mercoledì 29 febbraio 2012

Per Rossella Urru - Bloggin Day.


Oggi partecipo a questa iniziativa di Sabrina Ancarola: ascolto anche io il suo appello per un Bloggin Day* in favore della liberazione di Rossella Urru. 

Rossella Urru è una ragazza che lavora in una ONG che si chiama CISP (Comitato Italiano Sviluppo Popoli) e, mentre stava coordinando un campo profughi  in Algeria, è stata rapita, nella notte tra il 22 e il 23 ottobre, insieme ad altri cooperanti, da un gruppo armato dissidente. Per avere maggiori informazioni e più dettagliate, potete andare qui.

Voglio aggiungere che, parallelamente all'appello per questa iniziativa, ho letto questo post. Il cui autore, Andrea Sarubbi, esprime alcune perplessità riguardo al "parlare troppo" di questa vicenda, con il rischio di rafforzare la posizione dei rapitori e di trasformare Rossella in un "simbolo": rischio che ingarbuglierebbe ulteriormente le procedure di una circostanza molto complessa e delicata. 

Dunque è con questa controversia in mente, che io però mi unisco al bloggin day e ho deciso comunque di dare il mio piccolo contributo: nella consapevolezza che potrebbe anche essere inutile e tenendo acceso il dubbio, che è ciò che in effetti aiuta a riflettere in ogni situazione. 

Questa tuttavia non mi pare una mobilitazione sguaiata e ridondante, mi sembra piuttosto la volontà del "popolo della rete" (che non esiste: siamo tutti persone con o senza un blog o un twitter all'attivo!); la volontà di tenere gli occhi aperti su ciò che ci circonda, l'occasione di approfondire la conoscenza su ciò che accade lontano da noi, di comunicare con gli affezionati lettori un proprio pensiero, un proprio sentimento di solidarietà per una ragazza che sta soffrendo molto, in modo particolarmente inumano, che non conosce la libertà da molto tempo, che colpisce di più, purtroppo inevitabilmente, perché potrebbe essere "una di noi": perché in effetti un blog non è un giornale: è uno spazio di scrittura ma anche di potenziale dialogo e di vicinanza con chi legge. 

La maggior parte delle cose della mia vita ad esempio passa da questo blog (non tutte eh) e quindi anche parlare di questo argomento fa parte della scelta di occuparmene, perché anche io, come molti, lo sento vicino e mi preoccupa. Mi ha colpita molto il lavoro "silenzioso" di Rossella, ma così utile e importante e pericoloso. E come lei ci sono molte altre persone che è significativo ricordare, senza troppa retorica, ma con la gratitudine per la parte bella e costruttiva della vita. Diciamo che per me è un insegnamento.

Senza dimenticare infatti che, per citare @tigella su twitter, che forse a sua volta cita Elio e le Storie Tese, "free anche tutti gli altri": qui. 

Grazie a chi leggerà questo post.



* una giornata in cui un gruppo di blogger il più possibile numeroso dedica un post a un argomento specifico che ha una particolare importanza e urgenza in quel momento.

martedì 28 febbraio 2012

L'ultimo uomo nella torre :)


Utilizzo volentieri di nuovo il servizio per blogger che offre il sito-Einaudi per dirvi solo che oggi esce questo romanzo:



Mi ero persa all'epoca La Tigre Bianca nel 2008. Rimanendoci malissimo per non essere mai riuscita a leggermelo con calma. E che mi aveva colpita per il titolo così evocativo e per una trama ambiziosa. 

Questo invece non me lo lascio scappare. Spero vi piacerà la copertina-meravigliosa di ALE + ALE.

Definito da The Tatler (nella quarta di copertina): "Magnifico". 

Eh. Che altro aggiungere?
Questo per me è il caso di aprire la prima pagina ed entrare in uno di quei libroni grandi, sicuri e accoglienti, ironici, pieni di cose, che non ti tradiscono e ti accompagnano per giorni.

Comunque non so, sarà questa specie di "primavera" che sorprende di colpo ogni anno mentre eri impegnata a fare altro, sarà qualcosa che non so ben definire, ma io personalmente avevo desiderio di un personaggio così: che si oppone a tutto, che fa quello che vuole.

Buona lettura.

c\_/

lunedì 27 febbraio 2012

And the winner is...


E insomma non sarà proprio come la notte degli Oscar ;) ma vi assicuro che è stata un'emozione incredibile rileggermi tutti i vostri commenti!! Non so davvero come ringraziarvi e mi avete così colpita e resa talmente felice con la vostra partecipazione che ho deciso di aggiungere, oltre al premio per il primo estratto, anche altri due piccoli premi per il secondo e il terzo.

Leggendo alcuni blog che mi piacciono, ho scoperto questo metodo per stilare una lista totalmente casuale: così ho inserito nel programma l'elenco dei vostri nomi e il risultato è:




cati: complimenti: hai vinto tu il Giveawayyyyy di Carnevale-San Valentino-compleanno di Tazzina-di-caffè!! Se ti va: ci accordiamo via mail per la spedizione. :D Riassumendo: si trattava della commedia La bottega del caffè di Carlo Goldoni e una tazzina rosa.




Ma le sorprese non finiscono qui hehe. Alla seconda classificata: Roby arriverà a casa un libro (hemm appartiene alla mia libreria, mi scuso per gli eventuali difetti, pagine sgualcite u.u) ed è Sulla fiaba di Italo Calvino. Ho questo trip su Calvino in questo periodo - che dura da una vita a dire il vero - e mi faceva piacere regalare qualcosa di leggero e fiabesco, ma spero anche utile. 




E alla terza, che è towritedown, arriverà invece una tazzina: è uguale a quella rosa del primo premio come forma ma cambia il colore: è azzurra! Queste due tazzine hanno un valore commerciale minimo, davvero infinitesimale, ma hanno un significato per me e volevo passarlo a voi, perché non so se potete immaginare la gratitudine e la gioia che provo in questo momenti: perché leggete/guardate questo blog con affetto e date proprio un vero senso a tutta questa cosa! 





Le vostre frasi sul caffè mi hanno anche commossa hehe. Me le conservo su un file di word u.u.

E dunque questo giveaway si conclude qui: GRAZIE per aver partecipato e state collegati perché ce ne saranno di sicuro altri nell'immediato futuro :)


Buona settimanaaaaa e ancora complimenti cati !!

c\_/

domenica 26 febbraio 2012

Aggiornamenti: radio, le_dita, libreria etc. :)


Buongiornooo :) E buona domenica a tutti.

Siccome il primo video di tazzina-di-caffè, indimenticabile direi hehe, riguardava la trasmissione radiofonica Una tazzina per tre, mi sembra giusto aggiornarvi, in breve, su questo e altri argomenti che riguardano il blog (e me!). 

Nel frattempo: mi sono tagliata i capelli, ho fatto un video - che poi ho rimosso perché non mi piaceva più :( - in cui esponevo le mie elucubrazioni sulle mie capacità di speaker-divulgatrice (eh?). Insomma: mi ero un po' tesa per tutta questa faccenda, e fatta prendere dall'ansia e dall'emotività, pensando di non farcela e altre questioni varie etc. etc.

Ieri però mi sono divertita un sacco: è stata una bella opportunità e una fortuna poter leggere Calvino alla radio (non l'avrei mai detto nella vita). Quindi la conclusione di questo è che se tutto va bene (le incognite sono sempre possibili) andremo ancora avanti un po' di volte.

E nel video vi dico anche qualche altra piccola novità.

Per il resto: a domani con l'estrazione del giveaway!! 

c\_/ 






giovedì 23 febbraio 2012

Kind of magic - Waiting with Billie.



Quando sembra tutto normale ma poi c’è quel particolare che: kind of magic. Quando ti affacci alla finestra e vedi il solito paesaggio, ma poi laggiù in lontananza c’è un dettaglio che: kind of magic. Quando un disegno si trasforma in parole e viceversa: kind of magic.


Un tipo di incantesimo quotidiano che nasce dai discorsi di due amiche - di fronte a interminabili caffè - che hanno scoperto di vedere il mondo all’incirca allo stesso modo: kind of magic!

E insomma quelle amiche siamo noi, Ilaria Urbinati  e io. E da oggi in poi kind of magic sarà la nostra nuova rubrica “a blog unificati” con  illustrazioni raccontate e racconti illustrati: speriamo vi piaccia e vi regali un po’ di sogni a occhi aperti.

Qui, il blog di Ilaria!





Quel pomeriggio giravo in lungo e in largo senza sosta, ero nervosa. Mi annoiavo parecchio. E così ho deciso, ma non l’ho proprio deciso, di scappare di casa. Non proprio scappare, anzi. Di fare una specie di passeggiata nel mondo, ecco, qualcosa del genere. Non era ancora primavera, ma neanche inverno: l’aria era tiepida e accogliente. La luce brillava forte nel cielo: erano appena le quattro. Nessuno si sarebbe accorto di me a quell’ora. Tutti impegnati nelle loro occupazioni. Pensavo di potercela fare da sola, a esplorare la mia città. Il giardino di casa è bello, so di essere anche privilegiata: non lo nego, però è così strano uscire, è la tentazione che sento tutte le volte: questa mia vita un po’ da reclusa!

E io ormai l’età per esplorare là fuori ce l’ho, o almeno così credevo, ne ero sicura, convinta. Ho fatto un passo e già il viaggio incominciava. Sono piccola e leggera: mi sono infilata tra le assi del selciato. Però invece subito mi ha travolta un autobus giallo. Non scherzo. Sopravvivere è stato un miracolo. E lì ho iniziato ad aver paura. Poco dopo, mi sono rifugiata in un giardino. Una bambina mi voleva tirare un calcio dall’altalena, mi ha presa di mira, non le sono piaciuta fin dal primo momento. Eppure che cos’ho che non va? Ancora adesso me lo chiedo, non ho capito il suo gesto di rabbia così estremo.

E infine la fame: chi l’avrebbe mai detto che potevo rimpiangere la solita merenda a base di frutta e verdura di casa mia? Una fame cieca e violenta. Stavo per svenire, quando alla fine, sotto una panchina, ho trovato qualcosa da mordere. A quel punto anche la mia vista era annebbiata.


Solo: non avevo capito che quello che stavo divorando era un paio di scarpe. Le scarpe di una signorina. Poco più di una bambina anzi, avrà dodici anni a guardarla da vicino. Non di più comunque. Una ragazzina, ecco. Silenziosa, gentile. Si era seduta un secondo per riposare, e io le ho portato via le scarpe. Come ho fatto? Se ci penso, un po’ mi vergogno. Poi mi ha presa e mi ha fatta sedere vicino a lei. Mi ha guardata con una dolcezza che non conoscevo. Potrà sembrare strano, ma adesso, in questo momento, non mi sento poi così male. Siamo qui insieme alla fermata, penso che diventeremo amiche. Aspettiamo qualcuno che ci riporti a casa

martedì 21 febbraio 2012

Cinquanta, Pale Winter, David Foster Wallace.





Oggi David Foster Wallace avrebbe compiuto 50 anni. Tondi e perfetti: un'età in cui avrebbe potuto chissà quante altre cose capire, vedere con i suoi occhi, elaborare con la sua testa fasciata dalla proverbiale bandana che portava sempre salda addosso. Ma è andata così. Non possiamo farci molto.

Quanto a me, l'ho scoperto in un'età piena di meraviglia e stupore, verso i ventanni. Non sono mai riuscita a leggere tutti i suoi libri e di Infinite Jest, lo confesso, ho saltato ampi pezzi perché non ce la facevo. Però l'ho amato di un amore sincero, e lo amo tantissimo anche adesso. 

C'è una cosa che negli ultimi tempi mi torna alla memoria: io lui una volta l'ho anche visto. Compresa la bandana. Non avevo idea, o forse sì ma a ventanni non è che si è sempre tanto consapevoli proprio di tutto, hemm neanche a trenta (niente, nemmeno a trentuno!), comunque non immaginavo forse la portata, la grandezza e il prezioso valore di ciò che stavano vedendo i miei occhi. Ero a New York, al New Yorker Festival, per un caso della vita. E stavo lì di fronte a quella voce e a quella faccia e a quella bandana. 

Mi chiedevo in effetti cosa ci facevo io lì, perché mi era capitata quella fortunata circostanza. Poi ho smesso di chiedermelo e ho guardato soltanto quel David Foster Wallace parlare. Era magico e non capivo mezza parola di ciò che diceva.

Oggi mi è capitata una seconda fortuna, e non me la lascio scappare: potrò partecipare a Pale Winter!

Si tratta di una lettura collettiva del suo ultimo romanzo Il Re Pallido. L'idea appartiene all'Archivio David Foster Wallace Italia: trovate tutte le info qui. In poche parole, per tutto l'inverno che rimane e un pezzetto di primavera, a turno, leggeremo e commenteremo parti di questo libro complesso e affascinante. Sono bene accetti commenti, pensieri, discussioni varie, sempre sul sito che vi ho indicato. E qui c'è anche la pagina Facebook, mentre trovate tutto su twitter seguendo l'account @archivioDFW. 

Che altro aggiungere? 


"Terra antichissima. Guardatevi intorno. L'orizzonte tremola, informe. Siamo tutti fratelli".

Dice DFW. Forse questo è un modo possibile per lasciarlo ancora vivere nei nostri occhi, ricordi, prospettive future.

 Grazie a tutti se avrete voglia di guardarvi questo video qui sotto, che secondo me è bellissimo! 




lunedì 20 febbraio 2012

sabato 18 febbraio 2012

La zucca.


Concertino jazz. E insieme di musiche tradizionali africane. Senegalesi, anzi. A me sembrava strano, perché non capisco niente di musica, eppure è così. Il sax è opaco, bellissimo e cristallino. La batteria è composta da tamburi rivestiti di stoffe. C'è un basso, in alto a destra, altri tamburi, una tastiera e, al centro, illuminata dalle luci: una zucca. 

Anzi, uno strumento-zucca, di cui non ho avuto il coraggio di chiedere il nome, la provenienza. Perché nessuno parlava e c'era solo musica dolce e ipnotizzante.

Sulla superficie della zucca si intagliavano due aperture da cui svettavano le canne e cui si legavano le corde sottili e luccicanti. Suonavano come un'arpa, simili a un'arpa celestiale, anche se eravamo tutti vivi e con i piedi sulla terraferma.

Guardavo tutto il tempo la zucca, bevendo una birra fresca, media, chiara. Non pensavo a niente, perché non credo alle magie né agli incantesimi. Dunque mi sentivo una qualsiasi spettatrice a un qualsiasi concertino che passa un qualsiasi normalissimo quieto leggero venerdì sera con il fidanzato, staccando per un momento dalla quotidianità del lavoro-casa-commissioni-progetti-pensieri-speranze-cucinare-lavare-dormire-svegliarsi etc. etc.

Eppure, la zucca. Io non credo alle magie, né agli incantesimi, né ai sogni, né ad altro. Credo nei locali carini di Torino, nel parrucchiere, nel ricordarsi di scrivere le cose sull'agenda e nel caffè del mattino.

Eppure, per un attimo. Dalla zucca uscivano suoni, prodotti dalle mani di un normale uomo senegalese (con le treccine, figuriamoci, niente di più prevedibile e rassicurante). Eppure, non lo so, per un attimo, un secondo minuto, piccolo e privato, al punto che mi sono guardata intorno e nessuno si era accorto di nulla. In quell'attimo, da quella zucca, da quelle corde bianche, dalle canne lucide di chissà quale legno pregiato è uscito qualcosa, una nota che non esiste, che io non capivo, simile a una parola, ma anche a un respiro, uno scampanellio gentile, la breve, insospettabile apparizione di un messaggio silenzioso. 

Il significato non c'era, era anzi solo di stare sicuri che la perfezione esiste, e si trova qualche volta dentro una zucca. In un locale qualsiasi di Torino: e che è inutile pensare il contrario, inutile però anche illudersi di afferrarla.