su cui ha picchiettato le zampe ogni cane del quartiere. 

E succede che un vaso di fiori cade giù da un balcone. A un metro da me. Se sono qui a scriverlo è perché mi ha mancata, ma c'era un vento forte e ci ho sempre pensato nelle giornate di vento, che poteva cascarmi un vaso sulla testa, e alla fine è quasi successo. 

Devo perciò a questa giornata e a questo vento una felicità acerba: che assomiglia alla fortuna, alle foglie che si muovono verdi, e siamo ancora tutti qui, in questo preciso momento, insieme, adulti ma simili a bambini sui banchi di scuola, semplicemente a leggere e a scrivere. 


martedì 15 maggio 2012

Salone del Libro/5.

L'ingresso e l'uscita.

E qualcuno l'ha comprata, due volte! @intermezzi
Talulla e altri amici :) @isbnedizioni


E quindi il quinto giorno è arrivato. Ho provato a scrivere più volte questo post, ma mi addormentavo sempre e puntualmente, crollando con la testa e chiedendo ad alta voce "Dove sono? E chi?". Bello avere un computerino portatile da cui scrivere sul divano, poi però ci si addormenta sopra.

Pensavo di invocare adesso, dunque, lo spirito guida degli elenchi e delle liste. Così ecco un brevissimo inventario di ciò che ho visto e pensato oggi :)

1) Da dove si è entrati, si esce. E subito coglie la sensazione di irrealtà: è stato tutto solo un sogno, vero?

2) Il Salone è di per sé umanamente impegnativo. Da torinese, io ci incontro solitamente tutti. Ovvero tutte le persone che ho conosciuto nella vita. Come la memoria che diventa forma fisica. Sarebbe piaciuto credo a Dante Alighieri questo iper mondo brulicante di destini incrociati. Ci vorrebbe un cervello bionico, o sostanze psicotrope sempre in borsa, per non restarne destabilizzati. Per questo mi è parso di vivere in questi cinque giorni in una sperimentazione di laboratorio. A un certo punto addirittura quando in coda per la toilette ti vedi nello specchio inizi a chiederti: "Ohi, come va? (sorriso di circostanza). Sentito qualcosa di interessante (brandendo sacchetti brandizzati)? Comprato libri? Visto Gramellini/Fassino/Littizzetto/Ammaniti/Baricco/Saviano/Magris/(aggiungere il nome a piacere)? Beeeeeeello lo stand di (nome a piacere). Su twitter sei...?". Non per spiegare la barzelletta, ma in effetti si crea ben presto una domanda di senso, e di identità, perché colei nello specchio sei nient'altro che tu.

3) Twitter. Si dice che è stato un po' il Salone di Twitter, della Primavera Digitale etc. etc. Salone & Twitter in effetti sono andati d'accordo, ho letto che la consistenza di questo binomio si è consolidata. Il che ha creato, per chi come me ha intercettato e scritto molti tweet, un avvicinamento netto e virtuale a ciò che si suole definire il "dono dell'ubiquità". Essere seduti in una sala e contemporaneamente sapere in tempo reale che cosa succede in quella accanto, vederne magari anche le fotografie, ha creato come un'idea di disvelamento di mondi altri ma possibili insieme, chissà magari anche potenziando connessioni neuronali inesplorate. Senza contare quelli che hanno vissuto tutto ciò da casa propria. Un po' l'effetto che fa la lettura in sé e per sé, però fruita all'istante e costantemente. Può essere che sia anche stato questo esatto brivido ad aver sancito il successo di un dispositivo così piccolo, come un fringuello celeste, ma così potente, come un'aquila che plana in picchiata. Perché viene da chiedersi come mai. Un po' come quando sono arrivati i televisori e la gente andava dietro a vedere da dove provenissero le figure o ci dialogava. Così anche adesso si resta un po' sbalorditi dalla possibilità non solo di "scrivere nel telefono" (cit. Baricco) ma anche di sparare queste scritte + immagini e a volte anche suoni come proiettili di significati ad amici e parenti e a chi nemmeno si conosce e si inizia magari a scoprire proprio tramite questi continui scambi di informazioni e impressioni e faccine. E scoprire di avere cose in comune e via discorrendo. Questi esercizi di telepatia. Queste prove di luccicanza. Sono sinceramente curiosa di sapere come si evolverà tutto questo glorioso e discusso meccanismo, che sembra un gioco ma sta davvero iniziando a cambiare un po' la vita di parecchie persone.

4) La montagna. Tutto ciò è davvero meraviglioso. Però adesso avrei il solo e modesto desiderio di rifugiarmi in  cima a una montagna, in un dolce silenzio, in un panorama bianco e solitario. E magari chissà mettermi poi lì a scrivere bevendo tisane di stelle alpine, come se fossi una vera romanziera in stato di grazia. Giuro che poi twitterei tutto eh. Si può, vero? Ditemi di sì :) Lo chiedo così in generale all'Etere. (Dai, ciascuno sul proprio blog s'immagina un po' quel che vuole! Specie all'una e mezza di notte di un lunedì di maggio...).

5) L'editoria. Di riflessioni e analisi ben più ferrate delle mie se ne sono fatte parecchie fuori e dentro la rete. Non ho la pretesa di apportare chissà quali spunti pregnanti in proposito. C'è la crisi. La gente non legge, non compra libri. MA legge E compra libri. Contemporaneamente. Può sembrare bizzarro, eppure è reale. Andare a disambiguare questo paradosso mi pare una bella sfida. Per il momento, sogni d'oro :)

6) 25 anni. Venticinque anni fa, alla prima edizione, personalmente ero un'alunna di prima elementare, e c'ero. Come quelli che erano lì in gita scolastica questa mattina. In fondo, questo torinese resta uno dei più spettacolari parchi di divertimento per bambini del mondo. Se non si perde lo spirito, c'è speranza per tutti.

7) Il digitale. Mi sono affacciata a questo argomento come un turista che la prima mattina in un posto nuovo apre la finestra e guarda. Vede un paesaggio mai visto, sente profumi, voci, luci diverse. Ora si tratta di prendere la cartina e cercare i luoghi migliori da visitare. Ah, non c'è la cartina? Va bene, allora tutti noi curiosi possiamo tracciare il nostro percorso e, in una parola, percorrerlo.

8) I libri. Ma poi: un bel libro è un bel libro è un bel libro. Possiamo girarci intorno, c'è posto per tutti, va bene tutto. Però quella cosa lì; quel mistero, quel senso di aver scoperto il tesoro nascosto e solo tuo, che vale una fortuna, che puoi portarti ovunque come una biglia di vetro tra le dita, che diffonde sotto la pelle la stessa sensazione dell'amore; quella cosa accade soltanto in uno, anzi in un unico scoccare di secondo perfetto, come quando il fiore sboccia e i petali si staccano  e scattano di pochi millimetri, leggeri, di uno spazio infinitesimale, ma quello giusto per gridare al miracolo.

Quindi tutto bene! Alla prossima.

c\_/

domenica 13 maggio 2012

Salone del Libro/4

Sala #bttf
Oggi per me è stata una giornata bella e importante :) 

Più o meno tutte le cose e le persone cui tengo e che mi piacciono erano sotto lo stesso tetto in queste ultime ore. E fuori c'era il clima perfetto, profumo di vento e di futuro.

Anche se scrivo spesso e uso molto le parole, in questo momento ne sono piacevolmente priva. Però sono molto contenta. 

Ricordo di Giulio Einaudi in Sala Rossa.

Baricco!


Presentazione di Ledita.it con spumantino e amici.

Ledita.it
 (c'è anche @abcdeeFFE ma nella foto non si vede hehe ;)

Grazie di aver partecipato in così tanti!