martedì 13 novembre 2012

Domenica pomeriggio - i famosi Whoopies!


Mauro Padula e Carolina Turconi, Whoopie!, Sperling & Kupfer

Un pomeriggio tutto così.

My hands.

Lollipop.

Milano & the Whoopies! (Grazie Silvia Conti per la foto).




"Whooooopeeeeeeee!" è un'esclamazione dei bambini del Maine (dove si pensa abbiano avuto origine questi dolcini) nell'aprire il cestino della merenda e trovarci le delizie colorate e buone che ho avuto il piacere di assaggiare anche io  domenica.

Credo di essere una torinese anomala, perché amo molto Milano ;)

E quando capita di fare "una gita di un giorno" in quella città proprio la vita mi sorride. Come è appunto successo domenica. Accolte in una casetta dei sogni, veramente stupenda e arredata come non saprei immaginare nemmeno in mille vite, un gruppetto di blogger e un mago francese (giuro: mi ha trovato delle carte dietro l'orecchio che sinceramente non sapevo di avere...), tra cui me che di ricette capisco poco ma di caffè già di più e di merende senz'altro sono competente, ha assaggiato con diletto questi dolcini.

Insieme al libro, c'è la possibilità anche di cimentarsi in un contest per creare tesori: ho pensato di partecipare, malauguratamente l'ho anche detto ad alta voce, ma non so, ora qui tra i fornelletti della mia modesta cucina Ikea ho angoscianti ripensamenti al riguardo.

Tuttavia. Ringrazio molto per questo graditissimo invito, mi sono divertita molto e sentita, nonostante il quantitativo immane di zuccheri ingerito, particolarmente leggera!

Domani vi racconto di Librinnovando e il futuro dell'editoria (addirittura!). Enjoy.


domenica 11 novembre 2012

Siria I Care - Blogging Day.


Questa immagine è di Stefania Spanò e arriva da Era Superba. 



Buongiorno: oggi sono in partenza per Milano, per una cosa che vi racconterò volentieri e presto. 

Prima di partire però voglio aderire anche io, con i miei mezzi, al Blogging Day Siria I Care. Come era accaduto già per Rossella Urru, anche questa iniziativa è nata da un'idea di Sabrina Ancarola e potete trovare tutte le informazioni qui. 

Dal maggio scorso, dopo questo post, cerco di tenermi informata su ciò che sta accadendo in quei luoghi. 

Cito dal blog di Sabrina che in questa materia è senz'altro più competente di me: 

"Questa guerra è forse scomoda da raccontare, molte organizzazioni, tra cui La Scuola di Pace, c'invitano a rompere il silenzio, possiamo raccogliere questo invito e sostenere concretamente la Missione gioia e colore per i bambini siriani  possiamo divulgare le immagini di questa sconfitta per l’umanità come quelle che Fabio Bucciarelli e Elio Colavolpe raccolgono, informarci e condividere le notizie dei reporter che con coraggio documentano quel che accade per mostrare a tutti noi gli orrori di questa guerra e una popolazione che piange,vive, resiste, muore. Riconosciamo di non avere nessuna influenza nei riguardi dei governi e dei grandi interessi economici che ci sono dietro questo conflitto ma riteniamo doveroso il mandare un segnale di solidarietà alla popolazione siriana. Don Milani negli anni 50-60 aveva insegnato ai bambini della sua scuola di Barbiana il motto: “I care” (m’importa) affinché imparassero ad avere cura degli altri".

Il resto potete leggerlo direttamente sul suo blog, dove spiega bene le ragioni di questa iniziativa a blog unificati. 

Su twitter invece si può seguire l'hashtag #SiriaICare per restare informati sia sull'iniziativa sia sui fatti che si susseguono rapidamente in Siria. Ovvero un conflitto che non sembra arrestarsi dal marzo scorso e che continua a fare vittime a un ritmo impressionante. Una stima di 165 al giorno da agosto a oggi. Sono cifre difficili anche solo da concepire.

Come sempre in queste circostanze ho paura che le voci della rete vadano incontro a silenzi e buchi neri, ma al tempo stesso sono convinta che la paura in qualsiasi momento della vita sia un grande ostacolo a tutto, specialmente al miglioramento e alla civiltà. Quello che posso fare oggi nel mio piccolo spazio è allora non abbassare la guardia e tenere sempre gli occhi aperti su ciò che accade, sperando che sia utile a qualcuno anche solo per qualche informazione in più. 

Grazie a chi ha letto questo post.

giovedì 8 novembre 2012

L'ibrida cena e appuntamento a questa sera con Non credo al Paradiso di Patrizia Varetto.


Istantanea di una preparazione. A Luna' Torta - un bel caffè-libreria a Torino. 

Alessandro Perissinotto.

Semina il vento con tazzina.


Potrei prenderci gusto, letteralmente :) 

Perché dopo questa cena qui, con Giuseppe Culicchia e molto divertimento nonché pietanze pazzesche a cura di Fabio Mendolicchio, ieri sera ho avuto nuovamente il piacere di partecipare a L'ibrida cena, un'idea che considero geniale nella sua gradevolissima semplicità. 

Una cena in libreria, proprio in mezzo ai libri. Con musica. Ieri sera c'era Alessendro Perissinotto che ha raccontato, anzi ci ha davvero aperto le porte alla sua bottega di scrittore a proposito di Semina il vento. 

E dunque, tra una focaccia con farina di castagne fatta in casa e uno sformato di rape con crema di broccoli e feta (Fabio Mendolicchio è uno chef straordinario e sentiremo ancora parlare di lui!!) lo scrittore raccontava come è nata l'idea per questa bellissima e controversa storia d'amore del suo libro. Una storia struggente, a dire il vero, tra un piemontese e una ragazza iraniana, piena di risvolti e di spunti di riflessione. 

Più che una presentazione/lettura tradizionale quella di ieri sera si è trasformata in una bellissima lezione di scrittura e anche un po' di civiltà. Il tutto accompagnato dalle sognanti note del musicista Matteo Negrin.

Conto di tornare a una di queste cene fantastiche. Spero che qualche altro torinese parteciperà insieme a me. 



E poi, un video. Dove vi racconto che farò di bello questa sera...




domenica 4 novembre 2012

Il pranzo di Babette di Karen Blixen.


Karen Blixen, Capricci del destino, Feltrinelli. 

Ieri a Flash Papers su Radio Flash 97.6 il libro della puntata era questo. Un libro che mi sta molto a cuore. Un libro che contiene un racconto che amo tanto. Un racconto che il cuore lo schiude, lo rapisce, lo rigenera, lo istruisce, lo alleggerisce, lo solletica.

Norvegia. Fine Ottocento. Un fiordo, un braccio di mare e un villaggio sperduto, ma ben organizzato con le sue regole, le sue abitudini, le sue intransigenze. Nella cittadina di Berlevaag. 

La neve e la luce bianca scandiscono le giornate della casina gialla dove vivono le splendide, generose signorine Martina e Filippa - così chiamate in onore di Martin Lutero e del suo amico Filippo Melantone. 

"Il loro padre era stato decano e profeta, fondatore di una setta o di un pio partito ecclesiastico noto e riverito in tutta la nazione norvegese".

Le due ragazze sono bellissime, chiare, luminose e delicate come la neve. Devote e spirituali come il ghiaccio e la rinuncia. E di rinuncia si tratta quando si parla di due uomini, gli unici a transitare invano dalle loro vite solitarie, e di quella strana cosa impronunciabile e illusoria (e inutile, per carità!) chiamata amore. Uno è lo strepitoso Achille Papin - personaggio che vale da solo la lettura (e non vi ho ancora detto di Babette). Il grande cantante di Parigi che si era esibito per una settimana al Teatro Reale dell'Opera di Stoccolma, "trascinando come ovunque il pubblico all'entusiasmo". Per tornare in Francia aveva deciso di passare dalla Norvegia e lì l'incontro struggente e fatale con Filippa. Dopo averla sentita cantare in chiesa, vuole essere il suo maestro. "Ecco una primadonna dell'Opera che stenderebbe Parigi!". Il suo prudente pensiero al riguardo. 

Ed effettivamente nel mezzo di una lezione sul Don Giovanni di Mozart, proprio durante il duetto della seduzione, Achille è estasiato, e bacia Filippa. La quale ne resta colpita. Molto più che colpita. Così molto più che colpita da rinunciare, come si conviene, così su due piedi a quelle pericolose lezioni. Scelta che il padre accoglie con abnegazione: "E le vie del Signore solcano fiumi, figliola mia".

E a dire il vero questi fiumi trovano poi il modo di sfociare in qualcosa di senso compiuto, tanto che molti anni dopo, proprio un rassegnato e malinconico Papin sarà l'emissario di una lettera di accompagnamento per presentare e chiedere dimora alle sorelle per conto della povera, disperata, fuggiasca (dalla Comune di Parigi) Madame Babette Hersant. Uno dei personaggi credo più belli che la narrativa abbia tirato fuori dal cilindro. Che da quel momento prenderà sevizio con onore nella casina gialla, specializzandosi in insipide zuppe di birra e pane. 

L'altro innamorato, il pretendente di Martina è invece un giovanotto bello e silenzioso. Il cui amore dovrà essere soffocato, con un certo dolore, dal forzato diniego della ragazza. Un ufficiale che, una volta divenuto generale (il generale Loewenhielm), avrà un ruolo decisivo durante il famoso pranzo che dà il nome al racconto. Sarà l'unico a poter capire il pregio delle pietanze importate da Parigi, Champagne, brodo di tartaruga. E a poter pronunciare a parole qualcosa che tutti gli altri si costringono, per dovere morale, a tacere. 

Il pranzo di Babette: è il punto di svolta della storia. Una sontuosa preparazione che, in modo del tutto inaspettato, la ubbidiente cameriera (ma il cui passato rivela talenti e competenze straordinari) decide di allestire utilizzando una vincita strabiliante alla lotteria. Diecimila franchi, una somma mai neanche sentita nominare dalle due modeste sorelle.

Con questa somma Babette sceglie, anziché tornarsene a casa dove tanto nessuno più l'aspetta, di preparare un pranzo commemorativo per il centenario del defunto decano. E di invitare tutto il villaggio (compreso il generale L.).

Il pranzo non ve lo descrivo. Perché è da leggere. Nessuna parola in più o in meno gli renderebbe giustizia.

Ma in questo pranzo, dopo anni, c'è una resa dei conti. C'è un disvelamento segreto. E c'è finalmente quel mare aperto, felice, grande, accogliente in cui sfociano tutti i fiumi così abilmente spennellati e delineati da questa geniale scrittrice di nome Karen Blixen.

Leggete Karen Blixen!! Chi già non ne fosse innamorato. Questa scrittrice, famosa per La mia Africa (storia autobiografica in cui racconta come abbia tentato, insieme al cugino marito e nobiluomo Bror von Blixen-Finecke, di dedicarsi a varie piantagioni di caffè vicino a Nairobi nei primi del Novecento. Già solo per questa valente eccentricità, come non amarla?) sorprende molto per un suo carattere inconfondibile.

Ma poi la sua scrittura: spensierata, ma decisa. Lucidissima, brillante, ironica e saggia. Capace di scrutare nelle emozioni con gusto, capace di distillare gli snodi umani più profondi con la leggerezza dell'ironia a viso aperto e di un divertimento che si sente bene mentre si legge e al quale non si può rinunciare. Lei, nelle sue controversie di vita, si vede che si sarà molto divertita a scrivere queste storie, era la sua vita, come è divertente e vitale oggi leggerla, con gratitudine, con passione, con curiosità. 

Ah. E proprio in questo racconto che si trova il dialogo secondo me tra i più avvincenti della storia della letteratura mondiale. Quello che ricordo come il più lontano nella mia memoria. 

A parlare sono l'ufficiale e Martina, dopo il pranzo di Babette. 

"Ho trascorso con voi ogni giorno della mia vita. Sapete, non è vero, che è stato così?"
"Sì," disse Martina, "so che è stato così."
"E," proseguì, "starò con voi ogni giorno che m'è lasciato di vivere. Ogni sera mi siederò, se non nella carne, che non significa nulla, nello spirito, che è tutto, per pranzare con voi, come stasera. Perché stasera, cara sorella, ho imparato che in questo mondo qualsiasi cosa è possibile."

Con queste parole si lasciarono.

giovedì 1 novembre 2012

Cosa leggere nel ponte?


I racconti di Edgar Allan Poe, Einaudi


Ci sono tanti libri che si possono leggere nel ponte di Ognissanti.

Quanto a me, vi consiglio questo. E, in particolare, il racconto che ha come titolo:

La sepoltura prematura.

Una scelta a lungo pensata, una scelta per tutti, ma in particolare per gli ipocondriaci e i timorosi come me e per chi si dimentica qualche volta di respirare a pieni polmoni l'aria del mondo. 

Per ricordarci che c'è la morte, senz'altro, per tutti, nessuno escluso, che ci sono i Santi, per chi ci crede, cui affidarsi, ma che mentre leggiamo qui e scriviamo siamo ancora tutti inequivocabilmente vivi. Nel ricordo dei defunti, mi piace pensare all'opportunità che c'è ancora, oggi, di essere vivi e di fare qualcosa. Qualunque cosa; speriamo bella, e utile e piacevole per chi la fa.

E poi si parla di tazze e di anima, come non apprezzare?:


"Esser sepolti vivi è, non v'è dubbio, la più terribile delle stremità mai toccate in sorte a misero mortale. Che sia accaduto più e più volte non lo negherà colui che osa pensare. Sfuggenti e vaghi sono i confini che dividono la Vita dalla Morte. Chi  può dire dove l'una termina e principia l'altra? Vi sono morbi, lo sappiamo, che comportano un totale arresto di ogni palese funzione vitale, e tuttavia si tratta propriamente di pause. Sono soltanto temporanee soste del misterioso ordigno. Un certo periodo di tempo trascorre, ed un'ignota, invisibile forza rimette in moto i magici ingranaggi, le ruote occulte. L'argentea molla non era allentata per sempre, né l'aurea tazza irreparabilmente infranta. Ma dove mai, nel frattempo, indugiava l'anima?".


Fantastico. Buona lettura.


lunedì 29 ottobre 2012

Lavazza: un'esperienza bellissima .


Un piccolo viaggio ai confini della città. Le Alpi bianche in lontananza. L'aria fresca e piena di luce.

Ecco il Lavazza Training Center: "Centro di formazione e diffusione della cultura dell’espresso italiano nel mondo". Per me, un piccolo sogno che si avvera. Circondata da amorevoli foodblogger, e dai gentili amici di Lavazza, credo di aver intravisto una ragionevole approssimazione di paradiso terrestre, come ho avuto modo di dichiarare anche qui. u.u

Una mattinata-colazione per visitare il Centro e per scoprire la cultura, la preparazione e l'innovazione legata al caffè: è stata una bella sorpresa. Ed è stato interessante apprendere che qui oltre a studi sui prodotti si lavora molto alla formazione su tutta la filiera e su corsi vari, ad esempio di assaggio!

Luigi Lavazza. La targa racconta la sua storia di imprenditore ma anche di persona che ha creato attorno al caffè una cultura  seria e molti saperi. Per Torino è un'istituzione vera.

Eccoci dentro. Oh che meraviglia.

Tazzine ovunque, per mia somma felicità.

Ci offrono una tisana. ;)

Se potessi far trasparire il profumo sarebbe ancora più bello.

Occhio a questo cucchiaino. Si chiama Espoon, dissolve lo zucchero ma non spacca la crema. Poesia pura. 

Occhio!

Lui è il simpatico e preparatissimo Marcello Arcangeli che ci ha guidati in questo magico mondo di bellezza.

In questo momento sta illustrando la Ecup. La trovate qui. Nasce da un'idea di Davide Oldani, insieme a Lavazza.

Ci credete al caso e al destino? In questi giorni sto leggendo questo libro, molto curioso e pop. 

Un luna park per me.

Un tavolo da degustazione.

God is in the detail.

E poi, di colpo, si scopre che saremo noi blogger a prepararci da soli la colazione. Dopo una lezione precisissima, panico. Tocca a me.

Questi sono i miei due cappuccini. Vabè, ho avuto un consistente aiuto. Ma raramente ho provato sensazioni così belle.  

Le cose fatte con piacere sono buone.

A lezione.

E a colazione.

Poi qui è iniziata la magia.

Questo è il caffè Espesso. Nato nel 2002 con Ferran Adrià. Il sapore è una spuma dolce ed è una cosa spettacolare da vedere.

Ed ecco il sublime. Caviale di caffè. Fa parte delle sperimentazioni e reinterpretazioni dei cibi e in particolare del caffè del creativo chef catalano. A metà tra il laboratorio di chimica e l'alta cucina. Ero senza parole.

Offerto sulle tartine dolci.

Chiaramente, è il mio giorno fortunato.
Le mie mani.

E questo bicerin in provetta? Caffè e cioccolato. Caldo più freddo. 

La star della colazione. 

Bontà in provetta.

Il grembiule.

Corridoi. 

Chicchi di caffè per degustazioni.


Grazie a Silvia Ferrata per questa foto. Una giornata che resterà sempre nella mia memoria, un'esperienza bellissima. Caffeinica, dolce, corroborante. E felice. 

domenica 28 ottobre 2012

Il pane e l'oro.


Un mulino.

Pane artigianale.
Riso oro e zafferano di Gualtiero Marchesi. Presa da qui. 
Panettone.

Flash Papers al #SaloneDelGusto
Ieri ero al Salone del Gusto/Terra Madre per #flashpapers. 

Gli stessi spazi che a maggio si riempiono di libri per il Salone del Libro, ora sono colmi di cibi e bevande e profumi. Fuori, vicino alla biglietteria, anche animali vivi, due asinelli.

Sono stati ospiti della nostra simpatica trasmissione Giancarlo Gariglio ed Eugenio Signoroni di Slow Food. Con Eugenio abbiamo parlato, tra le mille altre cose, anche un po' di Gualtiero Marchesi. Mi è tornato alla mente un ricordo d'infanzia. Un video di Gualtiero Marchesi in TV che cucina un risotto alla milanese. E fin qui. Ma poi, inaspettatamente, almeno per me che ero bambina, ci posava sopra una foglia d'oro. Oro vero.

Così, sono poi cresciuta negli anni a venire con il pensiero, chiuso da qualche parte del mio cuore, che c'è al mondo qualcuno che cucina oro. Qualcuno che lo mangia col risotto. Questo è uno strano pensiero. Un pensiero misterioso. Mangiano l'oro. Qualcuno da qualche parte mangia l'oro. L'oro entra e brilla e si deposita dentro di loro. Non male, non male.

Il mio bisnonno era un panettiere. Non ho mai visto la sua attività, perché il forno è stato chiuso e murato molto prima che io nascessi. Anche lì: io so, non l'ho mai visto, ma so; so che qualcuno, sangue del mio sangue, lavorava con le mani il pane. E lo vendeva agli altri.

Il pane, e l'oro. Tutti e due in un certo senso fanno parte della mia vita. Per lo meno di quella mentale.

Ieri vagavo allora tra questi stand, tra queste materie prime, questi bicchieri, e ascoltavo odori così buoni da commuoversi, da smuovere tutti i cinque sensi, anche il sesto, da pensare che la gioia fosse troppa, e ho temuto che sarebbe stato difficile tornare alla realtà.

(poi ho passato una piacevole serata nel canavese con fidanzato, tanti amici e un gatto certosino di bellezza e mitezza sovrumana, grigio-argento, occhi dorati, appollaiato sulle ginocchia, buono e paziente, insomma, è stato più facile del previsto, ce l'ho fatta, non preoccupatevi per me!).

Adesso però che sono qui a scrivere e a ripensarci, mi rendo conto di quanto tante volte poco abbia senso tutto il resto rispetto al pane, e alla meraviglia che è bello cercare in pensieri antichi e fuori dalle righe come un risotto fatto d'oro. Che mi sembrano due estremi opposti. Il pane è tanto semplice, quanto vitale. L'oro e la sua posa creativa sul riso sta invece lassù, nel cielo, nel mondo delle idee, dell'arte, di un incanto, di qualcosa di inafferrabile, che sta nella mia mente, mentre il pane serve per il corpo. Insieme, che esperienza complessa. Poi mi è presa un po' di paura. Mi sono chiesta: cosa ne è di me, adesso, visto che queste cose però appartengono al mio passato, e per di più al mio passato mentale

E insomma quanto mi sento triste vado a leggere qualcosa che c'entra con le mie radici, sempre mentali, ma sempre radici. Quindi: Baricco. Un pezzetto dei Barbari. Sulle "idee che non vogliamo smettere di pensare". 

"Un lavoro raffinato, una cura: nella grande corrente, mettere in salvo ciò che ci è caro. È un gesto difficile, perché non significa mai metterlo in salvo dalla mutazione ma sempre nella mutazione. Perché ciò che si salverà non sarà mai quel che abbiamo tenuto al riparo dai tempi ma ciò che abbiamo lasciato mutare perché ridiventasse se stesso in un tempo nuovo". 


Buona domenica a tutti quelli che in questo momento stanno ridiventando se stessi in un tempo nuovo.